Work Text:
"Io ti voglio e tu?"
Domanda ridicola. Dignità, soldato! Infatti non riesce a dirlo. Ha la gola secca. Perché è ridicola, appunto. Oltre gli standard che gli sono consentiti dal suo addestramento ormai trentennale. Oltre l’umiliazione di trovarsi lì. E renderebbe ridicolo anche lui.
Più di quanto io già non lo sia. Perché, se fossi ancora me stesso, me ne andrei immediatamente.
Perché Rose Tico lo ha trovato, dopo la fine della guerra, in un letto d’ospedale, più morto che vivo. Rose Tico lo ha curato per poter essere la sua carceriera e ricordargli ogni giorno che lui, proprio lui, ha fatto a pezzi il suo pianeta. Rose Tico lo ha tenuto con sé giurando una vendetta che non è mai arrivata. Rose Tico, un anno dopo, gli ha offerto la libertà, dopo essere diventata la persona più importante della sua vita. E lui l’ha rifiutata. Perché non saprebbe cosa farsene della libertà, ora.
Ridicolo, appunto. Suo padre, se fosse vivo, se lui non lo avesse fatto uccidere molti anni prima, lo guarderebbe con il solito disprezzo.
Ha rifiutato l’offerta di Rose Tico. E l’ha baciata perché voleva farlo da un pezzo.
Non ha senso. È successo non più di mezz’ora prima e non ha alcun senso. Non si sono detti nulla mentre tornavano insieme al loro livello, alla loro vita ormai fatta di abitudini. Non si sono detti nulla neppure quando lei ha aperto la porta dell’appartamento che dividono e dove, per quanto non gli piaccia ammetterlo, hanno smesso da tempo di essere una carceriera e il suo prigioniero e sono diventati… amici? Sì, è ridicolo.
Coruscant continua ad agitarsi, là fuori, rifiutandosi di andare a dormire e ricordando i tempi gloriosi in cui era la capitale. Su Coruscant la notte non esiste neppure ora che il pianeta è in piena decadenza. Meglio così: lui non riuscirebbe a chiudere occhio. Il silenzio sarebbe un tormento.
La guarda sfilarsi le scarpe e lasciarle in giro. Chissà cosa sente. Chissà cosa prova. Poi si appoggia al tavolo del soggiorno e fa partire un olodramma anche se lui sa che non le interessa davvero. E lui resta lì, a guardarla mentre si scioglie i capelli con indifferenza, decidendo se dirglielo o meno.
“Io ti voglio, e tu?”
No. Meglio di no. Meglio tacere e aspettare. Molto meglio. Perché è un colpo di testa. Forse cambierà idea domattina, se ne andrà e non penserà più a quella storia assurda che lo riguarda in prima persona. E a lei. Lei che si stiracchia nel suo abito che le sta davvero bene, e glielo ha detto. Glielo ha detto quando sono usciti qualche ora prima. “Ti sta davvero bene, Tico.”
Ed ecco quei battiti nel petto che fanno male. Ed è bellissimo.
Imprevisto. Acuto. Mai provato prima. Andarsene? No, non può. Neppure lui è così masochista. E si rende conto che lei sta aspettando un suo cenno. Che riprenda il discorso da dove lo hanno interrotto. Perché lei non prenderà l’iniziativa.
Armitage Hux si concede un lungo respiro.
Dannata gola secca… Si versa da bere e ne versa anche a lei.
Lei dice “grazie” e non si accorge di quanto lui tremi quando le si avvicina con il bicchiere in mano.
Io ti voglio, e tu?
Sì, dovrebbe dirglielo. Non è da lui avere paura. Non di Rose Tico. È una ragazza, poco più grande di una bambola. È “feccia ribelle ”, per di più. Dovrebbe disgustarlo. Che ipocrita. Che dannato ipocrita. Lui, ai ribelli, passava informazioni. È, a tutti gli effetti, un traditore. Forse non vale la pena ripensarci ancora. La guerra è finita. Non vale la pena pensarci adesso, almeno. Molto, molto meglio raggiungerla, stringerla e baciarla di nuovo. E gli viene così facile…
Diamine, ancora quel battito completamente nuovo. La testa che si annebbia, le mani che vanno da sole. E il sangue che affluisce nell’unica zona del suo corpo che non ha mai avuto il predominio, neppure nelle volte in cui diceva “Tu! Vieni con me” a una dei suoi sottoufficiali perché sfogare la propria libido ogni tot era necessario per mantenere la propria lucidità per il resto del tempo.
Tecnicamente, non è nulla di straordinario, negli umani adulti. Necessità fisiologiche per tenere sotto controllo lo stress. Niente di più. Rapidi e bruschi amplessi con figure silenziose e prive di un nome. Che non lasciavano traccia. Incontri aridi in cui indulgere non troppo spesso, perché un soldato deve avere come primo requisito l’autocontrollo in ogni aspetto della propria esistenza.
E adesso c’è Rose Tico, e lui non è più un generale del Primo Ordine. C’è Rose Tico, ogni giorno della sua vita. C’è Rose Tico, e lei non è più una ribelle che lo vuole morto. È solo una donna che si stringe a lui come se lui avesse importanza.
C’è Rose Tico che ricambia i suoi baci e gli dice “Io ti voglio, e tu?”
Sfacciata. Con il profumo incredibilmente buono della sua pelle. Mai sentito nulla del genere. E quel battito nuovo e sconosciuto torna.
Dunque si tratta di questo. La debolezza umana più grande. Non ha mai sentito nulla del genere. Credeva di esserne immune. Ha paura di quella piccola ragazza dai capelli neri e dall'aria perennemente imbronciata. No. Non è vero. Non ha paura di lei. Ha paura di ferirla. Perché lui è pur sempre Armitage Hux. Il cinico. Il genocida. E non ha mai provato una tale tenerezza prima di allora. Lo fa sentire debole e forte al tempo stesso. È spaventoso e bellissimo. Perché sa che farebbe qualunque cosa per lei. Davvero qualunque cosa
Non è da me. Non è possibile. Non sono io. Questo non sono io.
E si sente come il protagonista di quel ridicolo olodramma che sta giurando amore eterno all’attrice tholothiana, mentre solleva Rose Tico, il suo profumo stordente, la sua pelle morbida e il suo bel vestito fra le braccia e si dirige verso la sua stanza, quella più grande e più comoda, perché lei è la carceriera e lui soltanto il prigioniero. Non lo chiuderà fuori, quella notte. È un momento perfetto ed assurdo. Manca solo una colonna sonora adeguata. I due attori sdolcinati ce l’hanno, dopotutto. Forse dovrebbero prendere un droide di servizio. Basterebbe un modello standard. Uno di quelli capaci di scegliere sempre la musica più adeguata al momento, non solo di preparare il caf la mattina.
Forse è davvero la prima volta che prova quella forma di tenerezza. E che si scioglie davanti a una donna. Perché lei ha un volto, un nome, un cuore. Lei non è più solo “feccia ribelle”. Lei è Rose Tico. La sua Rose Tico. E sarà completamente diverso. Esigenze fisiche da espletare e dimenticare? Non con lei.
Perché lei gli ha chiesto “Io ti voglio, e tu?”, senza timore. Senza esitazione. Lei, tra loro due, è quella con più coraggio e lui lo sa da sempre.
Lui ha troppa paura per risponderle con l’unica frase che reputa sincera. Perché poi non potrà più tornare indietro.
Più di qualunque altra cosa, Tico.
Più della sua libertà.
Ma non importa. Davvero. È certo che ci riuscirà domattina, quando si sveglierà al suo fianco. E avrà smesso di tremare.
