Work Text:
“I raggi si fanno strada nel bosco
Le stelle si nascondono dietro al cielo chiaro
E gli spettatori alla vita degli alberi
Per qualche ora saranno gli occhi dei diurni”
“Cosa scrivi?”
Jake viene spaventato dalla voce estranea e distoglie gli occhi dal suo quadernetto logoro rilegato in pelle, guarda il ragazzo sconosciuto: è in piedi davanti la panchina e i suoi occhi marroni lo stanno fissando
“Una…delle parole”, le guance rosse del ragazzo si avvicinano per scorgere il contenuto della pagina aperta, “una poesia?”
“Sarebbe quello l’intento ma non posso decisamente chiamarla poesia”, dio sa quanto è distante dall’essere definita “poesia”, il tipo allunga la mano coperta da un guanto di lana
“Emos”, Jake gli stringe la mano “Jake”, Emos si siede al suo fianco sulla panchina avendo preso la presentazione come un invito a fare conversazione, e stranamente la curiosità di Jake per quel ragazzo gli fa dimenticare di essere naturalmente timido e introverso
“Allora, cosa definisce una poesia, Jake?”
“Beh- si fa sfuggire un sorriso- intanto non deve fare schifo”
“Non fare schifo” Emos fa finta di appuntarsi la frase in quaderno fatto di aria “me lo segno”
“Prendi appunti?”
“Sfrutto ogni occasione che ho di imparare”
“Mmm” dice Jake, che d’un tratto si è ricordato di essere timido, “hai un nome strano”
“Strano?”
“Sembra inventato”
“Guarda che mi offendi così”
“Significa qualcosa?”
“Sì, è un acronimo”
“Un acronimo?” chi diavolo è che ha un acronimo per nome? Pensa Jake
“E’ una cosa molto profonda, non so se capiresti…ma d’altronde sei su una panchina a scrivere poesie in una mattina di autunno…okay te lo dico, vuoi che te lo dico?” Jake annuisce, il fantasma di un sorriso che minaccia di far scoprire a Emos quanto lo trova interessante
Il ragazzo dai capelli neri prende un respiro profondo, lo guarda negli occhi e dice “non ridere”
“Non rido” stava ridendo
“Emos: European master in official statistic” dice serio, e l’espressione di Jake crolla
“Ma vaffanculo”
“Ma vaffanculo tu, sei senza rispetto…alla faccia del poeta” un sorriso sfugge a entrambi,
“Servirebbe una sigaretta adesso” dice Emos
“Ah fumi?”
“No” Jake distoglie lo sguardo dal parco per girarsi a guardarlo
“Allora perché dici che vuoi fumare?”
“Vedi, se avessi una sigaretta potrei prendere delle pause tra la fine di un discorso e l’inizio di un altro, senza…le pause si possono prendere lo stesso ma non è la stessa cosa”
“Ti dispiace che non puoi passare per il bad boy filosofico?”
Emos si gira a sua volta e lo guarda negli occhi: “Mi distrugge, Jake” e Jake ride
“Fumare ha qualcosa di poetico, anche secondo me-“
“Vedi”
“-a vederla è una cosa quasi zen, ma le cicche fanno un odore…”
“Mah”
“Metti che tu arrivavi e ti accendevi la sigaretta, no?” Emos annuisce “poi il vento cominciava a soffiare nella mia direzione e io allora mi ritrovavo intossicato dal fumo e scusami ma è una cosa che mi fa proprio schifo. Cioè io vengo al parco la mattina a fare il poeta-introverso-amante della natura e mi trovo a dover respirare fumo solo perché tu vuoi fare il bad boy-filosofico?”
“A me non sembri introverso”
“…e a me tu non sembri un bad boy”
“Allora forse è meglio così, perché da quello che mi dici…non so se quei due si sarebbero parlati”
Jake non sa cosa rispondergli, in viso ha un sorriso che non riesce a togliersi completamente e se fosse abbastanza spigliato da continuare la conversazione la continuerebbe volentieri ma non sa davvero che dirgli, finché non gli viene un’idea non molto originale: “tu che fai nella vita?”
“Oh per l’amor di dio non chiedermi che cosa faccio nella vita con quel tono, anzi non chiedermelo e basta”
“Wow okay scusa”
“No è che, sai la cosa degli universi paralleli…” a Jake viene da alzare gli occhi perché…quanto può essere pretenziosa sta risposta? E al contempo gli viene da ridere perché chi cavolo è che risponde così a una domanda normalissima? Emos.
“Quella che esistono infiniti universi e infinite realtà uguali a questa e che differiscono anche solo di un particolare? Quella?”
“Sei poeta, ovvio che ce l’hai presente” Jake sorride
“Vedi, io non mi alzo mai la mattina per andare al parco…mai, ma stamattina mi sentivo un po’ strano e l’ho fatto senza pensarci, davvero: ho cominciato a camminare finché non sono arrivato qui. E non parlo mai con nessuno io, cioè…ci parlo se devo, ma non sono il tipo da attaccare conversazione”
“Non lo avrei detto, sei bravo”
“Grazie poeta, e anche te-“ Jake lo guarda curioso “-hai un qualcosa,…” Emos passa un secondo di troppo a guardarlo negli occhi prima di continuare il suo monologo esistenziale “ora mi sento come se stessi vivendo la vita di me stesso ma il me stesso di un altro universo, tutto è uguale ma qualcosa è diverso”
Emos smette di parlare e i ragazzi si girano nuovamente a guardare verso il parco
“Potresti fare un tiro se avessi una sigaretta ora”
“Cazzo è vero” gli sorride il moro
“Quindi oggi è una giornata strana in pratica”
“-in pratica- ma che poeta sei?”
“…”
“Comunque sì”
“Io non sono sto gran poeta, però tu mi sembri filosofo”
“Non ho mai fatto filosofia, non saprei dirti”
“Ti piacerebbe credo, o forse no, non ti conosco”
“-conoscermi-…cosa devi sapere di me per conoscermi? Conosciamo mai veramente qualcuno? Forse conosci meglio me che certa gente che conosci dall’asilo”
“Ecco, ora sono sicuro che sei filosofo”
“E allora mi conosci?”
“Un po’ più di prima”
“E io come faccio a conoscerti poeta?” chiede Emos interessato
“Intanto non sono un poeta”
“Ma se stavi scrivendo una poesia?”
“…allora al massimo sono un poeta che fa schifo”
“Ma poeta non di meno” Jake gli sorride, “vuoi sapere cosa cercavo di scrivere?”
“Certo, un giorno degli alunni la studieranno sui banchi di scuola, mi piacerebbe avere un’anticipazione”
“Che stronzo che sei”
“Scusa scusa dai, dimmi” Jake abbassa lo sguardo sulla pagina del quadernetto, da qualche minuto era chiuso e il suo indice teneva il segno
“Volevo descrivere la mattina in questo parco”
“Posso leggerla?”
“No, è imbarazzante…ma sento che mi è tornata l’ispirazione”
“Ah, sei venuto qui per sentirti ispirato” Jake annuisce “io ti ispiro?”
Jake ride per un secondo: “me lo chiedi davvero?”
“Sì”
“Sì, mi ispiri”
“Wow”
“Cos’hai adesso?” dice ridendo, la faccia di Emos comincia a cambiare, prima con delle espressioni come se non stesse capendo i sentimenti che sta provando, poi di felicità…sono entrambe espressioni stupide ma fanno un po’ sciogliere il cuore a Jake
“Non ho mai ispirato nessuno in vita mia”
“Omioddio…”
“E oggi ho ispirato un poeta”
“…” Jake si limita a fare di no con la testa, non ha parole, solo un sorriso
“Che sensazione. Sai poeta, questa cosa che mi hai detto io non la dimenticherò, ma soprattutto: non te la farò mai dimenticare -a te-, ora sei segnato, eh”
“Ah ma che dici, secondo te mi rivedi?”
“Stai scherzando? Io ti ispiro, cosa fa un poeta senza ispirazione? È mediocre…e non posso permetterti di diventare mediocre, Jake”
“Oh beh, grazie”
“Ti ispiro anche a darmi il tuo numero di telefono?”
“Wow, me lo hai chiesto davvero”
“Pensavi non lo avrei fatto?”
“Non lo so, forse volevi che questo incontro rimanesse nell’universo parallelo, solo un ricordo di una giornata strana per un po’ di tempo e tra qualche anno farti la fatidica domanda: ma è successo davvero o era solo la mia immaginazione?
E struggerti, accompagnato solo dalla consapevolezza che è un mistero che non avresti mai risolto, finché una mattina…” dice alzando l’indice per creare suspense, Emos che lo guarda sorridendo “all’alba dei tuoi cinquant’anni, saresti passato davanti a una libreria, in vetrina un libro cattura la tua attenzione: è un libro di poesie e la copertina è una foto del parco e si intitola “Le mattine d’autunno sugli universi paralleli” e lì hai capito”
“Capito cosa?” chiede Emos rapito dal racconto e dall’immaginazione dell’amico
“Capito che sei stato un gran coglione a non chiedermi il numero" Emos si mette a ridere gli dà uno scappellotto “scemo…allora dammelo sto numero dai” gli passa il suo telefono
“Arriva arriva”
"Ma mi stai dicendo che nella tua immaginazione ci metti quarant'anni a scrivere un libro di poesie?"
"Sta zitto"
Fine (in questo universo per lo meno).
