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Fuga da casa

Summary:

Sirius, solo 5 anni, è stato gravemente offeso da una sgridata della madre e ha deciso di darsi alla fuga...

Notes:

(See the end of the work for notes.)

Work Text:

Sirius Black, 5 anni, non aveva la minima idea di quale fosse il motivo per cui sua madre Walburga gli stava urlando addosso da mezz’ora. Forse era perché aveva strappato buona parte della carta da parati del salone per puro e semplice divertimento e ora stava piangendo dicendo che era colpa di sua madre. O forse era semplicemente ingiusto e immotivato, e Sirius era convinto fosse questo.
“Sei cattiva!” le urlò tra le lacrime correndo alle scale per andare in camera sua.
“Oh non sai ancora quanto, Sirius!”
Walburga si passò le dita sulle tempie mugugnando frustrata mentre suo figlio sembrava urlare più forte solo per farsi sentire anche dal piano di sopra.
“Un giorno sarà l’erede più stimato dei Black, ci riempirà di orgoglio… Pazienza, Walburga, pazienza!” si ripeteva borbottando.
Sirius entrò nella sua camera ancora rosso e in lacrime, prese la sua copertina preferita iniziando a metterci i suoi giocattoli preferiti e i dolcetti che aveva comprato con sua mamma in gita a Hogsmeade il giorno prima. Annodò il fagotto nella sua piccola scopa ed uscì dalla camera tornando a urlare e piangere rumorosamente.
Phineas Nigellus, che casualmente era nel suo quadro a casa in quel momento, si mosse in uno dei ritratti nel corridoio con aria divertita.
“Ehi! Dove te ne vai, rospo?”
“Me ne vado! Non sono gradito qui!” urlò tirando su con il naso.
“Bello! E quando torni?”
“Non torno! Vivrò come un povero e guadagnerò le caramelle prevedendo il futuro alla gente!”
“Ah! Sai prevedere il futuro?” chiese vivacemente Phineas spostandosi in un altro quadro per seguire il nipotino. “E cosa prevedi ora?”
“Che mancherò a tutti!”
“Mi sa che non sei molto dotato.” Rispose ridendo sonoramente il trisavolo. “Perché non prendi dei soldi invece di vivere come un barbone da qualche parte?”
“Oh giusto…” esclamò Sirius appoggiando il fagotto alla parete. “Controllami il bagaglio!” disse entrando nello studio di suo padre.
“Come no, non ho niente da fare io.” Rise Phineas andandosene da quel quadro per tornare nel suo nell’ufficio di Orion.
Orion era seduto a leggere quando Sirius entrò nell’ufficio. Il bambino si asciugò le lacrime e ancora rosso come un pomodoro, strinse i piccoli pugni avanzando deciso verso la scrivania. Iniziò ad aprire i cassetti, inizialmente senza nemmeno essere notato da Orion. In realtà l’attenzione dell’uomo venne richiamata solo dalla risatina divertita di Phineas nel suo quadro.
“Mh? Ho qualcosa in faccia?” chiese toccandosi in viso.
“Una sottospecie di Doxie intorno più che altro.” Rispose l’avo sogghignando.
Orion guardò nella stanza e vide Sirius infilato per metà in un baule.
“Che stai facendo?”
Il bambino sobbalzò uscendone e guardando dritto negli occhi, uguali ai suoi, del padre. Prese fiato cercando di mostrarsi più grande e agguerrito di quanto fosse.
“Dove sono i soldi?” esclamò in un fiato.
Orion lo fissò inespressivo, poi si slacciò un sacchetto dalla cintura guardandoci dentro. Lo chiuse e lo lanciò al bambino.
“Dove vai?”
“Scappo da casa e tu non puoi fermarmi!” gli urlò Sirius, senza muoversi di un passo.
“Ok, buon viaggio.” Rispose il padre tornando al suo libro.
Sirius lo fissò solo un attimo poi tornò nel corridoio. “Beh è stato facile. Ehi! È il mio fagotto quello! Lascialo immediatamente!” urlò a Kreacher che aveva preso la piccola scopa per rimetterla in ordine.
“Sono desolato, padroncino, credevo…”
Sirius gliela strappò di mano mettendosela su una spalla e andando alle scale con andatura estremamente drammatica.
“Me ne vado, Kreacher! Non dovrai più mettere in ordine le mie cose! Non mi mancherai! E non puoi dire a nessuno dove andrò!”
“Dove andrete, padroncino?”
“Non lo so, ma non per questo puoi dirlo!”
Scese le scale mentre Kreacher alzava gli occhi al soffitto con espressione estremamente seccata.
Sirius corse alla porta di ingresso e appoggiò la mano sulla maniglia prima di notare che il suo fratellino, 3 anni, era seduto su uno sgabellino nel salottino dei bambini adiacente, che mangiava del purè di mele.
“Regulus! Fratellino mio!” urlò all’improvviso appoggiando di nuovo il suo fagotto e correndo dal bambino.
Il fratello si pulì delicatamente la bocca con un tovagliolino, appoggiando il cucchiaino nella ciotolina e girandosi a guardarlo, mentre Sirius gli appoggiava le manine sulle gambette cicciotte.
“Reggie! Me ne vado per sempre! Vuoi venire con me?”
“No.” Rispose immediatamente.
“Ti mancherò?”
“No.”
“Stronzo.” Esclamò Sirius afferrando le gambe dello sgabello e ribaltandolo con Regulus sopra. Afferrò la ciotolina del purè lanciandogliela addosso mentre Regulus urlava alzandosi.
Il maggiore dei Black corse alla porta urlando contro la madre di Kreacher perché stava andando a mettere in ordine il suo fagotto, e poco prima di uscire di casa venne preso in pieno sulla testa da una delle scarpine di Regulus.
Sirius la afferrò e chiuse la porta di casa. “Haha! Ti ho preso la scarpa! Hehehe!” scese i gradini saltellando e guardò il ricchissimo quartiere di Londra su cui si affacciava la sua casa. “Ci siamo! È stata una fuga difficile, ma ti sei conquistato la libertà! Nessuno ti urlerà più contro!” esclamò orgoglioso. Fece qualche passo guardando le case dei vicini, poi si fermò guardandosi alle spalle, senza vedere più casa sua. Gli si riempirono gli occhi di lacrime.
“Mi sono perso!” urlò disperato. Una coppietta nel cortile della casa dei vicini venne richiamata dal pianto e corse dal piccolo Sirius.
“Tesoro, va tutto bene?”
“Uugh babbani!” urlò ritraendosi e agitando la piccola scopa come se fosse una mazza.
“Come ci ha chiamato?” mormorò confuso l’uomo.
“Sirius! La mamma dice di tornare immediatamente a casa!” urlò Regulus a breve distanza sul marciapiede. “E non toccare i babbani, puzzano e ti attaccano i pidocchi!”
Sirius li guardò sorpreso per poi allontanarsi di corsa da loro raggiungendo il fratellino. “C’è mancato poco!”
I due Black si guardarono alle spalle vedendo che la coppia sembrava piuttosto confusa e allarmata. Si guardarono in faccia.
“Mi sei venuto a cercare! Allora vi sono mancato!”
“Sei stato fuori per soli 20 minuti. E ti sei perso la mamma che urlava con papà.”
“Oh no!” esclamò affranto.
Entrarono in casa chiudendosi la porta alle spalle, Walburga andò da loro furiosa. “Sirius Black III!” urlò. “La prossima volta che scappi di casa devi usare l’altra porta, quella che da sul mondo magico! Lavatelo immediatamente, chissà cosa ha toccato! E niente budino per lui!”
Sirius iniziò a piangere battendo i piedi. “Nooo! Il bagno no! Sei cattiva!”
Walburga sigillò con un incantesimo la porta in modo che nessuno dei suoi figli potesse aprirla, e, massaggiandosi le tempie, si ripeté tra sé. “Un giorno sarà l’orgoglio dei Black, pazienza, Walburga, pazienza!”

Notes:

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