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Nel letto di Alessandro

Summary:

Prima notte di Alessandro a Sanremo per il Festival 2024

Notes:

Colpa di Tumblr.
Tutto nasce da questo post che mi è capitato sulla dashboard: https://www.tumblr.com/unwinthehart/741489346036858881/stavo-pensando-chiss%C3%A0-se-a-mahmood-far%C3%A0-strano?source=share

È completamente slegata dall'universo della Vitellaia (quello ha una vita sua, ormai, e questa settimana non fatemi parlare di mucche, vi prego) e anche dall'universo delle fic Sanremo 2023, ispirate all'anno scorso (che mi piacerebbe continuare).

Scritta in una mezz'oretta, quindi è venuta come è venuta. Non è detto che resti figlia unica...

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

Cazzo, non riesce a dormire. 

Il materasso è bello duro, come ha chiesto.

La temperatura della camera rasenta la perfezione, in barba al cambiamento climatico, e le lenzuola sono perfette, profumate e stirate, tese al punto giusto, come piace a lui.
Il buio in camera è quasi totale e, con la mascherina sugli occhi, raggiunge quell’effetto triplo sarcofago più tomba egizia che di solito gli permette di sprofondare in un sonno ristoratore in pochi minuti.

Però non riesce a dormire. 

Si tira la mascherina sulla fronte e resta un attimo a fissare il soffitto.
Dalla strada non arriva nemmeno un rumore, nemmeno un cazzo di motorino con la marmitta bucata, o un gruppetto di sbandati che urla e chiama anche se sono quasi le due. 

Si mette seduto contro la testiera di legno e si aggiusta il cuscino dietro la schiena. 

Poi lo afferra. Troppo morbido? Questo il problema? Avrebbe bisogno di qualcosa di meno soffice? 

Allunga la mano verso il comodino e il cellulare vola per terra. “Ma vaffanculo.” Accende la luce e il telefono non è da nessuna parte. “Ma porca troia.” Si sporge oltre il bordo, la testa che pende, mentre si aggrappa e striscia, si allunga per afferrare il telefono finito chissà come sotto al letto, esattamente nel centro. 

Non ci arriva. 

Si leva la mascherina e la tira sul cuscino, scosta le coperte e bestemmia, mentre si alza, a piedi nudi, si inginocchia e recupera il telefono.

A questo punto, tanto vale andare a pisciare. 

Merda, è talmente sveglio, che non gli dà anche fastidio la luce dei led bianchissimi del bagno. 

Crolla a sedere sul water, il gomito appoggiato alla coscia e la testa appoggiata alla mano. Contempla il letto perfetto e poi lo schermo del telefono che gli ricorda che deve dormire, perché sono le due di notte e domani è la prima di una serie di giornate infinite. 

Spegne lo schermo.

Possibile che non riesca a dormire per la tensione?

Chiude gli occhi e si passa una mano nei capelli. 

Non è nervoso. 

Non è che abbia chissà che in ballo. È venuto solo per fare pubblicità all’album, del resto non gli importa. Onestamente, anche se cadesse dalle scale, sarebbe un successo. Vede anche i titoli: Mahmood ha fatto una figura di merda. Il suo prossimo disco Nei letti degli altri , disponibile dal 16 febbraio

L’importante è che se ne parli, no? 

Tira l'acqua e se ne torna in camera. Merda, adesso gli si sono infilate le mutande tra le chiappe. Si ferma e pizzica il cotone, dimena un momento i fianchi e le sistema. Decisamente meglio.

Esamino di coscienza mentre riattacca il telefono al caricabatterie e lo posa sul comodino.

No. Tutto a posto. 

Non è in ansia.

Si lascia cadere sul materasso e si rimette la mascherina sulla fronte. 

Spegne la luce, si copre e si allunga, rotola, tira giù la mascherina e abbraccia il cuscino, non troppo morbido, ma bello soffice, una nuvola in cui sprofondare la faccia. 

Perfetto.

Adesso si addormenterà. 

Ancora un momento. 

Non ci può volere molto, in questo silenzio da catacomba. 

Strofina il naso nel cuscino. 

La mascherina si sposta.

La riaggiusta. 

Dà un colpo di tosse. 

Affonda di nuovo la faccia nel cuscino.

Cazzo, proprio non ce la fa. Allunga la mano e agguanta il telefono. Scopre un occhio, accende lo schermo. 2:07 .

Merda, merda, merda, merda. 

Si rimette seduto. 

Adesso le coperte sono un groviglio. 

La mascherina è scesa e adesso gli pende dal collo. 

Si rigira il telefono tra le dita.

Chiude gli occhi. 

Che cazzo c’è che non va?

Buio.

Lenzuola meravigliose.

Materasso duro e cuscino soffice. 

Un silenzio di tomba che non ricordava a Sanremo.

Le dita si fermano.

Apre gli occhi.

No.

Si lascia andare e prende una capocciata contro la testiera di legno. Che sbatte contro la parete. 

Con un rumore familiare. 

No.

Deglutisce. 

Buio.

Lenzuola meravigliose. 

Materasso duro e cuscino soffice. 

Un silenzio degno dell’eterno riposo di un faraone. 

Si lascia andare all’indietro e la testiera sbatte di nuovo contro il muro. 

Merda.

Un altro colpo.

Non è possibile.

Si gira verso il pannello di legno. Ci bussa contro con le dita. Non è lo stesso suono.

Si muove nel letto, bruscamente, fa forza con il culo ed ecco che la testiera sbatte di nuovo contro il muro.

Un colpo familiare. 

Oh, cazzo. 

Non è possibile. 

Non è certo per quello che non riesce a dormire. 

Si rigira il telefono tra le dita. Accende lo schermo. Scorre la rubrica. Si meriterebbe che lo chiamasse. “Babbo di minchia, non riesco a dormire.” Svegliarlo. Rendergli pan per focaccia. 

Chiedergli se può fare un po’ di casino, magari mandargli un audio mentre smonta una camera da letto, così, per concigliarli il sonno.

Molla il telefono sul comodino e si rimette la mascherina sugli occhi. 

Si abbandona contro il materasso e sbatte ancora una volta contro il muro. 

“Brutta testa di cazzo, ma che cazzo fai?”. L’urlo attutito che arriva dall’altra parte della parete gli risulta familiare. A parte che lui ci ha messo un giorno a capire che era Riccardo che non lo lasciava dormire perché rompeva il cazzo per il gusto di romperlo. E la prima notte ha subito in silenzio. Immaginando gente che scopava, quando invece era solo il ragazzino demente amico suo che rompeva i coglioni. 

“Smettila di rompere i coglioni!”, arriva ancora, dalla camera vicino alla sua. 

Si gira sul fianco, si rannicchia e si stropiccia il cuscino sotto alla testa. 

Chissà se su internet esistono video di teste di cazzo che fanno casino nelle camere d’albergo, da usare come sottofondo, se non riesce a dormire?

Chissà se la casa discografica gli speserebbe Riccardo a Sanremo, come un animaletto di servizio, perché gli spacchi i coglioni tutte le notti e gli concili il sonno?

Chissà se Riccardo ci verrebbe a Sanremo, dopo l’anno scorso e il massacro delle rose, solo per fare compagnia a lui?

Chissà se Riccardo sta dormendo?

Chissà se Riccardo si incazzerebbe se lo chiamasse e lo svegliasse alle due di  notte?

Chissà se Riccardo…

Non la finisce la frase. 

Il telefono segna le 2:11.

Alessandro dorme. 

 

Notes:

Io ne vorrei uscire, giuro, ma questi continuano a tirarmici dentro tipo Michael Corleone ne Il Padrino.

E adesso ne approfito per farmi anche autopromozione: scrivo anche roba originale, non legata al fandom. Se vi va di darci un'occhiata, la trovate qui: https://scriverexscrivere.substack.com/ Non è a pagamento e non è necessario isciversi.