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Ti presento una persona

Summary:

Le cose sembrano finalmente andare per il verso giusto per il giovane Severus: Sua madre è tornata nel mondo magico, ha ottenuto un lavoro, ha lasciato Tobias Piton... tuttavia, vuole già presentargli qualcuno di inaspettato...

Notes:

Per questa storia mi sono basata sull'headcanon che Eileen Prince sia in realtà Irma Pince, la bibliotecaria di Hogwarts, di cui trovate svariate elaborazioni su internet. Personalmente consiglio "Madame Pince: Is she really Eileen Prince?" che potete trovare su The.Leaky-Cauldron.org, essendo questa ampia, dettagliata e basata su molti passaggi nei libri.
Detto questo, ho voluto immaginare il contesto e i cambiamenti nella vita del giovane Severus.

Buona lettura

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

Piton era seduto in libreria con alcuni compagni Serpeverde. Stava studiando per conto suo in realtà, ma per qualche strano motivo i suoi ‘amici’ avevano deciso di sedersi con lui. Ogni tanto scambiavano qualche parola tra loro, si dicevano qualcosa su un compito, ma non lo coinvolgevano mai. ed era meglio così, Piton non voleva essere coinvolto.

Stava scrivendo con la sua minuscola e stretta calligrafia sul suo libro di pozioni, assorto nel suo lavoro, quando Avery sussurrò allarmato: “Madame Pince!”

Mulciber nascose il più in fretta possibile del cioccolato che stava sgranocchiando, Rosier pulì con la manica dell’inchiostro caduto sul tavolo e Avery ammutolì nascondendo il viso dietro ad un libro. La nuova bibliotecaria in pochi mesi dall’inizio della scuola si era già fatta temere da tutti per la sua severità. Piton chiuse in fretta il suo libro afferrando della pergamena e scrivendoci rapidamente qualcosa per far credere che stesse scrivendo su quella fin dal principio.

Madame Pince osservò con estrema serietà i tre compagni di Piton, poi estrasse la bacchetta all’improvviso.

“Cioccolata?! In biblioteca!?” sibilò furiosa. “E tocchi con quelle mani sporche un libro così antico?!”

Mulciber impallidì, lasciò il libro con un tonfo, cosa che fece solo infuriare di più la bibliotecaria, e scappò via di corsa inseguito da Avery e Rosier, scappando da dei falsi libri zannuti che volevano sbranarli. Piton ridacchiò, poi impallidì girandosi di scatto verso la bibliotecaria.

“Non ero con loro, non ho mangiato cioccolato.”

“Ho visto.” Rispose lei ancora guardando la porta di uscita dalla libreria con aria arrabbiata. Si girò verso di lui con aria severa. “Dobbiamo parlare, ti aspetto all’orario di chiusura della biblioteca. Non farti beccare.” Gli donò a quel punto un leggero sorriso e si allontanò.

Piton tornò a studiare pensieroso, non osando riaprire il libro sopra al quale aveva scritto. Lo aveva visto farlo? Aveva notato i suoi libri? Dopo che li aveva tenuti per tanti anni come se fossero nuovi, forse li teneva d’occhio ora che erano in mano di suo figlio?

“Impossibile, mamma è una discreta e non si impiccia…” pensò guardando di striscio la bibliotecaria, ovvero la nuova identità di sua madre. “Se fosse una che si fa gli affari miei, tutta la scuola ormai saprebbe che è mia madre, invece per tutti è Madame Pince.” Sorrise orgoglioso, sentendosi in piccola parte responsabile di quel cambiamento di cose.

 

Era tornato a casa per l’estate da solo una settimana. Sua madre sembrava addirittura più depressa e vuota del solito. Gli aveva a malapena chiesto come era stato il suo anno scolastico, come erano andate le valutazioni, se avesse compiti. Passava le giornate a pulire, cucinare, piangere e litigare con suo marito quando rientrava a casa, spesso ubriaco fradicio, dandole tutte le responsabilità riguardo alla sua vita di merda.

Piton, in 14 anni, ormai ne era abituato e senza nemmeno disfare i bagagli, aveva ripreso la sua routine estiva di uscire molto presto e rientrare molto tardi, passare l’intera giornata al parco, spesso con Lily, fare i compiti insieme.

Quel giorno aveva deciso di dare finalmente una sistemata al suo bagaglio, non svuotarlo non avrebbe fatto finire prima l’estate. Prese fuori un paio di fialette ancora piene di pozioni che aveva provato a fare e per le quali serviva molto tempo, tra cui una fialetta piena di liquido d’oro. Se ne era quasi dimenticato con la fine della scuola. Alzò lo sguardo al calendario notando che ormai si era riposata per i sei mesi previsti. Riguardò il quadernino dove aveva segnato tutti i passaggi che aveva fatto, ricontrollò il libro di pozioni avanzate che aveva preso dal nascondiglio nella cantina di sua madre, e riconfrontò i passaggi e l’aspetto descritto.

“Beh… sembra ben fatta.” Mormorò aprendola e bevendone un minuscolo sorso.

Si sentì immediatamente pieno di sicurezza, e positivo come non si era mai sentito prima. Richiuse la fialetta mettendola in tasca e andò con tranquillità nel salotto, doveva far vedere la sua pozione alla madre. Solitamente non lo avrebbe fatto, ma qualcosa gli diceva che era necessario.

“Mamma?” chiamò affacciandosi nel salotto. Eileen non si mosse minimamente, distratta. “Ehi mamma, ti va un tè?”

Non aspettò risposta, andò in cucina a preparare il tè. Fischiettava allegramente, infuse un tè che aveva comprato a Hogsmeade in due tazze e tornò in salotto appoggiandole sul tavolino.

“Guarda cos’ho fatto quest’anno a scuola.” Disse mentre Eileen sembrava scuotersi dal suo torpore con aria confusa, e fissava il tè nella tazza. Piton tirò fuori la felix felicis dalla tasca, porgendola alla madre. La donna la fissò un istante senza toccarla, poi alzò la mano esitante.

“Ma… è dorata…”

“Sì!”

La stappò portandosela al naso e la richiuse con aria sbalordita. “Questa è…”

“Felix Felicis. Sì. L’ho fatta io.” Arrossì ma non si fermò. “Ho dovuto prendere… in prestito… qualche ingrediente dall’aula di Lumacorno ma…”

“Severus!” esclamò la madre. “Ma questa è una pozione avanzata! Da… sesto… no… settimo anno! Alcuni non la sanno fare nemmeno da adulti!” Piton annuì orgoglioso bevendo il suo tè, la madre gli porse la fialetta.  “L’hai fatta tu!” esclamò con gli occhi lucidi dall’emozione. “Ho sempre saputo che sei un grande mago, ma anche un grande pozionista? Non ti ferma niente, tesoro mio…” mormorò rendendo Piton ancora più felice.

“Mamma, la puoi tenere tu.”

“Oh no, non potrei mai! L’hai fatta tu, e tu la devi usare! Ma per qualcosa di importante!” si raccomandò subito. “e non per barare agli esami, chiaro?”

“Certo mamma.” Piton realizzò di non dover insistere e riprese la sua fialetta. Eileen prese la sua tazza di tè portandosela alla bocca, sorrideva felice, quella conversazione le aveva forse ricordato quanto doveva essere orgogliosa di essere una strega e non farla sentire uno schifo per questo?

“Questo tè è buonissimo, Severus.”

“Mamma, andiamo a Diagon Alley.”

“Come? Ora? Ma cosa dici? Di solito vai da solo…”

“Voglio prendere un gelato con te. Magari possiamo guardare i negozi! L’ultima volta che sei venuta con me, quattro anni fa, abbiamo solo comprato ciò che serviva a me e Lily per la scuola.”

“Oh no Severus… tuo padre rincaserà presto e si arrabbierà a non trovarci a casa… e non sono certo… è da tanto che non vado a… non abbiamo comunque abbastanza soldi per comprarci qualcosa…”

“Do ripetizioni a scuola, mamma, offro io il gelato.” La proposta fece sorridere Eileen, che comunque negò con la testa. “Mamma… ti prego.”

La donna lo guardò sorpresa, osservò i piccoli occhi neri del figlio, lucidi e dolci in quel momento. Piton non aveva mai implorato nessuno. Nemmeno quando litigavano lei e Tobias talmente forte da farlo tremare in un angolo, o quando Tobias lo picchiava da bambino, non aveva mai implorato che la smettessero. Vederlo ora pregare per uscire con lei la faceva sentire piccola.

“Beh…. Beh… dovrò cambiarmi… pettinarmi… e anche tu, non possiamo certo andare a Diagon Alley così.” mormorò alzandosi dal divano.

Poco dopo erano entrambi pronti nel salotto di casa, Eileen si guardò intorno toccandosi la testa. Piton sentì di doverle porgere la bacchetta, dato che la madre non l’aveva più da anni, da quando Tobias l’aveva spezzata.

“Oh… grazie Severus.” La alzò. “Accio cappello!” esclamò e il suo cappello da strega gli volò incontro. Se lo mise sulla testa sistemandosi la veste e la mantellina estiva da viaggio. Guardò il figlio restituendogli la bacchetta. “Hai un bel vestito, lo hai comprato con i soldi che hai guadagnato?” chiese sorpresa.

“No, me lo ha regalato a natale Regulus Black. Penso mi consideri un suo amico, e mi fa piacere.”

“Black? Oh… è figlio di Orion? O di Cygnus?”

“Di Orion e Walburga Black.”

“Orion e… ma sono cugini…” mormorò impallidendo. Scosse le spalle porgendo il braccio al figlio. “Penso di non essere del tutto arrugginita, ti fidi di tua madre e della sua smaterializzazione?”

“Certo!” solo perché sotto l’effetto della felix felicis sapeva che non poteva succedergli nulla di male. Prese il braccio della madre e dopo l’orribile sensazione di aver viaggiato stretti in un tubo, si trovarono al paiolo magico a Londra. Eileen salutò Tom gentilmente e poi andò con suo figlio direttamente a Diagon Alley.

Si presero un gelato e poi camminarono un po’ insieme per il colorato e vivace quartiere magico. Eileen sembrava raggiante come mai prima, nemmeno quando al primo anno aveva accompagnato lì i bambini era sembrata così serena. Era come se per la prima volta dopo tanto tempo sentisse di non star sbagliando a essere lì. Piton si fermò all’improvviso davanti al negozio di articoli sportivi.

“Mamma, entriamo lì?”

“Uh? E perché? Vuoi entrare nella squadra di Quidditch?” ridacchiò. Piton impallidì negando con la testa.

“Fossi matto! Quelli si danno un sacco di botte. Però sono curioso, non sono mai entrato qui dentro.” Aveva l’impressione di doverci andare. Eileen annuì entrando nel negozio. Si guardarono un po’ intorno, Piton ne fu subito annoiato mentre Eileen osservò alcuni set di gobbiglie interessata.

“Oh wow, guarda che bei design…” mormorava mentre le analizzava con attenzione.

“Eileen?! Eileen Prince?!”

Piton sussultò riconoscendo la voce ella sua professoressa di trasfigurazione, si girò di scatto guardando la McGonagall e la Sproute avvicinarsi a sua madre.

“Professoressa McGonagall! Professoressa Sproute! Che sorpresa…” mormorò allegra stringendo le mani a entrambe le donne.

“Sono anni che non ti vedo qui intorno! Beh che non ti vedo affatto!” disse Minerva con un certo tono di rimprovero.

“È vero! Almeno da quanto ti sei sposata! A proposito, come va?” chiese socievole Pomona.

Eileen aveva ancora le mani tra le loro, si sentì bruciare gli occhi, abbassò lo sguardo. “B-beh…” balbettò con voce spezzata.

“Mamma?” intervenne Piton avvicinandosi a lei. Possibile che l’effetto della pozione fosse già finito? Salutò educatamente le sue professoresse, la Sproute lo guardò con sorpresa.

“Oh!! Non avevo proprio realizzato che fossi la madre di Piton! È bravo in erbologia, sai? Su alcune piante si dedica più che su altre, ma mantiene sempre un buon livello.”

“Perché non beviamo qualcosa insieme, Eileen?” chiese con sguardo acuto la McGonagall. "È sempre bello incontrare un proprio ex studente."

“Oh, sono qui con mio figlio, era… da un po’ che non uscivamo insieme quindi…”

“Non mi dispiace, mamma, intanto farò un giro, magari incontro qualche compagno.”

Eileen sorrise accarezzandolo sulla testa, gli promise di andare con lui in un negozio che gli sarebbe piaciuto più tardi, e uscì con le sue vecchie compagne di scuola.

Piton ebbe un bel pomeriggio per conto suo a Diagon Alley, e sua madre, quando finì di parlare con le sue vecchie amiche, lo portò da Magie Sinister.

Prima di tornare a casa, Piton bevve un altro sorso di fortuna liquida per evitare che Tobias si arrabbiasse con loro. E funzionò, quando arrivarono, lui non era ancora rientrato e non intuì nemmeno lontanamente che fossero usciti di casa.

Non seppe com’era andato quell’incontro tra la madre e le professoresse fino al primo di settembre, quando, alla cena dello smistamento, Albus Silente presentò la nuova bibliotecaria, Irma Pince, che Piton riconobbe subito essere in realtà sua madre.

 

Sorrise al ricordo, all’inizio era scioccato e sconvolto che sua madre lavorasse nella sua scuola, ma poi Eileen, con calma, gli spiegò che la nuova identità serviva a quello e che non lo avrebbe trattato in modo diverso da nessuno studente. Nessuno avrebbe mai sospettato qualcosa.

All’orario di chiusura della biblioteca si intrufolò all’interno e raggiunse le stanze private dove alloggiava la madre.

“Mamma? Di cosa dobbiamo parlare? Se mi beccano in giro a quest’ora…”

“Non preoccuparti, Sev.” Eileen era seduta davanti allo specchio mentre si scioglieva l’elaborata crocchia in cui teneva legati i capelli nei panni di madame Pince, facendo cadere morbidamente la lunghissima chioma d’inchiostro sulle spalle. “Voglio solo dirti che questo Natale lo passiamo insieme a casa.”

“Cosa? Nemmeno per idea… non avevi lasciato Tobias? Perché dovremmo…”

“Sono riuscita a prendere una casetta in affitto in un quartiere magico, voglio fartela vedere.” La nuova bacchetta di Eileen scintillava lucida sopra al mobiletto prima che lei la mettesse sotto al suo cuscino e si girasse di nuovo verso il figlio. Piton era emozionato, non passava un natale in casa da quando aveva iniziato Hogwarts, e non ne aveva mai avuto uno felice.

“Davvero? Una casa?? Solo per me e per te?”

“Sì, ho già fatto spostare tutte le cose da casa di tuo padre.” Sospirò. “Sai è piuttosto infelice. Magari potresti scrivergli per natale…”

“Non ci penso nemmeno. Finalmente ce ne siamo liberati, non me ne importa niente che sia triste.” Rispose secco Piton. Poi si illuminò. “Posso invitare Lily a passare il natale con noi?”

“Oh no, Severus, temo di no.” Arrossì leggermente distogliendo lo sguardo. “In fondo il trasloco è iniziato da poco… e ci sono tante cose di cui dobbiamo parlare… magari puoi invitarla qualche giorno in estate?”

Piton la guardò un po’ deluso, annuì uscendo dalla stanza della donna. “Va bene… ma quest’estate la invito!”

Eileen rise allegramente mentre Piton richiudeva la porta e correva via.

 

Il Natale stava andando incredibilmente bene. Piton si sentiva davvero felice. Aveva ricevuto gli auguri via gufo da alcuni compagni, il regalo da parte di Lily, e aveva potuto inviarne uno a sua volta senza temere che suo padre scacciasse gli animali o bruciasse le lettere. La casa era molto piccola, ma aveva una camera tutta per sé dove poteva tranquillamente usare la magia perché viveva con una strega (e il ministero non poteva quindi rintracciare che fosse opera sua) e perché nessuno aveva niente da ridire. La amava da impazzire. L’unica cosa che gli dispiaceva di quel posto, è che non fosse più vicino di casa di Lily. L’avrebbe vista meno quell’estate e questo gli spezzava il cuore. Ma sua madre era serena e felice e non si respirava l’aria tesa e spaventosa che c’era prima. Non gli sembrava vero. Non si immaginava tutta quella fortuna solo da un sorso di Felix Felicis.

Ora stava cucinando con sua madre per il cenone. “Mamma, ma non sarà un po’ troppo solo per noi due?”

Eileen arrossì, aveva l’aria imbarazzata e lasciò che le patate si sbucciassero da sole con un colpo di bacchetta.

“Sev… in realtà stasera avremo ospiti.”

“Ospi… non avrai invitato-.” Chiese già con la rabbia che cresceva in lui.

“No, ovviamente no.”

Piton sembrò rilassarsi leggermente, ma appoggiò il coltello con cui stava spalmando delle tartine.

“Ma se abbiamo ospiti perché io non ho potuto invitare Lily?” chiese serio. “Non saranno mica le professoresse…” non voleva passare anche il suo primo natale fuori da Hogwarts con i suoi professori. Lo aveva fatto per tre anni.

“No, non ho invitato Minerva e Pomona.”

“Beh allora chi!? Perché non lo stai dicendo? Che senso ha la suspence?” Chiese arrabbiato, arrossendo in volto.

Eileen prese fiato asciugandosi poi le mani nel grembiule. “Volevo parlare di questa cosa solo tra noi, Sev, perché è familiare, ok? E così come non hai detto del mio nuovo lavoro alla tua amica, non voglio che tu gli dica chi ti presenterò stasera. Almeno per un po’, ok?”

Piton storse la bocca in una smorfia contrariata, in realtà odiava tenere dei segreti con Lily e nascondergli di Irma Pince, per quanto lo trovasse sensato, più volte lo aveva infastidito.

“Va bene.” Disse. “Ma dimmi chi sta arrivando.”

“Mi sono avvicinata molto ad una persona da quando ho iniziato a lavorare e… beh gli sono molto affezionata.”

“Oh no…” pensò Piton, l’allarme nei suoi occhi fu subito evidente. Ma Eileen non ci fece caso, concentrata sulla sua ansia.

“Abbiamo iniziato a frequentarci da un paio di mesi, ma già da settembre ci siamo trovati sempre molto bene…”

“Oh no no no… non va bene.” Pensò ancora, deglutendo forte. “Mamma…”

“Insomma, ti voglio presentare… il mio fidanzato, possiamo definirlo così, e stasera era l’occasione migliore perché siamo lontani da Hogwarts e…”

Buona parte del discorso di sua madre svanì, le sue orecchie sembravano ovattate mentre si perdeva nei troppi pensieri, nella paura di un altro uomo di fianco a sua madre, di uno sconosciuto nel loro nuovo territorio, nelle domande riguardo all’identità di qualcuno che lavorava ad Hogwarts e che quindi in realtà doveva aver visto almeno una volta.

“Mamma, sei separata da Tobias da meno di quattro mesi e sei già con qualcun altro?!” urlò all’improvviso per zittire le mille voci nella sua mente. “Ma non sai proprio stare sola?!”

“Severus!” esclamò lei sorpresa. “È diverso da tuo padre!”

“Questo faccio proprio fatica a crederlo!” urlò ancora pestando un piede per terra. “Per ora ho pochissime prove che il tuo giudizio riguardo agli uomini abbia un senso! Sai… 13 anni con uno stronzo!”

“Severus, capisco che non te lo aspettassi, ma non ti permetto di parlare così né di me né di tuo pa-.”

“Parlo come voglio di lui!” uscì dalla cucina furioso. “Avevi detto che dovevamo essere solo noi e tutto questo perché? Per stare con il tuo… beh potevi anche non invitarmi a casa! Potevi stare sola con lui!” sbottò ancora più arrabbiato. “Due mesi mi sembrano davvero pochi per volermelo presentare!”

“Severus… il tuo giudizio è importante per me e se te lo chiedo così presto è perché Argus è importante e…”

“Argus?” esclamò con un filo di voce Piton, incredulo. “Argus… Filch?”

“Sì… sì lui.” Arrossì Eileen. “Mi ha detto che non sei lo studente più irritante di Hogwarts. E beh… da parte sua mi sembra un bel complimento, non avete nessun tipo di diatriba, no? Potreste andare d’accordo…”

Piton continuava a fissarla a bocca semiaperta, gli occhi sgranati dall’incredulità. All’improvviso si mise a ridere stringendosi la pancia con le braccia.

“Ma che problemi hai con la magia?!” chiese all’improvviso. “Cos’ha che ti piace Filch? È più brutto di me!”

“Ehi, non dire queste cose, ragazzino!” lo sgridò la madre. “Nessuno di voi due è brutto.”

Piton alzò le spalle ancora divertito, asciugandosi una lacrimuccia. “Però faccio bene a non fidarmi del tuo giudizio sugli uomini! È la persona meno affettuosa, disponibile, sensibile che ci sia ad Hogwarts dopo Potter!”

“Quel ragazzino presuntuoso che gira lanciando un boccino lungo il corridoio?”

“Si fa riconoscere subito.” Mormorò Piton, ancora divertito per la rivelazione.

“E comunque Argus non è così. ci intendiamo molto bene, certo… ha metodi… beh deprecabili spesso per l’educazione, ma non posso dire che su certi temi anche io non sia…. Severa.”

Piton si sedette sul divanetto nella sala da pranzo ridacchiando. “Io mamma davvero…”

“Dagli una possibilità, ok?”

“Ci sarà anche Mrs. Norris?”

“Sì, ovviamente, non potevo invitarlo e non invitare il suo gatto. So che sarete imbarazzati tutti e due ma… ci tengo, Sev.”

Piton la guardò sorpreso, sospirò annuendo. In fondo n quei mesi sua madre era stata una persona diversa da come l’aveva sempre vista, e la sua felicità lo rendeva più calmo e felice a sua volta.

“E va bene… passeremo il natale con Argus Filch. Ma se si scopre a scuola, giuro che-.”

“Non si saprà niente!” rise lei stringendolo al collo e baciandolo sulla testa.

“Mamma, lasciami!” borbottò indispettito spingendola via.

“Vogliamo tenerci questa cosa per noi, chissà, almeno finché non sarà più seria e tu sarai molto lontano da Hogwarts.”

“Meglio! Vado a dire a Black di stare fuori stasera, o Mrs. Norris se lo mangerà.” Disse riferito al suo corvo.

 

A cena Filch si presentò nel vestito più elegante che aveva, anche se era evidente che non venisse usato da parecchio tempo. Salutò cortesemente Eileen dandole un bacio sulla guancia, e Mrs. Norris si prese un grattino dalla donna, facendole perfino le fusa. Le cose si fecero più imbarazzanti e strane quando Filch venne ‘presentato’ a Piton, il quale non sapeva minimamente cosa fare o dire.

Mentre il gatto mangiava felicemente del tacchino in una ciotola appoggiata su una elegante tovaglietta su un tavolino basso, cosa che il suo compagno umano gradì molto, i due maschi al tavolo erano molto silenziosi e facevano sentire solo il rumore della sua forchetta.

“Questo è assurdo.” Pensava Piton osservando gli scarsi capelli biondo spento dell’uomo. “Non ha niente di bello.” Osservò gli occhi verdi pensando che magari fossero quelli che piacevano tanto a sua madre. Gli occhi verdi erano molto belli. Il suo colore di occhi preferito probabilmente. Arrossì pensando a Lily, poi sussultò sentendo Mrs. Norris passargli tra le gambe sotto al tavolo.

“A Mrs. Norris sei sempre piaciuto, ragazzo.” Disse all’improvviso Argus. “Forse è perché non sei particolarmente piantagrane. Certo, esserlo meno di altri non è non esserlo ma…” Lasciò cadere la cosa.

Piton sorrise leggermente, forse poteva andare d’accordo con il burbero custode di Hogwarts. In fondo fin dal primo anno si era trovato più volte sulla sua strada dopo che era stato bullizzato dai malandrini o da Peeves, e più volte aveva cercato di portare disciplina senza mai coinvolgerlo in punizioni che non meritava. Certo era stato in punizione lui stesso, ma non quando era vittima di altri.

Eileen sorrise prendendo un piatto in mezzo al tavolo e andando in cucina con una scusa. Filch appoggiò la forchetta nel suo piatto.

“Piton, non so trattare con i ragazzini.” Esclamò astioso. “Ma Irma…” Piton lo osservò serio. “Beh insomma, non ci daremo fastidio a vicenda. Tranne se fai qualcosa per cui meriti una punizione, ovviamente, sono il custode di Hogwarts, è il mio lavoro e lo faccio con estremo piacere.”

“Filch…” rispose serio. “Mi sta bene.” Disse, capendo che Filch non era abituato a esprimere dei sentimenti, esattamente come non lo era lui. “Abbiamo un accordo. Ma non trattare mai male mia madre. Se non la tratti male, non lo farà nemmeno lei… e neanche io.”

Distolsero entrambi lo sguardo, Filch accarezzò Mrs. Norris facendola salire sulle sue gambe e Piton decise che la porta della cucina era particolarmente bella da fissare per il resto della cena.

Era ormai tardi quando Piton, seduto sul divanetto all’interno di una finestra guardava fuori, e Eileen, ormai Irma Pince, e Argus Filch si scambiavano qualche sussurrato saluto davanti alla porta. Sentì sua madre ridacchiare, indicando un vischio sopra di loro che prima non c’era.

Piton non si girò. Continuò a guardare, con un sorriso leggero sul volto, la neve che cadeva.

Notes:

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