Work Text:
Numinous
having a strong religious or spiritual quality;
indicating or suggesting the presence of a divinity.
Accarezzò delicatamente la spalla della persona che gli era stesa accanto nel letto, spostando dolcemente i polpastrelli sul collo e poi sulla clavicola con un movimento elegante finché una mano non lo fermò, stringendo con forza il suo polso. Shi Qingxuan deglutì per poi sorridere timidamente, una piccola risata imbarazzata risuonò nel silenzio mentre un paio di occhi ambrati lo osservavano con attenzione, studiando ogni suo movimento. Deglutì nuovamente, a fatica, cercando di trattenere la risata nervosa di cui era ben conscio gli uscisse ogni volta che iniziava ad innervosirsi. Solitamente iniziava anche a straparlare con voce squillante, dicendo tutto ciò che gli passava per la testa.
Ultimamente si era ritrovato spesso osservato da quel paio di occhi. Come se controllasse ogni sua più piccola mossa. Per quanto gli piacesse avere la sua attenzione a volte sembrava troppo. Lo era. C’era stato un momento in cui avrebbe fatto qualsiasi cosa per essere guardato da lui in quel modo ma ora era diverso. Erano cambiate tante cose, loro erano cambiati, lui era cambiato. Amava quello sguardo e la persona a cui apparteneva ma un senso di oppressione aveva iniziato a stringergli il cuore in una morsa.
Stare con He Xuan significava affogare, sentire il bisogno di respirare senza riuscire a farlo. Sentirsi tirare giù in un abisso sempre più lontano dalla luce, circondato dall’acqua e dall’oscurità con i polmoni che scoppiano supplicando di ricevere un po’ di ossigeno. Allo stesso tempo He Xuan era quella boccata d’aria.
“Pensavo stessi dormendo,” sussurrò chiudendo gli occhi, gli uscì un piccolo sospiro.
Non si aspettava una risposta e non ne ricevette subito una. Si morse l’interno della bocca come se avesse fatto qualcosa di sbagliato, fino a quando non sentì le proprie dita essere accarezzate dalle labbra di He Xuan. Un piccolo gesto pieno di dolcezza e adorazione. Una dolcezza atipica nell’altro, nascosta in gesti più piccoli. Non era mai stato quel tipo di persona che ti stupiva con un gesto eclatante e all’apparenza era freddo e schivo ma era sempre presente. Nessuna parola di consolazione ma sempre una spalla su cui piangere e aggrapparsi.
Solo in quell’ultimo periodo era diventato più dolce.
“Non stai piangendo.”
Shi Qingxuan rise nuovamente, senza ridere davvero e annuì chiudendo gli occhi.
Non stava piangendo in quel momento ma era qualcosa che faceva molto spesso ultimamente. A volte senza accorgersene finché non sentiva il viso bagnato dalle lacrime. Era una reazione scaturita dalle più piccole cose a volte, da un richiamo lontano di qualcosa che neanche sapeva definire. Gli capitava fin da quando avesse memoria, quel senso di malinconia onnipresente che nascondeva dietro un sorriso, eppure a volte sentiva che gli si stringeva il cuore fino a fargli venire voglia di stendersi a terra e rimanere in quella posizione per il resto del giorno. Da bambino lo aveva fatto. Molte volte.
Ora ne sapeva il motivo. Aveva ricevuto una risposta a quella sensazione di sentirsi inadeguato, al posto sbagliato, di rubare ciò che meritava qualcun altro.
Rubare, rubare, rubare.
“Shi Qingxuan,” il suo nome sussurrato piano, come una preghiera.
Aprì gli occhi rendendosi conto di aver iniziato a piangere in silenzio e rise ancora una volta, esasperato.
“Perché? Dimmi perché sei ancora qui, dopo tutto questo tempo. Dopo tutti questi secoli. He Xuan, io non–”
“Perché questo è il mio posto,” un altro bacio sulle sue nocche, spostando delicatamente la mano di Shi Qingxuan sul proprio viso. “Perché ne ho bisogno.”
“He Xuan! He Xuan! Ho fatto i wonton col fratellone! Ge ha detto che sono venuti bene. Guaaaarda, ne vuoi? Li ho fatti apposta per te.”
La risata fragorosa di un bambino che risuona in un piccolo parco mentre la vita di tutti i giorni continua, altri bambini che urlano e giocano con la gioia di chi si è appena affacciato alla vita e il problema più grande che potrebbe affliggerli è scegliere quale merendina mangiare o quale programma guardare alla tv. Dove l’innocenza la fa da padrona, l’ingenuità di un’età dove ancora tutto è possibile e immaginare non costa nulla. Dove il compagno più fidato è l’immaginazione.
He Xuan strinse i denti annuendo, con un’espressione arrabbiata, la fronte corrucciata e un piccolo broncio così buffo agli occhi di Shi Qingxuan. Porse le mani come a pretendere di ricevere i wonton, per poi ripensarci e portare le mani giunte dietro la schiena avvicinando la faccia all’altro aprendo la bocca per farsi imboccare.
Dopo secoli il suo odio nei confronti di Shi Wudu non era diminuito, il suo desiderio di vendetta non si era affievolito e gli avrebbe inferto dolore ad ogni occasione disposto a pianificare nuovamente un modo per ferirlo. Occupare altri anni ad avvicinarsi per colpirlo da vicino. Ma aveva imparato la lezione la prima volta. Era disposto a mettere da parte quel suo odio viscerale per un sentimento più piacevole, per un’altra persona. Solo per Shi Qingxuan.
Avrebbe vissuto più vite, una dopo l’altra, ripetendo sempre lo stesso cerchio all’infinito pur di stare ancora una volta al suo fianco. Avrebbe sopportato la presenza di Shi Wudu per il sorriso di Shi Qingxuan.
Gli avrebbe dato tutto ciò di cui lo aveva privato. Avrebbe rimediato alla sua scelta di preferire la vendetta a lui. Così ostinato da voler andare fino in fondo anche a costo di fare del male a qualcuno che si era fatto spazio nel suo cuore e lo aveva fatto sentire di nuovo vivo. Gli aveva fatto ricordare cosa significasse stare bene. All’epoca non avrebbe detto felice ma qualcosa di vicino.
Non avrebbe pensato di potersi innamorare di nuovo dopo la sua prima vita. Aveva continuato ad esistere solo grazie all’odio, al desiderio di vendetta, una ricerca personale di giustizia per tutto quello che gli era dovuto ma che gli era stato privato in favore di qualcuno altro.
He Xuan e Shi Qingxuan erano intrecciati l’uno all’altro a causa delle mani di Shi Wudu. Il suo giocare a essere il fato era stata la rovina di tutti e tre. Un gioco dove non esisteva nessun vincitore. He Xuan aveva avuto quello che voleva ma la soddisfazione non era stata abbastanza, non era mai arrivata a essere sinceri.
La sua felicità era racchiusa nel sorriso di Shi Qingxuan.
Era così ironico che l’ascensione di uno fosse la caduta dell’altro. Il destino era stato crudele nei loro confronti. La verità però era che se ogni cosa fosse successa nel modo in cui doveva succedere non si sarebbero mai conosciuti.
Il loro era un amore che non doveva esistere. Erano stati intrecciati con la forza. I fili rossi del loro destino non si sarebbero mai dovuti incontrare. He Xuan inizialmente aveva pensato di poter tagliare quel legame, porre fine a un sentimento che reputava inutile e controproducente. Un sentimento che rischiava di rovinare ogni suo piano ed era stato così paziente, così calcolatore.
He Xuan era egoista.
Shi Qingxuan ridendo felice lo imboccò e rise nuovamente. Aspettando di ricevere un parere positivo, iniziando ad agitare l’altra mano impaziente. Si spostò da un piede all’altro già pronto a lamentarsi se l’altro avesse detto qualcosa di negativo come era solito fare.
“Decenti,” uno sguardo ambrato fisso sugli altri wonton, come fossero la sua preda.
Non erano sicuramente i wonton più buoni che avesse mangiato, non erano niente di speciale, ma erano stati fatti apposta per lui. Poteva anche passare sopra al fatto che era stato aiutato da Shi Wudu. Il più piccolo aveva gonfiando le guance iniziando a guardarlo male.
Era davvero un bambino tenero, così innocente. Così solare. Sapeva che non meritava di stargli vicino, non dopo la scelta che aveva fatto. Aveva avuto altre priorità molto tempo prima. Ma poter stare di nuovo con lui, anche se per poco tempo, era qualcosa a cui non avrebbe rinunciato.
In quella forma era un bambino anche lui, fedele alla realtà. Esattamente come lo era stato nella sua infanzia. Le mani poco più grandi dell’altro con solo qualche millimetro di differenza di altezza, differenza che poi col tempo sarebbe aumentata di molto. Non gli piaceva avere la forma di un bambino ma si era concesso di essere un suo amico d’infanzia per qualche anno, allontanandosi per lasciarlo crescere senza interferire ulteriormente e aspettare che diventasse ciò che era destinato ad essere. Ci teneva a lasciargli un buon ricordo.
“Ne voglio ancora.”
“Ah! Lo sapevo!!”
Shi Qingxuan fece un salto emozionato riprendendo subito ad imboccarlo fino a riempirgli la bocca e farlo sembrare un cricetino con le guance piene. Riprendendo a raccontargli di come si era messo a giocare con un gatto randagio prima di arrivare al parco, spiegando serio che era per quello che aveva ritardato. He Xuan notò qualche cerottino sulle dita e le mani e si chiese se per caso fossero dovuti alla preparazione dei wonton. Probabile. Non fece domande, continuando ad ascoltare gli sproloqui del più piccolo. Era così che passavano quei pomeriggi, nella semplicità di un bambino che non riusciva a tenere la bocca chiusa e continuava a cercare l’attenzione del suo amichetto preferito.
Altre volte però riusciva a percepire che ci fosse qualcosa che non andava nell’altro. Erano chiari i momenti in cui Shi Qingxuan si estraniava. Bloccato nella propria testa, aggrappato inconsapevolmente al ricordo di una delle sue vite precedenti. Un fantasma intangibile ma sempre presente, pronto a tirarlo in basso. He Xuan non poteva morire e ormai conosceva bene quell’espressione precisa, sapeva che Shi Qingxuan non avrebbe capito la natura di quei sentimenti, di quelle lacrime.
Lo aveva accompagnato di vita in vita, ritrovandolo ogni volta. Cercandolo. Aggrappandosi in maniera disperata all’altro.
Aveva perso il conto del tempo che era passato, troppo per riuscire a dirlo con certezza. Intorno a lui il mondo era cambiato così tante volte. Evolvendosi come ogni cosa, era il naturale percorso della vita. Solo Shi Qingxuan rimaneva sempre lo stesso nella sua vita. Ogni volta aveva lo stesso sorriso, quel suo modo di fare che aveva sempre definito fastidioso ma a cui era affezionato di cui non poteva fare più a meno.
Erano stati tante cose insieme nel corso degli anni. Per quanto il sentimento che sentisse fosse amore, ormai ammesso a sé stesso senza la possibilità di negarlo, a volte si era limitato ad essere un suo amico. Una sua amica. L’importante era essere presente e approfittare di ogni attimo che si concedeva.
“Perché piangi, Xuan-ge,” una manina subito appoggiata sul suo viso, accarezzandolo, gli occhioni verdi ed enormi preoccupati. “Non sarà per colpa dei wonton! Se… se non sono buoni non devi mangiarli per forza. Lo so che mangi qualsiasi cosa anche se poi ti senti male! Sono un bambino grande io, mica mi offen–”
“Anch’io ho portato qualcosa.”
Si asciugò gli occhi con la manica della magliettina nera, in contrasto con i vestiti sempre colorati dell’altro, e tirò fuori un ventaglio che sembrava enorme nelle piccole mani di un bambino. Glielo porse trattenendo il respiro nonostante la sua natura da fantasma a cui non serviva affatto respirare.
Ad ogni vita gli faceva lo stesso regalo. Il suo ventaglio. Quello stesso ventaglio che lui aveva rotto e poi rimesso a posto, non era facile ripristinare un’arma spirituale di quel livello una volta distrutta. Non gli era importato. Quella prima volta l’aveva sistemata e gliela aveva ridata durante la battaglia, senza mostrare il proprio volto, sotto forma di un clone di Hua Cheng. Troppo codardo per farsi riconoscere apertamente. Per ammettere qualcosa che all’epoca ancora nascondeva a sé stesso. Trovando scuse su scuse, mormorando a sé stesso che era un senso di colpa che neanche avrebbe dovuto sentire.
Ricostruendo quel ventaglio aveva messo le proprie ceneri. Affidandogli la propria vita. Sarebbe bastato così poco per farlo morire, per farlo cessare di esistere.
Inizialmente non aveva capito perché Hua Cheng avesse dato le proprie ceneri a Xie Lian, senza dirgli niente, non gli importava neanche che cosa ci facesse l’altro. Sarebbe stato soddisfatto anche avesse distrutto quel piccolo anello, per il semplice fatto che la sua vita gli apparteneva. Ogni cosa, la sua più profonda essenza era di Xie Lian, perciò ne poteva fare quello che voleva di lui. Era un sentimento troppo grande, troppo profondo, non era descrivibile a parole. Era spaventoso. He Xuan ora però lo capiva. Lo sentiva nel proprio cuore.
“Sei sicuro, He Xuan? Xuan-ge! Ma è bellissimo e io ho solo portato dei wonton,” mise un piccolo broncio che sparì in un attimo aprendo subito il ventaglio per guardarlo meglio con un sorriso che splendeva così tanto che avrebbe fatto invidia al sole.
Era un ventaglio troppo grande per le mani di un bambino ma Shi Qingxuan sarebbe cresciuto e quel ventaglio sarebbe diventato della misura giusta. Come ogni volta.
“Non sei stanco, He Xuan?”
Non rispose, ignorando l’altro fantasma. La loro era un’amicizia che durava da secoli, non che il tempo contasse per loro e specialmente non che si definissero amici. Lo erano. Hua Cheng fingeva ancora di tenere il conto del debito che gli doveva, a He Xuan andava bene così. Non avevano bisogno di affermarlo, era un accordo silenzioso.
“Io e gege abbiamo deciso di–”
“No.”
“No? Non sei stanco?”
“So cosa stai per dire. Non potete farlo.”
Hua Cheng chiuse l’occhio, sospirando, inclinando di lato la testa. Quando lo guardò nuovamente aveva uno sguardo comprensivo. Sorrise come era solito fare, come se lo stesse prendendo in giro, furbamente, da volpe.
“Ti mancherò quindi.”
“Non ho assolutamente detto questo, sarebbe una liberazione.”
“La vera liberazione sarebbe un’altra, non solo per te ma anche per Shi Qi–”
“Non dirlo.”
Hua Cheng sospirò di nuovo senza cambiare espressione. Iniziò a giocare con l’orecchino incastrato nella treccia, pensieroso.
Potevano scegliere di reincarnarsi, rinunciare alla propria eternità. Rientrare nel circolo della reincarnazione. Chi avrebbe mai fatto una scelta del genere? A dire il vero erano in molti a cambiare idea, dopo secoli e secoli e secoli. Era affascinante pensare che molti di quelli che erano divinità avevano faticato per ascendere, per raggiungere uno stadio superiore. Eppure, altrettanti poi sceglievano di rinunciarci. Le ragioni potevano variare ma dopo così tanto tempo la domanda sorgeva spontanea. Dopo aver vissuto così tanto tempo, dopo aver provato così tanto, la curiosità di rinascere era naturale. Provare per la prima volta ogni esperienza, ogni sentimento. Accogliere ancora una volta la vita sapendo di avere un tempo limite, dovendo scegliere con la paura di sbagliare, buttarsi nel vuoto e sperare. Trovare il coraggio, la voglia, rialzarsi. Una vita mortale non è facile, spesso piena di dolore e fatica, di infelicità.
“Gege ha fatto la sua scelta e io con lui.”
No.
No.
He Xuan si girò verso di lui guardandolo con rabbia.
“Come puoi scegliere di dimenticare tutto? Come puoi scegliere di… stai rinunciando a sua altezza e viceversa.”
Hua Cheng lo guardò calmo, senza la minima ombra di rabbia, quasi intenerito. Come se stesse per spiegare qualcosa di estremamente semplice a un bambino cocciuto.
“Non potrei mai rinunciare a gege.”
“Ma è quello che stai facendo. Tu e lui non sarete più gli stessi.”
“Pensi che Shi Qingxuan sia cambiato?”
“Ha scelto lui per entrambi, tu stai solo seguendo quello che ha deciso,” cambiò prontamente discorso ignorando le sue ultime parole.
Solitamente avrebbero iniziato a litigare a questo punto, per il solo e semplice motivo di aver osato dire una cosa del genere su Xie Lian. Non questa volta. Hua Cheng sapeva cosa significava per He Xuan. Lo aveva visto quando Xie Lian aveva dovuto salutare sia Feng Xin che Mu Qing. Lo vedeva ogni volta che He Xuan aveva dovuto salutare Shi Qingxuan. Lo aveva sentito quando Yin Yu aveva deciso di reincarnarsi, dovendo rinunciare a un amico a cui sotto sotto voleva bene.
Per He Xuan sarebbe stato come rimanere da solo. L’unico che avrebbe ricordato ogni cosa.
“Lo abbiamo scelto insieme,” ripeté rigirando l’orecchino tra le dita.
“Non è detto che vi rincontriate.”
Questa era una paura che non avevano Xie Lian e Hua Cheng, non gli era neanche passato per la testa che non potesse esistere una vita in cui i loro destini non si incontrassero e intrecciassero.
“Lo faremo e vivremo ognuna delle nostre vite insieme.”
“Non puoi averne la certezza, tu non– Perché non far reincarnare solo lui? Lo ritroveresti sempre e stareste insieme.”
Ma la risposta la sapeva già He Xuan. Facendo in quel modo avrebbe causato a Xie Lian un senso di tristezza, malinconia, come se potesse ricordare principalmente e con più forza le cose negative. Il punto era che una volta rientrato nel circolo della reincarnazione non si sarebbe dovuto ricordare delle tue vite passate se non qualche senso di dejà vu ogni tanto, qualche sogno vago. Se avesse fatto come faceva He Xuan avrebbe causato le stesse sensazioni che aveva Shi Qingxuan. Una sorta di condanna.
He Xuan era egoista.
Ma gli si poteva davvero dare torto? Lui non avrebbe avuto la certezza di Xie Lian e Hua Cheng. I loro destini non erano intrecciati, non erano l’uno l’amore insormontabile ed eterno dell’altro. Erano uno la rovina dell’altro. Non poteva però stargli lontano. Non totalmente.
Durante una delle vite di Shi Qingxuan si era voluto punire così tanto da dire di chiamarsi Ming Yi, senza mai mostrare il suo vero corpo. Rinchiuso in quella prima e fatale bugia.
“Potrai controllare da solo se ci rincontreremo, potrai anche farmi una visita.”
He Xuan strinse con forza i denti.
“Potrò anche prenderti a calci, sarai così debole da banale umano.”
“Oh, non penso proprio che ci riusciresti. Sarò comunque più forte di te.”
“Come no, continua a sperare.”
“Sarai comunque in debito.”
A queste parole le labbra di He Xuan si incresparono appena, l’ombra di un sorriso.
“Sarò comunque in debito.”
“Staremo insieme per sempre Ming Yi?”
Sì.
“No.”
Uno sguardo tradito e una risata forzata per nascondere la stretta nel petto. Un senso di tradimento. Si morse il labbro con forza, mise da parte lo smalto nero che le stava mettendo per guardarla con le guance gonfie. Imbronciata.
Avevano scelto di uscire quella sera, andare in qualche locale a mangiare qualcosa, gentilmente offerto da Shi Qingxuan, come al solito. Prima di incamminarsi però avevano optato di prepararsi insieme e dopo essersi truccate in maniera totalmente opposta, una sembrava una fatina mentre l’altra dava l’impressione di poterti distruggere con uno sguardo, He Xuan si era ritrovata con l’altra che l’aveva supplicata di metterle lo smalto nero insistendo che le unghie le erano cresciute e doveva fare una nuova passata.
Shi Qingxuan adorava occuparsi di lei, darle tutte le sue attenzioni. Spesso la definiva soffocante. He Xuan però bramava ogni attimo di quell’attenzione, così famelica di essere l’unica persona che notasse. Si perdeva in lei.
“Jiejie è proprio crudele con questa umile ragazzina. Dirò a Xie Lian di dire a Hua Cheng di prenderti a calci,” disse girando la testa prima la testa dall’altra parte, poi il corpo per enfatizzare, stringendo le braccia sul petto.
Glielo avrebbe lasciato fare, nel caso. Ora era più forte, non avrebbe trovato nessuna difficoltà nel battere nessuno di loro se ne avesse avuto bisogno, cosa molto improbabile, neanche Xie Lian che un tempo era stato il dio più forte di tutti.
“Sei sicura di voler rimanere per sempre con me?” chiese abbassando lo sguardo, consapevole che qualsiasi cosa rispondesse Shi Qingxuan non sapeva realmente come stessero le cose.
Nascondere la verità era come mentire. Il loro intero rapporto era basato su una bugia.
“Certo, che domande. Senza di me moriresti di fame, chi ti darebbe da mangiare come faccio io? Non puoi trovare qualcuno migliore, sai? Quindi vedi di essere più gentile,” le muoveva l’indice davanti alla faccia a ogni parola, mentre l’altra mano era appoggiata sul proprio fianco.
Sorrise contenta notando che non la stava contraddicendo. Si stiracchiò e subito le si appoggiò contro con la testa contro il suo petto, ridacchiando entusiasta per aver vinto quel piccolo dibattito. Non avrebbe accettato un no. Aveva i suoi metodi infallibili per farla cedere in fin dei conti.
“Ming-jie, sei troppo insicura! Secondo me ti fai troppi problemi, dovresti fidarti di più di me. Di noi.”
He Xuan le accarezzò i capelli delicatamente, senza proferire parola. Le baciò le dita con gentilezza, scendendo poi sul polso con le labbra, lasciando una scia di baci. Shi Qingxuan respirò pesantemente, socchiudendo gli occhi.
“Così non vale, Ming-jie! Così proprio non vale, mi distraggo e poi mi dimentico cosa stessi dicendo, non voglio che tu sia convinta che noi due–”
“Silenzio,” disse con sicurezza, un piccolo comando, alzando gli occhi verso di lei, guardandola con attenzione.
Si zittì subito arrossendo, mordendosi il labbro inferiore, lasciando sfuggire una piccola risata imbarazzata. La guardava timidamente, mordicchiandosi le labbra, sapendo cosa sarebbe successo a quel punto. Le piaceva quando la sua Ming-jie prendeva il comando.
He Xuan inclinò la testa tirandola con forza contro di sé, facendola sedere sulle sue gambe, a cavalcioni. Si leccò le labbra, lentamente, senza distogliere lo sguardo e l’accarezzò fino ad arrivare alla sua schiena, sfiorando la seta della maglietta, la sua spina dorsale. Shi Qingxuan rise nuovamente, sempre in imbarazzo e ansimò appena, chiamandola a bassa voce. Cercò di mettersi più comoda, posizionandosi meglio sulle sue gambe e avvicinò il viso a quello di He Xuan. La baciò inizialmente con timidezza, nonostante ormai l’avessero fatto infinite volte, conoscendosi alla perfezione. Il bacio ben presto divenne più passionale, l’una alla ricerca dell’altra.
Non c’era versione di Shi Qingxuan che He Xuan non desiderasse, non volesse per sé. Ma allo stesso tempo poteva rinunciare alla parte fisica del loro rapporto senza che fosse una perdita, non era quello il fulcro. Non avrebbe mai superato un limite imposto da Shi Qingxuan, era successo qualche volta che la parte carnale venisse completamente messa da parte nel corso delle sue tante vite. He Xuan lo aveva accettato, gli era andato bene senza che fosse un problema. Avrebbe sempre e comunque accettato Shi Qingxuan, in qualsiasi sua forma, con qualsiasi sua richiesta. Per quello che era, che avesse un corpo maschile o femminile, che si sentisse entrambe le cose o nessuna. Che cercasse o meno del contatto fisico. Che sentisse di non poterlo amare, non in maniera romantica. Voleva solo essere presente e importante.
Le dita di Shi Qingxuan tra i capelli di He Xuan, ora sciolti e non più legati in una coda alta e stretta. Continuarono a baciarsi fino a quando Shi Qingxuan non si ritrovò stesa nel letto, lo smalto ormai dimenticato da qualche parte, solo per un secondò sperò almeno di averlo chiuso prima di occuparsi di altro.
He Xuan si leccò le labbra inumidendole prima di baciarle il collo, dandole qualche morso per sentirla gemere sotto di lei, una mano a contatto con la pelle della sua schiena, accarezzandola. Spostandosi sul suo petto, così lentamente da offuscare la mente di Shi Qingxuan e farla ansimare come a dirle di darsi una mossa, e finalmente stringendola con esperienza. Sapendo perfettamente cosa piacesse all’altra. Non erano sempre le stesse cose a incuriosire Shi Qingxuan o fare in modo che gemesse di piacere, che urlasse, ma aveva così tanta esperienza con quel corpo che ormai capiva immediatamente di cosa avesse bisogno.
“Ming-jie!” inarcò la schiena spingendo il petto contro la sua mano. “Ming Yi–”
He Xuan.
Avrebbe dovuto dire He Xuan ma era stata lei a scegliere di darle quel nome, dire di chiamarsi in quel modo. Sentiva di dover essere punita quella volta. Di dover ricordare cosa avesse fatto ogni volta che veniva chiamata.
Quando entrambe si tolsero i vestiti passarono qualche secondo a guardarsi, catturando completamente la visuale che avevano davanti agli occhi. He Xuan non era l’unica a pensare che Shi Qingxuan fosse di una bellezza da togliere il fiato perché anche lei spesso si perdeva a guardarla senza neanche vergognarsene e quando veniva beccata a guardarla sorrideva dolce, con le guance un po’ rosse e le scappava sempre una risata felice piena di amore.
La sensazione di essere amato in quel modo, guardato come se fosse qualcosa di prezioso, così importante da essere il centro del piccolo e personale mondo di qualcuno di così buono e ingenuo. Di una persona che rendeva facile sentirsi felice. Una persona come Shi Qingxuan.
“Sono così fortunata ad averti, He Xuan.”
Sgranò gli occhi guardandola, il labbro tremò e trattenne un respiro che in verità neanche c’era. Non poteva aver chiamato il suo vero nome, non poteva sapere. Doveva averlo immaginato, il suo cervello aveva per forza dovuto fargli uno scherzo crudele. Convinto di dover soffrire e crogiolarsi in una punizione autoinflitta. Un sussurro crudele vicino all’orecchio per ricordargli che c’era stata una volta in cui aveva torturato Shi Qingxuan e gli aveva fatto supplicare di ucciderlo. Quello sguardo impresso nel suo cervello più di quanto lo fosse la fame che aveva dovuto patire nella sua prima vita.
“Cosa hai detto?” chiese in maniera quasi impercettibile, persa.
“Ho detto, e secondo me vuoi solo risentirlo, che sono molto fortunata ad averti, Ming Yi. E aggiungo che sei proprio bellissima, sai?”
He Xuan deglutì a fatica, cercando di riprendersi, guardando il sorriso dolce dell’altra. Chiuse gli occhi e l’abbracciò, appoggiandosi su di lei, stringendola con forza con entrambe le braccia. Ora lei con la testa appoggiata sul petto nudo di Shi Qingxuan, in cerca di affetto. Calore. Forse di assoluzione.
“Oh.”
Sentì delle mani accarezzarle ancora una volta i capelli, con una delicatezza quasi commovente. Il petto su cui teneva la testa appoggiata si alzava e abbassava con ritmo regolare. Solo dopo qualche minuto alzò lo sguardo e si scontrò con lo smeraldo degli occhi della persona che amava che la guardavano con pazienza e una devozione che non meritava.
“Staremo insieme per sempre,” affermò He Xuan alla domanda che era stata posta all’inizio.
“Lo so, lo sapevo già,” ricevette un sorriso che quasi le fece offuscare lo sguardo, aveva riscoperto il significato di piangere con Shi Qingxua. “Mi piace sentirlo dire anche da te, ci metti sempre tanto ad ammettere le cose! Ormai ti conosco anche se fai l’indifferente,” la zittì appoggiando le dita sulle sue labbra, facendole schiudere lievemente.
Iniziò poi a strusciare la testa contro il suo petto, la mano scese fino a stringerle nuovamente il seno, giocando con il capezzolo fino a farlo diventare duro. Come sottofondo dei piccoli ansimi, una richiesta silenziosa di approfondire quel contatto e non la fece aspettare, andando a baciare e mordere uno dei punti più sensibili del morbido corpo di Shi Qingxuan.
Pelle contro pelle, strusciandosi con desiderio l’una contro l’altra, pronte per una lunga nottata di passione da condividere.
“Non usciamo ma ti prego, lascia che finisca di metterti lo smalto dopo, una volta finito, mi da troppo fastidio sapere che non è sistemato su tutte le dita,” una risata prima di circondarle le spalle con le proprie braccia e tirarla di nuovo contro per baciarla.
“Se riuscirai ancora a ragionare dopo.”
“Ming-jie!!”
Una risata divertita che divenne presto un gemito mentre una mano si spostava veloce in mezzo alle sue gambe.
He Xuan gli aveva detto tutto qualche giorno prima, aveva ammesso una verità che non era mai stata pronunciata davanti a lui. E così aveva ricordato ogni cosa. Ogni sua vita. Il peso che provava He Xuan era finalmente stato condiviso ma per le spalle di Shi Qingxuan era troppo. Si parlava di secoli, di così tante reincarnazioni. Di così tanti ricordi che erano sia dolci che amari.
Era solo un uomo di trentanove anni che magari si definiva un pochino sopra la media, parecchio esuberante e sempre col sorriso, fin troppo rumoroso. Pieno di vita ed estremamente carino ma alla fine era solo una persona. Un granello di sabbia nel mare. Nell’infinito del tempo e dello spazio non erano forse tutti uguali? Era solo un essere umano e la realtà con cui aveva sbattuto contro la faccia era troppo grande per lui.
Almeno ora capiva la natura di alcuni suoi sentimenti, di tutte quelle volte che sentiva di non comprendere qualcosa di fondamentale e quel senso di oppressione e malinconia senza spiegazione. Tutte quelle volte che avrebbe solo voluto stringersi le gambe al petto e chiudere gli occhi.
Era svenuto, svegliandosi con una emicrania che ci aveva messo giorni ad affievolirsi. Era quasi sembrato un incubo, uno scherzo poco divertente. He Xuan, il suo He Xuan, aveva sopportato così tanto per troppo tempo. Da solo. Il solo pensiero gli veniva da piangere.
Il suo He Xuan non meritava tutto quel dolore, non lo aveva mai meritato, neanche nella sua prima vita. Suo fratello, che amava così tanto e che lo aveva sempre protetto, gli aveva rubato ogni cosa per aiutarlo. He Xuan aveva sofferto al suo posto, giorno dopo giorno fino alla sua morte. Non lo reputava colpevole della scelta che aveva fatto, lo capiva. La vendetta che all’epoca bramava era giustificata, l’odio che provava nei confronti di suo fratello non era un mistero per lui. Avrebbe dovuto odiare anche lui.
Era una situazione così complicata e si chiedeva come avesse fatto il suo He Xuan. Per quale ragione gli stesse ancora vicino. Non si era stancato di lui? Non ne aveva abbastanza? Ormai doveva conoscerlo così tanto da trovarlo noioso. Come poteva avere ancora il desiderio di passare un altro giorno con lui? Quanto amore aveva ancora da dargli?
He Xuan gli aveva detto che quello era il suo posto, che ne aveva bisogno. Come se fosse egoista a voler stare con lui.
Non riusciva a capacitarsene Shi Qingxuan. Essere amato in quel modo. Essere cercato e voluto ogni volta. Un sentimento così assoluto. Si sentiva davvero speciale. Ma non voleva che He Xuan continuasse a portarsi tutti quei ricordi, tutto quel dolore e specialmente quel senso di colpa che lo consumava. Non se lo meritava. In quella terribile storia ormai non importava chi avesse fatto cosa. Ognuno di loro aveva pagato in qualche modo, il debito di ognuno era stato saldato. Il fato non poteva avercela così tanto con loro.
Strinse al petto il suo ventaglio. Aveva sempre sentito che fosse estremamente prezioso, da curare con attenzione. Persino quella prima volta era tornato da lui, aiutandolo. Solo per un attimo per poi sparire nuovamente dalla sua vita. Era morto nella povertà, con Xie Lian come amico ma comunque da solo. Pensando che He Xuan Odiasse anche lui e godesse della sua caduta. Gli aveva fatto male. Anche all’epoca Shi Qingxuan si era innamorato di Ming Yi, della maschera ma anche del volto che si nascondeva sotto.
Aveva pensato che lo odiasse e che quello che avevano passato insieme fosse solo una enorme bugia, un inganno dove il suo cuore veniva preso e frantumato in mille pezzi per vendetta. Tutti i baci che si erano dati, le carezze date mentre nessuno guardava, i momenti di intimità che sarebbero stati solo loro.
“Penso che sia arrivato il momento He Xuan.”
“No.”
La risposta immediata. Cercò il suo sguardo ma l’altro continuava a guardare davanti a sé, ignorandolo. Così cocciuto. Così duro all’esterno. Ma ormai lo conosceva bene, sapeva cosa pensava, cosa desiderasse, cosa voleva senza neanche chiederlo.
Era convinto che fossero anime gemelle. Era una certezza la sua. Non in una vita ma sempre, in qualsiasi universo.
“Non sei stanco He Xuan?”
Una domanda che gli era già stata posta molti anni prima da un altro fantasma. Non che lui potesse saperlo questo. Sentì un sospiro tremolante e vide finalmente lo sguardo ambrato del suo He Xuan. Gli sorrise dolcemente.
Lo sguardo dell’altro era una risposta più che ovvia.
Sì, sono stanco. Non di te, mai di te, ma sono stanco.
“Hai così poca fiducia in noi che pensi che non ci rincontreremo mai più? Pensi che sia così facile liberarti di me? Dovresti conoscermi ormai, He Xuan.”
He Xuan. He Xuan. He Xuan.
Avrebbe ripetuto all’infinto il suo nome. Il suo vero nome.
Sentì dei passi avvicinarsi, aveva abbassato lo sguardo per un attimo, rialzandolo la figura maestosa dell’altro lo guardava. Gli prese la mano e si chinò appena baciandogli le nocche. Era uno dei suoi ti amo, lo era sempre stato. C’erano così tanti ti amo silenziosi, detti coi gesti. Gli ricordava costantemente che lo amava, che era completamente suo.
“Io penso che sia arrivato il momento, He Xuan.”
Il fantasma gli si inginocchiò davanti e appoggiò la testa sulle sue gambe, chiudendo gli occhi.
“Questa vita la passeremo entrambi con tutti i ricordi e quella dopo sarà un nostro primo incontro.”
Era una promessa quella.
Ora capiva Hua Cheng. Come al solito aveva compreso molto prima di He Xuan.
Lo spaventava scegliere di reincarnarsi, non per la paura di morire ma perché aveva sempre pensato che lui e Shi Qingxuan non avrebbero più avuto modo di conoscersi ed era una perdita troppo grande. Dimenticare tutto sarebbe stato facile ma non poteva rischiare. Si era aggrappato con tutte le forze a quell’unica persona. Dimenticare poteva anche andare bene ma col rischio di non conoscerlo? Senza neanche sapere cosa sarebbe mancato nella sua vita? Inconcepibile.
Aveva visto che Hua Cheng e Xie Lian si erano ritrovati, ogni volta. Il filo rosso li aveva portati l’uno dall’altro e sarebbe stato per sempre così.
Quello di He Xuan e Shi Qingxuan era un amore al livello di quello di Hua Cheng e Xie Lian?
Non avrebbe saputo la risposta ma aveva deciso di fidarsi e fare quel salto nel vuoto. Non sapeva cosa gli riservasse il futuro ma si fidava di Shi Qingxuan. Il destino doveva essere per forza benevolo nei loro confronti, dopo tutto quello che aveva fatto. Aveva ripagato la sua colpa, aveva dimostrato di poter meritare di stare insieme a lui. Di essere anche loro due anime gemelle, di poter far dono della felicità all’altro. Felicità che arrivava sempre così spontanea, con piccoli gesti. Con un sorriso o uno sguardo. Un bacio o una carezza. Nella semplicità di un abbraccio.
Shi Qingxuan era invecchiato felice, senza più quel senso di malinconia addosso. Con la sua tipica spensieratezza, un animo come il vento il suo, che non era mai cambiato.
I primi tempi erano stati più difficili, dovendosi abituare alla consapevolezza, dovendosi fermare un attimo per adattarsi da parte di entrambi. He Xuan pensava che sarebbe stato diverso una volta scoperta la verità e in un primo momento lo aveva pensato anche Shi Qingxuan ma la vita insieme era semplice.
Erano stati altri trentasette anni insieme. Godendosi ogni attimo insieme. Avevano adottato una bambina che era cresciuta con loro, con un carattere simile a quello di Shi Qingxuan e mettevano sempre He Xuan alle strette insieme. Una famiglia a cui non mancava niente, unita.
Era stata una vita di cui non aveva niente da lamentarsi. Il senso di colpa si era affievolito fino a sparire piano piano. Era stato così impegnato a vivere che si era dimenticato di quella morsa al petto che si portava dietro da secoli. Essere un marito, un padre, gli aveva occupato ogni secondo della sua esistenza. Avevano conosciuto i loro nipoti. L’abbraccio caldo di una famiglia completamente sua era una delle altre cose che aveva riscoperto.
Quando Shi Qingxuan era morto in una mano stringeva il suo ventaglio e nell’altra la mano di He Xuan.
Nonostante il desiderio di seguirlo immediatamente, fare quel salto nel vuoto pieno di fiducia, aveva deciso di stare un altro po’ di tempo con sua figlia. Continuando a vedere che donna diventava ogni giorno. Crescendo, sbocciando nonostante fosse grande. Era come Shi Qingxuan. Era più tranquillo sapendo di lasciare quel mondo con un pezzo del suo Shi Qingxuan ancora vivo.
Un sorriso nel volto quando aveva distrutto le proprie ceneri e l’oscurità lo aveva circondato.
Un bambino dai capelli neri era seduto per terra, giocando distrattamente con l’orlo dei pantaloni ignorando gli altri bambini che correvano attorno mentre giocavano urlando con gioia. Erano troppo rumorosi, troppo fastidiosi. Non gli piaceva troppo passare il tempo lì ma i suoi genitori lo portavano lo stesso nella speranza che si facesse dei nuovi amichetti.
“Vuoi giocare con me?”
Alzò la testa per ritrovarsi a guardare due occhi color smeraldo luminosi e pieni di vita. Di cose belle aveva detto una vocina innocente nella sua testa. Era un pensiero stupido. Quel bambino sembrava stupido. Non capiva perché gli si fosse avvicinato quando palesemente non voleva giocare con gli altri. Voleva tornare a casa per fare merenda e finire i suoi compiti, era un bambino molto diligente.
“Come ti chiami?” insistette l’altro sedendosi vicino a lui con un piccolo tonfo, continuando a sorridere.
“He Xuan,” rispose con l’impressione che non sarebbe stato lasciato in pace.
“Io sono Shi Qingxuan. Vuoi diventare mio amico?”
La domanda lo prese alla sprovvista, guardandolo con la fronte corrucciata. Perché voleva diventare suo amico questo Shi Qingxuan? Perché non lo aveva lasciato in pace appena aveva visto che non voleva giocare? Aprì la bocca e la richiuse prendendosi un momento per decidere.
Aveva un bel sorriso. Gli ricordava qualcosa anche se non sapeva dire con certezza cosa. Era un sorriso bello come dei biscotti appena preparati con la mamma e il papà. Era quella la sensazione.
Forse He Xuan poteva averlo un amico. Avrebbero potuto fare merenda insieme.
Annuì e si alzò porgendogli la mano per presentarlo ai suoi genitori. La manina di Shi Qingxuan lo strinse subito alzandosi per seguirlo. Una piccola risatina lasciò le sue labbra mentre quelle di He Xuan erano rivolte all’insù in un enorme sorriso.
