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Old time
Tsuyoshi posò un calice col succo d’uva sul comodino, allungando le gambe sul letto, spostando con i piedi il lenzuolo bianco come i pantaloni di tela che indossava. Si grattò il petto e si legò i capelli di lato, creando una lunga cosa sulla spalla, ridacchiò vedendo il suo cucciolo di leone rosso saltellare giù dal letto con un verso simile a un miagolio.
Si alzò a sua volta, stiracchiandosi, muovendo i piedi nudi sul pavimento freddo e raggiunse lo specchio. "Oggi dovrò conoscere uno dei boss delle famiglie minori cinesi, avrei dovuto chiedere consiglio a Lee" pensò, giocherellando con un capezzolo.
Sulla parete c’era un grande dipinto, in una cornicia dorata che rappresentava Sesto Vongola intento a lucidare il proprio boomerang.
L’ambiente era illuminato dalla luce che filtrava, divenendo dorata, dalla grande vetrata.
Tsuyoshi si mise un fiore bianco tra i capelli, sorridendo, e, spalancate le ante dell’armadio, scelse i vestiti da indossare, andando in bagno. Riempì la vasca e si fece un bagno, insaponandosi anche i capelli, guardando il soffitto e riflettendo: "Quale teletrasportatore mi conviene usare?".
Finito il bagno si asciugò e utilizzò le fiamme del cielo per rendere asciutti i suoi capelli. "Il soggetto in questione ama molto i violinisti, ho preso lezioni per questo, dovrò portare con me il violino, quindi mi serve un teletrasportatore che non sia troppo lontano. Non posso rischiare succeda qualcosa allo strumento". Si mise a fischiettare, vestendosi, sotto gli abiti si mise la ‘divisa’ da Capitano dei Varia e, con delle fasce nere indossate come giarrettiere, infilò piccole armi da lancio.
Finito di prepararsi andò nella stanza accanto, presa la sua spada, utilizzò le fiamme della Terra per farla levitare sopra la sua box arma. Se le cose si mettono proprio male, dovrai apparire da me e darmi una mano disse, mettendo un collarino al felino con un sonaglio colmo di fiamme del Cielo del fratello.
Il leoncino fece un verso strozzato in risposta simile a un miagolio.
Tsuyoshi aprì la porta e percorse il corridoio correndo, scese i gradini della grande scalinata a due a due, tenendosi per il corrimano e balzò. Io esco! Strepitò, dirigendosi verso l’immensa porta.
«Ricordati che sei in missione per il boss, un po’ di serietà» lo richiamò Michela guardandolo uscire.
***
Il giardino della villa del boss cinese era molto grande e aveva un intero capannone di bambù colmo di biciclette modificate per andare con le fiamme. All’interno la magione aveva una commistione di stile moderno, futuristico e tradizionale.
Tsuyoshi entrò nella grande sala, aveva un’espressione imbarazzata mentre camminava tra due ali di mafiosi che lo fissava con aria seccata, con le mani sulle armi. "Spero di non doverli fare fuori tutti prima di andarmene, odio quando le trattative non vanno a buon fine" pensò, tenendo il capo chino per nascondere che stesse memorizzando il numero di individui e le armi.
Una volta annunciato, si sedette su un divanetto, le labbra rosse, si sfilò l’impermeabile nero dai bottoni d’argento lasciandolo ricadere alle sue spalle, accanto a sé posò la custodia del violino, aveva i segni delle ditate dei mafiosi che avevano controllato non ci fosse un’arma all’interno.
Il mafioso era un uomo attempato, gli occhi sottili dal taglio orientale erano segnati da pesanti rughe ai lati.
Tsuyoshi giocherellò con i suoi guanti di pelle nera, tenendo le ginocchia serrate. «Né il Nono, né Hibari Lee si sono degnati di venire? Hanno mandato te?» abbaiò il più grande.
«Eheh, così pare» ridacchiò Tsuyoshi, passandosi l’indice sotto il naso.
«Che modi» borbottò il cinese, prendendo posto di fronte a lui. Il suo sguardo si addolcì nel notare la custodia dello strumento.
