Chapter Text
La lezione di trasfigurazione era stata una vera sofferenza. Non tanto per l’argomento di studio che stavano affrontando, quanto per il continuo brusio di risatine di sottofondo. Sirius Black sembrava non avere niente di meglio da fare quel giorno che disturbare o fare qualche ironico e simpatico commento e battuta. Aveva finito alla perfezione l’esercizio che dovevano provare e forse era questo che lo rendeva così soddisfatto e sicuro di poter fare il burlone perfino con la professoressa.
Quel che sorprendeva e infastidiva non poco diversi studenti in classe, era che la McGonagall sembrava non voler prendere nessun provvedimento in proposito.
A fine lezione, quando tutti si alzarono per andare a quella successiva, la McGonagall si sedette alla sua cattedra e “Black, sono costretta a trattenerti qualche minuto.”
Sirius si bloccò guardando gli amici che si erano fermati davanti alla porta dell’aula ad aspettarlo.
Piton li osservò serio mentre si attardava a prendere libri e bacchetta, non aveva nessuna voglia di passare in mezzo a loro per uscire.
“Potter, Lupin, Minus, sono assolutamente certa che Black saprà sostenere una conversazione con me senza voi tre a fissarci. Andate o farete tardi alla vostra prossima lezione.” Disse loro la professoressa.
Minus si avvicinò a Lupin, il quale uscì subito dalla classe, anche se con una leggera preoccupazione sul volto, e Potter si allontanò solo ad un secondo invito dello sguardo severo della McGonagall. Piton si concesse un sorrisetto soddisfatto mentre finalmente andava anche lui alla porta.
“Piton, tu rimani con me e Black per qualche minuto.”
Piton si paralizzò, si girò con aria confusa. “Ma professoressa, non arriverò in tempo alla lezione…”
“Se non mi interromperete, nessuno dei due farà tardi da Lumacorno, Piton.”
Sirius lo guardò con un sorrisetto divertito, ma appena la McGonagall pronunciò di nuovo il suo cognome, impallidì leggermente, cercando di mantenere una certa serietà dalla quale non trapelasse la sua preoccupazione.
“Ora, Black, oggi sei stato un elemento di disturbo non poco fastidioso. Sei senz’altro un ragazzo simpatico, ma non gradisco che tu lo sia così tanto durante le mie lezioni.”
“Mi scusi, professoressa McGonagall.” Mormorò cercando di non incrociare lo sguardo della donna.
“Ho deciso di lasciare a te la libertà di capire quando stavi esagerando, e con disappunto ho notato che non ti sei dato un limite. Quindi capirai che ti aspetta una punizione.”
Per quanto Piton non capisse perché era stato costretto a rimanere in aula, non gli dispiaceva affatto vedere l’espressione di Sirius Black in quel momento. Si stava godendo ogni singola parola della McGonagall con profonda soddisfazione, anche se sul suo volto non si mostrava alcun cambiamento di umore.
“Ora Piton, è qui che ho bisogno della tua più totale collaborazione. Ho deciso di assegnare a Black una settimana di punizione che consisterà nel ricevere ripetizioni da uno studente. Ho pensato a te.”
Sirius sgranò gli occhi visibilmente sorpreso, spostò lo sguardo dalla professoressa a Piton, soffermandosi con odio su quest’ultimo.
“A me? Professoressa…” rispose con tono deciso. “Per cosa mi state punendo?”
Sirius tornò a guardare la professoressa, annuendo. La McGonagall sorrise leggermente.
“Al contrario, Piton, non ti sto punendo. Ti considero uno studente brillante, e per questo l’unico che possa davvero essere utile all’apprendimento di Black.”
Piton guardò con disprezzo Sirius, che ricambiava con uno sguardo addirittura più indignato.
“Professoressa McGonagall, io-.”
“Silenzio Black. Saranno dati 70 punti a serpeverde per la tua collaborazione, Piton. Ovviamente non sei costretto e proporrò la cosa allo studente di qualche altra casa.”
Piton rifletté davvero velocemente. La tentazione di rifiutare di essere chiuso in un’aula da solo con Black per diverse ore della settimana era davvero forte, ma già immaginava le parole del prefetto della sua casa se avesse saputo, e lo avrebbe saputo, che aveva rifiutato 70 punti facili ai serpeverde.
“Va bene professoressa, può contare su di me.” Disse comunque con profondo disappunto. “Posso andare?”
“A fine lezione, per una settimana, Black, Piton, potete usare la mia aula per le ripetizioni. Almeno un’ora al giorno prima di cena. Mi aspetto la massima serietà da entrambi. Potete andare.”
Piton schizzò fuori dall’aula, mentre Sirius esitava, nervoso.
“Professoressa, io mi oppongo, non ho nessun bisogno di ripetizioni, vado bene in trasfigurazione e non ho mai fallito l’esame!”
“Lo so bene, Black, non posso lamentarmi dei tuoi risultati nella mia materia. Ma conoscendo le tue valutazioni, sono certa che troverai qualche materia in cui farti aiutare da Piton.”
“Io non ho nessuna intenzione di-.”
“5 punti in meno a grifondoro per la tua arroganza, Black.” Esclamò con aria contrariata. Alla McGonagall non piaceva togliere punti alla sua casa.
Sirius ammutolì uscendo dall’aula e corse nel corridoio più veloce che poteva per recuperare lo stacco che gli aveva dato Piton. Lo vide scendere le scale in fretta, e guardarsi alle spalle. Ovvio che si aspettava che lo avrebbe rincorso, pensò Sirius. Lo riuscì ad afferrare per il colletto poco prima della porta dell’aula di Lumacorno, e lo sbattè contro alla parete, trovandosi la bacchetta di Piton premuta contro al mento.
“Lasciami, Black.”
“Ne parlerò perfino con Silente, se necessario pivellus, non credere che sarò io a farti guadagnare 70 punti!”
“Fai quello che vuoi, Black, tanto meglio per me!”
“Non tirare troppo la corda, sono già abbastanza irritato dalla tua faccia da-.”
“Non è certo a causa mia se ti sei comportato da coglione per tutta la lezione e ti sei preso una punizione!”
Sussultarono e Black mise improvvisamente un braccio intorno alle spalle del compagno, mostrando un sorriso a mille denti al professor Lumacorno che si era affacciato dall’aula in quel momento.
“Faccia da culo.” Pensò Piton afferrandolo al polso e cercando di togliersi quel braccio di dosso.
“Scusi Professore, io e Piton stavamo discutendo di una punizione della professoressa McGonagall che dovremo scontare insieme.”
Lumacorno sembrò sorpreso. “Sei stato punito, Piton? Per cosa?”
“La professoressa McGonagall ha chiesto la mia collaborazione per dare ripetizioni a Black, professore. Non sono stato punito, io.”
“Oh, beh, gli faranno senz’altro bene. Entrate in aula, siete in ritardo.”
Sirius lasciò andare Piton e si guardarono con sdegno, poi si divisero. Black raggiunse i suoi amici mentre Piton andava in fondo alla classe da un compagno serpeverde.
“Cosa è successo?” sussurrò James.
“La McGonagall mi ha dato una settimana di punizione.”
“Prevedibile, dato che ti sei comportato come un coglione.” Esclamò sempre in un sussurro Lupin.
Sirius lo guardò momentaneamente sorpreso.
“Silenzio.” Tuonò Lumacorno facendo zittire l’intera classe.
Sirius era nella sala comune della sua casa, James e Peter ai suoi fianchi, uno seduto e l’altro in piedi, e Lupin seduto sul braccio della poltrona dove era seduto lui stesso.
James gesticolava con aria arrabbiata, muovendosi avanti e indietro. “La McGonagall deve essere impazzita!” sbottò all’improvviso, come se fosse finalmente riuscito a mettere insieme le idee.
“Vero!? È quel che penso anche io! Non ho fatto una cosa così grave da meritarmi una punizione così assurda.”
“Di solito le punizioni si passano con i professori! Una settimana solo per aver scherzato un po’!”
Lupin li guardò serio, negando con la testa. “La McGonagall deve aver accumulato diversi episodi che avrebbe punito. Sirius era già stato ammonito in passato.”
“In fondo…” aggiunse timidamente Peter. “È solo una settimana…”
Sirius battè improvvisamente il pugno sul bracciolo della sua poltroncina, facendolo sobbalzare.
“Una settimana con Pivellus!” gli abbaiò in faccia. “Falla tu se ti sembra una cosa passabile!”
“Non potrai nemmeno allenarti con la squadra!” realizzò improvvisamente James. “Una settimana in meno e tra poco inizierà il torneo!”
Sirius mugolò ancora più frustrato, appoggiando la testa contro Lupin, ricevendo una carezzina affettuosa tra i capelli da quest’ultimo.
“Andiamo da Silente!” esclamò James. “Remus! Rem! Tu puoi andare a dirgli che è una ingiustizia! Silente ha chiaramente un debole per te.”
“È vero!!” esclamò esaltato Sirius. “A te ascolterà! Sei dalla mia parte, vero Moony??”
“Nemmeno per idea. Penso che tu te lo sia proprio meritato, a dire la verità.” Esclamò alzandosi in piedi. “Poteva andare mille volte peggio e lo sai. Hai bombardato la professoressa McGonagall con battute sui gatti! La. Professoressa. McGonagall!” scandì ogni parola. “Mi dispiace ragazzi, ma questa volta non possiamo farci nulla, se non volete rischiare di perdere dei punti. Sopporterai Piton per qualche giorno. Vieni Pete, ti aiuto con i compiti di incantesimi.”
Peter si alzò dalla poltrona seguendo subito Lupin, rivolgendo a James e Sirius uno sguardo che sembrava dire ‘scusatemi’.
“Beh… fantastico!” sbuffò Sirius. “Una settimana con Piton e Moony è arrabbiato con me. Ci manca solo che mia madre si faccia sentire!”
James si sedette di fronte a lui appoggiandogli le mani alle ginocchia e alzando l’indice per attirare la sua attenzione.
“Sirius ma è semplice! La McGonagall non avrà il tempo né il desiderio di starvi addosso giornalmente, ti basterà essere in quell’aula all’inizio e alla fine dell’orario. Nel resto del tempo farai quello che ti pare!”
“Certo, come se Piton potesse farsi i cazzi suoi in proposito. Glielo direbbe subito.”
“No invece, perché se la McGonagall scopre che non ti sta dando ripetizioni, lui non avrà i punti che gli sono stati promessi. E Severus ha meno voglia di noi di stare con te! Ci guadagniamo tutti.”
Sirius parve rifletterci, si toccò il mento fissando gli occhi scuri del migliore amico.
“Moony sarà furioso con me.”
“Forse, ma capirà, nemmeno lui vorrebbe passare tutto quel tempo con Pivellus. Ti perdona sempre.”
“Certo, sono adorabile, stronzetto!”
“Allora? Non è un’ottima idea?”
“Mettiamo il gatto nel sacco!”
“Sirius! Che idiota!” risero insieme.
La McGonagall li salutò dopo essere rimasta nell’aula con loro una decina di minuti, ed uscì chiudendo la porta.
Piton sospirò leggermente sedendosi ad uno dei banchi dopo aver appoggiato la sua borsa allo schienale della sedia. Sirius lasciò la sua a poca distanza, dopo aver preso delle cose dall’interno.
“Beh, ci vediamo tra un’ora, Pivellus!”
Severus lo guardò con solo un accenno di sorpresa negli occhi, Sirius, con un ghigno sul volto, appoggiò improvvisamente le mani una sul banco e una sullo schienale della sedia dove si era messo Piton, avvicinando il viso al suo.
“Perché ovviamente non dirai alla McGonagall che io non ero qui a studiare con te!”
Severus non sottrasse il suo sguardo nemmeno per un istante, profondamente serio in volto.
“Perché mai dovrei farlo? Sarebbe estremamente soddisfacente, Black, vederti affrontare una punizione seria, e niente di ciò che puoi minacciarmi in questo momento non avrebbe conseguenze su di te.” Esclamò alzandosi di scatto, facendo scostare Sirius, che voleva evitare di farsi toccare da Piton. Si osservarono gelidamente, entrambi non erano disposti a cedere e i loro sguardi erano pieni di odio. “Qualunque cosa mi succederà dopo che avrò detto che sei andato via, da parte tua o dei tuoi amichetti, basterà alla professoressa per capire che la vostra è stata una ripicca. Non ti sembro abbastanza al sicuro?”
Sirius si rese conto che se voleva vincere il confronto, era lui a dover cedere, anche se solo di un passo.
“Ti sto permettendo di ottenere 70 punti facili, senza che nessuno dei due debba sopportare la presenza dell’altro.”
Severus inarcò un sopracciglio, Sirius si allontanò da lui mettendo la mano sulla maniglia.
“Siamo intesi, quindi?”
Severus tornò a sedersi prendendo un libro dalla sua borsa. “Va a fare l’unica cosa che ti si addice, Black: niente. Ma se questa cosa verrà scoperta, non ti aspettare che ti copra.”
“Oh di certo non me lo aspetterei da uno schifoso viscido serpeverde come te.” Esclamò contrariato uscendo dall’aula.
Sirius atterrò con la scopa di fianco a James e entrambi guardarono l’ora. Avevano ancora più di venti minuti prima che Sirius dovesse tornare alla sua punizione.
“È stato difficile convincere Piton?”
“Pff, figurati, pensi davvero che mi possa far intimorire da quel viscido?” ridacchiarono insieme prima di sobbalzare, ripresi dalla voce severa di Lupin, che sventolava la mappa avvicinandosi a loro.
“Idioti!” esclamò, senza urlare, ma paralizzando entrambi gli amici per la sola intonazione. “Non solo state disobbedendo alla professoressa McGonagall, ma lo state facendo pure in modo stupido!” colpì al petto Sirius con la mappa. “Dovevo aspettarmelo da te, che non ti saresti nemmeno portato la mappa per controllare che nessuno entrasse nell’aula!”
Sirius sbiancò, non avevano minimamente pensato alla possibilità che la professoressa andasse a controllarli durante l’ora, avevano dato per scontato che ci sarebbe stata solo all’inizio e alla fine, dati i suoi impegni. Nella mappa il suo nome percorreva il corridoio verso l’aula dove all’interno era segnato il nome di Piton.
“Cazzo.” Sbottò ripartendo in volo, velocissimo. Poteva fare in tempo, aveva lasciato la finestra aperta nel corridoio, e per sua fortuna la trovò ancora così. Se correva abbastanza velocemente poteva intercettare la professoressa, inventarsi una scusa. Vide nella mappa che la McGonagall era già entrata nell’aula. Puntò la bacchetta contro la pergamena.
“Fatto il misfatto.” Esclamò per poi nasconderla in tasca e correre verso l’aula.
Si incontrò con la donna proprio mentre lei ne usciva, con volto tranquillo. “Oh Black.”
“Scusi professoressa! Io ero…ero solo…sono andato…” prese fiato cercando di riflettere sulla migliore tra le scuse che gli erano passate nella testa. Ma se era già stata in aula, Piton aveva già detto cosa era successo.
“Dove, Black?”
Si fissarono, la McGonagall si incupì all’improvviso osservandolo con estrema serietà e forse perfino del disappunto negli occhi. Si girò verso Piton, a Sirius sembrò allarmato per un momento.
“Devo forse intendere che Black non si era semplicemente allontanato per andare in bagno?”
Sirius guardò sorpreso la professoressa e poi Severus. Lo aveva coperto?
“Professoressa-.” Ma Piton non continuò, immaginando che sarebbe stato peggio cercare di coprire una bugia con un’altra.
“Stavate cercando di aggirare la mia punizione. Questo è un comportamento inaccettabile da entrambi, e sicuramente non me lo sarei mai aspettata.” Il suo sguardo si mosse su Sirius, poi su Severus. “Da nessuno di voi due. Inutile dirvi che mi avete delusa. Saranno tolti 50 punti a grifondoro, Black.”
Sirius arrossì di vergogna ulteriormente, era stato così stupido che non riusciva a credere di aver battuto la sua già tipica leggerezza.
“e Piton… per questa volta non saranno tolti punti a serpeverde, perché considererò questo tuo tentativo di ingannarmi come un gesto di lealtà verso un compagno. Tuttavia, ti aspetto nel mio ufficio per una punizione. Black, la tua invece è prolungata a due settimane, e due ore al giorno. Mi aspetto la massima serietà questa volta.” Si girò a guardare Piton. “Ovviamente, se vorrai occupartene per entrambe le settimane, i punti a serpeverde diventeranno 140.”
Quando la professoressa uscì dall’aula, entrambi gli studenti rimasero in silenzio, ancora ai posti in cui si erano presi il rimprovero. Solo pochi istanti dopo Piton scattò verso il banco sul quale evidentemente stava studiando da solo, buttò i libri nella sua borsa e se la mise su una spalla andando alla porta.
“Avevi detto che… avresti detto tutto.” Mormorò Sirius guardandolo. Piton appoggiò la mano alla porta, senza nemmeno girarsi.
“Avrei dovuto, a quanto pare. Ci vediamo domani, se ne avrai voglia. Altrimenti abbi la decenza di avere una scusa e riferirmela, dato che non sai nemmeno dire una cosa semplice come ‘ero in bagno’.” Concluse uscendo dall’aula.
Sirius deglutì leggermente pallido, abbassando lo sguardo.
Era sdraiato nel suo letto, nel dormitorio dei ragazzi. Si girò verso il letto dove già dormiva Remus, o meglio, dove gli dava le spalle evidentemente irritato dal suo comportamento. Sia lui, sia Lily, in qualità di prefetti, lo avevano sgridato tutta sera per la perdita dei punti e per l’atteggiamento avuto proprio con la McGonagall. Normalmente Sirius li avrebbe ignorati o alzando le spalle avrebbe cercato qualcosa di divertente per deviare quella conversazione, ma non riusciva ancora a superare il fatto che non potesse dare la colpa a Piton. Sarebbe stato facilissimo, gli avrebbero creduto tutti se avesse detto “Pivellus ha fatto la spia” “Pivellus ha inventato una cazzata approfittando di una mia breve assenza.”
Peter si sedette a bordo letto distogliendolo dai suoi pensieri. Sirius lo salutò annoiato con una mano.
“Sei stato proprio stupido.”
“Woah, grazie Pete, non me n’ero accorto.”
“Ma non sei stato tu, no? Scommetto che Piton ti ha fregato.” Aggiunse, James si sedette dall’altro lato.
“Infatti, nella mappa lo abbiamo visto, era nell’aula con la McGonagall, tu sei arrivato in pochissimo! Se non ha parlato, cosa le-.” James venne interrotto da Sirius.
“Le ha detto che ero andato in bagno… e so che è vero perché la McGonagall stessa ha detto così. non avrebbe motivo di coprire Piton, no?”
Peter e James si guardarono con sorpresa, poi il migliore amico si girò di nuovo verso Sirius.
“Beh ma… mi dispiace.” Gli disse sospirando. “Dovevamo portarci la mappa.”
“Va beh, mi divertirò comunque… sono chiuso due ore senza quidditch per due settimane… ma posso sempre renderle un inferno per Piton!”
James e Peter risero, poi Peter guardò verso il letto di Lupin. Sirius sbuffò incrociando di nuovo lo sguardo dell’amico.
“Domani ci faccio pace! È solo una cazzata, Remus me le perdona sempre.”
Remus non sembrava intenzionato a perdonarlo facilmente, anzi, con Lily, il secondo prefetto dei grifondoro di quell’anno, continuò la ramanzina della sera prima per tutti gli intervalli e perfino a pranzo. Alla fine della giornata lo accompagnarono addirittura fino all’aula della McGonagall per essere sicuri che almeno si sarebbe presentato alla punizione.
“Non ci fare perdere più punti, Black! Siamo terribilmente in difetto rispetto alle altre case. Quest’anno ci sono i G.U.F.O. come puoi essere così…così…irresponsabile!” esclamò Lily alterata.
“Datti una calmata, Evans, ce l’ho già una madre che mi ricorda che faccio schifo!”
“Oh certo, fare la vittima non mi addolcirà, Black!”
“Calmatevi ora.” Mormorò Remus. Lily sospirò borbottando delle scuse e si allontanò nel corridoio. “A dopo Sirius, per favore… usa la testa, ce l’hai!”
Sirius lo strinse alle spalle prima che potesse andarsene e appoggiò la testa sulla sua spalla.
“Remus… non essere arrabbiato con me! Lo so, mi sono comportato…da cani!”
Notò l’angolo della bocca di Remus incurvarsi in un sorriso trattenuto. Gli solleticò gentilmente il fianco con una mano.
“Come posso passare due ore con Piton sapendo che tu sei arrabbiato con me? Sarei concentrato solo su come inginocchiarmi ai tuoi piedi e urlarti OH REMUS, POTRAI MAI PERDON-.”
Remus rise brevemente, chiaramente divertito. “Basta! Basta Sirius! Sei stato un coglione.”
“Sì è vero.”
“E ammetti che lo sei stato in modo assurdamente stupido.”
“Sì è vero!”
“E sai che dovresti delle scuse a Piton.”
“Nnnh.” Mugugnò insofferente. Remus sospirò girandosi verso di lui.
“E va bene, fai come credi su questo punto. Ma… e va bene, non sono arrabbiato. Irritato, sì, arrabbiato no, ok?”
Sirius annuì, sicuramente Felpato avrebbe scodinzolato in quel momento, mentre Remus gli teneva le mani guardandolo negli occhi grigi. Le lasciò rimettendosi sulla spalla la sua borsa.
“Ora entra in quell’aula!”
“Ma Remus, te ne vuoi andare così?”
Tornò in fretta da lui, gli scoccò un bacio rapido sulla bocca e si allontanò. Si girò indicando di nuovo l’aula.
“Vai!”
Sirius ridacchiò entrando.
Era annoiato a morte. Voleva far rinunciare Piton, impedirgli di guadagnare i punti grazie a lui, rendergli quelle ore un inferno. Ma dopo i primi due giorni aveva capito che dentro quell’aula era praticamente impossibile. Quando gli lanciava frecciatine, anche piuttosto pungenti, Severus lo ignorava. Aveva iniziato a disturbarlo con gli scherzi comprati ad Hogsmeade, ma Severus li aveva ignorati. E addirittura aveva usato un incantesimo per impedirgli di lanciargli contro le cose, o far cadere i suoi libri, o il suo inchiostro, o spennare le sue piume.
E in quel momento, al terzo giorno di punizioni, guardava oziosamente Piton che faceva i suoi compiti, in un ostinato silenzio, senza girarsi verso di lui nemmeno un istante, come se quell’aula fosse stata creata solo per guardare Piton prepararsi adeguatamente alle lezioni.
“Sai…” esclamò all’improvviso Sirius. “I tuoi capelli sembrano addirittura più disgustosamente unti del solito, ora che te li stai facendo crescere.”
“Non sei tenuto a guardarli, nessuno ti ha ordinato di farlo.” Rispose Piton senza distogliere lo sguardo dalla sua pergamena e senza smettere di scrivere.
“Scommetto che è a causa di quelli che Lumacorno ti ha cacciato dal Luma club. Eri troppo osceno da avere tra i suoi pupilli.”
Questa volta Piton non rispose. Sirius sogghignò convinto di aver indovinato l’argomento giusto per tormentarlo.
“O forse eri troppo viscido perfino per un club di pomposi bastardi come il suo. O improvvisamente ha capito che non sei abile come sembra a lezione?”
Piton appoggiò la penna accuratamente, si girò verso Black, accavallò le gambe appoggiando le mani su un ginocchio.
“Che stai facendo?”
“Ti ascolto, Black. Così puoi portare a termine più velocemente la tua parlantina da noia e farmi tornare alle mie cose. Su, procedi.”
Sirius tornò a sdraiarsi sul banco sbuffando. Piton scosse la testa e tornò nella posizione precedente riprendendo la penna. Lo odiava. Lo odiava mortalmente. Non poteva permettersi di trattare lui, Sirius Black, in quel modo. Sogghignò tornando a mettersi seduto composto.
“La McGonagall non sarebbe felice di sapere che per tre giorni ti sei occupato dei tuoi compiti senza aiutarmi come da sua richiesta. Già immagino la sua espressione quando glielo dirò.”
“Procedi allora, Black. Sarà estremamente soddisfacente avere la consapevolezza che l’orgoglioso e virtuoso grifondoro Sirius Black ha fatto la spia, al contrario di me.”
Sirius lo guardò sorpreso, spalancò la bocca mentre scorgeva sul volto di Piton un ghigno soddisfatto.
“Tu lurida e viscida serpe…” sibilò, capendo solo in quel momento perché Piton si era comportato in modo così corretto.
“Black, ci sono due cose che possiamo fare a questo punto.” Esclamò Piton severamente. “Dato che io non voglio perdere i punti promessi, e tu non puoi davvero comportarti in maniera così bassa e rischiare una punizione peggiore al posto di questa, vero?”
“Peggiore… cosa potrebbe essere peggiore…” mormorò Sirius con poca convinzione.
“Prima possibilità: approfittiamo entrambi di queste ore per fare i nostri rispettivi compiti e ci ignoriamo. Seconda possibilità: accetti davvero il mio aiuto nello studio. Cosa a cui mi pare di intuire, non teniamo affatto.”
Sirius lo fissò con serietà, poi distolse lo sguardo prendendo un libro e della pergamena dalla sua borsa e mettendosi a lavorare per conto suo.
“Molto bene.” Esclamò Piton, imitandolo.
Sirius non era mai stato particolarmente bravo in pozioni. Certo stava sempre al limite della sufficienza, e da piccolo aveva anche fatto esplodere diversi calderoni. Molte pozioni gli erano riuscite male, ma nessuna sembrava solidamente disgustosa e avvelenata come quella di quell’ultima lezione della giornata. Il professor Lumacorno lo osservava con l’aria mortificata di chi è stato appena insultato. Scuoteva la testa e sospirava girando il mestolo nel calderone.
“Ecco vedete? Questo è esattamente ciò che non dovrebbe mai succedere con una pozione!” disse con tono falsamente dispiaciuto. “ed è incredibile che dopo 5 anni ancora sia possibile, Black, un errore tanto madornale.”
Sirius strinse i pugni sentendo l’irritazione montargli dentro. Avrebbe potuto rovesciare addosso a quello spocchioso bastardo l’intero contenuto del calderone, pensò. Magari riusciva anche a farlo sembrare un incidente.
“Sembra che il talento non visiti più di un fratello per volta in una stessa famiglia, Black.”
Sirius alzò lo sguardo di scatto sorpreso dall’improvvisa affermazione.
“Il problema è che non ti applichi. Non c’è nessun interessamento, nessun impegno da parte tua. Non mi sorprende che in famiglia-.”
“Non si deve permettere!” intervenne improvvisamente James, guardando severamente Lumacorno, che sussultò.
“Interessante comportamento, Potter, maleducato senz’altro.”
“Professor Lumacorno, trovo profondamente inappropriato parlare di questioni personali durante una lezione.” Esclamò Lily dall’altro lato dell’aula.
Lumacorno, che aveva molto a cuore Lily, non aggiunse altro e tornò alla cattedra per premiare la pozione migliore e concludere lì la lezione.
Sirius era svicolato via dagli amici appena le porte dell’aula si erano aperte. Non aveva voglia di parlare con loro in quel momento, lo avrebbe fatto più tardi, quando avrebbero ragionato su come fargliela pagare a Lumacorno. Avrebbe indossato il cazzo di mantello dell’invisibilità di James, avrebbe reso scivoloso ogni pavimento dove sarebbe passato Lumacorno fino a che il vecchio non si sarebbe rotto almeno una spalla. Era già una idea. Sarebbe stato dannatamente soddisfacente vederlo rompersi davanti a loro.
Mise la mano sulla maniglia dell’aula dove avrebbe dovuto fare le ripetizioni con Piton. Non ne aveva affatto voglia di dover stare nella stessa stanza con il compagno. Sbuffò appoggiando la testa contro la porta chiusa. Non lo aveva visto durante la lezione di pozioni, ma era sicuro che stava sghignazzando con qualche suo compare serpeverde mentre Lumacorno diceva quanto Regulus fosse bravo e lui no. Se solo avesse fatto pozioni valide come quelle di Piton, pensò all’improvviso, l’espressione di sconfitta sul volto di Lumacorno sarebbe stata una vera soddisfazione.
Entrò nella stanza con decisione lanciando la borsa sulla cattedra.
“Perché sei stato cacciato dal Luma club?” chiese all’improvviso.
Piton lo guardò serio, sospirò. “Inventati qualcosa, sei bravo a raccontare pettegolezzi.”
“No, voglio il vero motivo, Pivellus!”
“Che peccato che a me non interessi ciò che vuoi!”
Lo afferrò al colletto tirandolo verso di lui. “Non tirare troppo la corda, Piton, ho già avuto una pessima giornata.”
Piton gli premette la bacchetta contro alla guancia, Black estrasse velocemente la sua.
“Attento a quello che fai, Piton!”
“Se-.”
La porta si aprì all’improvviso, mentre la McGonagall entrava, Piton esclamò “Expelliarmus!” facendo sussultare Black, che lo lasciò perdendo la bacchetta.
“E questo è il modo corretto per pronunciare l’incantesimo di disarmo. È un incantesimo fondamentale in un duello, ma non determinante al suo successo. Accio bacchetta.”
La bacchetta di Sirius balzò in mano a Piton.
“Bel lavoro, Piton.” Esclamò la McGonagall con un sorriso. “Sono contenta abbiate preso le ripetizioni seriamente. Scusate l’interruzione, ho dimenticato delle cose nella cattedra.”
Piton e Sirius la guardarono mentre apriva il cassettino. Poi lei si alzò, salutò ed uscì dall’aula.
“Continua a controllarci a sorpresa quindi…” mormorò Sirius.
“Se volevi sapere del Lumaclub riguardo alla mia capacità con le pozioni, sappi che quest’ultima non dipende da un pomposo arrogante come il professor Lumacorno, dentro o fuori dal suo club, sono comunque capace di fare pozioni.”
Sirius lo guardò senza sorpresa, la cosa che più invidiava a Piton, e invidiava era la parola giusta anche se non lo avrebbe mai ammesso, era la sua capacità di collegare gli eventi alla perfezione. In breve, era davvero molto sagace.
“Hai detto che questo tempo possiamo usarlo per studiare da soli, o per delle vere ripetizioni. Devo vendicarmi di Lumacorno, Piton. Devo farlo imbarazzare, deve capire che una persona può migliorare.”
“Quindi hai bisogno di me.”
“Questa è una tua supposizione. Potrei farlo con Remus se non fossi bloccato due ore con te. È solo ciò che dovresti fare qui dentro.”
“Bene, iniziamo allora.”
“Restituiscimi la bacchetta.”
“Vingardium leviosa.” Esclamò facendo volare la bacchetta sopra un armadio piuttosto alto. “Prenditela.” Si sedette al banco sotto lo sguardo allibito di Sirius. “Bene, parliamo di ciò che hai sbagliato nella pozione di oggi.”
