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Null'altro che perdite

Summary:

Tutti sapevano che era impossibile ricreare un biocomponente.

 

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A failed attempt to do some character study.
I hope you'll still like it tho.

Notes:

I tried doing little character study, but I probably failed :')

Even if I'm no good writer, I'll continue posting stories about these two because of my desperation for them.
Sorry ╮(. ❛ ᴗ ❛.)╭

Work Text:

Probabilmente quella non era stata un'idea saggia, ma Bumblebee davvero non avrebbe potuto fare altrimenti.
Era un soldato, un ricognitore, ma era anche un amico, un compagno, un guardiano e un amante.
Troppo dipendeva da lui, troppo per ignorare quello a cui ritrovare in poco tempo il suo t-cog avrebbe portato.

Così aveva attivato il ponte terrestre, consapevole di star violando un ordine un'altra volta, consapevole di star facendo un torto a Ratchet, che si era preso cura di lui con tanta attenzione, e sapendo perfettamente di non poter fallire.

Quindi come aveva fatto a rovinare tutto?

Come aveva potuto lasciare che il prezioso t-cog venisse distrutto?

Ci aveva provato, davvero; spinto dalla disperazione, dal senso di colpa, dalla vergogna.
La perdita, di nuovo, lo tormentava.
Prima il sistema vocale, ora il t-cog.

Pezzo dopo pezzo, smontato.

Poteva sopportare di non sentire mai più la sua stessa voce, sopportare le barriere linguistiche, i limiti e l'incomprensione che si era ritrovato così bruscamente davanti e tutto intorno.
Per fortuna Raphael lo capiva, non sapeva bene come o chi ringraziare per questo.

Ma poi era accaduto di nuovo, aveva sentito di nuovo la privazione e questa volta di qualcosa di molto più importante di una voce.

Pezzo, per pezzo, dopo pezzo-

Non poteva, assolutamente non poteva perdere un'altra parte di sé, non quando essa lo disabilitava in questo modo.
Non potersi trasformare: addio corse, addio inseguimenti, addio mobilità in battaglia-- Addio...Raphael.
Quale utilità avrebbe avuto per il suo piccolo amico umano se non poteva farlo divertire con un giro in macchina o difenderlo in combattimento?

Umiliato, disarmato, inutile, quindi un peso.

Un peso, una preoccupazione, un fastidio, quindi di troppo.

Questi i pensieri che gli affollavano i circuiti mentre fissava con orbite sgranate il pezzo, il suo t-cog, annerito e ancora fumante davanti a lui.

Voleva colpire Starscream e piangere contemporaneamente.

Serrò i pugni un paio di volte, ma, anche quando sentì il decepticon trasformarsi e prendere il volo, non trovò in sé la forza di seguirlo.

Il mondo si fece silenzioso attorno a lui, la notte aveva steso un velo pietoso sul magazzino e sul suo patetico tentativo di dimostrare che--
Cosa voleva dimostrare?
Che poteva farcela senza la sua velocità, che anche disabilitato poteva fare la differenza, che poteva aiutare la sua squadra in ogni condizione.

Alla fine non aveva dimostrato nulla, solo di essere inaffidabile e di non saper rispettare le regole.

Sentì la sua spark tremare quando la realizzazione lo colpì.
Come sarebbe potuto tornare alla base adesso?
Come avrebbe potuto dire ad Optimus che aveva deciso di ignorare quell'unica e semplice regola-- "Non lasciare la base, Bumblebee. È per la tua sicurezza" --solo per distruggere definitivamente il suo t-cog ed eliminare così qualsiasi possibilità di riaverlo indietro?

Ma poi, in effetti, era davvero necessario tornare alla base?
Ormai non era più un guerriero e non poteva più essere un guardiano.
Aveva visto e ricordava perfettamente, impresso nella sua memoria come una cicatrice bollente, il modo in cui le espressioni dei suoi amici si erano fatte gravi quando avevano sentito della sua condizione, piene di preoccupazione per lui e sicuramente per la prospettiva di un futuro di battaglie senza di lui.
E Ratchet, che aveva fatto così tanto per lui, che viveva nel senso di colpa quando da lui non meritava altro che gratitudine; non avrebbe mai potuto accettare un trapianto, non da lui.
Ma quello che gli aveva fatto più male era stato vedere Optimus, le sue spalle più incurvate, il telaio gravato da un ennesimo peso, l'espressione prima sconvolta, poi persa e poi subito di nuovo seria.
Il Prime aveva quindi poggiato una mano sulla sua spalla, dandole una stretta rassicurante.
Eppure, quando, lontano dagli occhi degli altri, lo aveva tirato a sé e stretto contro il suo petto in un abbraccio soffocante, Bumblebee poteva giurare di aver sentito un leggero tremolio nelle braccia dell'altro.

Tutti sapevano che era impossibile ricreare un biocomponente.

Aveva ricambiato l'abbraccio, stringendosi attorno al suo leader e compagno, e si era maledetto internamente per la sua stupidità, la sua impotenza e l'aver aggiunto, seppur involontariamente, un altro peso al carico che Optimus Prime già portava sulle sue spalle.

Per questo aveva creduto di doversela cavare da solo.
Quando sarebbero stati felici e sollevati i suoi amici quando lo avessero visto di nuovo in perfetta forma!

Invece se ne stava lì, immobile davanti ad rottame bruciato, distrutto.
Quel t-cog era ormai solamente ferraglia, un inutile ammasso di metallo, come lui del resto.

Vergognandosi, si alzò in piedi lentamente.
Uscì dal magazzino e guardò per un momento la luna.
Il suo cerchio perfetto splendeva nel cielo, pieno e completo come lui non era più.
Gli mancava sempre qualcosa.
Quasi rise per l'intera situazione.

Abbassò lo sguardo sulla foresta a poche decine di metri da lui.

Cosa poteva attenderlo là fuori senza né t-cog né supporto di alcun tipo?
Probabilmente nulla di buono.

Cosa poteva attenderlo alla base?
La sofferenza sua e quella degli altri.

Forse era egoista, forse avrebbe dovuto chiedere agli altri, salutare Raphael, ma era stanco e ferito, dentro e fuori.

Era perso, scoraggiato e tormentato dai sensi di colpa.

Era innamorato.

Non voleva farlo soffrire, non voleva pesare su Optimus, non di nuovo.

Quasi non se ne accorse quando fece un passo verso la foresta.