Work Text:
La notte non fa in tempo a lasciare posto al nuovo giorno che Elaine è già in piedi a dipingere, a creare paesaggi, a sfumare onde che non si muoveranno mai. Da quando si è trasferita nella casa sulla spiaggia è solita dipingere sotto il porticato in legno che si affaccia sul mare, la sua mano col pennello guidata dalla brezza del mare, ma a causa della tempesta che dura da ormai due giorni si è dovuta ritirare in casa.
Anche la finestra del suo studio dà sul mare ma quando dipinge da lì dentro si sente più distaccata dal paesaggio che la circonda di solito, si appoggia alla parete opposta in modo da avere il muro con la finestra di fronte e la osserva. Vede solo una piccola parte della spiaggia, il mare e poi il muro azzurro della stanza. Elaine sa che non ci sono scogli nella parte di mare che non riesce a vedere ora, e sa che non ci sono moli nella sua spiaggia ma non riesce a fare a meno di pensarci. La sua mente la sta riportando indietro nel tempo e tutto ciò che è precluso ai suoi occhi viene contaminato dai ricordi, ricordi di un’estate di sette o otto anni fa.
Era il primo anno di lavoro dopo l’università d’arte, dieci mesi pieni di rifiuti e di notti a riscrivere un curriculum che non aveva bisogno di essere riscritto, ore a fare lavoretti e a sperare che sarebbe andata meglio in futuro. Non poteva lamentarsi però perché coi soldi guadagnati era riuscita ad andare in vacanza con i suoi amici: l’hotel era modesto ma non mancava niente, era a dieci minuti a piedi dalla spiaggia sassosa e c’era anche un molo per le gite in barca. Dal mare uscivano le punte degli scogli enormi e i ragazzi le scalavano per fare i tuffi. Le giornate in vacanza passavano velocemente, piene di nuotate, spalle scottate e di serate in spiaggia, “Tutto andava normalmente” avrebbe raccontato a sua figlia alcuni anni dopo “ma durante quella vacanza è successa una cosa che ha cambiato per sempre la vita della mamma.”
Era l’ultimo giorno di vacanza, lei e i suoi amici sarebbero dovuti partire la mattina successiva per tornare alla vita di città e avevano passato mattina e pomeriggio a tuffarsi e nuotare, quella sera dopo cena erano tutti stanchi e volevano andare a dormire ma lei no, aveva ancora energie e voleva andare a fare una passeggiata fino al molo.
L’aria fredda della sera l’aveva costretta a indossare una felpa prima di uscire, dopo qualche minuto di camminata si era allontanata dalla strada principale per andare in spiaggia e raggiungere il molo.
La luna era alta nel cielo e così luminosa che non le serviva la torcia del cellulare per guardare dove mettere i piedi, una volta salita sulla passerella in legno del vecchio molo camminò fino in fondo e si sedette sul bordo, dondolando le gambe a pochi centimetri dall’acqua.
La superficie dell’acqua era sfiorata dal riflesso della luna, Elaine lo osservò per un po’ fino a quando non notò qualcosa emergere dal mare a pochi centimetri di distanza, era la testa di una persona “non dovresti essere al mare a quest’ora” disse alla ragazza che stava nuotando, che si fermò e le rispose “sì invece, qui è dove sono nata.”
E ora arriva la parte della storia che sua figlia preferisce: Elaine capì che l’altra ragazza era una sirena e le due parlarono per tutta la notte. Quando al sorgere del sole lei disse che doveva raggiungere i suoi amici per tornare a casa, la sirena, Hollie, decise che non voleva lasciare Elaine ma per seguirla e vivere nel mondo degli umani dovette rinunciare alla sua coda, “al posto della mia coda avrò un paio di gambe così nessuno saprà mai che sono una sirena, però quelle gambe non cammineranno mai, e non potrò tornare indietro.” Elaine cercò di dissuaderla ma in realtà era contenta che Hollie volle seguirla quella notte, perché anche lei non voleva abbandonarla.
“Una volta nel mondo degli umani le due decisero di sposarsi e avere una bambina, quella bambina sei tu, Ivy” la storia finisce sempre nello stesso modo ma Ivy vuole comunque sentirla ogni sera, Elaine gliel’ha raccontata così tante volte da perdere il conto.
I pensieri di Elaine tornano a concentrarsi sul presente invece che sui ricordi per ammirare ciò che ha dipinto sulla tela, è la spiaggia sassosa e il mare pieno di scogli di tanti anni fa. Prima di avere il tempo di intristirsi o la lucidità mentale di nascondere il quadro la porta dello studio si apre all’improvviso e Ivy le corre in contro
“Cosa disegni mamma?” le chiede la bambina riccioluta
“Ivy, eccola la piccola di casa” dice Elaine contenta, mette giù il pennello e si alza dalla sedia, va verso di lei e la prende in braccio, si gira verso la tela che ormai è quasi finita “è la spiaggia dove ho incontrato la mamma, non dirle che l’ho disegnata però, deve essere un segreto tra noi due, prometti?”
“Prometto” Ivy è molto brava a mantenere le promesse, non ha neanche mai detto a nessuno che sua mamma è una sirena
“Hai fatto colazione?” la bambina fa no con la testa “andiamo a fare colazione allora” mette giù la piccola e vanno verso la cucina, a differenza del solito però Elaine chiude la porta uscendo.
“Oh, già sveglia? Di domenica mattina?” dice ad Hollie quando la vede al tavolo da pranzo che beve un po’ di caffè
“Sono le undici” risponde lei, già sapendo che Elaine la prenderà in giro
“Praticamente l’alba per te” e mentre lo dice si abbassa per darle un bacio, “continua a scherzare e ti verso il caffè addosso” le risponde lei, poi le sue mani scompaiono sotto al tavolo per afferrare le ruote della sedia a rotelle, la tira indietro e poi la manda in avanti fino ad arrivare al frigo per prendere il succo di frutta
“Hai dipinto?” le chiede mentre torna a tavola
“Sì” non può risponderle di no, Hollie saprebbe subito che è una bugia “ma non è bello, davvero. Lo butto via e ne comincio un altro domani”
“Posso vederlo prima che lo butti? Scommetto che è bello, sei solo iper critica”
“Non sono iper critica, la mia è l’unica critica che conta, è diverso”
“E la mia no?”
“Non per questo lavoro no, per il prossimo però sì, lo prometto”
“Sei strana oggi ma va bene, aspetto.”
Nel primo pomeriggio Elaine accompagna Ivy a casa di una amichetta dell’asilo, quando torna a casa a darle il benvenuto non è la voce di sua moglie ma solo una strana atmosfera, è una sensazione che ha provato altre volte nella vita, è come se stesse per succedere qualcosa, e in un certo senso è come se anche la casa lo sapesse e cercasse di essere meno rumorosa.
Sta per chiamare Hollie quando ci ripensa, non ha bisogno di chiamarla: sa esattamente dov’è.
La trova nel suo studio, vede che ha spostato la sua sedia in modo da trovarsi esattamente davanti alla tela. Elaine si mette dietro di lei, restando in piedi, e le mette una mano sulla spalla
“Non so perché l’ho dipinto” dice quasi in un sussurro, come se fosse una scusa
“Per lo stesso motivo per cui io sono entrata a vedere anche se mi avevi detto di non farlo” la mano di Hollie raggiunge la sua sulla sua spalla e la stringe leggermente “perché non ne possiamo fare a meno.”
“devi smettere di dire a Ivy che sono una sirena, Elaine”
“Forse dovresti dirglielo tu”
“Risponderò alle sue domande se ne avrà, però voglio che la storia gliela racconti tu, è più bella”
“Ma che dici”
“Ma sì, è così poetica come la racconti, mi piace vederla coi tuoi occhi, mi descrivi sempre così bene”
“Che scema, lo sapevo che era per quello”
“Nomini sempre l’orecchino…lo nomini sempre, ti è rimasto proprio impresso” dice Hollie ridendo
“Perché ti stava bene, che discorsi”
“Fatto sta che sei sempre stata brava a raccontare storie, lo sai meglio di me” e questa ultima frase porta un sorriso sul volto di entrambe.
Elaine non sa perché ha raccontato la storia della sirenetta a sua figlia, forse ha fatto ricorso alla fantasia per nascondere il dolore dei ricordi. Elaine non sa quando racconterà la verità alla figlia, però sa già come cominciare:
Era l’ultimo giorno di vacanza, lei e i suoi amici sarebbero dovuti partire la mattina successiva per tornare alla vita di città e avevano passato mattina e pomeriggio a tuffarsi e nuotare, quella sera dopo cena erano tutti stanchi e volevano andare a dormire ma lei e Hollie no, avevano ancora energie e volevano andare a fare qualche altro tuffo in mare.
Aveva cominciato a frequentare Hollie da poche settimane e le piaceva tutto di lei: i capelli neri sempre raccolti in uno chignon, l’anellino d’oro che aveva come piercing sulla punta dell’orecchio, la sua voce, le cose che aveva da dire. Le piaceva quando parlava e anche quando non parlava, quando cantava e qualche volta anche quando si lamentava, “che scema” le avrebbe detto Hollie se avesse saputo i suoi pensieri, se la riusciva a immaginare esattamente: lei che le confessa il suo amore sotto le stelle e Hollie che la guarda, scuote la testa e dice “che scema.”
Ma a Elaine andava bene, perché era sicura al 98% che Hollie era innamorata di lei tanto quanto lo era lei di Hollie, l’unica differenza è che lei era più coraggiosa in amore e coi sentimenti in generale invece Hollie era più coraggiosa nel senso classico della parola, le piacevano le sfide e le avventure, come tuffarsi dagli scogli al chiaro di luna ad esempio e l’unica resistenza che ha trovato dopo aver proposto l’idea è stato un “non dovremmo essere al mare a quest’ora” di Elaine.
Se fossero state più sagge non lo avrebbero fatto, anzi, una non lo avrebbe fatto e in ogni caso l’altra avrebbe cercato di fermarla con più sicurezza, si sarebbe imposta. Ma ad una piacevano le avventure e a l’altra piaceva lei, quindi sul fronte della saggezza le due partivano naturalmente svantaggiate.
Elaine la osservava dalla spiaggia e non si ricorda il tuffo in sé, l’unica cosa che si ricorderà anche a distanza di anni è il suono di due oggetti solidi che si scontrano, un lamento e poi un terribile silenzio durato qualche minuto. Ha un vago ricordo di aver lasciato la spiaggia per raggiungere Hollie ma di essere tornata indietro subito “prima chiamo l’ambulanza” e poi di nuovo a cercare Hollie. Un’ora dopo era nella sala d’attesa dell’ospedale.
“Elaine?” la chiama una voce, lei alza lo sguardo e vede un camice bianco “puoi vederla”, entra nella stanza in cui c’è Hollie, è immobile sul letto e per un secondo Elaine pensa si sia addormentata, ma poi gira la testa e la guarda negli occhi “El…” e comincia a piangere
“Sono qui, sono qui, sei viva”
Tra l’operazione e il ricovero il tempo sembra sia volato, la sfida più grande per Hollie è stato abituarsi all’idea che quella sarebbe stata la sua nuova normalità, non sarebbe mai più tornata a camminare, e la sfida più grande per Elaine è stato convincerla che voleva stare con lei comunque.
“Solo perché è successo mentre stavamo insieme non vuol dire che non puoi lasciarmi”
“Per l’ennesima volta, io, non, ti, voglio, lasciare. Sei insopportabile quando tiri fuori questo discorso”
“Non riesci a lasciarmi perché sennò ti sentiresti in colpa”
“Ma non è vero! Quando fai la stronza te lo dico in faccia, e ti giuro che non mi sento in colpa, neanche un po’. E smettila di fare “no” con la testa”
“Ti devo lasciare io, ti lascio”
“Come no”
“Ti ho lasciata, è fatta”
“Ti buco le ruote se non la smetti” dice seria fissandola, Hollie la guarda e si sorridono per un secondo ma il sorriso di Hollie sparisce molto in fretta: “è difficile, El”
“Lo so”
“Come faccio a vivere come volevo in queste condizioni? Come faccio? Quando sarà la prossima volta che vedrò il mare? Che tocco la sabbia? Io non sono fatta per questa vita senza avventure, non so se ce la faccio”
“Hollie guardami” le prende il viso tra le mani “farò in modo da farti vedere il mare ogni giorno. Ogni giorno. E la nostra vita sarà piena di avventure, così piena che tra qualche anno ti stancherai di essere sempre in giro e vorrai mettere su famiglia” a Hollie viene da ridere
“Non ridere, non ridere, lo giuro. Guarda che va a finire così, eh?”
“Io che mi stanco e voglio solo mettere su famiglia? E questo tuo piano è ventennale, trentennale…?”
“Dammi un anno per organizzarmi, tra un anno partiremo e faremo il giro del mondo, andremo ovunque, Hollie. Poi scegliamo un posto che ci è piaciuto tra quelli che abbiamo visto e ci andiamo ad abitare, e poi possiamo fare quello che vuoi, ma devi sapere che io non ti lascerò mai, perché ti amo e perché non voglio vivere una vita che non posso condividere con te”
“Cazzo” dice piangendo, Elaine le asciuga le lacrime con le sue dita “ti amo”
“Ti amo anch’io”
“El?”
“Sì?”
le chiede continuando a guardarla negli occhi
“Sei sempre stata brava a raccontare storie, vediamo se questa diventa realtà.”
Fin.
ps. "E' diventato realtà" si ritroverà a pensare Hollie qualche notte prima di andare a letto.
