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Day 18: Red sprite
Quando è arrivato sul campus, era diverso. Quando non era ancora Redleaf, e aveva entrambi gli occhi, era nervoso e irascibile e sempre pronto a scattare, come una molla perennemente tesa. Era quasi uno scherzo, fra la gente del dormitorio, che fosse così nervoso – così poco canadese, dicevano.
Poi è successo quello che è successo, il suo occhio è andato, e lui è diventato Redleaf ed è entrato nella Squadra Delta. Ha visto cose e ha sentito cose e ha tenuto la bocca chiusa su molte di esse, come il resto del gruppo... ma non dimentica, come nessuno di loro dimentica mai.
Per questi motivi, Redleaf non è uno che si incazza facilmente. Ha dovuto imparare a non esserlo, e non lo rimpiange. Ora come ora, però, è molto incazzato.
Ci sono regole. Regole per i Coinvolti, specialmente; regole per chi sa, e pertanto è responsabile di chi non sa. Regole come: non mettere nei guai chi non sa. Che è, poi, la più importante di tutte.
La ragazza è del suo corso, Letteratura, e ha circa la sua età, pensa. Non la conosce bene, ma conosce il suo “nome”, Boredom. Lei lo guarda con aria di sfida, come se non avesse fatto nulla di male, avvolta in un paio di leggings e una stupida tshirt oversize “Live Love Laugh”.
«E tu l'hai lasciata lì!?» Forse dovrebbe essere meno brusco, ma a questo punto non gli frega niente. Boredom si stringe nelle spalle, indifferente, come se non avesse praticamente lasciato un agnellino in mezzo a lupi affamati. La stronza.
«Ha detto che voleva restare.»
«Cristo, certo che voleva restare», gli scappa di bocca. Chi non sa vuole sempre restare, perché non conosce i rischi e non sa cosa fare e cosa non fare. «Come ti è passato per la testa-»
«Non sono mica sua madre, eh», scatta lei, alzando il mento.
«Ma vaffanculo.» L'istinto gli dice di voltarsi e andare a cercarla, correre; ma una piccola, meschina parte di lui decide che non la lascerà così, tutta ammantata nella sua offesa. «Pensi che sia finita qui, vero?» le dice quindi, il tono tanto calmo quanto freddo. «Che fra una settimana o un mese se ne saranno scordati tutti. Invece, sai che c'è? Il campus ha la memoria lunga. Tutti hanno la memoria lunga, qui, e nel tuo dormitorio non se lo dimenticherà nessuno.» L'accenno di allarme nello sguardo di lei risulta gratificante – non dovrebbe, lo sa, ma lo è. «Ti sei appena rovinata la vita, stella», aggiunge, perché ha “la vena teatrale”, come dice sempre Hellhound. «Buona fortuna ad arrivare a fine anno.» Si allontana a lunghi passi, prima che lei possa dire qualcos'altro e che gli scappi un ceffone. Picchiare le persone è sbagliato, come diceva sempre sua madre, ma a volte la tentazione è forte.
La ragazza è così evidentemente non Coinvolta che gli viene una stretta al cuore. Sembra giovanissima – che è normale, sono tutti giovani al primo anno, ma ha quel particolare tipo di magrezza che la fa sembrare a malapena diciottenne. Siede in cerchio in mezzo a Loro, e la guardano come lupi famelici guardano un cerbiatto.
Nessuno di loro è troppo potente, pensa. Non li ha mai visti in giro, il che significa che girano poco sul campus, e chi non gira sul campus non è mai molto potente. La cosa lo rassicura. Ce se ne può tirare fuori.
«Birdie, giusto?» Lei sussulta leggermente, si volta a guardarlo con aria confusa. Gli occhi scuri sono un po' vitrei, e la cosa non lo stupisce, ma lo fa incazzare una tantinello di più.
«Uh...?»
«Ciao, sono un amico di Boredom», le sorride, mentendo spudoratamente – ma Loro non possono farci nulla, perché non sta mentendo a loro. «Salve», dice invece a loro, con un cenno del capo, come ci si rivolge a qualcuno di più anziano. Mantiene il tono leggero, cordiale, come se andasse tutto bene.
«Un... un amico di...? Oh... Oh!» Birdie batte le palpebre più volte, si strofina gli occhi. «Piacere... non mi pare di averti mai visto, vero?» Redleaf scuote il capo.
«Io e lei non ci vediamo spesso. Studio un sacco, sai com'è», aggiunge, con un mezzo sorriso di scuse. «Non vi spiace se la rubo per un po', vero?» continua, rivolto ai cinque che siedono a terra. Sembrano umani – o almeno, abbastanza umani. Ma se li guarda con la coda dell'occhio, o si volta rapidamente, le loro forme reali trasudano attraverso la malia imperfetta, chiazzando la realtà di teste di volpe, occhi da gatto e dita come zampe di ragno. Nulla di troppo strano.
«Ci dispiace molto, veramente», risponde uno di loro, che chiaramente non sa bene come si gioca a questo gioco. «Vorremmo che l'uccellino restasse con noi.»
«Oh, amici», ride lui, e ride perché non sono amici, non saranno mai amici, parassiti schifosi, «non è bello essere egoisti, e poi», e si volta verso di lei, più serio, «Boredom mi ha chiesto di darti una mano, visto che facciamo lo stesso corso.»
«Oddio, davvero?» Il sollievo di Birdie è quasi comico. «Mi serve, tipo, tantissimo. Tantissimo. Non hai idea.» Si alza, e negli occhi di quello che ha parlato c'è un lampo rosso cupo, come i red sprite che gli ha mostrato qualche anno fa una ragazza con cui usciva e che faceva astronomia, che si dipanano sopra le tempeste. Redleaf incrocia il suo sguardo e lo fissa, muto, mentre Birdie si alza. Dai, fallo, lo sfida mentalmente. Viola le regole. Fallo, non vedo l'ora. Ma il Fatato non lo fa, perché il suo amico è forse un po' più saggio, e gli mette una mano sul braccio.
«Torna a trovarci, Birdie», le fa invece, il tono mellifluo. «Ci ha fatto molto piacere conoscerti, e vorremmo parlare ancora con te, più a lungo.»
«Ah... gra-» fa per dire lei, ma Redleaf la interrompe.
«Ehi, ehi, non farle pressioni, amico.» Oh, lui odia che lo chiami amico, glielo vede negli occhi dal riflesso rossastro. «Lasciala stare. Vieni?« le fa, facendo un cenno verso il rassicurante edificio dell'università – che non è davvero sicuro, ma lo sembra, e per ora è sufficiente. Lei lo segue, per fortuna.
«Scusa Birdie, mi ha mandato davvero Boredom», le spiega sottovoce, mentre si allontanano. «Era preoccupata perché, sai... quelli sono brutta gente.» Lei lo guarda senza capire. «Uh... gente che si approfitta delle ragazze.» Non proprio la verità, ma nemmeno una bugia in senso stretto. Lei sgrana gli occhi. «Fanno gli amiconi, ti offrono da bere e poi-»
«Oddio», sussurra lei, voltandosi a guardarli un istante. Li stanno ancora fissando, e Birdie rabbrividisce. «Oddio», ripete, «non- non avevo idea. Erano così... erano così...» Esita, e Redleaf può immaginare cosa sta succedendo nella sua mente. «Io non... non so perché mi sono fermata lì così tanto», ammette alla fine, corrugando la fronte. «Non so davvero.»
«A volte succede. Sai, certa gente è brava a intortare gli altri.» Alza lo sguardo sentendo un frusciare di ali, e il corvo è lì a fissarlo. Gli rivolge un cenno del capo, e gli sembra – quasi gli sembra che il corvo risponda. Se non fosse stato per loro, custodi del campus, non sarebbe arrivato in tempo. Ma d'altro canto, ha sacrificato un occhio al campus, e a qualsiasi sacrificio deve equipararsi un dono. Sono le regole.
«Gra- uhm. Oh, è nel volantino del campus, vero? Che non si può dire...» Redleaf le sorride. Mai dire grazie, scusa o per favore. Anche quelle sono regole, ma di sicurezza, per non sparire da qualche parte e non tornare più – o peggio, tornare, ma cambiati. «Ma... fai finta, ok? Fai finta che l'ho detto. Chissà cosa sarebbe successo, se-»
«Non ci pensare», la interrompe, non senza gentilezza. «Ti offro un caffè, ti va?» Mentre entrano nella caffetteria, lancia un ultimo sguardo all'esterno, dove sa che le creature sono ancora sedute, in caccia, in attesa. Non sotto il nostro sguardo, pensa, chiudendosi la porta alle spalle.
