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Non è possibile, non può essere successo.
Latisha – no, lei è Softsinger, deve ricordarsi che è Softsinger – non lo accetta. Non lo accetta. Sente il respiro accelerare, mentre davanti a lei i corpi dei due giovani continuano a sanguinare sull'asfalto.
«No», mormora, la mano che stringe tremante lo scettro ancora scintillante, la cui musica non si è ancora spenta. Non è possibile. Ho fatto tutto nel modo giusto. Ho fatto tutto quello che dovevo fare, non può andare male. Non può!
La Regina degli Specchi l'ha sempre detto. Se ci si impegna abbastanza, e ci si sforza abbastanza, e si crede abbastanza, le cose andranno sempre bene, perché loro sono Nobili ed è così che devono andare, no? Il respiro le si impiglia in gola, si sente quasi soffocare. L'odore metallico le permea le narici e le contorce lo stomaco di nausea. Non è mai successo, mai; quando stava a San Francisco con White Cat e V-05 e Wild Maple è sempre andato tutto bene e sì, certo, ogni tanto si sono fatte male, ma non è mai andata davvero male. Nessuno è morto. Le persone non muoiono quando loro sono in giro, no? È così che funziona, è per questo che ci sono loro.
«No», ripete, più forte. Lei è una Nobile. Lei è- sicuramente è lei, la Vera Erede; deve fare qualcosa! Di certo, può fare qualcosa! Il suo potere è dove è sempre, una Luce che risplende nel suo cuore intensa più che in chiunque altro – Latisha lo sa, l'ha sempre saputo, naturalmente. Non è così? Non l'ha sempre saputo, sempre sentito dentro il suo cuore, di avere il potenziale per salvare il mondo? Di certo, se può salvare il mondo, può salvare anche i due sul terreno, e in qualche modo – in qualche modo aggiustare – in qualche modo – fermare il sangue – fare qualcosa – tutto quel sangue – è normale? È normale che ci sia così tanto sangue?
Si china a terra, cercando di ignorare l'umido calore del sangue che le imbratta le ginocchia. Deve restare regale; lei è una Principessa, non una persona qualsiasi. Con un gesto il suo scettro svanisce, e lei è libera di allungare le mani e toccare con le dita guantate i due corpi, ancora tiepidi, ma fermi, così fermi, così orribilmente fermi, così mostruosamente fermi che Softsinger si deve mordere il labbro per non urlare. Gli umani non dovrebbero essere così fermi, come un- come una cosa. Cerca di- di- non sa nemmeno lei cosa stia facendo. Non ha mai saputo curare. Non è una Guaritrice, non l'è mai stata – ma certo lei, Erede della Luce, può imparare a fare quello che deve, giusto? Giusto?
Così scaglia alla cieca il suo potere in quei poveri corpi spezzati, molli come le bambole con cui giocava tre anni fa; e quando non funziona ne scaglia ancora, e di più, fino a che non è sicura di non avere più nemmeno una briciola da dare, e la Trasformazione l'abbandona, e al posto della bella e fiera Softsinger dal portamento da regina non c'è che Latisha e i suoi tredici anni, con le scarpe da ginnastica sporche e le lacrime che scendono lungo le guance e cadono a terra, nel sangue che comincia a raggrumarsi.
I due corpi fremono – non davvero un movimento, ma uno scatto convulso che li percorre entrambi. Ecco, pensa Latisha, confusa e stanca e con la mente che comincia a incrinarsi sui margini, ecco, ce l'ho fatta. Lo sapevo che potevo farcela. Dovevo solo impegnarmi di più! Adesso posso aggiustare tutto, andrà tutto bene!
«Andrà tutto bene», bisbiglia ai due giovani, le cui membra si contorcono senza senso apparente, i cui occhi si spalancano vitrei ma pieni di orrore. Latisha li guarda senza capire. Dovrebbero essere grati. Dovrebbero essere felici! Lei, Erede del Regno, li ha guariti – ma forse, ma forse è normale essere turbati, quando si è quasi morti. «Ora state bene», li rassicura con un filo di voce, «ora andrà tutto bene, davvero. Andrà tutto bene, è tutto a posto, ci ho- ci ho pensato io!» Il ragazzo muove le labbra in modo scattoso, come se volesse parlare e non riuscisse; ma dalla bocca della ragazza sfugge un gemito innaturale e osceno, che le fa accapponare la pelle. Ora come non mai, senza la sua Trasformazione, si sente solo una ragazzina – “la mia bambina”, dice sempre sua madre, stringendola forte quando la vede giù di morale. Non che sua madre sappia nulla, non che sua madre possa capire, d'altronde lei non è una Nobile, non è una Principessa.
«Merda.» La voce è estranea, e le è sconosciuta. Si volta di scatto, cercando di trasformarsi e fallendo – troppo stanca, troppe poche forze. La persona che ha parlato è vestita di nero, con una lunga e sottile fascia verde acido alla vita che svolazza al vento serale.
«Tempesta», sibila con disprezzo.
«Buonasera anche a te, piccola necromante», ribatte il ragazzo, avvicinandosi a guardare i due cadaveri. «Bel lavoro coi mostri, un po' meno con questo.» Dà un calcetto al corpo che continua a scattare, e continua a- è normale? È normale che continui a scattare in quel modo orribile, come quella volta che a scuola Suzie ha avuto una crisi epilettica? Perché non smette?
«Perché non smette?» si chiede con un fil di voce, alzandosi a fatica.
«Adesso smette», ribatte il Principe di Tempesta, e per un momento – uno stupido, ridicolo momento – Latisha si sente tranquillizzata. Naturalmente ha fatto tutto bene, non era possibile che fosse diversamente-
Il pensiero va in frantumi quando il ragazzo impugna luce verdastra dal nulla, luce che non è che un coltello, e con quel coltello lui-
Con quel coltello-
Lei li ha salvati, e lui-
Il coltello cala, e-
Tutto il suo lavoro, tutto quello che ha fatto per salvarli-
Le due forme smettono di muoversi con un sospiro che sa quasi di sollievo, ma non può essere sollievo, non può, perché lei non può sbagliare, lei è l'Erede! Lei non può sbagliare! Le persone non possono morire! Nemmeno si rende conto del grido che le scappa di bocca – un suono stridulo, disumano, mentre la sua mente cede e va in frantumi sotto la pressione della realtà – che le cose non vanno sempre bene, non sempre si può salvare tutto, sono tutte menzogne, la Regina le ha mentito, tutti le hanno mentito, non è mai stato reale, nulla è mai stato reale, il suo potere è inutile, e lei-
e lei-
lei-
