Work Text:
« Gregory? »
Annuncia Mycroft, una volta rientrato in casa. Il suo tono di voce, ormai hai imparato a riconoscerlo, ed infatti puoi cogliere quella punta di preoccupazione in essa. Quando la tua testa fa capolino dallo stipite della porta, lo saluti con un sorriso, aggiustandoti gli occhiali da lettura sul volto.
« Ehi. »
Vedi l'angolo della sua bocca arricciarsi appena, posando infine il suo cappotto, ventiquattrore ed ombrello.
« Devo aggiornarti su di un fatto, vieni in salone. »
Dice, avvicinandosi e poggiandoti con grazia una mano sul gomito, il suo tono è un po' più serio, così come diventa il tuo.
« È successo qualcosa? »
Chiedi, mentre prendi quello che ormai è diventato il tuo posto sul divano, aspettando che il tuo compagno faccia lo stesso.
« Non così grave, insomma. A causa dei recenti avvenimenti, mi vedo costretto ad allontanarmi per un mese o poco meno, in modo da rimettere in sesto tutte le falle governative che hanno causato gli attuali politici inglesi. »
"Non così grave insomma", ripeti come un mantra nella tua mente e poi "devo allontanarmi per un mese", "Un mese".
I tuoi pensieri, che si riflettono evidentemente sul tuo volto, vengono interrotti dalla voce di Mycroft.
« Naturalmente cercherò di sbrigarmi quanto prima, ma – »
« Ma come un mese?! »
Ti affretti a dire, la tua espressione è più grave di quanto vorresti, gli occhi puntati sul suo volto.
« Gregory. – dice, prendendoti delicatamente la mano – volerà il tempo, vedrai. »
Le tue dita, con un gesto automatico si intrecciano salde alle sue. Non rispondi subito e deglutisci mentre vi scambiate gli sguardi per diversi istanti. Non è certamente la prima volta che si allontana per lavoro, ma è la prima volta che accade per così tanto tempo.
« Sì, ma che palle. – sbuffi, distogliendo lo sguardo – Posso chiamarti, almeno? »
« Naturalmente. »
E di questo ne sei rincuorato.
La restante serata, lo aiuti a preparare un beauty-case con i suoi effetti personali essenziali; e la nottata, la passate l'uno tra le braccia dell'altro: carezze, baci, intimità condivise, dichiarazioni sussurrate sulla pelle sudata, sorrisi sulle labbra.
Quando il tuo orologio biologico ti avvisa che – purtroppo – è ora di alzarsi, ti dispiace molto scostare Mycroft dalla sua posizione – elegantemente poggiato contro la tua spalla nuda. Ti affretti a coprirti con nient’altro che una calda vestaglia, prima di andare a preparare la colazione che poi porterai a letto, svegliando così il tuo compagno.
« Myc? È pronta la colazione. »
Dici, sedendoti ed appoggiando il vassoio sul tuo comodino e dopo pochi istanti vedi scivolare il corpo di Mycroft dalla tua parte.
Dopo una rigenerante doccia e rinfrescata, siete fasciati nei vostri abiti, in totale silenzio: vorresti che quella mattina durasse in eterno, ma sai perfettamente che non sarà possibile.
Non proferisci neppure parola quando scendi le scale, con il beauty-case di Mycroft saldo nelle tue mani, lo fai soltanto quando sei di fronte alla sua persona. davanti alla porta d’ingresso.
« Hai preso tutto? »
Dici sospirando, dando un’occhiata veloce alla valigia, alla giacca e verso l’auto che lo sta aspettando fuori nel portico.
« Sì. »
Annuisce appena, guardandoti.
« Ora presumo di dover andare, Gregory. Ti farò sapere quando sarà possibile sentirci, non più tardi di questa sera, suppongo, non preoccuparti. »
Non rispondi, limitandoti tu stesso ad annuire – mesto. Non ti piace mai salutarlo quando sai di non poterlo vedere per settimane e questa è la prima volta che sai che non potrai farlo per un mese. Mycroft pare leggerti nei pensieri, poiché in un attimo senti la pressione delle sue labbra sulle tue, pronte a dissolvere ogni parvenza di pensiero. Dischiudi appena la bocca, cercando di approfondire in un modo casto quel bacio.
« Allora ciao. Aspetto tue notizie. »
Dici, intrecciando l’indice col suo ed accarezzandolo col pollice.
« Arrivederci, Gregory. »
Schiarisce la voce guardandoti negli occhi e accennando un sorriso, prima di girarsi ed aprire la porta per uscire, ma a te quel bacio casto, evidentemente non è bastato: è un attimo che appoggi una mano sulla sua, richiudendo la porta di scatto e facendolo voltare verso di te, lo spingi delicatamente contro di essa, rubandogli le labbra in un bacio che di casto ha ben poco. La tua mano con una carezza è contro il suo collo, pronta a risalire fino al mento, andandosi a posare infine sulla guancia che accarezzi; il tuo corpo premuto contro il suo, cerca di bearsi ancora di quel calore così familiare che sai non poter più fare da lì a poco; ti lascia fare tutto, compresa la danza che hanno intrapreso le vostre lingue, in un bacio che sembra diventare sempre più umido, urgente. Perfino uno come Mycroft impiega un po’ a scostarsi da questo contatto ormai divenuto abitudinario e appoggia la fronte contro la tua, sospirando.
« Sei uno sciocco. »
Sul suo volto vi è un sorriso accennato, che soltanto Gregory può notare e non impiega che qualche istante a riassestarsi, pronto – di nuovo – ad andare a salvare la faccia al vostro Paese.
« Quando tornerai, te ne aspetteranno altri migliori. »
Sei sempre stato un ottimo baciatore, di questo ne sei sempre stato più che sicuro, pensi, mentre gli sistemi la cravatta in modo impeccabile.
