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Summary:

“Come l’hai capito che non ti piacevano le ragazze?”

Notes:

non so cosa sia questa cosa ma ce l'avevo mezza scritta da prima de La Cuenta e non ho mai trovato il tempo di finirla. guess l'ho finita, spero vi piaccia (im a bit nervous a scrivere da sola ma spero non faccia troppo schifo)

edit disclaimer che avevo scordato: in questo universo mimmo è libero (le precisazioni potete inventarvele voi, o è uscito prima, o non è andato in PPT, o molosso è crepato prima del tempo... i mimmone sono domestici e felici)

Chapter 1: Sei lesbica?

Notes:

(See the end of the chapter for notes.)

Chapter Text

Luna non è mai stata amica di Simone. Non che si odino, eh, vanno d’accordo, ma amici non lo sono. Soprattutto da quando lui ha mollato Laura. 

Ok, è gay, Luna non vuole che lui stia con Laura se è gay, sia chiaro, ma le ha spezzato il cuore lo stesso ed è stato molto difficile per lei da mandare giù. 

È però arrivata alla conclusione che Simone è l’unico che la può aiutare con questa cosa , quindi anche se non sono amici gli ha chiesto di studiare insieme ed è arrivata fino a villa Balestra col motorino scassato di suo fratello, che per fortuna non ha perso pezzi per strada. 

Con sua grande sorpresa è Mimmo ad aprirle la porta, con un sorriso raggiante e una pacchetta sulla spalla. Luna sente l’imbarazzo a dover parlare con Simone scivolare via appena vede il suo fidanzato. “Uè.” La saluta. 

“Ciao.” Sorride d’istinto, anche se fino a due secondi prima se la stava facendo sotto. “Non sapevo ci fossi anche tu.” 

Lui alza le spalle, tipo come a dire tanto sto sempre qua , e Luna sa che è vero almeno dalla quantità di storie con lui o di lui che posta Simone su Instagram. 

Mimmo le chiede se vuole qualcosa da mangiare, o da bere, come se fosse il padrone di casa. Luna si sente lo stomaco chiuso, come se c’avesse un nodo alla bocca. Quasi quasi ora sta sperando che Mimmo resti, oppure può parlare direttamente con lui. In fondo, anche lui è — gay, no? 

Ma alla fine arrivano nella camera di Simone, che è alla scrivania chino sul libro di matematica. Mimmo gli dà un bacio sulla guancia da dietro e lui si gira a sorridergli. Luna sente il nodo allo stomaco stringersi. 

Simone, però, si gira e le sorride. “Ciao.” 

“Ciao.” Luna alza la mano, anche se Simone è proprio là e non c’è bisogno. Si leva dall’uscio della porta e si siede alla scrivania accanto a lui. Mimmo sta seduto sul letto con un libro aperto davanti a lui e ogni tanto mormora qualche parola, per la maggior parte date, sottovoce. Luna sa che si sta preparando per dare la maturità. Simone l’ha annunciato sulla loro chat di gruppo tutto fiero, come se fosse qualcosa che fa lui personalmente, non solo Mimmo. Forse è perché quando sei in coppia tutti i successi dell’altro sono anche un po’ tuoi. 

Luna non sa cosa significhi, l’unica volta che è stata con qualcuno quel qualcuno era Angelo, e non sono stati insieme abbastanza da condividere niente. Non aveva fatto in tempo a pensarsi come fidanzata, in una relazione, che lui prima era partito e poi l’aveva lasciata. 

Poi si ricorda quanto si era sentita fiera all’ultimo saggio di danza di Laura, le mani che spellavano un po’ ed erano tutte rosse alla fine per quanto le aveva battute.

Bella merda. 

Si accorge che sta fissando Simone che scrive con più attenzione del necessario — e dovrebbe aprire il libro pure lei, così almeno all’inizio dissimula. 

Ma non fa in tempo a prenderlo dallo zaino che Simone la guarda pure lui. “Ma che hai, stai male?” 

“Chi, io?” La voce le esce più acuta di quanto vorrebbe. “No, no. Io sto benissimo.” 

“Sei sicura?” 

“Sì.” Luna lancia un’occhiata a Mimmo, che adesso ha alzato la testa e la sta guardando anche lui con un’espressione corrucciata. Più che corrucciata, sembra preoccupata, sì. Anche se si conoscono a malapena. Sì, deve decisamente restare.

“In realtà,” si schiarisce la voce, e guarda le proprie gambe invece degli occhi enormi di Simone che sembra le stiano leggendo nel cervello. “In realtà, mh, non sono — cioè, sì, so’ venuta pure per studia’. Però — te volevo chiede’ ‘na cosa.”

“A me?” Quando Luna lo guarda di nuovo, Simone ha la bocca aperta. È palesemente scioccato.

“E che problema ci sta,” fa Mimmo, più disinvolto, dietro di lei. “Me ne devo anda’, vuoi sta’ da sola con lui?” 

“No!” Per favore no. L’ha detto con un po’ troppa enfasi e ora può sembrare maleducata. Sua madre la ucciderebbe. “Cioè, no. Non è — necessario.” 

Ma Simone, inaspettatamente, sembra non fregarsene delle buone maniere. E, “ti hanno fatto qualcosa?” Chiede, con una voce piccola che Luna non gli ha mai sentito usare.

Tranne — quella notte, forse.

Cerca di rimuoverla, e il più delle volte ci riesce, quindi non è sicura. 

“No.” Scuote la testa, vigorosamente. Ora si sente stupida a far preoccupare Simone così, per niente. “No, no. Non m’hanno fatto niente. È una cosa — è una cosa per cui mi serve una mano.” 

“E non è la matematica.” 

“No.” 

“Ok. Se ti posso aiutare —” 

“Come l’hai capito che non ti piacevano le ragazze?” Lo interrompe Luna, perché se non glielo chiede adesso potrebbe non farlo più. 

“Eh?” 

Oddio, deve anche ripeterlo? “Hai sentito. Come hai capito che non ti —” 

“Ho sentito.” Simone però sembra più rilassato. Abbassa le spalle, e si appoggia allo schienale della sedia. “Come l’ho capito,” riflette. “Non lo so. Era solo — diverso, credo. In senso bello.” 

“Cioè?” 

“Cioè, che non provavo le stesse cose quando stavo con Laura che quando stavo —” Lancia un’occhiata veloce a Mimmo, che a Luna sembra quasi colpevole. “Con Manuel.” 

Per Luna non è possibile. Cosa puoi provare con Manuel che non puoi provare con Laura ? Laura è intelligente, gentile, buona con tutti, anche con quelli che non se lo meritano. Manuel, invece — “No?” 

“No.” Simone si gratta il collo. “È strano fartelo capire perché tu sei —” 

Chiaro. Perché lei è etero. 

“Simò,” interviene Mimmo. “Ma se te lo sta chiedendo, vuol dire che — o no?” 

“Ah!” Simone alza le sopracciglia, e i suoi occhi brillano come se c’avesse acceso una lampadina. Guarda Luna. “Sei lesbica?” 

La parola la mette immediatamente a disagio. Non per il concetto, ma quanto perché non l’ha quasi mai sentita usata così, normalmente. Era sempre in qualche discorso che non vorrebbe ricordarsi, di suo padre, suo fratello o Matteo, in classe. Le sale una bile acida nella gola e per un po’ non riesce a parlare e rispondere come si deve. “Era il punto de venì qua, Simò. Capire.” 

“Oddio.” Simone si porta le mani alla bocca. “Scusa.” 

“Non fa niente.” 

“No, scusa, io pensavo —”

“No, ma veramente — non fa niente. E ho capito quello che dici.” 

“Sì?” 

“Forse sì.” Luna si porta una ciocca di capelli davanti alle spalle, e ci gioca. “Ti sei mai sentito come se — quando ti sei messo con Laura, ti sei mai sentito come se — te la fossi scelta?” 

“Scelta!” Simone la indica, e annuisce, e Luna si sente improvvisamente meno sola. “Sì, ovviamente non l’ho fatto — non la volevo ferire, eh. Ma pensavo funzionasse così, che scegli con chi stare insieme, per chi —” 

“Avere una cotta.” Finisce Luna, che non può fare a meno di sorridere. “Sì, coi ragazzi me capita così. Cioè, prima Matteo, poi Angelo che era l’unico che me se filava, poi — vabbè, ‘o sai quello che è successo — e pe’ ‘n periodo m’è pure piaciuto Mimmo. O Rayan.” 

“Ma che, veramente?” Fa Mimmo.

A Luna viene da ridere a pensarci adesso. “Sì, ma non era serio. Era sempre — come ha detto Simone. Pensavo che più parlavo de’ i maschi che me piacevano, più — ero uguale a tutti. No?” 

Simone si fa un po’ scuro. “Mi dispiace.” 

“No, non te preoccupa’.” Luna guarda Mimmo con un mezzo sorriso. “Comunque sei il più carino, tra quelli che me so’ piaciuti.” 

Mimmo ricambia. “M’ fa piacere ca so’ megl ‘e chillu strunz ‘e Matteo.” 

Ridono tutti e tre. 

“Ma anche tu sei — gay?” 

Mimmo scuote la testa. “No, a me piacciono anche le ragazze. Sono bi.”

“Bi — ?” 

“Bisessuale.” 

“Ah.” Anche quella è una parola che ha sentito in discorsi poco piacevoli. “E com’è?” 

Mimmo fa spallucce. “Boh, normale. Cioè, non c’ho mai avuto i pensieri che dite voi. Forse un po’ mi concentravo solo sulle ragazze, quando ero più piccolo, però — non è che le sceglievo, mi piacevano e basta.” 

“Ah.” 

Simone, forse vedendola ancora un po’ agitata, si allunga e le mette una mano sulla spalla. “Vuoi qualcosa, un bicchiere d’acqua? Scendiamo giù a fare merenda?” 

A Luna, a dire la verità, è venuta un po’ fame adesso. 

 

*

 

Mentre stanno mettendo via il ciambellone della nonna di Simone, Mimmo la guarda con un sorriso furbetto. “Vabbè, comunque — pe’ venirti il dubbio, no —” 

Luna pensa di sapere già dove sta andando a parare. “No.” 

“E ja! Ti piacerà qualcuno?”

Luna si sente le orecchie improvvisamente calde. “Sì, ma —”

“Sì?” Interviene Simone. 

“Cioè —” Che palle. “Non so se ne voglio parlare.” 

“E pcché no?” Protesta Mimmo. “Mica noi lo diciamo a qualcuno.” Va verso Simone, che sta mettendo i piatti in lavastoviglie, e gli dà uno schiaffetto sul braccio per farsi sostenere. “Simò, tu lo dici a qualcuno?” 

“Io no.” 

Luna stringe le labbra. Potrebbe non dirlo comunque, però… “C’è un’altra cosa.” 

“Cosa?” 

“Un’altra cosa, oltre al — oltre allo scegliere le cotte per i ragazzi, dico. Il fatto che — ho sempre pensato di essere una pessima amica, perché ero gelosa.” Mimmo e Simone la guardano, come a dirle di andare avanti. È difficile perché non l’ha mai detto ad alta voce. “E ora credo che non sia gelosia. Ma sia — perché mi piacciono quelle di cui sono gelosa. Non voglio essere come loro, voglio — stare con loro.” 

“Ua, vuoi un harem.” Ride Mimmo, e Luna è grata che spezzi la tensione. 

Fa un sorrisino. “No, cioè, dicevo in generale, quelle che mi sono piaciute. Ora me ne piace solo una.”

“Laura?” Chiede Simone. 

Luna è sorpresa, ma anche un po’ disturbata. Si vede così tanto? “Come hai fatto?” 

“No, è che state sempre assieme. Ha senso.” 

“Però stareste troppo bene,” cinguetta Mimmo. “Poi possiamo uscire insieme, tutti e quattro! T’immagini?” 

“Sarebbe figo. Ma — io credo che lei sia etero.” Luna guarda Simone, anche se, se Laura ha detto qualcosa a lui, mica può farle — outing , si dice così, no? “No?” 

Simone alza le spalle. “A me non ha detto niente.” 

“No, infatti. Ma poi — non so se me la sento.” 

“Comunque noi ci siamo.” Le dice Mimmo, che non ha smesso di sorridere. Onestamente, il suo incoraggiamento sta facendo miracoli sull’autostima di Luna. Dà una gomitata a Simone. “È vero o no?” 

“Sì, sì.” Si affretta a dire. “Sì. Certo che ci siamo.” 

“Grazie.” Le vengono gli occhi lucidi, e ci strofina le mani per non piangere. “Non so perché sto a piagne.” 

“Va bene, ja, tanto stiamo solo noi.” Ha ancora gli occhi chiusi quando qualcuno la abbraccia. Capisce istintivamente che è Mimmo. “Se vuoi piagne , piangi.” 

Luna si fa una risata all’imitazione del romano. “È solo che è tutto all’improvviso. Non è che prima lo sapevo.” 

“Posso?” Chiede Simone, e quando Luna alza lo sguardo vede che ha le braccia aperte. Il naso le sta colando e probabilmente è uno spettacolo orribile.

Allarga le braccia anche lei, però, e Simone si aggiunge all’abbraccio. La stringe forte. Non l’hanno mai fatto. “Ha ragione Mimmo.” Sussurra. “Mo’ ci stiamo noi.” 



Notes:

tra qualche giorno la parte 2!! <3

we love queer joy e mimmo protettore delle lesbiche