Chapter Text
La giornata si stava prospettando sotto pessimi auspici...
questo era il pensiero principale che offuscava la mente del giovane Pessina, i cui pesanti passi, carichi di una furia palesemente visibile, lo stavano indirizzando verso la zona del ristorante più appartata dell'albergo nel quale la squadra azzurra stava soggiornando.
Non era nel carattere di Matteo prediligere la solitudine, anzi: aveva sempre dimostrato uno spirito goliardico e socievole, specialmente in compagnia di compagni di gioco che conosceva ormai da anni...
Anche se in quel momento avrebbe volentieri strozzato il collo di una testa riccia di sua conoscenza...
Proprio in quell'istante un paio di occhi marroni si posarono sulla sua persona, uno sguardo a metà tra la rabbia più cocente e il rancore.
Non volendo in alcun modo instaurare una gare di occhiatacce, il calciatore girò su sé stesso di scatto, non accorgendosi con quel movimento di aver accidentalmente urtato il gomito di un'altra persona, facendo cadere a quest'ultima la bottiglietta d'acqua che reggeva in mano.
“Cazzo!” esclamò, chinandosi immediatamente per raccogliere l'oggetto a terra “mi dispiace tantissimo, ti ho fatto male?”
Una lieve risatina accolse le sue parole “Mi hai semplicemente urtato un gomito, Matteo” e nel sentire il proprio nome, il giocatore alzò lo sguardo da terra per incontrare le iridi celesti del capo delegazione della nazionale, il quale lo stava osservando con un'aria visibilmente divertita “ti assicuro che ho ricevuto placcaggi ben più violenti...”
-Ma non sarebbe niente in confronto alla furia omicida che si abbatterebbe su di me nel caso ti ferissi in qualche modo- pensò Pessina, nella mente l'immagine di un inferocito allenatore pronto a farlo fuori nell'eventualità avesse cagionato il minimo livido sul suo gemello del gol...
Cercando di sopprimere l'ansia scatenata da quell'immagine funesta, Matteo afferrò il proprio vassoio con l'intento di allontanarsi, quando con un gentil cenno del capo Vialli gli indicò la sedia alla propria destra
“Non ti andrebbe di farmi compagnia? Se non ho compreso male il tuo stato d'animo, direi che hai bisogno di una pausa dal tuo consueto compagno di merenda...”
Un lieve rossore colorò le sue guance, mentre lo sguardo andava inesorabilmente a poggiarsi al soggetto responsabile del suo inquieto stato d'animo.
Notò con disappunto che il soggetto in questione sembrava intento ad argomentare chissà cosa al capitano della nazionale, il quale stava ascoltando il compagno di squadra con la sua consueta pazienza, nonostante fosse probabilmente poco interessato a quanto Locatelli gli stava esponendo con tanta foga...
Sospirò, tornando ad osservare il suo interlocutore: Gianluca lo stava guardando, nessun gesto di stizza nel suo tentennare ad accettare l'invito.
Si limitava a fissarlo col suo sguardo gentile, quello che rivolgeva ad ogni soggetto che gli si trovasse di fronte, indipendentemente dalla situazione.
Uno dei tanti aspetti per cui era tanto amato da tutti...
Luca aveva la capacità di mettere a proprio agio chiunque: fosse un giovane giocatore in ansia per l'approssimarsi della partita; un cameriere che non riusciva a svitare il tappo di una bottiglia davanti a una squadra di assetati, e poco avvezzi alla pazienza, giovani canaglie; o un nervoso ex punta di diamante della Sampdoria che si aggirava come un lupo impazzito nei corridoi dell'albergo, pronto a castigare con ferocia qualunque trasgressore al coprifuoco avesse incrociato il suo cammino...una furia che solo il suo compagno di una vita poteva placare...
Furono questi pensieri a convincerlo a sedersi, sotto lo sguardo compiaciuto e sorridente del capo delegazione.
Ringraziò con un cenno della testa l'acqua versatagli, salvo strozzarsi con la stessa al “Cosa ti ha fatto stavolta il tuo Manuel per ridurti in questo stato?”, una domanda che ebbe il merito di farlo sputacchiare senza ritegno sulla tavola, colpito improvvisamente da una violenta tosse, talmente forte che Gianluca fu costretto a mollargli qualche pacca sulla schiena.
Con la coda dell'occhio notò che il suo tossire aveva catturato l'attenzione dei suoi compagni di squadra, che lo guardavano chi sorpresi chi preoccupati. Anche la sua familiare testa riccia sembrava volgergli uno sguardo leggermente ansioso e ne fu, per certi versi sollevato, salvo ricordasi improvvisamente il motivo per cui era risentito nei suoi confronti,e distolse per questo indispettito il volto.
A Vialli non sfuggì quell'incrocio di sguardi, nonostante Locatelli avesse distolto subito l'attenzione non appena aveva incrociato gli occhi del capo delegazione, il quale non riuscì a reprimere un ghigno divertito.
-Presente, passato...gira che ti rigira è la stessa storia...- pensò.
Posò nuovamente l'attenzione sul giovane Pessina, il quale sembrava essersi ormai riavuto, e non poté fare a meno di provare un profondo affetto per quei giovani così pieni di vita, ma allo stesso tempo tanto testardi.
“Sai, a volte è inutile provare rancore contro certe persone” affermò sedendosi di nuovo davanti al giocatore “per quanto possiamo essere nella ragione, con certi soggetti è inutile discutere: difficilmente ammetteranno di aver commesso errori, quindi tocca assecondarli un poco”
La mano che stava portando il boccone alla bocca si bloccò a mezz'aria, mentre due pupille marroni si specchiarono in un paio di gemelle celesti
“Che intendi dire?”
Finendo di masticare gli ultimi spaghetti rimasti, Gianluca si passò il tovagliolo sulle labbra, per poi sorseggiare un poco d'acqua. Infine incrociò le mani sul tavolo, cercando di trovare le parole appropriate
“Vedi, relazionarsi con i soggetti che amiamo, specialmente quelli che ci stanno maggiormente a cuore, può rivelarsi difficoltoso. Ma non per questo dobbiamo abbatterci o pretendere di riuscire a modificare certi aspetti del loro carattere: a volte è semplicemente meglio lasciar correre e pensare a stare insieme. Tenersi il muso non risolve alcuna questione, credimi”.
Quelle parole suscitarono una serie di sentimenti contrastanti in Matteo: se da un lato il risentimento provato per il litigioso scambio di battute avvenuto solo poche ore prima fosse ancora ben presente in lui, dall'altro avvertì il morso del dubbio cominciare ad attanagliarlo.
Aveva veramente senso evitare il compagno per una scaramuccia del genere? Perchè in fondo si trattava davvero di un diverbio sorto per futili motivi, di questo ne era perfettamente conscio.
Poi il fatto che entrambi i soggetti coinvolti fossero di coccio duro, complice anche il fatto di convivere in quei giorni praticamente 24/24h, condizione che avrebbe messo a dura prova anche i legami più armoniosi, aveva portato a quella situazione di contrasto.
Vialli sorrise, comprendendo dal rilassamento dei muscoli della bocca del ragazzo che le sue parole avevano sortito l'effetto sperato. Non era stato difficile, in fondo era abituato a trattare con zucche più ostiche, a cominciare da quella che si stava progressivamente avvicinando...
Il membro della nazionale italiana non poté evitare di scattare sulla sedia al “Che succede qui?” di Mancini, comparso inaspettatamente alle sue spalle.
Deglutì, volgendo lentamente il capo per incrociare lo sguardo del ct italiano il quale, seppure avesse posto quella domanda con tono neutro, manifestava con la rigidità del corpo e soprattutto lo sguardo leggermente bellicoso, sintomo di un incipiente scoppio di ira per il quale il Mancio era ormai divenuto celebre, il fastidio di trovare il suo consueto posto occupato da una presenza non prevista.
Considerata la sacralità con cui Roberto osservava certi rituali, era evidente quanto la presenza di un intruso si scontrasse con la rigorosissima routine di pranzare col proprio gemello del gol.
E visto anche il poco tempo a disposizione che i due ex giocatori della Sampdoria potevano godere in quelle giornate colme di partite ed allenamenti, Pessina comprese nel giro di pochi secondi il pericolo a cui stava andando incontro:
alzandosi di scatto, si apprestò ad allontanarsi il più velocemente possibile, mormorando un incoerente aggrovigliamento di scuse al proprio allenatore e una flebile frase di commiato al terzo soggetto presente, per poi dirigersi di gran fretta verso gli altri compagni di squadra, sotto gli occhi divertiti del capo delegazione
“Non ti pare di aver esagerato?”
Mancini sembrò ignorare la domanda per il tempo necessario che impiegò a sedersi e poggiarsi il tovagliolo sulle ginocchia. Si prese tutta la calma del mondo, non spostando per un secondo gli occhi dalla figura del giovane Matteo, il quale, in seguito ad un concitato scambio di battute, era riuscito a far alzare dalla propria postazione il compagno di stanza.
Roberto attese che Locatelli e Pessina si dirigessero verso la zona del buffet, in quel momento libera, prima di portare l'attenzione sul proprio interlocutore, il cui sorrisetto divertito accrebbe l'irritazione che aveva subito provato nell'individuare il proprio compagno assieme ad uno dei giocatori prediletti dallo stesso Vialli. Seduto al loro tavolo. Nel SUO posto.
Cercando di mascherare il suo reale stato d'animo, anche se sapeva che con Luca sarebbe stato tempo perso, si limitò a fare spallucce
“Mi sembra che abbia altre cose a cui provvedere, anzi forse ha già risolto”
E le sue parole sembrarono confermate dalle risate del duo che si era evidentemente riappacificato, a giudicare dal braccio di Manuel attorno al collo di Matteo e soprattutto dai sorrisi distesi sui loro volti.
Anche Vialli osservò per qualche istante quel quadretto, rasserenandosi allo stesso modo. Ma si riebbe prima di cadere nel tranello. D'altra parte conosceva fin troppo bene i trucchi di quella persona a cui era legato fin dall'adolescenza.
Poggiò il mento sulla mano destra, il gomito sul tavolo, con movimenti molto lenti, sbattendo allo stesso tempo le palpebre con fare teatrale, sotto lo sguardo apparentemente calmo di Mancini.
“Sei sempre carino quando fai il geloso...”
Uno sbuffo accolse quelle parole, gesto che non fece che scatenare l'ilarità del compagno. Accorgendosi che la risata dell'altro non sembrava placarsi, Mancini poggiò con un gesto infastidito le posate sul tavolo
“Se hai intenzione di deridermi per tutto il pranzo, me ne ritorno in camera. Da solo”
A quella minaccia Vialli alzò lo sguardo, dovendo però trattenersi dallo scoppiare in un nuovo attacco di risa di fronte allo sguardo infuocato dell'amante.
Le sue labbra si incresparono in un tenue sorriso. Niente da fare. Non riusciva proprio a reprimersi dallo stuzzicarlo.
Soprattutto se dopo esibiva quell'adorabile broncio
“Dai, Roby” mormorò, una lieve carezza sulla mano dell'altro, il quale non ricambiò lo sguardo. Né tuttavia rifiutò il gesto di affetto nei propri confronti “non tenermi il broncio...sai che al massimo potrai fare il sostenuto un paio di giorni e poi accetterai di far pace...”
Al ricordo della dinamica della famosa lite, l'unica della loro vita insieme, le labbra del Mancio si distesero in un lieve sorriso.
Intrecciò le proprie dita con quelle dell'altro, il quale approfittò di quel legame per alzare la sua mano e posarvigli un lieve bacio.
Il sorriso sulle labbra del Mister si allargò, seppure cercò di mascherarlo, malamente e non sforzandosi affatto, con la mano libera
“Sei proprio incorreggibile”mormorò, ritrovandosi a ridere assieme all'amico, incapace di rimanere offeso da lui per più di un minuto. Come era sempre stato.
