Actions

Work Header

Dawn of love

Summary:

Claudio, Leonardo e gli anni che li hanno cambiati.

Notes:

(See the end of the work for notes.)

Chapter 1: Marzo 2010

Chapter Text

Dire che non te l’aspettavi sarebbe da ipocriti e tu non lo sei.
Aspettavi quella telefonata da quando hai capito che la vostra squadra di provincia riusciva a tener testa alle grandi.
Ora che Mister Lippi ti ha finalmente convocato, non puoi che essere felice.
Hai sempre sognato quella maglia azzurra, decorata da ben quattro stellette, e poterla indossare, anche solo per qualche secondo, ti fa sentire che il sangue sputato su campi di mezza Italia è servito a qualcosa.
Sei sicuro di te, ma non sei un insolente, e sai che sei l’ultimo arrivato tra i campioni del mondo e che quindi dovrai faticare per trovare un posto in squadra. Ma la fatica non ti ha mai spaventato.
Ti sfili le cuffiette dalle orecchie e riponi il libro, che ti avrebbe dovuto fare compagnia durante il volo, nello zaino.
Manca circa un ora prima di atterrare a Firenze e vuoi stare solo con i tuoi pensieri e con la consapevolezza di essere giunto dove tanti sognano di arrivare.
Sono quasi le due quando il taxi ti lascia davanti i cancelli, ancora aperti di Coverciano. Recuperi il tuo borsone dal bagaglio e ti dirigi verso quello che presumi essere l’ingresso.

Non c’è nessuno ad aspettarti e questo un po’ ti delude, perché, si sei un semi sconosciuto, che gioca in una squadra mediocre, ma sei sempre un calciatore di questa nazionale.
“Bonucci? ”
Una ragazza in tailleur nero e con i bei occhi castani contornati di trucco ti chiama.
“Si, sono io.”
“Ti aspettavamo. Vieni ti porto dagli altri. ”
Ti sorride e tu non puoi fare a meno di seguire la traccia del suo profumo- Chanel, Armani, o qualsiasi altra cosa, non sei un esperto di profumi femminili.
Ti lascia davanti una porta, da cui provengono suoni di voci e risate sconosciute.
Hai girato mezza Italia e hai incontrato un numero esorbitante di calciatori –attaccanti, centrocampisti, talentuosi, raccomandati, professionisti e tamarri- ma con gli uomini che presumibilmente sono racchiusi in quella stanza, e in quell’edificio, ti sei solo scontrato e fatto sedurre dai racconti delle loro gesta. Abbassi la maniglia facendo sfuggire questi pensieri ed entri.
“Oh finalmente è arrivato anche Bonucci”
Ti accoglie il CT con i suoi capelli bianchi e suoi occhiali con la mondatura rotonda.
Non puoi bloccare il processo che sovrappone, alla sua faccia stanca ed accogliente, quella felice ed incredula, sormontata da una coppa d’oro, che fece in un’ estate tedesca, quanto tu non eri ancora un uomo.
“Salve.”
“Non ti offenderai se saltiamo i convenevoli visto che siamo tutti incredibilmente stanchi. Questa è la chiave della tua stanza per stanotte.”
Afferri la chiave che ti porge uno dei collaboratori del Mister e auguri la buona notte a tutti. Sorridi grato, quando un magazziniere, non sai se per rassicurati o per scherzare, ti dice che ti sei aggiudicato la camere migliore: una delle ultime singole rimaste.
Ti sdrai sul letto matrimoniale e chiudi gli occhi sospirando.
Non sei un solitario, o avresti rinunciato a fere il lavoro che fai, nonostante i soldi, il prestigio e le emozioni che esso regala, ma, un tempo più di ora, ogni tanto, hai bisogno dei tuoi spazi, fatti di libri, musica e di schermi racconta storie.
Spegni la lampada e ti addormenti.

Delle porte che sbattono, nemmeno troppo gentilmente e delle voci roche che ridacchiano, ti strappano dal sonno.
Non sei né nella tua stanza a Bari, dove l’unico rumore che ti desta e quello del mare in tempesta, né in quella a Viterbo, dove a svegliarti sarebbe stato il profumo di pane fresco e caffe-latte, né nella stanza che dividi con Andrea prima delle partite.
Sei a Coverciano e le gole che hanno parlato e le mani che hanno fatto sbattere le porte appartengono, molto probabilmente, ad un campione del mondo.
L’orologio ti suggerisce che sei in ritardo e che non c’è tempo da perdere, tra le coperte calde e i tuoi pensieri pigri.
I nuovi compagni sono gentili, chiassosi e simpatici, ma quello che ora stai provando, davanti a una fetta di crostata ed un bicchiere pieno di succo, e una sensazione di spaesamento.
Addenti il primo morso e la morbida fragranza del dolce ti fa alzare lo sguardo.
Se avessi saputo cosa quel gesto tanto semplice e consueto avrebbe comportato, forse, quella mattina di fine inverno, avresti preso un cornetto o forse no, avresti preso comunque quale deliziosa crostata che ti ha fatto vedere- letteralmente- il sole.
I tuoi occhi mettono a fuco il volto, ancora velato dal torpore della notte, di Claudio Marchisio.
‘È bellissimo.’, non puoi impedire al tuo cervello di elaborare questo pensiero, prodotto dal flusso dei tuoi ormoni che si sono riversati preponderanti nelle vene del tuo corpo.
“Hai bisogno di qualcosa…?”
Ti chiede, di sicuro violato dal tuo sguardo insistente, che si è posato abusivamente, sulla pelle chiara deturpata da qualche tatuaggio, sui capelli biondi e spettinati e sulle labbra carnose.
“Em. No, em. È solo che…”
Afferri il bicchiere pieno di succo e lo porti alla bocca.
Perché di solito sei bravo con le parole, di soltoti sai cosa dire e cosa vuoi. Di solito non trovi irresistibilmente attraenti i tuoi compagni di squadra.
“Non ci eravamo ancora presentati. Io sono Leonardo.”
Recuperi il controllo e gli porgi la mano, tra i cestini pieni di pane tostato, i barattoli di marmellata e cereali, le vostre dita si intrecciano per la prima volta.
“Hai proprio una stretta virile”
Commenta, dimostrandoti di avere acquisito, nonostante la sua giovane età, la mentalità retrograda, maschilista e ottusa che regna nel vostro ambiente.
‘È il solito cretino.’.
Ti ritrovi a pensare, e questa volta a parlarti, è la rassegnazione, che per qualche strano motivo si lega alla delusione.
Questa è l’ennesima riprova del fatto che l’istinto, che ha spinto i tuoi “incontri infuocati” su lidi estranei a quelli del calcio, ti ha sempre guidato bene.
“Grazie”
Dici, senza però accorgerti che Claudio Marchisio- centrocampista della Juventus- sta già parlando con Giorgio.

Gli allenamenti stanno andando bene.
Fatichi, sudi, ti spremi le meningi per cercare di comprendere i nuovi schemi e ciò che il mister e i compagni vogliono da te.
La partita si avvicina, e chissenefrega se è solo un amichevole, tu non puoi fallire, perché tra qualche mese ci sono i mondiali e tu faresti di tuto per passare l’estate in Sudafrica.
“Le pugliesi sono le migliori, Vero Leo?”
Chiede Vincenzo malizioso.
La rifinitura pre partita è finita e ora, in spogliatoio, tra magliette puzzolenti, asciugamani bagnati, deodoranti e scarpe, si para di macchine, calcio, vestiti e soprattutto di figa.
Vorresti dirgli la verità, cioè che non lo sai e poi vorresti mandarlo a cagare, anche se ha vinto un mondiale e ha un mucchio di esperienza più di te, perché lui, e tutti gli altri, ti dovrebbe giudicare per come difendi e non per il numero di ragazze che ti sei portato a letto. Ma tu non sei un rivoluzionario e sai bene come vanno le cose in uno spogliatoi.
Quindi ingoi il boccone amaro e dici quelli che vorrebbe sentirsi dire.
“Si. Sono formose e hanno la pelle che sa di sale e sole.”
Ti viene da ridere da solo, perché la tua uscita sembra più la frase di un romanzetto da strapazzo che il commento di un calciatore arrapato.
“E una di quelle è la tua ragazza?”
Ti chiede Claudio con i capelli bagnati appiccicati sulla fronte.
Sembra un ragazzino di sedici anni, un bellissimo ragazzino di sedici anni, con i pantaloni della tuta e la zip della felpa mezza slacciata, invece è un padre di famiglia, nonostante abbia un solo anno più di te.
È sinceramente curioso, te lo suggeriscono i suoi occhi. Tu davanti a quella faccia non riesci proprio a mentire.
“No, sono single.”
“Ah.”
Sai di averlo deluso, te lo dicono i suoi occhi, che ora sorridono mentre ascoltando una storiella scema che Gigi è intento a raccontare.
‘Incredibilmente bello, ma dannatamente cretino.’
Pensi abbandonando lo spogliatoi.

Sei l’ultimo a salire sul pullman che vi condurrà nello stadio del Principato più famoso del mondo.
Il silenzio è quasi totale, si sente solo la voce del CT, seduto nei primi posti, come i professori durante le gite scolastiche, che sta discutendo pacatemene con i suoi collaboratori.
State andando verso un amichevole in cui vi scontenterete con un avversario modesto, che però tra le sue fila ha uno dei giocatoti più forti del vostro campionato, ma tutti voi sapete che quella partita sarà una sorta di prova generale per i Mondiali.
Ognuno di voi ha l’obbligo di dare il meglio di se.
I sedili sono tutti occupati da giovani uomini silenziosi, con le orecchie tappate da cuffie grandi e colorate o con gli occhi che accarezzano i lussuosi grattacieli di Monaco.
Sembra uno scherzo del destino, o di uno scrittore pigro e incredibilmente banale, ma l’unico posto che trovi libero è proprio quello affianco a Claudio.
Ti siedi senza chiedergli il permesso e noi puoi impedire alle tue labbra di arricciarsi in un sorriso tirato, ma sincero, perché sei seduto vicino al ragazzino incredibilmente bello, ma dannatamente cretino.
Lui invece non ti degna di uno sguardo, impegnato com’è ad adorare con gli occhi lo schermo del suo cellulare.
Sbirciando, non sai neanche tu perché lo fai, il tuo cervello ti suggerisce di prendere l’Ipod e di avviare la riproduzione casuale, osservi un bambino di pochi mesi nelle braccia di una bella ragazza bionda e con due occhi che hanno lo stesso colore del cioccolato al latte, il più dolce ed il più banale.
“Loro sono Roberta e Davide.”
Ti dice con quel tono da padre e marito orgoglioso e appagato dalla sua quotidianità, che ti sorprende e stupisce ogni volta.
“Sono belli.”
Commenti e lo pensi davvero.
Loro tre insieme sono veramente stupendi, sembrano una di quelle famiglie che si vedono alla Tv, tra un film e l’altro, che fanno sembrare il surgelato più scendente, un pranzo cucinato da uno chef stellato.
Ti senti un po’ crudele a pensare queste cose, perché Claudio, a parte qualche battutina maschilista, non ti ha fatto nulla, ma l’esperienza ti ha insegnato che dietro la perfetta apparenza si celano i mostri peggiori.
“Davide è la cosa più bella che mi sia successa. Ho aspettato tanto il suo arrivo e quando, sette mesi fa è nato, la mia vita è cambiata.”
La formula è quella delle frasi fatte, ma il tono e lo sguardo sono così sinceri che ti spingono ad accarezzare quello che Claudio prova.
La causa più importante di tale fatto consiste nel fatto che la situazione sia più famlllimentare di quanto in realtà non fosse in questo modo tutti sono stai
Non sai ancora una volta cosa dire.
Perché non te la senti di dirgli che, anche tu un giorno, userai quelle stesse parole per descrivere l’amore immesso che ti lega alla donna, che ha dato luce alla parte migliore di voi. Visto che sai benissimo che non accadrà mai.
La paternità è un dono che ti sei precluso quando hai deciso di non mentire più ha te stesso e di accettarti per quello che sei. Non avevi mai pensato alla possibilità di avere un figlio, ma quel ragazzo incredibilmente bello, ma dannatamente cretino, ti ha messo la pulce nell’orecchio.
“E tu quando ti sposerai?”
Ti fa un sacco di domande di questo tipo e la cosa un po’ ti stupisce, perché Giorgio te lo ha descritto come un ragazzo silenzioso e riservato.
“Non lo so, ma ci sono un sacco di cose che voglio fare prima di quel giorno.”
“Quali cose?”
“Giocare, vincere, girare il mondo e non solo gli stadi e gli aeroporti, sapere cosa di prova a giocare in Champions, vincere.”
“E innamorarti?”
Ti chiede e a te sembra quasi un bambino, con quegli occhi turchesi immensi e quel sorriso furbetto che potrebbe illuminare uno stadio intero.
“Si magari.”
“Se trovi il tempo.”
Ridacchi e scuoti la testa.
***
Senza che tu te ne accorga siete arrivati allo stadio, senza che tu te ne accorga giochi la tua prima partita con la nazionale maggiore, senza che tu te ne accorga il ragazzo incredibilmente bello, ma dannatamente cretino ti sta facendo battere il cuore.