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“Attenzione che questa parte è scivolosa. Siamo quasi arrivati,” annunciò Nico, del quale Leo riusciva a vedere solo qualche riflesso gettato dalla luce che stava emanando Will e dalle piccole fiamme che stavano scoppiettando nel suo palmo.
“Qui è tutto scivoloso,” puntualizzò Will. La sua espressione a metà tra la preoccupazione per la possibilità di spaccarsi la testa sulle rocce bagnate e quello che sembrava fastidio, probabilmente per tutta la strada che avevano dovuto percorrere sottoterra, combinato con il fatto che stesse letteralmente risplendendo di luce propria, avrebbe fatto ridere Leo in qualsiasi altra situazione
Tuttavia, la sensazione di asfissia che sembrava schiacciargli di più i polmoni a ogni singolo passo glielo impediva.
“Grazie al cazzo, Will. Stiamo viaggiando parallelamente ad un fiume infernale. Stiamo letteralmente andando a disturbare un morto. Ringrazia che sia solo umido e che non ci sia anche qualche divinità minore a cagarci il cazzo,” rispose Nico, e Leo poté sentire con precisione il momento in cui aveva alzato gli occhi al cielo, ovvero in corrispondenza del nome Will.
“Perdonami infinitamente se viaggiare metri e metri sotto la superficie terrestre in un cunicolo dove sto solo sbattendo la testa non è proprio il mio ideale di uscita. E perdonami infinitamente anche per il fatto che non ho tanta voglia di scivolare e aprirmi la testa in due. E scusami anche se, non lo so se ti ricordi, ma sto facendo la lampadina da circa venti minuti? Trenta?” - e qui Nico sbuffò apertamente - “Perdonami se sono un po’ stanco.”
“Senti, lo so che per te è particolarmente difficile, ma sapevi benissimo che non sarebbe stata una passeggiata. E ti stai lamentando del fatto che una caverna che conduce sotto terra sia umida e angusta e scivolosa da almeno quindici di quei trenta minuti. Scusami tu se mi hai un po’ fatto scendere le palle a terra.”
“Se non avessi le mani occupate ti avrei già preso a capelli.”
“I capelli ve li brucio a tutti e due se non la smettete,” si intromise Leo, forzando giù un conato di vomito.
Will sbuffò ma non disse più niente, mentre da Nico ci fu solo un imperterrito silenzio.
Leo quasi si pentì di averli fatti stare zitti, dato che ora non poteva concentrarsi su quanto quei due fossero fastidiosi e non aveva più nessun chiacchiericcio a distrarlo dai morsi della fame. Anche se era troppo esausto per distinguere di preciso cosa fosse fame, cosa fosse mal di testa e cosa semplice mancanza d’aria.
Cercò di mantenere lo sguardo fisso a terra, concentrandosi su dove stava mettendo i piedi, sul suono dei loro passi e sul fruscio delle loro vesti, sulla cesta piena di fialette di vetro che teneva in mano, sul sapore delle erbe aromatiche che ancora si sentiva sulla lingua, come se gli fossero rimaste incastrate tra i denti.
Andò quasi a sbattere contro Nico, che si era fermato tutto d’un tratto. L’aria sembrava essersi fatta di colpo più fredda.
“Leo,” disse, e nonostante la voce bassa Leo sentì l’eco di quella parola fin dentro le ossa. “Prendi quelle fialette.”
Leo annuì tirando su col naso. Si chinò a terra, e con movimenti quasi meccanici, poggiando la cesta a terra e aprendola con una mano sola, mantenendo l’altra con la fiamma accesa in alto, tirò fuori tre fialette lunghe e sottili una alla volta, passandole agli altri.
“Cerchiamo di bere tutti allo stesso momento. Apritele con i denti e non posate niente a terra mentre state bevendo. Dopo ci sarà un tratto con delle scale naturali abbastanza ripide, quindi fate attenzione. Da qui in poi fino a quando risaliremo, parleremo il meno possibile e solo lo stretto necessario per preparare il rito. Tutto quello che vi ho appena detto è scaramanzia,” li guardò entrambi negli occhi, lentamente, e per quanto la sua espressione sembrasse quella di sempre, c’era qualcosa che l’aveva resa quasi di bronzo. Leo dovette spostare lo sguardo, puntandolo oltre Nico, ma l’oscurità sembrava ancora più fitta e quasi densa, come se fosse viva e in movimento. Come se stesse respirando. Puntò di nuovo lo sguardo su Nico.
“Ora, ribadisco tutto ciò che invece non è scaramanzia. Fino ad ora il processo è stato solo di purificazione: la fame, il freddo e la stanchezza che provate, gli infusi di cui ci siamo nutriti per tutto il giorno, questa lunga discesa di quasi un’ora. Tutta purificazione e soprattutto, preparazione. Adesso siamo all’ultimo step della preparazione,” stappò la fialetta con i denti, con movimenti esperti e fluidi nonostante avesse entrambe le mani occupate. Leo e Will imitarono il gesto, più goffamente. La spada di Nico, nella stessa mano della fialetta, fece un suono sordo quando fu abbassata e tornò in contatto con la roccia. Era un suono strano rispetto a quello che aveva fatto fino a quel momento, come se la spada fosse vuota.
“Non appena avremo bevuto questo infuso, il nostro corpo entrerà ufficialmente in uno stato tra la vita e la morte. Diventeremo, in parte, sudditi dell’Oltretomba. Tenetelo bene a mente, perché ora siamo ancora sul suolo di Zeus, ma appena inizieremo quest’ultima discesa, entrambe le divinità avranno uguale potere su noi.”
Leo si sentì ufficialmente il terreno mancare da sotto i piedi e il vomito che gli risaliva per la gola. Avvertì da parte di Will un piccolissimo movimento, forse involontario, come se avesse voluto provare a dimenarsi per liberarsi da delle corde invisibili, ma si fosse bloccato all’ultimo. Deglutì quella che poteva essere solo saliva, ma che sapeva di acido.
“Di solito non si hanno problemi con un esperto al vostro fianco, soprattutto se l’esperto è imparentato col Signore dell’Oltretomba. Ma facciamo i bravi. E ricordate che solo quando la luce della luna o del sole torneranno a battere su di noi, riacquisteremo del tutto la forma di mortali. Durante la risalita, anche sul suolo di Zeus, resteremo sudditi di Ade. Non vi volterete per nessun motivo. Non importa quanto dolore mentale o fisico possiate provare durante la risalita, sappiate che è tutto dovuto a qualche divinità ctonica, se non Ade stesso, che vuole tenervi qui sotto, e per qui sotto intendo nel punto preciso dove condurremo il rito. E proprio perché sarete in parte vivi e in parte morti, il vostro corpo sarà ancora del tutto funzionante, semplicemente voi non lo sentirete. Morirete di fame, o di disidratazione, o molto più probabilmente d’intossicazione per i fumi del rito che non si dissiperanno del tutto per almeno un paio di giorni. Sarà una morte indolore, se vi può consolare: un momento prima sarete nelle profondità di questa caverna, poi il tempo di un battito di ciglia e vi troverete davanti Caronte che vi chiederà una dracma. Voi non ce l’avrete e resterete sulle banchine dell’Acheronte per l’eternità, o almeno finché io non torno qui per mettervene una sotto la lingua.”
“Grazie per essere sempre così rassicurante,” borbottò Leo, che ormai non sapeva nemmeno come stava riuscendo a mantenersi in piedi.
“Ripeto che il vostro esperto è figlio di Ade, quindi non è detto che verrete per forza guidati verso la morte se vi girate. Ma proprio perché con gli dei è meglio fare attenzione, non ci volteremo e non parleremo, nemmeno per lamentarci, anche se ci sarà veramente poco di cui lamentarsi dato che non avvertiremo nessuna sensazione fino a che non saremo usciti.”
Nico si scrocchiò le ossa del collo. Anche questo suono sembrava più sordo del normale. “Ora faremo una bella preghiera. Ripetete tutto quello che dico. Quando vi faccio un cenno, beviamo.”
Per quanto Leo comprendesse perfettamente la preghiera in greco antico, riuscì solo a ripeterla in maniera assente. Colse la parole Ade, Oltretomba, morte, e tutto il campo semantico generale di cose con il quale avrebbe preferito non avere a che fare per almeno i successivi settant’anni.
Quando Nico fece un cenno con la testa e accostò la fialetta alle labbra, Leo e Will fecero lo stesso.
L’infuso inizialmente sapeva come tutti gli altri, ma poi ci fu un retrogusto amaro e stomachevole che gli fece contrarre il volto. Will fece un suono disgustato. Nico sembrava impassibile, ma se ci fosse stata appena appena meno luce Leo non avrebbe notato la sua gola che si sforzava di deglutire quell’intruglio.
Tutto d’un tratto, proprio come li aveva avvisati Nico, non sentì più nulla.
Tutta la fame, la sete, la stanchezza, i dolori e il disgusto che aveva provato letteralmente fino a un attimo prima: tutto sparito. Non sentiva più neanche le vesti sul corpo, i piedi nei sandali, il cesto che portava nella mano sinistra. Provò a respirare e non sentì neanche l’aria entrare nei polmoni, ma non era una sensazione asfissiante come prima, e si rese conto che probabilmente anche l’odore di chiuso a cui ormai si era abituato doveva essere scomparso. Il rumore dell’acqua si era fatto quasi ovattato, e ci vedeva come se uno strato di nebbia li stesse avvolgendo. Lo stesso fuoco che crepitava nel suo palmo sembrava splendere di meno, e la luce emanata da Will si era fatta più fredda.
Leo aveva paura di parlare e non riconoscere la propria voce.
Nico si girò, e iniziò a scendere le scale che Leo non riusciva ancora a vedere. Si scambiò un’occhiata con Will, che aveva le labbra contratte e la mascella serrata. Panico.
Leo gli diede un colpetto sul braccio. Nessuno dei due avvertì niente, ma doveva bastare.
Inclinò la testa verso le scale. Will annuì e si avviò dietro Nico.
Leo prese un bel respiro, rendendosi nuovamente conto che il suo petto si stava gonfiando ma lui non sentiva proprio niente. Protese il palmo infuocato verso le scale, distinguendole appena in mezzo all’oscurità e alla strana nebbia che gli offuscava la vista, e con molta attenzione iniziò a scendere.
Se Will non avesse brillato di luce propria, non sarebbe neanche riuscito a distinguere i suoi contorni. Non vedeva Nico, né udiva i suoi stessi passi, ma aveva notato un paio di volte Will alzare una mano con un pollice verso l’alto, quindi aveva deciso di interpretarlo come un Nico è ancora in movimento e tutto intero e aveva ignorato quella profonda inquietudine che sembrava essere l’unica sensazione che gli era rimasta.
Non sapeva dire quanto fosse durata quella discesa, poiché a un certo punto semplicemente si accorse che non riusciva più a vedere il soffitto e che non c’erano più scale davanti a lui.
Fece un passo avanti verso Will, iniziando finalmente a distinguere i contorni di Nico, il quale annuì. Will si fece più luminoso. Leo alzò il palmo destro verso l’alto e intensificò le fiamme, rendendosi conto che doveva metterci più impegno del solito.
Si trovavano in un antro circolare di forse quindici metri quadrati, se il suo senso della profondità non era del tutto alterato, e il soffitto non era molto alto, con circa un metro e mezzo tra la testa di Will e la superficie liscia e umida delle rocce sopra di loro.
C’era una sorta di altare sul fondo, come se la parete rocciosa si fosse protratta verso l’interno della stanza, e davanti ad essa, al centro dell’antro, c’erano due buchi perfettamente tondi posti uno dietro l’altro, con un largo spazio tra di loro.
Nico si avvicinò al primo buco, poggiando la cesta per terra, invitando gli altri due a seguirlo con un cenno della mano. Quando lo raggiunsero, Nico gli prese le ceste dalle mani e le poggiò a terra accanto alla sua.
“Ora inizia il vero e proprio rito,” sussurrò, e la sua voce sembrava provenire da molto, troppo lontano. Leo poteva giurare di star tremando. “Fate qualche passo indietro.”
Quando si furono fatti indietro, Nico rimase immobile per un paio di secondi. Afferrò prima la cesta di Will, e tenendola stretta in una mano iniziò a camminare girando su sé stesso, sbattendo i piedi e la spada per terra lentamente ma con forza, compiendo un semicerchio fino all’altro buco. Dalla cesta prese dei rami secchi di varie dimensioni e li gettò nel buco, poi si inginocchiò e puntò lo sguardo proprio su Leo, invitandolo a raggiungerlo.
Leo fece il giro largo, evitando di passare sia per il percorso già fatto da Nico sia di attraversare direttamente la strada tra i due buchi. Neanche il tempo di arrivare che Nico gli strattonò il braccio, prendendolo per il polso e posandogli la mano sul mucchietto di legna.
“Fai pia-” provò a lamentarsi, ma il suono della sua stessa voce e l’altra mano di Nico che gli coprì la bocca lo fermarono. Più il suono della sua voce, però. Non si sentì vibrare neanche le corde vocali, come se le sue parole provenissero da un’altra persona vicina a lui. Una persona tutta attorno a lui.
Nico rimosse lentamente la mano dalla sua bocca, rilasciò la presa sul suo polso e allo stesso tempo strinse le labbra. Scusa.
Leo non volle dire niente, ma con la mano libera gli diede un colpetto dietro la schiena. Tranquillo.
Nico sorrise, poi iniziò a recitare sottovoce una preghiera agli dei ctonici, e quando ebbe finito Leo appiccò il fuoco.
Lui tornò al suo posto, sempre facendo il giro largo, mentre Nico continuava quella sua danza in direzione dell’altro buco. Poggiò la cesta di Will a terra e prese quella di Leo, si inginocchiò e iniziò una nuova preghiera, questa volta per i morti, versando nel buco i liquidi contenuti nelle fialette che stava cacciando mano a mano - nove volte il vino, poi latte bianco e melikraton. A Leo sembrava un intruglio ancora più disgustoso di quello che avevano appena bevuto loro, ma non si intromise tra i suoi gusti personali e quelli dei morti.
Nico riprese a girare attorno ai due buchi, gettando dell’acqua lungo il suo percorso. I suoi passi e i colpi della spada sembravano sempre più pesanti.
L’atmosfera cambiò. Il fuoco si fece più intenso nonostante l’evidente umidità, e l’aria doveva star diventando irrespirabile per tutto il fumo che ondeggiava intorno a loro.
Per ultima, Nico prese la cesta che aveva trasportato lui stesso. Ne cacciò lentamente un ammasso lungo, dal colore rosa con venature rosse, unto di un liquido che lo rendeva luccicante. Il cuore di Leo doveva aver fatto un salto dal petto fino alla gola. Avvertì con la coda dell’occhio un movimento anche da parte di Will, ma gli fu impossibile distogliere gli occhi dalla scena.
Nico sfilò un tratto di intestino ancora distintamente sporco di sangue con una sola mano, avvicinandosi al fuoco, intonando una litania. Gettò la carne nelle fiamme, le quali crebbero e si contorsero verso l’alto per un istante.
Nico continuò la sua danza, estraendo dal cesto un altro tratto di intestino e mettendolo nel buco insieme alle offerte.
Ci fu una prima scossa. Poi una seconda, più forte. Tutto intorno a loro iniziò a tremare, e le rocce in mezzo al cerchio che Nico aveva tracciato si spaccarono.
L’istinto stava urlando a Leo di fuggire, ma non era neanche sicuro di riuscire a reggersi in piedi. Lui e Will si accovacciarono a terra, a faccia in giù, coprendosi la nuca con le mani, mentre Nico continuava imperterrito la sua danza, spargendo l’ultimo ingrediente per quel cerchio infernale - sangue, dritto nel buco delle offerte.
Le scosse crebbero in potenza. Leo vedeva schegge di pietra cadergli tutto intorno senza poterle sentire. Spostò lo sguardo su Will, ma del suo volto riusciva a vedere solo un occhio spalancato, con l’iride azzura ridotta a un sottile filamento attorno a una pupilla dilatata.
Una scossa ancora più forte, e si aprì una voragine in mezzo al cerchio, dalla quale sgorgò pura e nera oscurità come se fosse stata lava incandescente. Poi, Leo vide una mano spuntare dalle rocce.
Piano, strisciò fuori una figura nebulosa, quasi trasparente, e dopo lei un’altra, poi un’altra ancora. Il cerchio si riempì di anime che si ammassavano l’una sull’altra come bestie, cercando di raggiungere le offerte, protendendo le mani in avanti come artigli.
Nico urlò qualcosa, e nonostante le scosse si fossero acquietate, Leo era troppo agitato per capire cosa stesse dicendo. Con un movimento veloce, Nico alzò la spada con la lama verso l’alto, e proprio quando la prima anima stava per afferrare un’offerta, la decapitò, e quella si dissolse in nebbia che tornò dritta nelle profondità dalle quali era venuta.
Nico continuò a menare fendenti a tutte le anime, che stavano ancora sgorgando dalla spaccatura. Leo cercò di rimettersi in piedi, ma le sue gambe funzionavano a malapena. Era come se ne avesse perso il controllo.
Dovette strisciare con le braccia verso la parete più vicina e issarsi lentamente, lottando contro il sudore dei suoi palmi e la roccia scivolosa, cercando più volte di dare vita a delle fiammelle sulla sua pelle che potessero asciugarlo per bene, ma all’inizio il suo corpo sembrava non poter rispondere ai suoi comandi. Quando si fu alzato, si asciugò le mani sulla veste nera, e notò le punte delle dita sporche e del sangue che colava da tagli che non si era reso conto di essersi procurato. Scelse di non girarsi a controllare le condizioni della parete alla quale si stava appoggiando.
Will era ancora a terra, tremante. Nico si era fermato, e fissava l’unica anima rimasta nel cerchio, gettata carponi, con la testa infilata nel buco delle offerte, che divorava voracemente tutto quello che c’era. Produceva suoni bagnati che echeggiavano per tutto l’antro.
Nico mormorò qualcosa sotto voce, probabilmente un’ultima preghiera. Leo si accorse che aveva il fiatone, la fronte imperlata di sudore e il volto arrossato, e che si stava reggendo con tutto il suo peso sulla spada al suo fianco. Poi notò un rivolo di sangue scendergli dalla tempia, e un altro dalla guancia, e tanti microscopici taglietti sul volto, causa delle scaglie di roccia sotto le quali aveva danzato.
Le tenebre attorno all’anima iniziarono a vorticare, mentre quella continuava il suo pasto, avvolgendola del tutto, fino a quando quei suoni disgustosi non terminarono. L’anima si alzò piano piano, e i suoi contorni si fecero più nitidi, come se le tenebre la stessero riempiendo per darle una certa densità.
Era più bassa di Nico, con tratti del viso da ragazzino, il naso appuntito e le sopracciglia corrugate. Si guardò intorno, poi incrociò le braccia.
“Chi siete? Perché mi disturbate?” domandò, con una voce da ragazzo. Per il suono quasi gracchiante che aveva, probabilmente non parlava da molto tempo.
Il tremore di Will si arrestò.
“Io sono Nico Di Angelo. Perdonami per aver disturbato il tuo riposo.”
“Nico Di Angelo…” ripeté il ragazzo, pensieroso. “Ho già sentito questo nome, ma non riesco a ricordare niente.”
Lo sguardo di Nico si addolcì, per quanto il resto del suo volto fosse rimasto impassibile. “Non preoccuparti. Penso che questa sia la prima volta che ti evocano,” il ragazzo annuì, titubante. “Grazie alle offerte che hai mangiato, agli dei e alle preghiere, hai parzialmente recuperato la tua corporeità, almeno fino a quando non dovremo tornarcene tutti a casa. Tutti i tuoi ricordi ritorneranno a breve.”
Il ragazzo annuì di nuovo, con un’espressione persa nel vuoto, come se avesse appena realizzato di essere morto. O stesse addirittura rivivendo la propria morte.
“Cosa volete tu e i tuoi compagni da me?”
“Ci serve una mano.”
“E come dovrei aiutarvi? Sono morto.”
“Fammi finire, almeno,” il ragazzo incrociò di nuovo le braccia, sbuffando. Ma lo sguardo di Nico non si fece meno dolce.
“La necromanzia è una forma di divinazione, sai? Evocare un morto è complicato, ma almeno la risposta che ti viene data è la più comprensibile possibile.”
“Al momento non ho certezze neanche sulla mia stessa vita.”
“Al momento, appunto. E non ci aspettiamo comunque una risposta precisa, solo una comprensibile.”
Nico si abbassò, prendendo qualcosa dalla cesta di Will. “Abbiamo con noi un’offerta.”
Il ragazzo sembrò confuso. Nico allungò la mano, mostrandogli due metà combacianti di una freccia sottile e dorata. Gli occhi del ragazzino, per quanto quasi trasparenti, si illuminarono di colpo. Cercò di afferrarla, ma non riuscì ad andare oltre il cerchio di Nico.
“Come per le offerte, puoi prenderla solo da questo buco. Mi dispiace.”
“Quindi in cambio della mia freccia devo rispondere a una tua domanda?”
“Esatto. Ma la domanda non è mia.”
Nico si girò, camminando verso Will. Leo non poté fare a meno di notare con quanto peso si dovesse appoggiare alla spada per fare solo un paio di passi.
Nico si inginocchiò con fatica. Will era ancora immobile, con la fronte schiacciata sul pavimento. Nico gli disse qualcosa, sfiorandogli le mani che teneva premute sul retro del collo, e Will alzò appena il volto. Aveva i ricci appiattiti sul volto dal sudore e l’espressione stravolta.
Lentamente, Nico lo fece alzare, sollevandolo da sotto un braccio, poi gli mise tra le mani le due metà della freccia e lo fece appoggiare a sé, conducendolo davanti al cerchio.
Il ragazzo scrutò attentamente Will con evidente confusione, mentre Will faceva lo stesso, più scosso che altro, con gli occhi lucidi e una lacrima che gli scendeva lungo la guancia sporca e bagnata. Erano ormai quasi faccia a faccia, quando sul viso del ragazzo comparvero una dopo l’altra una sfilza di emozioni l’una dopo l’altra.
“Will,” sussurrò, allungando la mano, ben consapevole di non poterlo toccare. Will fece lo stesso.
Leo distolse lo sguardo, non volendo intrudere in un momento di tale intimità.
Nico doveva aver fatto lo stesso, perché udì la sua voce già troppo distorta rispetto al normale rimbalzare sulla parete di fronte a Leo. “Tuo fratello ha bisogno di parlare con te, Michael.”
