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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2021-11-14
Words:
1,713
Chapters:
1/1
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10
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1
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187

Cinque baci (più uno)

Summary:

“Che cos’è un bacio?” ci chiedevamo a undici, dodici anni nella nostra torre di Grifondoro, nelle notti di pioggia quando ci rifiutavamo di obbedire alla regola che ci voleva sotto le coperte alle undici. I prefetti rinunciarono a dirci qualcosa, e noi continuammo imperterriti a restare svegli come un atto di ribellione – anche mentre la testa di Peter ciondolava di lato, con la bocca aperta, in dormiveglia e quella di Remus si appoggiava alla mia spalla.

Notes:

(See the end of the work for notes.)

Work Text:

“Che cos’è un bacio?” ci chiedevamo a undici, dodici anni nella nostra torre di Grifondoro, nelle notti di pioggia quando ci rifiutavamo di obbedire alla regola che ci voleva sotto le coperte alle undici. I prefetti rinunciarono a dirci qualcosa, e noi continuammo imperterriti a restare svegli come un atto di ribellione – anche mentre la testa di Peter ciondolava di lato, con la bocca aperta, in dormiveglia e quella di Remus si appoggiava alla mia spalla.

Nessuna delle nostre famiglie era stata piuttosto utile in tal senso. A James avevano detto che il bacio era qualcosa che era meravigliosa solo se data alla persona giusta, a Remus non avevano risposto e Peter si era perfino rifiutato di porre la domanda. Neanche io avevo chiesto qualcosa ai miei genitori, sapevo già che mi avrebbero risposto che un bacio è quello che si dà all’altare per suggellare un accordo politico.

Però noi volevamo sapere: cosa c’era di così attraente che occupava le nostre menti costantemente?

James disse di non avere fretta, lo avrebbe scoperto una volta che Lily l’avrebbe baciato sotto il vischio quel Natale. Peter anche disse di non avere fretta, ma sottovoce e a mezza bocca, come se non si aspettasse che gli sarebbe capitato a breve. Remus stette in silenzio, già addormentato da tempo e io non risposi. Gli baciai la tempia mentre gli altri due erano distratti dai dolcetti sgraffignati immediatamente dopo cena.

Mi chiesi se quello fosse un bacio come quelli sulla bocca di cui tanto stavamo parlando. Nel cuore sentivo un piacevole calore e le punta delle dita formicolarono piacevolmente per qualche secondo, ma un bacio non dovrebbe essere qualcosa di più grande? Di più sconvolgente? Mentre riflettevo, Remus si svegliò sbadigliando, arrossì nello scoprire che era appoggiato a me e James, con un sonoro sbadiglio decise che era ora di spegnere le candele e andare a dormire. Era da poco passata la mezzanotte e ci sentivamo ribelli come se avessi appena scassinato la Gringott’s solo per il gusto di farlo.

***

Il secondo bacio avvenne anni dopo. Stavolta era l’una di notte, eravamo in Sala Comune un sabato sera e con le ragazze (Lily, Marlene e Alice) stavamo giocando al gioco della bottiglia. Era il nostro quarto anno. James era convinto che gli sarebbe bastato baciare la Evans per conquistarla: era definitivamente quello ciò che mancava alle sue geniali ma fallimentari strategie; come avrebbe potuto resistere al bacio de vero amore? Lily rispose che avrebbe preferito baciare la piovra gigante. Un po’ stantia come battuta, non la cambiava mai.

Marlene mi aveva appena dato un pugno (che devo dire, mi aspettavo meno forte di quello che fu) e mi leccai le labbra. “Bacio” dissi, e girai una vecchia bottiglia di burrobirra che Frank aveva tenuto dall’ultimo weekend a Hogsmeade. Attorno a me ci furono dei versi di dissenso, qualcuno disse. “Ehy è troppo tardi per andare da Madama Chips, rischi di avvelenarmi” e James rispose solo con un “Nessuno ti merita, Pad, sei troppo per loro.”

La bottiglia si fermò su Remus. Sentii il cuore balzarmi in gola. Non era il mio primo bacio, altri ragazzi avevano avuto questo onore nel corso degli anni, eppure tornarono a formicolarmi le punta delle dita. Remus sorrise, cercando di non arrossire e si alzò.

“Guarda che dovrebbe essere lui a venire da te.” Disse Alice alzando un sopracciglio, ma io non riuscii a reagire. Si avvicinò a me e io lasciai che fosse lui a fare tutto: in un attimo le sue labbra poggiarono sulle mie e tutto quello che riuscii a sentire fu cioccolato e cannella. Odore di maglioni di lana appena tolti dall’armadio. Durò molto meno di quello che avrei voluto e in un attimo il mio amico tornò al posto, decretando “Schiaffo” e girando la bottiglia prima che qualcuno avesse potuto commentare.

Era stato strano. Più dolce di quello che mi aspettavo e meno morbido. A differenza di altri baci che avevo dato, il sapore mi era rimasto sulle labbra e mi ritrovai a leccarle spesso; tanto che Peter aggrottò un sopracciglio e mi chiese se stessi bene.

***

Il terzo bacio fu il più strano di tutti.

Era l’alba, eravamo alla Stamberga nudi e con un paio di coperte portate dal dormitorio per coprirci. Non c’erano candele e le finestre erano state malamente coperte con delle assi, per far passare un po’ di luce senza che dall’esterno si potesse vedere cosa succedeva all’interno. Per darci un po’ di calore, finivamo col dormire tutti attaccati e quella mattina Remus era tra il mio braccio e il mio fianco. James dormiva dall’altro lato e Peter era sulla schiena di James. Aprii gli occhi un po’ intontito quando un raggio di sole vi si posò sopra e sbadigliai. Cercai di portare la mano a coprire la bocca, ma dovetti muovermi troppo perché Remus mugolò e si mosse nel sonno, un nuovo graffio gli copriva la spalla destra. Fu in quel momento che mi accorsi che dovevo andare in bagno.

Trattenendo qualche imprecazione fra i denti, mi mossi cercando di non svegliare nessuno. Tentando di districarmi da tutti quei corpi, finii col cadere sopra Remus e le nostre labbra si unirono accidentalmente. Di nuovo sentii un formicolio, che stavolta si diffuse più o meno in tutto il corpo ma che partiva dal petto: era una sensazione simile a quella che provavo poco prima di trasformarmi in cane. Non feci in tempo a risollevarmi che Remus aprì le labbra e io rimasi paralizzato. Dicono che i baci migliori si danno a occhi chiusi, ma io ricordo che spalancai gli occhi e non riuscii a muovermi. Fu sempre lui che girò il viso di lato, e continuò a dormire. Mi sembrava sorridesse. Sarei voluto restare lì per sempre, avrei voluto baciarlo di nuovo per vedere cosa sarebbe successo, ma una pressione alla vescica mi avvertì che non era una buona idea. Perciò mi alzai.

Certe volte nella vita il tempo scorre lento, e altre troppo velocemente: non feci in tempo a finire che tutti si erano svegliati e si stavano rivestendo. James venne in quello che impropriamente chiamavamo bagno nella Stamberga e sbadigliò sonoramente, dandomi una pacca sulla schiena mentre mi augurava il buongiorno. Il momento era passato.

***

Fu solo dopo quel momento che mi convinsi ad ammettere che avevo una cotta per Remus, cosa che capii evidentemente dopo tutti gli altri, perché James quasi mi rise in faccia quando glielo dissi.

“E ci sei arrivato solo adesso? Pad sono anni che baceresti la terra dove cammina, andiamo.” Mi disse, liquidando la faccenda con una risata. Peccato che io mi sentivo spaventato. Remus era mio amico: e se non gli fossi piaciuto? Se avessi dovuto per sempre sopportare di vederlo felice ma non con me? Mi rimproverai subito, mi dissi che l’importante era che fosse felice ma… avrei preferito fosse stato con me.

“Che farai, glielo dirai?” chiese James, ma io scrollai le spalle. Non me la sentivo di rischiare. Ero da poco scappato di casa, dovevo ancora sistemarmi dai Potter e non avrebbe aiutato una delusione amorosa. D’altronde come avrebbe potuto ricambiare i miei sentimenti, Remus? Roteava gli occhi ogni volta che invece di fare i compiti chiedevo di copiare il suo tema, restava in disparte mentre io, James e Peter progettavamo malandrinate ai danni del primo borioso Serpeverde che passava e sembrava a malapena tollerare i nostri peggiori difetti.

Per questo rimasi sorpreso quando mi baciò dopo una lezione di pozioni del nostro sesto anno. Avevo l’abitudine di aspettarlo sempre, e quella volta ci mise più del solito per mettere via gli strumenti e le sue cose. Quando mi raggiunse stavo morendo di fame e non stavo pensando ad altro che alla cena, quando ad un certo punto mi bloccò, mi spinse contro il muro e mi baciò. E la mia mano salì subito ad accarezzargli i capelli, le mie labbra si aprirono e le lingue si incontrarono. Però si staccò in un battibaleno e disse solamente, col fiato corto: “Volevo solo vedere se l’odore della mia Amortentia fosse il tuo.” E scappò, guance scarlatte, senza darmi modo di dire altro. Rimasi al muro a toccarmi le labbra per un tempo imprecisato: non avevo più fame e non sapevo cosa fare. Io sapevo, avevo già da tempo capito che la mia Amortentia aveva il suo odore, e non ne fui sorpreso ma… davvero potevo essere io il vero amore di Remus?

***

“ASPETTA!” all’improvviso urlai per i corridoi, lasciai che mi cadesse la borsa dalle spalle da qualche parte prima delle scalinate che portavano giù all’ingresso, di fronte la Sala Grande. Mi stava bruciando il fiato nei polmoni e l’intero corpo formicolava quando raggiunsi Remus un minuto prima che entrasse, mentre era davanti la porta della Sala e tutti gli studenti seduti a pranzo sembrarono avermi sentito. Si girarono tutti, compresi i professori ma io guardavo solo Remus, lo raggiunsi, gli presi la mano e lo baciai.

E quella volta seppi finalmente cos’era un bacio, specialmente quando lui iniziò a ricambiare: era un’esplosione, era un incendio che divampava in una foresta, era un urlo in piena notte, era una vibrazione continua che mi faceva sentire una corda tesa in una chitarra durante un concerto. Ci separammo dopo diversi minuti, forse ore e solo allora sentii gli applausi scroscianti e le esaltazioni di James, ma ancora non mi girai verso di lui.

“Non so la tua, ma la mia Amortentia sapeva di te.” Dissi sottovoce e Remus fece un sorriso che avevo l’impressione avrebbe potuto estendersi per tutta la Terra e illuminare la galassia intera. Mi prese le dita, le intrecciò alle sue e annuì. “Andiamo a mangiare adesso?” chiese e annuì, sentendo di nuovo lo stomaco brontolare.

***

E sto scrivendo tutto adesso, dopo il primo bacio della buonanotte che Remus mi ha dato perché mi sembra ancora tutto così strano. Finalmente sono in una casa dove mi sento accolto, il ragazzo che amo mi ricambia e James e Lily hanno appena cominciato a uscire. So bene che fuori c’è una guerra ma abbiamo già parlato con Silente e faremo la nostra parte affinché il bene possa trionfare.

Mi distraggo a guardare le stelle. Sì, combatteremo ma avremo una bella vita. D’altronde ho già tutto quello di cui ho bisogno: cos’altro potrei desiderare di più?

Notes:

La recente ossessione di TikTok per i Malandrini non ha fatto altro che acuire la mia evidente malattia mentale. Grazie a tutti i creators che mi hanno fatto tornare a questi confort characters, e a questa stupenda comfort ship che è la Wolfstar.

Spero vi sia piaciuta