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Ad Hachi non era mai piaciuto fumare. Non le era mai piaciuto il sapore che il tabacco le lasciava in bocca; non le piaceva il modo in cui il suo corpo reagiva al fumo, facendola tossire insistentemente ad ogni tiro; non le era mai piaciuto il fatto che non importa quanto ci provasse, non riusciva a non sembrare una ragazzina con la sua prima sigaretta, ed era ulteriormente imbarazzata dal fatto che persino Shin, a 15 anni, riuscisse a risultare molto più adulto di lei quando fumava. Nonostante tutto ciò, aveva però dovuto abituarsi in fretta ad essere circondata da fumatori quando si era trasferita a Tokyo, e aveva iniziato ad associare l'odore e il sapore del tabacco alla sua casa, la loro casa, sua e di Nana.
Nana. Erano passati anni dall'ultima volta che si erano viste. La morte di Ren era stata molto dura da elaborare, forse quasi impossibile, e probabilmente era stato questo a spingerla ad allontanarsi. Nessuna sapeva dove fosse finita. Nemmeno Yasu. Nemmeno lei. Per quanto Hachi si sforzasse di dimenticarla, per quanto cercasse di convincersi che ormai Nana aveva sicuramente voltato pagina e lei avrebbe dovuto solo prendere esempio, non riusciva a smettere di pensare a lei. Nana le mancava da morire, piú di ogni altra cosa al mondo. In questi momenti, quando il pensiero di Nana tornava a tormentarla, quando i bambini erano a scuola o a letto, Hachi prendeva il pacchetto di Seven Stars che teneva segretamente in un cassetto, e si rintanava sul balcone a fumare.
Ad Hachi non era mai piaciuto fumare, ma la mancanza di Nana la spingeva a fare di tutto per sentirla ancora con sé. Il fumo sapeva di lei, sapeva di casa. Sapeva di tutti i ricordi condivisi nel breve periodo che avevano passato insieme. Sapeva di ogni pianto per le sue delusioni amorose; sapeva di ogni notte in cui avevano diviso il letto perché aveva bisogno di conforto; sapeva del loro primo incontro sul treno per Tokyo; sapeva di ogni sogno che avevano condiviso. Sapeva anche delle labbra di Nana, quella sera, quando si sono scambiate il loro primo e unico bacio. Hachi non sapeva, non capiva, dopo tutto questo tempo, perché quel bacio avesse significato così tanto per lei, più di ogni altro bacio con uno qualsiasi dei suoi ex. Non poteva dire di aver provato la stessa cosa con nessuno, neanche con il suo ormai ex marito e padre dei suoi due figli. Eppure non aveva senso, perché Nana era una donna, e anche lei era una donna, e una donna cosa può provare per un'altra donna se non un sentimento di profonda amicizia? Forse se Nana fosse stata un uomo non sarebbe finita cosí. Forse avrebbe sposato lei, e non Takumi. Forse si sarebbe risparmiata anni di sofferenza, anni passati a piangere tutte le sere a chiedersi cosa non andava nella sua vita, cosa la rendeva cosí infelice. Del resto, aveva sposato l'uomo dei suoi sogni, lo stesso uomo che per molto tempo aveva potuto solamente ammirare da un poster, e avevano avuto due splendidi bambini. Non è forse il sogno di ogni donna? Non dovrebbe essere felice? Ma Hachi non riusciva a fare a meno di pensare che con Nana, nella loro casa con giardino, sarebbe stato tutto diverso, migliore. Sarebbe stata felice.
Ad Hachi non era mai piaciuto fumare, ma tutto cambiava quando pensava a Nana. E dopo poco, i ricordi positivi iniziavano a sfumare come la nube grigia che usciva dalla sua bocca e si scontrava con l'aria fredda di Tokyo, e quando inspirava di nuovo quel fumo la sua mente si riempiva di ricordi negativi. Quante volte lei e Nana si erano inconsapevolmente fatte del male a vicenda? Hachi si è spesso sentita abbandonata da Nana, certo, questa non era sicuramente la prima volta. Quando aveva iniziato a frequentare Takumi, Nana si era trasferita da Ren, e la stessa cosa era successa quando aveva saputo della gravidanza. Hachi sapeva che l'intenzione di Nana non era stata di ferirla, non lo era mai stata e mai lo sarà, ma come poteva non rimanere ferita? Come poteva non sentirsi abbandonata quando l'unica persona che avrebbe davvero voluto accanto la stava evitando? Possibile che avesse agito per gelosia? No, non poteva essere. Se tra loro due non poteva esserci altro che un legame platonico, perché avrebbe dovuto essere gelosa di Takumi? Nana aveva anche detto esplicitamente di non essere interessata alle ragazze in quel modo, non poteva essere così. E se invece fosse stata davvero gelosia? In ogni caso, adesso non importava. Takumi non aveva nulla a che fare con la sua decisione di fuggire stavolta. Non aveva nulla a che fare con la sua decisione di abbandonarla. Hachi si sentiva terribilmente egoista a pensarla cosí, ma non riusciva a farne a meno. Aveva percepito la fuga di Nana come un abbandono, aveva perso la persona a cui teneva di più al mondo, e senza di lei si sentiva terribilmente persa, vuota. Hachi sarebbe stata disposta a fare qualunque cosa pur di farla restare, si sarebbe prestata a qualunque cosa avesse potuto aiutare Nana a superare il dolore. Odiava vederla così senza poter fare nulla. Odiava sentirsi così impotente davanti al suo dolore. L'approccio più violento e istintivo di sfogarsi su qualunque cosa le riportasse alla mente ricordi dolorosi non era servito, e se ancora non è tornata, se ancora non si è fatta sentire per far sapere a qualcuno che sta bene, vuol dire che nemmeno spezzare il cuore di Hachi è stato abbastanza.
Ad Hachi non era mai piaciuto fumare, ma ancora di più odiava sentirsi così impotente. Nana se n'era andata, e lei non poteva più fare nulla se non piangere e aspettare che stesse abbastanza bene da tornare da lei e non lasciarla più andare. Da quando Nana se n'era andata Hachi non aveva fatto altro che pensare al momento in cui si sarebbero riunite, immaginandosi diversi scenari possibili. Se la immaginava davanti alla porta di casa, in lacrime, a chiedere perdono per essere stata così impulsiva e per averla ferita, e Hachi non avrebbe potuto fare altro che abbracciarla, rassicurarla, e iniziare a piangere con lei. Se davvero Nana fosse tornata, avrebbero potuto vivere insieme, crescere Ren e Satsuki insieme, nella casa con giardino che avevano sempre sognato. Avrebbero potuto vivere come avevano sempre desiderato, solo loro due e i bambini. Ma Hachi sapeva che non sarebbe stato possibile. Sapeva che per Nana, che aveva sempre lamentato la mancanza di istinto materno, sarebbe stato difficile amare i figli di Takumi come suoi, tanto più se uno dei due le avrebbe costantemente ricordato del motivo per cui si era allontanata. Hachi sapeva di essere egoista, ma nonostante tutto continuava a sperare che un giorno Nana tornasse. Non voleva più sentirsi così sola e abbandonata, non voleva più star male al pensiero che Nana fosse irrintracciabile, e che quindi le era impossibile sapere non solo dove fosse, ma anche come stesse, cosa stesse facendo, se fosse viva. Hachi non riusciva più a sopportare questo dolore, ma cercava sempre di nasconderlo, per il bene dei suoi figli. Era una donna forte, più di quanto Nana e chiunque altro potesse pensare, e forse era proprio per questo che era riuscita ad andare avanti per così tanto tempo nonostante tutto.
Ad Hachi non era mai piaciuto fumare, ma finché Nana non avesse deciso di tornare, era tutto ciò che le rimaneva di lei. E così ogni notte, finché il tabacco bruciava, poteva far finta che Nana fosse lì con lei, prima di tornare alla sua vita e a sentirsi vuota. Quel soprannome, "Hachi", si era in un certo senso rivelato profetico: anche lei, come Hachiko, avrebbe passato la sua vita ad aspettare, senza mai arrendersi, fino alla sua morte.
