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Italiano
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Published:
2021-12-28
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Di Natali felici e istanti perfetti

Summary:

Anita e Dante si frequentano da un po' e pensano che passare le vacanze di Natale a casa Balestra insieme ai loro figli Manuel e Simone possa essere un'ottima idea

o in altre parole

maglioni natalizi brutti e regali inaspettati

Work Text:

“Buon Natale Manuel” sussurra Simone lasciandogli un bacio leggero sulle labbra.

“Lasciami dormire ancora un po’ Simo’” borbotta Manuel fingendosi infastidito. In realtà essere svegliato in questo modo potrebbe diventare la sua personale definizione di felicità, anche se non riuscirebbe mai ad ammetterlo ad alta voce.

“Ma dobbiamo aprire i regali!” esclama Simone elettrizzato. Il Natale era stata la sua festa preferita da piccolo, quando i genitori stavano ancora insieme e Jacopo era tra loro. Svegliarsi la mattina e scartare i regali insieme per lui era magico. Poi le cose avevano cominciato ad andare male e nulla era stato più come prima. Sua madre piangeva spesso e suo padre cercava rifugio tra le braccia di altre donne. Quell’anno però tutto è diverso, ogni cosa sembra essersi aggiustata, ogni ferita ricucita con cura, ogni vuoto riempito con infinito amore. Simone è felice, forse per la prima volta dopo tanto, troppo tempo. Non poteva non esserlo con Manuel sdraiato accanto a lui.

“Quanti anni c’hai, due?” lo prende in giro il maggiore. Questo probabilmente è il lato di Simone che più gli piace, la capacità di sorprendersi anche e soprattutto per le piccole cose, proprio come un bambino. Lo vede sbuffare e lanciargli un occhiataccia, per poi incrociare offeso le braccia al petto. Manuel prontamente si sporge verso di lui per sciogliere quel groviglio di braccia e infilarcisi in mezzo, ottenendo senza troppi sforzi l’abbraccio desiderato. Lui non era mai stato così sdolcinato, anzi, odiava quelle coppiette che stavano sempre appiccicate. Con Simone però è diverso. Da quando ha scoperto quanto caldi sono i suoi abbracci  e dolci i suoi baci non è più riuscito a farne a meno. In passato lo aveva fatto soffrire e stare molto male, ferendolo con delle parole che ora non si sognerebbe mai di ripetere. Aveva cercato in tutti i modi di ignorare quella parte di sé, negandosi di riflesso anche tutta questa felicità.

Non è stato facile e a volte ad oggi ancora non lo è. Quando sono soli, senza nessuno che possa vederli, si lascia andare totalmente, al punto che inizialmente persino Simone si stupisce. b Quando sono in mezzo alla gente invece non riesce nemmeno a toccarlo perché la paura di cosa possano pensare gli altri lo immobilizza. Questa cosa che c’è fra di loro, tra alti e bassi, va avanti ormai da mesi, di nascosto da tutti. Forse qualcuno lo ha intuito, ma Manuel non è pronto a farlo sapere al mondo intero e Simone vuole dargli tutto il tempo di cui ha bisogno.

Un rumore di passi sulle scale interrompe l’idillio creatosi in quella stanza. Simone spalanca gli occhi e si tira su sui gomiti, spostando in malo modo Manuel dal suo petto.

“Torna nel tuo letto, veloce” dice spingendolo lontano da lui prima che il maggiore possa ribattere. Manuel finisce sull'altro materasso, posizionato appena di fianco, quello che in realtà sarebbe dovuto essere il suo sin dall’inizio. Si infila di fretta sotto le coperte seguendo l’ordine di Simone, ma è così stordito dal sonno che non riesce a capire bene cosa stia succedendo.

“Sta venendo mio padre a svegliarci” fa in tempo a spiegare sottovoce il minore in risposta alla confusione di Manuel, proprio prima che Dante apra di qualche centimetro la porta per verificare se stiano ancora dormendo oppure no. Anche Anita fa capolino dietro di lui con una tazza di caffè tra le mani.

“Buongiorno ragazzi vedo che siete già svegli” dice il padre di Simone appoggiandosi allo stipite della porta.

“Buongiorno professo’ ” risponde Manuel e tutti scoppiano a ridere. C’è questo modo di scherzare, di prendersi in giro tra di loro da quando Dante e sua madre si sono fidanzati ed è diventata ormai una piacevole abitudine.

Simone invece risponde semplicemente con un movimento del capo, troppo concentrato a tentare di regolarizzare i battiti accelerati del suo cuore che sembra stia per uscirgli dal petto. Dante e Anita non sanno, o meglio, forse immaginano, ma il discorso non è mai stato affrontato e per adesso a loro va bene così. Se non si fossero svegliati in tempo, li avrebbero probabilmente trovati abbracciati tra le coperte e non sarebbe stato sicuramente il modo migliore di scoprirlo.

“Noi siamo giù a fare colazione, vi aspettiamo!” dice Anita e i ragazzi rispondono con un cenno di assenso. La donna tira per un braccio Dante, che finalmente distoglie l’attenzione dai due per posarla su di lei e darle un bacio.

“Si, va bene, va bene però queste cose potete farle anche in cucina no?” li interrompe Simone simulando un fastidio che in realtà non esiste. È davvero contento che suo padre abbia trovato una stabilità con la madre di Manuel.

“D’accordo, d’accordo, adesso andiamo giù, ci vediamo dopo” risponde Dante scatenando di nuovo l’ilarità generale. La felicità che si respira tra quelle pareti sembra quasi irreale dopo quello che hanno passato, ma finalmente tutti sorridono e nessuno piange più.

Una volta richiusa la porta e sentiti i genitori scendere di nuovo le scale, Simone tira un sospiro di sollievo. Percepisce Manuel infilarsi di nuovo nel suo letto passandogli le braccia attorno ai fianchi per stringerlo come prima che venissero interrotti.

“Secondo me lo sanno” esordisce Simone, sicuro di aver scorto negli occhi di suo padre uno sguardo indagatore diverso dal solito, più consapevole. Li ha scrutati alla ricerca di qualche particolare segno e il minore spera siano stati abbastanza bravi da non far trasparire nulla.

“Secondo me no” obietta Manuel dopo qualche minuto di silenzio.

“Non hai visto come mi guardava mio padre? Sicuramente sospetta qualcosa” ribatte Simone pensieroso. Nemmeno loro sono certi di cosa siano, figurarsi provare a spiegarlo a qualcun altro, se quel qualcuno sono i loro genitori, che per giunta stanno insieme. Sarebbe stata una tragedia.

“A cosa dire ci penseremo quando e se lo scopriranno” lo tranquillizza Manuel notando la fronte corrucciata di Simone intento a fissare il soffitto. È perso nei suoi pensieri, come spesso accade, e il maggiore ha imparato a riconoscere quell‘esatta espressione. Si sta preoccupando per qualcosa che ancora non è successo e questo Manuel non riesce proprio a capirlo. Lui è sempre stato uno che affronta le situazioni solo quando ci sbatte la faccia e non ha via di uscita. È stato così anche con Simone. I sentimenti che prova per lui gli hanno tirato uno schiaffo così forte che non ha più potuto ignorarli e alla fine lo hanno condotto fino a qui.

Simone annuisce distrattamente in risposta e fa per alzarsi, ma Manuel, ancora aggrappato a lui, lo trattiene a letto.

“Ancora cinque minuti” lo supplica.

“No, dobbiamo scendere, è tardi” replica Simone guardando la sveglia sul comodino, che segna ormai le dieci. Manuel però non ha intenzione di mollare e infatti lo riporta di nuovo giù tra le coperte e gli sfiora le labbra, sapendo benissimo che Simone cederà, permettendogli di prendersi quei cinque minuti extra da trascorrere interamente baciandosi. È sicuro che nemmeno a Simone dispiacerebbe.

Come previsto quest’ultimo perde completamente il controllo e gli concede tutto il tempo che vuole, anche una vita intera. Ha trascorso così tanto tempo ad immaginare quei baci che adesso non ne ha mai abbastanza. Le labbra di Manuel premute sulle sue e il suo sapore in bocca sono una dipendenza da cui non riuscirebbe mai a disintossicarsi. Solo quando la mano del più grande finisce tra i suoi ricci trova, nemmeno lui capisce dove, la forza per staccarsi e mettere distanza tra di loro. Sanno entrambi come finirà se non si fermano in questo momento.

“Che palle che sei Simo’” esclama l’altro e riluttante lo lascia andare. Simone si alza e recupera la sua maglietta finita sul pavimento durante la notte appena trascorsa. Raccoglie anche i vestiti di Manuel e glieli lancia in faccia per evitare che si addormenti di nuovo.

“Ao ma quand’è che sei diventato così stronzo?” gli chiede l’altro levandosi la maglia dal viso e iniziando a rivestirsi.

“Da quando passo troppo tempo con te” spiega Simone.

“Allora dovresti starmi lontano” ribatte Manuel e gli si avvicina per poi alzarsi leggermente sulle punte dei piedi e lasciargli l’ennesimo bacio sulle labbra.

“Ma che hai oggi?” domanda subito dopo Simone, guardandolo dritto negli occhi. Ha imparato a conoscere quel suo lato dolce, che è venuto a galla piano piano e inaspettatamente, ma quella mattina sembra particolarmente incline alle smancerie e il minore non riesce a spiegarsi il motivo.

“Niente, perché?” chiede il maggiore girandosi e incamminandosi verso la porta. Non riuscirebbe a reggere lo sguardo di Simone. Niente, sono solo felice vorrebbe dire. “Andiamo?” sollecita l’altro con la mano già sulla maniglia della porta e Simone annuisce.

Manuel non capisce perché non riesce a dirgli quanto lo renda felice. Quando è a tanto così dal pronunciare quelle parole si blocca e si rimangia tutto. Perché dirlo ad alta voce lo renderebbe dannatamente reale e spaventoso. Il suo baricentro si è spostato e ora l’equilibrio di Manuel dipende completamente da Simone. Sente di potersi appoggiare a lui in ogni momento. Anche quando non se lo era meritato lo aveva sorretto e fatto sentire al sicuro, facendogli capire che aveva qualcuno su cui poter sempre contare. Manuel allora non aveva avuto più paura di mostrarsi vulnerabile, di abbassare la guardia e farsi vedere così com’è, in ogni senso possibile. Ha capito che quelle spalle larghe si sarebbero fatte carico del peso del mondo intero solo per lui.

“Eccoli finalmente, buongiorno eh” li accoglie in cucina la madre di Manuel che versa loro del caffè una volta seduti al tavolo. “Buon Natale” aggiunge poi lasciando una carezza tra i capelli di entrambi prima di tornare a sedersi accanto a Dante.

Le luci dell’albero di Natale in salotto, il senso di calore che si respirava in quella casa, le chiacchiere mattutine inframezzate da tante, tantissime risate. Questo è quello di cui ha bisogno Simone e ciò che gli è mancato da morire, e che, sebbene non lo ammetta, è mancato anche a Manuel. Ogni tanto si scambiano qualche occhiata e il maggiore rimane incantato a guardare il sorriso sincero sul volto dell’altro. A volte si ferma qualche secondo a riflettere su come sia possibile che uno come Simone tra tanti abbia visto e scelto proprio lui, che è un completo disastro.

“Beh ma adesso è ora dei regali!” esclama elettrizzato Simone alzandosi di scatto. Tutti i presenti si voltano verso di lui scambiandosi degli sguardi divertiti, soprattutto Manuel, che ricorda ancora il modo in cui è stato svegliato quella mattina. Ecco, questo è uno di quei momenti in cui vorrebbe avvicinarsi, prendergli il volto tra le mani e posare le labbra sulle sue. Ma non lo può fare, quindi risparmia quei baci, li custodisce, per restituirli uno ad uno non appena rimarranno soli.

Si spostano sul divano in salotto, Simone prende i regali impacchettati e riposti sotto l’albero che hanno addobbato insieme la sera prima. Manuel aveva trascorso la serata sbuffando e fingendosi troppo cresciuto per la magia del Natale, ma in realtà si era divertito da matti mentre Simone tirava palline e gli appoggiava attorno al collo le lucine colorate. Riflettendoci, sembrano quasi una famiglia, o qualcosa che ci si avvicina moltissimo.

Non serve un grande osservatore per capire che tra di loro c’è più di quello che sono disposti ad ammettere e un genitore questo lo percepisce. Anita lo ha capito ormai da un po’, grazie al modo in cui gli occhi di Manuel brillano e da come la rabbia che lo ha sempre contraddistinto ora è sparita, placata dalla dolcezza delle carezze che Simone riserva solo a lui.

Simone regala a Manuel un orrendo maglione natalizio e solo dopo scopre che anche il maggiore gli ha comprato la stessa identica cosa. Hanno trascorso tutti i giorni precedenti alle vacanze prendendosi in giro e minacciando  di acquistare per l’altro quello più brutto che avessero trovato. Il fatto che entrambi abbiano mantenuto la parola li fa ridere fino a perdere il fiato.

“Forse è ora di iniziare a preparare il pranzo, tra poco arriva tua madre no?” chiede ad un certo punto Anita a Dante e lui scatta in piedi, come se si fosse ricordato solo ora di quel dettaglio. Si dirigono tutti verso la cucina per dare una mano alla prima che arrivi Virginia.

Trascorrono l’intero pomeriggio insieme, come una vera famiglia. Poi arriva la sera e, dopo aver guardato un film stretti sul divano, Manuel e Simone si scambiano uno sguardo eloquente.

“Noi andiamo su” annuncia Simone dando voce anche ai pensieri dell’altro.

“Va bene ragazzi, buonanotte allora… e buon Natale” risponde Dante. Una volta salutati i rispettivi genitori i ragazzi salgono le scale e si spostano verso la stanza del minore.

“Mio dio questo maglione è davvero orrendo” esclama Simone togliendoselo di dosso e appoggiandolo sulla sedie della scrivania.

“Lo so, l’ho preso per questo” ribatte Manuel ridendo. “Ma non è l’unico regalo che t’ho preso” aggiunge e l’altro assume una espressione confusa.

“In che senso?” chiede.

“Simo’ ma come in che senso, t’ho preso ‘n altro regalo, non c’è molto da capire di ‘sta frase” lo prende in giro il maggiore.

“Ti ho preso anche io un altro regalo” confessa Simone dopo qualche secondo, trattenendo a stento una risata. Le possibilità che questa cosa potesse succedere erano veramente basse, eppure loro erano riusciti a farsi la stessa identica sorpresa senza nemmeno mettersi d’accordo.

Manuel e Simone si guardano. Sono seduti sopra le coperte a gambe incrociate, uno davanti all’altro, con le ginocchia che quasi si toccano.

“Apri il mio” dice Manuel.

“No, prima il mio” lo contraddice Simone con un sorrisetto di sfida.

“Te devi sta’ attento che stai a tirà troppo la corda Simo’ ” gli risponde l’altro dandogli una leggera spinta prima di alzarsi e prendere il pacchetto più piccolo. Si risiede e lo se passa tra le mani tastandone i bordi, cercando di capire di cosa si tratti ancora prima di scartarlo.

“Se vuoi sapere cos’è ti basta aprirlo” gli suggerisce Simone dopo qualche minuto e si becca l’ennesima occhiataccia della giornata. Manuel scioglie lentamente il fiocco che circonda il regalo e poi finalmente lo apre.

Questo amore, Jacques Prevert.

Un sorriso spunta sul volto di Manuel senza che se ne accorga. Lo ha scelto perché sa quanto lui ami leggere poesie ed è anche capitato che qualche volta gliene recitasse alcune delle sue preferite a memoria, incapace di rifiutarsi di fronte all’insistenza di Simone. Dire ti amo tramite un libro di poesie d’amore è proprio una cosa che Manuel si aspetta da uno come Simone.

Il più piccolo non riesce a smettere di guardare il sorriso sul volto di Manuel e i suoi occhi che si erano illuminati mentre osserva il libro e lo sfoglia distrattamente. Chissà che pensieri girano in quella testa complicata. Simone se lo chiede molto spesso, sin dal primo giorno in cui ha incrociato il suo sguardo a scuola. Al tempo non riusciva a leggerlo, a volte non lo capiva, ed è proprio questo che lo aveva attratto verso di lui ogni giorno di più. Provare a comprendere quella mente incasinata era una cosa che lo affascinava.

“Grazie, è davvero bellissimo Simo” riesce solo a dire Manuel prima di appoggiargli una mano sulla guancia e sporgersi per lasciargli un veloce bacio sulle labbra. Spera che in quel modo l’altro capisca quanto ha apprezzato quel pensiero, visto che non riesce ad esprimerlo a parole.

“Adesso però tocca a te” dice il più grande dopo aver messo una mano sul petto dell’altro per allontanarlo da quel bacio che stava diventando ancora una volta un po’ troppo lungo.

Simone recupera il pacchetto e se lo appoggia sulle gambe. Lo osserva con le sopracciglia aggrottate e un’espressione divertita.

"Cosa vuoi ao, me so impegnato" dice Manuel fingendosi risentito da quel giudizio implicito. Ok, forse non si era impegnato poi così tanto, ma dopo il primo tentativo di incartarlo in modo vagamente presentabile si è irritato e ha chiuso il pacco in modo approssimativo, appiccicandoci sopra un fiocco nel tentativo di rimediare all'orrore combinato.

”Si si, certo, immagino" risponde Simone cercando di trattenere una fragorosa risata. Strappa la carta senza troppa cura, tanto ormai è già un disastro, e si trova davanti una scatola di cartone con un coperchio. Lo solleva e quello che vede lo lascia senza fiato.

Un dinosauro giocattolo.

Il cuore di Manuel batte fortissimo, così tanto che teme che Simone possa sentirlo.

Ha trovato quel giocattolo solo poche settimane prima mentre lui e sua madre stavano sistemando il ripostiglio. Manuel si ricorda vagamente che fosse uno dei suoi preferiti da piccolo, ma nulla di più, così Anita gli racconta di come gli era stato regalato dal padre di un bambino che aveva condiviso con lui una stanzetta d'ospedale quando aveva solo 4 anni. Quel bambino si chiamava Jacopo ed era il gemello di Simone. Quella storia ormai la conoscono bene entrambi, i loro genitori si sono premurati di confessare loro tutta la verità quasi sei mesi prima. Ritrovare quel dinosauro però era stata una scoperta, sia per Manuel che ha così percepito un legame inspiegabile con Simone, ma anche per Anita a cui riaffiorano ricordi che pensava di avere dimenticato.

Manuel ha pensato che sarebbe stato corretto restituirlo a Simone, aspettando il momento giusto. Eccolo lì l’istante perfetto, la sera di Natale, sul letto con lui, soli.

Simone fissa quel gioco e gli occhi gli si riempiono di lacrime. I ricordi riemergono piano piano, risalgono in superficie con una lentezza estenuante, ma quando lo raggiungono lo colpiscono con forza. Sente un dolore all'altezza dello stomaco, una strana malinconia che non lo abbandona. Quello è uno dei suoi giocattoli, suo e di suo fratello. E ce lo aveva Manuel. Non è stato difficile fare il collegamento.

"Mi' madre m'ha detto che con quello ce giocavo insieme a Jacopo all'ospedale e poi tu' padre l'ha regalato a me" spiega Manuel con un filo di preoccupazione nella voce “pensavo fosse giusto ridartelo” aggiunge. Ha paura di dire qualcosa di sbagliato, teme che Simone in quel momento non abbia voglia di sentire alcuna parola, viste le lacrime silenziose che gli rigano le guance.

Simone prende il dinosauro e se lo rigira tra le mani osservandolo attentamente. Quella è una parte di suo fratello che in qualche modo sta ritornando da lui, quella di cui Manuel senza saperlo si è preso cura per tutto questo tempo. Le emozioni che pervadono Simone sono talmente forti che l'unica cosa che riesce a fare è buttarsi fra le braccia di Manuel. La scatola finisce a terra con un tonfo, ma a nessuno dei due importa. Manuel lo accoglie in un abbraccio, cercando di restituirgli tutto il calore e il senso di protezione che solitamente è Simone a fargli provare. Gli accarezza i capelli e lascia ogni tanto dei baci leggeri sulla guancia e sul collo.

"Grazie" lo sente mormorare con la testa nascosta nell'incavo del suo collo, dove si è rifugiato nel frattempo.

"Non me devi ringrazia', era tuo mica me lo potevo tenè" risponde Manuel e sente Simone ridere. Il suono più bello che Manuel abbia mai ascoltato.

"Il mio libro in confronto è un regalo di merda, avrei dovuto impegnarmi un po' di più"

"Ma che cazzo dici Simo', è il regalo più bello che m’abbiano mai fatto"

Uno strano modo per dirsi ti amo, però era il loro.