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5 volte in cui Andrés e Rodrigo si sono quasi incontrati, e 1 volta in cui Martìn non è riuscito a impedirlo

Summary:

Se avesse saputo che quell’incontro avrebbe finito con mettere in azione una catena di eventi che otto anni dopo lo avrebbe portato a quello che nella sua testa definiva “l’incontro più nefasto di sempre “Martìn Berrote avrebbe rifiutato quell’appuntamento.

Notes:

(See the end of the work for notes.)

Work Text:

1)

 

Se avesse saputo che quell’incontro avrebbe finito con mettere in azione una catena di eventi che otto anni dopo lo avrebbe portato a quello che nella sua testa definiva “l’incontro più nefasto di sempre “Martìn Berrote avrebbe rifiutato quell’appuntamento.

Già andare a pranzo con Andrés e la sua fiamma del momento era doloroso, ma sapere che voleva persino sposarla… quello era troppo, eppure aveva comunque accettato. Rodrigo, dall’alto della sua incoscienza messicana, gli aveva consigliato di non andare ma come sempre quando si trattava di Andrés de Fonollosa era insolitamente debole, fatto per cui Rodrigo non perdeva occasione di prenderlo in giro, pinche Rodrigo.

Clara in effetti era bellissima, il motivo per cui si fosse limitata ad un sorriso era strano ma aveva scoperto tutto quando si era presentato il cameriere. Non aveva certo quel tipo di pregiudizi, non con la sua famiglia ma che Andrés pensasse che avrebbe malgiudicato Clara per quello… faceva male.

Siete nata così o lo siete diventata? domandò, non era per niente curioso ma bisognava pur fare conversazione.

Parlate la mia lingua? Gli domandò di rimando Clara estremamente curiosa.

Ho un cugino a Buenos Aires, è così dalla nascita e ci siamo dovuto adeguare, e un mio ex aveva lo stesso problema quindi se le interessa posso tradurle anche le sconcerie rispose lui prima che Clara mimasse una risata, almeno lei si stava divertendo.

Potreste quindi insegnargli qualche frase? È tremendamente frustrante dover comunicare con i bigliettini come se fossimo ancora a scuola gli chiese Clara, perché capitavano tutte a lui?

Tutto è possibile, il mio ex sosteneva che fossi particolarmente portato per imparare le lingue, anche se conoscendolo poteva riferirsi a qualcos’altro ammise, forse non era così tragica come pensava.

Tutto sommato il pranzo andò anche bene, specialmente quando Andrés intuito che lui conosceva il linguaggio dei segni cominciò a sfruttarlo attivamente come traduttore, odiava quella situazione ma… l’amore era una brutta bestia si disse per l’ennesima volta, di sicuro sua sorella ad un oceano di distanza se la stava ridendo.

<< Se veramente pieno di sorprese >> gli disse Andrés quando Clara si allontanò, come riuscisse tranquillamente a guidare nel traffico di Madrid per lui era un mistero.

<< La mia famiglia è piena di sorprese >> ammise lui con un sorriso, specialmente da quando avevano praticamente adottato Rodrigo e Anna Maria.

<< La tua famiglia? >> dimenticava sempre che l’altro non era cresciuto con una famiglia come la sua, chissà come facevano gli europei a stare con appena cinque o sei cugini.

<< Uno dei miei cugini, Juan, è sordo, ergo ci siamo dovuti adattare e frequentando il suo giro ho… avuto un fidanzato sordo, io e Tomas stavamo bene insieme >> ammise, quello era inutile negarlo, meglio non dire come avesse rovinato tutto, quello non interessava a nessuno.

Andrés stava per fargli un’altra domanda quando il suo cellulare suono: Rodrigo, e che cazzo.

<< A questa devo assolutamente rispondere, potrebbe essere importante >> mentì, sicuramente Rodrigo lo aveva chiamato per parlare di qualche sua stramba idea o di dove lui e Anna Maria pensavano di andare in ritiro spirituale ma era meglio rispondere, pinche Rodrigo.

 

2)

 

Si sentiva tremendamente in imbarazzo.

Non era abituato alle famiglie numerose, non era cresciuto in una famiglia numerosa e mai ne aveva sentito il bisogno. Accettare di accompagnare Martìn era stato un errore ma aveva dato la sua parola e quindi aveva salutato Sergio ed era partito.

<< Beh… io non posso fare altro, se vuoi posso darti il numero di un’agenzia veramente brava e… che cazzo? >> disse il cugino Uberto prima che Martìn corresse alla finestra. Non aveva avuto l’opportunità di conoscere bene donna Elvira Berrote ma aveva avuto la sensazione che non fosse una donna facile con cui trattare. Lo seguì con lo sguardo poco prima che Martìn aprisse di scatto la finestra e urlasse “questo è il giorno più bello della mia vita!” in maniera tale che tutto il vicinato potesse sentirlo.

Non era una persona portata alla vergogna, si considerava al di sopra delle umane passioni, ma in quel momento si vergognò profondamente per Martìn, tutto quello era tremendamente sbagliato e volgare, se anche aveva del risentimento contro la propria madre non c’era alcun bisogno di esplicitarlo in quella maniera così plebea. Sentì distintamente i vicini alla finestra commentare quel gesto e Uberto che era rimasto accanto a lui scosse la testa, non sono mai andati d’accordo si limitò a dire prima che la porta si aprisse di scatto rivelando una donna che entrò in casa cantando a pieni polmoni una canzone che gli ricordava vagamente il mago di oz.

<< Io le chiedo scusa per tutto, non… li ignori per favore, quando avranno elaborato la notizia torneranno normali >> lo avvisò l’uomo che era con lei, dal forte accento brasiliano.

<< E lei sarebbe? >> quel tizio gli sembrava l’unica persona ragionevole lì dentro, dopo di lui ovviamente.

<< Dinis Carvahlo, il marito di quella cretina che sta saltellando per il salone e il cognato dell’imbecille che le sta andando dietro >> rispose Dinis, il famoso cognato dottore si disse, chissà perché Martìn non gli aveva mai detto di avere un cognato brasiliano.

<< Il cognato dottore? >> domandò curioso.

<< Neurochirurgo, e lei sarebbe? >> domandò di rimando l’altro con una punta di superiorità, non stava davvero pensando… che generazione.

<< Andrés de Fonollosa, un amico >> si limitò a rispondere e l’altro scosse la testa.

<< Se lo dice lei, lui è Juan e se aspetta cinque minuti le offro da bere, prima che un nugolo di parenti si presenti qui per le condoglianze >> dichiarò Dinis. Quel tizio gli piaceva, leggermente arrogante ma era più un meccanismo di difesa.

Tutto sommato fu un funerale di discreto livello, escludendo Martìn ed Eva che per tutto il tempo ci tennero a far sapere di essere le persone più felici dell’emisfero australe, e alcuni aneddoti gli spiegarono il motivo. Avrebbe derubricato tutto a un episodio più emozionante del solito se al rinfresco dopo il funerale la sorella di Dinis non avesse tentato di rimorchiarlo. E su quello poteva anche sorvolare, Ligia era una donna affascinante e come il fratello aveva la tendenza a credersi più importante di quanto non fosse ma per una notte quello non poteva essere un ostacolo. Lo diventò quando la donna gli mise in mano diecimila real in banconote da cinquanta con la promessa che ne avrebbe avuti il doppio se avesse passato la notte con lui, solitamente preferisco uomini più giovani di me ma potrei fare un’eccezione gli sussurrò all’orecchio, e no! Si potevano dire tante cose di lui ma non era mai stato una puttana e mai avrebbe accettato simili assurdità, mai aveva avuto bisogno di pagare o di essere pagato e se fosse accaduto non sarebbe stato in maniera così spudorata.

L’unica persona mediamente sana di mente in quella frotta di originali, bizzarri e assolutamente folli che si era radunata per il funerale gli sembrò Dinis che appena tre minuti dopo la boutade di Ligia corse subito a scusarsi aggiungendo che le predilezioni di sua sorella erano un problema che non aveva bisogno di diventare ancora più grande e che quelle erano questioni che era meglio non conoscere. E che rivoleva i soldi, fatto su cui ebbero un’adorabile discussione.

Origliando una conversazione, le pareti erano praticamente inutili sentì chiaramente Martìn fare riferimento ad una persona, e ora chi era quel Rodrigo che si trovava in Nepal e che per quel motivo non aveva potuto raggiungerli in tempo? Non era lui la persona più importante nella vita di Martìn?

Non riusciva a capirne il motivo ma scoprire che ci fosse un’altra persona così importante nella vita dell’argentino lo faceva infuriare, qualcuno che forse poteva dargli quello che lui non poteva perché per quanto gli volesse bene lui era etero e amava troppo le donne per provare qualcosa per un uomo, eppure adorava Martìn di un’adorazione riguardante meramente la sfera amicale e lavorativa, solamente quella.

 

3)

 

Sergio Marquina era abituato a non farsi domande.

Sul perché suo fratello sapesse esattamente dove Martìn tenesse le chiavi di riserva non voleva indagare, quei due avevano un rapporto strano e dopo il divorzio da Clara erano ancora più strani. L’appartamento era pulito, leggermente caotico ma niente di eccezionale ed era evidente che Martìn non era solo ma suo fratello sembrò semplicemente ignorare quell’informazione.

<< Hai pensato che forse avrebbe preferito che lo aspettassimo? O che gli comunicassimo del nostro arrivo? >> domandò temendo di conoscere la risposta.

<< Non dire assurdità, sarà felice di vedermi, non credi? >> fu la risposta di suo fratello, assolutamente incapace di capire che il mondo non girava attorno alle sue esigenze. Stava per replicare quando sentì la porta si aprì, non voglio morire gli venne spontaneo pensare prima di voltarsi.

Martìn non era solo, con lui c’era un uomo. Capelli leggermente brizzolati, occhi nocciola, un foulard nonostante fossero in estate in Sicilia e non bisognava essere dei geni per capire cosa i due stessero pensando di fare. Non giudicò la differenza d’età, non erano affari suoi ma non gli sfuggì l’occhiata furiosa di suo fratello, cosa avesse di cui essere arrabbiato lui non la capiva proprio, o per meglio dire lo capiva ma non voleva elaborare.

<< Devi smetterla di entrare in casa mia quando non ci sono, almeno chiamami prima >> si limitò a dire Martìn prima di abbracciare Andrés, non gli sfuggì che l’abbracciò durò un istante di troppo e non sfuggì nemmeno all’altro tizio che si limitò ad alzare gli occhi.

<< Lui è Max, Max, credo di averti parlato di loro, le presentazioni sono finite, cosa c’è di così importante da non attendere una settimana? >> domandò Martìn prima di scambiare alcune parole in… tedesco con Max, e da quando Martìn sapeva il tedesco.

<< Fidati di me, e così parli tedesco >> disse Andrés sinceramente ammirato.

<< Quello non è tedesco >> replicò Martìn con un sorriso divertito.

<< È yiddish, io sono ebreo >> intervenne Max, nel suo spagnolo c’era qualcosa di strano, di antiquato, ma Sergio non ne fu sicuro, era però una parlata diversa a quella continentale e dal regionalismo di Martìn. E poi andò tutto a rotoli.

Che suo fratello odiasse non essere al centro dell’attenzione era un dato di fatto, e la presenza di Max lo aveva inevitabilmente retrocesso, solamente per amor proprio non aveva fatto una scenata ma era evidente che non sopportasse Max. Lui invece lo trovava un tipo interessante, alla sua domanda se avessero una relazione Max aveva risposto che era troppo vecchio per costringere una persona di ventisette anni più giovane ad avere una relazione monogama ed esclusiva quindi no, lui e Martìn non avevano una relazione in senso tradizionale. Sua sorella e la moglie del suo migliore amico mi adorano aveva aggiunto Max, quale amico? Ma il messicano, non lo conosceva? Avrebbe dovuto perché quel messicano era spassoso come pochi.

<< Ventisette anni di differenza, ma ti sembra possibile? >> gli domandò per l’ennesima volta mentre lui cercava di ignorare i rumori che venivano dall’altra stanza.

<< Sono affari suoi, tu non hai mai avuto una relazione con qualcuno più grande? >> domandò di rimando, come se non sapesse certe cose.

<< Non così a lungo, mi chiedo cosa ci trovi in quel vecchio? >>… vecchio, non aveva nemmeno sessant’anni, quello era assurdo.

<< Fatti gli affari tuoi, e dormi. Piuttosto, sai se Martìn ha un amico messicano? >> domandò curioso.

<< Quello che alleva galli da combattimento? >> e ora che novità era quella?

<< Dormi, per piacere >> rispose prima di spegnere la luce.

Nel corso degli anni aveva rivisto diverse volte Max Weil, e ogni volta suo fratello lo aveva odiato sempre di più apparentemente senza ragione.

 

4)

 

Da quella disastrosa volta con Max aveva imparato qualcosa: non dire ad Andrés de Fonollosa dove teneva la chiave di riserva tanto per cominciare.

E non comunicare tutti gli spostamenti alla signora Maria, bastavano due moine e la sua padrona di casa era disposta ad aprire la porta del suo appartamento a chiunque chiedesse di lui, poi però quando suonavano i tecnici del gas fingeva di non essere presente.

Non aveva alcun motivo per non ospitare Andrés in quell’occasione, anzi era sicuro che si sarebbero divertiti come solo loro riuscivano a fare, almeno non gli aveva fatto domande su cosa gli fosse accaduto quando era andato a prenderlo a Praga, e quella era tutta colpa di Dinis comunque.

<< Come sarebbe a dire che non è con te? No che non so dov’è… è tuo figlio… come sarebbe dire che è mio fratello? Ma non lo so, lo vuoi capire? >> disse prima di chiudere la conversazione, maledetto il momento in cui aveva deciso di coinvolgere Andrés nelle faccende della sua famiglia, se avesse continuato a non dire nulla avrebbe risolto la conversazione in tre secondi. E invece ora lo spagnolo sapeva, per fortuna non tutto ma abbastanza da comprendere metà delle telefonate della sua famiglia, per fortuna quando si trattava di Rodrigo ancora non sapeva niente, e doveva restare così, per il loro bene e per la sua salute mentale.

<< Siete meglio di una telenovela, te l’ho mai detto? >> lo prese in giro Andrés comodamente seduto sul divano, che ingrato. Stava per rispondergli quando odì bussare, la signora Maria che con la scusa di offrire loro una cassata, il caffè, una granita o chissà cosa ne avrebbe approfittato per sbirciare.

Andò alla porta sperando che la situazione si risolvesse entrò cinque minuti ma… non si sarebbe risolta così facilmente. Sulla porta, con uno zaino da viaggio che riconobbe come quello con cui Carlos Berrote quarant’anni prima aveva deciso di andare in vacanza a Gringolandia coast to coast tramite autostop, c’era Alfonso.

<< Tu dovresti essere a casa >> si limitò a dire, doveva occuparsi di una faccenda e non aveva tempo per occuparsi anche del suo fratellino, compresi alcuni calcoli per una certa iniziativa che a sentire Sergio era solamente teoria ma su cui lui aveva un’opinione differente.

<< Non sei felice di vedermi, fratellone? >> lo salutò Alfonso prima di dargli un bacio sulla guancia ed entrare nel suo appartamento. Aveva raccontato ad Andrés tutto quello che riguardava Alfonso, compresa la differenza d’età, poco prima del matrimonio di suo padre, motivo per cui si evitarono facili imbarazzi e Alfonso finse di non vedere i suoi appunti sul tavolo.

<< Vi assomigliate moltissimo, solo la forma degli occhi è diversa >> fece notare lo spagnolo, come se non lo sapesse.

<< Abbiamo preso da papà, io ho gli occhi di mia madre, lui ed Eva hanno gli occhi di donna Elvira >> replicò Alfonso prima di alternare lo sguardo tra di loro e sorridere, pinche Alfonso.

Riuscì per fortuna a spostare il discorso su tutt’altro, almeno fino all’ora di cena quando Alfonso si fece scappare che contava di risalire per l’Italia e poi svalicare le Alpi per arrivare sulla Riviera a luglio in tempo per “la solita vacanza”, per fortuna i calci sotto il tavolo servivano ancora a qualcosa.

<< Lui ti piace, non è vero? >> gli domandò Alfonso quando uscirono sul terrazzo per fumare, i cambiamenti apportati al palazzo senza passare per il comune e senza regolare fattura erano uno dei suoi tanti capolavori.

<< Non sono affari tuoi, cosa puoi capirne tu di queste cose? >> si difese prima che Alfonso scoppiasse a ridere, perché suo padre non aveva investito nell’autoerotismo o nei preservativi?

<< Mi sbagliavo, non è una cotta… tu lo ami, lo ami sul serio >> lo accusò Alfonso ma come cazzo…. Il sesto senso Berrote, allora non era una leggenda di famiglia!

<< Non parlare di cose che non conosci, è una faccenda personale >> si difese e per fortuna Alfonso smise di ridere.

<< Per questo non vuoi che conosca gli altri, hai paura di quello che potrebbero raccontare, specialmente Rodrigo >> per fortuna Alfonso era sempre stato intelligente.

<< Non resisterebbe un giorno, è meglio per tutti e in quanto al resto… non sa quasi nulla >> ammise. Fin dal loro primo incontro aveva deciso che c’erano cose che Andrés non avrebbe mai saputo: Rodrigo e la loro amicizia, le vacanze in Riviera, il Messico e prima ancora la Norvegia. Andrés non avrebbe capito certe cose, uno come lui come poteva capirle? Se le avesse sapute forse non avrebbe più voluto vederlo e lo spagnolo in quei cinque anni gli era divenuto indispensabile, poteva fare a meno di Rodrigo, di Max e di tutti gli altri, persino della propria immensa e caotica famiglia ma fare a meno di Andrés de Fonollosa… meglio non chiederlo perché non sapeva come avrebbe potuto rispondere. L’altro non sapeva nulla, se n’era assicurato personalmente anche se Max aveva sospettato tutto e indovinato tutto in appena dieci minuti ma… era sicuro che Andrés non sapesse quello che provava per lui e come andasse oltre il semplice sesso, era qualcosa di più forte, viscerale, carnale eppure puro, l’amore più assoluto che avesse mai provato.

<< Lo spero per te, progetti per l’estate? >> gli domandò Alfonso, e quello non era un argomento facile, lo sapevano entrambi.

<< Far star bene Eva, ad agosto la porto qui per due settimane, lei e Dinis hanno bisogno di cambiare aria >> rispose prima che Alfonso si limitasse a sospirare.

 

5)

 

Come previsto Martìn non era stato felice di vederselo piombare a Palermo ma era sempre stato bravo a mascherare le sue emozioni l’ingegnere, solo per lui era un libro aperto.

Recarsi a trovarlo era ormai una tradizione fissa, anche perché aveva in mente un certo progetto e voleva sapere se fosse fattibile, e dopo quello che era accaduto l’anno precedente gli aveva lasciato fin troppo spazio. La situazione non era facile e proprio per questo lo aveva lasciato a sé, certi problemi non facevano per lui e non sapeva come comportarsi e perché gli interessasse tanto della famiglia dell’altro, era simile al senso di protezione che aveva provato da bambino per Sergio ma allo stesso tempo diverso.

Martìn si era limitato a dire che aveva una faccenda importante di cui occuparsi domenica e che poteva accompagnarlo, motivo per cui si era vestito di tutto punto e ora stavano aspettando fuori da una chiesa, tutto quello era assurdo ma aveva imparato a non fare domande, quella testa meravigliosa sapeva sempre come sorprenderlo.

<< “In anticipo di dieci minuti, non preoccuparti”… anticipo un cazzo, lo stupido sono io che le ho anche dato ragione e io glielo avevo detto di non sposarla ma voleva la moglie bionda ed europea il cretino… come se fosse davvero francese… >> quello sviluppo stava diventando interessante quando vide una donna che… saltellava nella loro direzione.

Bella era bella, ne aveva viste di donne belle e poteva affermarlo ma non era solamente bella. Bionda, un sorriso perfetto opera di un dentista che probabilmente grazie a lavori simili aveva mandato i figli all’università, occhi nocciola incredibilmente espressivi e un corpo da indossatrice c’era però qualcosa di strano, che non tornava nell’insieme, e non era il modo di saltellare su tacco quindici per evitare di far incastrare i tacchi, o l’abito più adatto ad una di quelle feste illegali dove si consumava ogni genere di droga ascoltando musica dozzinale.

<< Non è colpa mia ma del taxi, comunque sono arrivata >> li salutò la donna prima di baciare entrambi sulla bocca, non che gli dispiacesse essere baciato da una donna così bella ma almeno prima voleva conoscerne il nome, e a giudicare dall’accento non era spagnola, messicana o salvadoriana, forse era quello l’elemento che non aveva subito intuito, una creola meravigliosa comunque, questo andava detto.

<< Non rompere il cazzo Laura, e vieni dentro >> replicò Martìn senza nemmeno presentarli. La pronuncia del nome però era francese e quello si che la rendeva intrigante, figlia di immigrati o chissà cosa.

<< Sei insopportabile, sono arrivata no?... dios tu ne changerai jamais >> si lamentò Laura passando con facilità al francese, bilingue dalla nascita pensò prima di presentarsi e Laura per un istante sorrise in una maniera strana, come se lo conoscesse già, e ora che la guardava bene nel suo volto c’era qualcosa di familiare.

Non ebbe troppo tempo per scoprire cosa in quanto il motivo di quell’invito gli fu chiaro, in vita sua non aveva mai partecipato ad un battesimo di un adulto e perché un adulto scegliesse volontariamente di farsi cattolico lui proprio non lo capiva. La spiegazione arrivò al pranzo, non la comprendeva ma la rispettava ed era evidente che quel ragazzino, Karl, sapeva qualcosa che lui ignorava altrimenti perché ogni tanto guardava Laura e sembravano sul punto di ridere.

<< Verrete anche voi quest’estate? Non saprei dove sistemavi ma a casa mia si trova sempre posto, potrei mettere Leo e Ludmilla nella soffitta e far dormire i bambini sul divano, così do a voi la sua stanza e siamo tutti felici… tranne voi alle sei e mezzo perché mio marito deve pregare e si sveglia sempre puntuale per quello, o va a dormire dopo le preghiere >> dichiarò Laura poco prima che da sotto il tavolo le arrivasse un calcio. Stava per rispondere quando il telefono della francese squillò e una volta tornata da loro sembrò aver dimenticato la conversazione ma ad onor del vero lui aveva questioni più importanti di cui preoccuparsi.

 

+1)

 

Non avrebbe dovuto rispondere alla telefonata di Rodrigo, questo Martìn Berrote lo sapeva fin troppo bene.

Da quando Rodrigo aveva scelto Nueva York rinunciando al Messico era evidente che cercava la gloria e tante altre stronzate del sogno americano su cui lui aveva sempre dissentito. Non era stato l’unico, tutti avevano espresso la loro indignazione ma come sempre Rodrigo aveva fatto di testa sua e quindi se la vedesse da solo.

A Firenze stava bene, inutile negarlo in quanto aveva le due cose più importanti per il suo equilibrio mentale: i suoi calcoli e la presenza di Andrés. Doveva dividerlo con Tatiana ma quello era il minimo, e grazie ad Olav era perfettamente a conoscenza del giro di concerti della donna, anche se Olav diffidava di chi si limitava a fare il concertista senza unirsi a nessuna orchestra.

Poi Rodrigo gli aveva telefonato per avvisarlo che stava per arrivare in Italia e si era lasciato sfuggire che stava organizzando l’addio al celibato di Andrés, come nella testa del messicano si fosse accesa una lampadina lui non voleva saperlo.

Aveva organizzato tutto lui, dall’albergo al treno compresa una sua iniziativa che doveva però rimanere segreta, e conoscendolo si aspettava il peggio. In quasi vent’anni di conoscenza lo aveva visto compiere le più assurde follie in assoluto sprezzo del pericolo e assoluta follia, e se lui era ormai vaccinato a tutto non si poteva dire lo stesso di Andrés, permettere che incontrasse Laura era stato un rischio troppo grosso ma per fortuna la francese non aveva insistito.

Si era così organizzato limitandosi però a comunicare allo spagnolo che un suo amico che si trovava momentaneamente a Venezia aveva avuto un’idea e che lui aveva preparato una sorpresa, rimanendo sul vago, d’altronde Rodrigo non gli aveva dato altre informazioni. Esattamente come quando lo aveva portato a fare bunjee jumping o come quando aveva insistito perché prendessero il sole nudi su una spiaggia di un’isola greca, e perché finiva sempre per acconsentire ad ogni follia di quel messicano mezzo matto?

Andrés aveva accettato quasi subito, adorava troppo le città d’arte per ponderare esattamente su cosa significasse trascorrere tre giorni con Rodrigo de Sousa, d’altronde non si erano mai incontrati grazie alla sua abilità nel tenere separati quei due aspetti della sua vita.

Dieci anni, dieci lunghi anni in cui aveva fatto di tutto per non farli incontrare e ora si stava distruggendo con le sue mani…. Beh, bisognava pur scontare le proprie punizioni in qualche modo si era detto.

Il viaggio in sé era andato anche bene, il solo pensiero che a breve le due persone più importanti della sua vita si sarebbero incontrate e sarebbero naturalmente implose a causa delle troppe differenze sarebbe stato sufficiente anni prima a farlo chiudere in bagno per vomitare ma ormai era fatta, se doveva assistere al disastro meglio che almeno stesse bene in salute.

Erano troppo simili per non andare d’accordo, e troppo diversi per desiderare di prolungare quel contatto. Erano entrambi due idealisti che vivevano seguendo unicamente i loro piaceri, uno legalmente e l’altro illegalmente, per cui l’arte in ogni sua forma era quanto di più importante ci fosse, uno con una seria preparazione alle spalle e l’altro da autodidatta, incapaci di capire realmente i bisogni degli altri a meno che non fossero una proiezione dei propri. Dei geni nei rispettivi campi ma a modo loro completamente fuori di testa, persone che veniva spontaneo guardare con ammirazioni e un minimo di sospetto, oltre al desiderio di seguirli per evitare che commettessero un errore ed eventualmente sistemarlo prima che se ne rendessero conto.

Forse era per questo che li amava in maniera diversa, uno come amico e l’altro come… c’erano momenti in cui aveva persino paura di ammetterlo con sé stesso e temeva che sarebbe bastato pensarlo perché Andrés si accorgesse dei suoi sentimenti e tutto quello che avevano condiviso per anni giungesse ad brusco arresto, come se fosse in procinto di svegliarsi da un sogno.

Venezia per lo meno era ancora tutta intera, e conoscendo Rodrigo non ci avrebbe sperato ma forse si era dato una sistemata.

Ebbero appena il tempo di uscire dalla stazione che riconobbe subito il caratteristico urlo di Rodrigo, e poi lo vide, solamente Rodrigo de Sousa poteva urlare il suo nome in quella maniera saltellando mentre si avvicinava a loro due e trovarlo del tutto normale.

<< Poi ti spiegherò tutto >> promise ad Andrés prima di raggiungere Rodrigo, se le sue certezze dovevano implodere meglio che fosse nella maniera più spettacolare possibile.

Notes:

- avevo promesso che prima o poi avrei scritto un 5+1 ed eccolo qui, un po' in ritardo ma ho dovuto fare una selezione.
- di base si tratta di avvenimenti a cui avevo accennato già nelle altre 4 storie, solamente ampliati, tranne il +1 che è un retelling della prima parte di "Creo que he visto una luz al otro lado del río" dal punto di vista di Martìn
- la faccenda di Clara viene brevemente accennata in "Sobre todo creo que", il funerale viene accennato in "Llevo tu remo en el mío" mentre di Max si era già accennato in "Oigo una voz que me llama" per poi ampliare la faccenda in "Sobre todo creo que", mentre di Alfonso si era già parlato in "Llevo tu remo en el mío" e in "Sobre todo creo que"
- l'accusa a Rodrigo di cercare la gloria "come un calciatore" deriva dalla 1x05 di Mozart in the Jungle quando Anna Maria accusa Rodrigo di aver preferito la gloria personale alla musica e gli Stati Uniti al Messico natio

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