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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2024-04-23
Completed:
2024-04-23
Words:
1,796
Chapters:
2/2
Comments:
5
Kudos:
11
Hits:
129

Please stay

Summary:

"NOO!!!"

Un secondo prima era a terra, dopo aver lottato con Vaggie e un secondo dopo si era girata e aveva visto il suo capo a terra sanguinante, con un pugnale conficcato proprio al centro della schiena. Inerme. Immobile.

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Adamo cadde a terra privo di forze e agonizzante. Intorno a lui qualcuno stava parlando, ma le voci gli arrivavano confuse. Stava per chiudere gli occhi mentre la coscienza iniziava ad abbandonarlo, quando sentì un grido e questa volta riconobbe immediatamente la voce...

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Oneshot GuitarSpear sulla fine dell'episodio 8, raccontata dal punto di vista di Lute e da quello di Adamo 💛🖤

 

Hazbin Hotel e i suoi personaggi appartengono ad A24, a Prime Video e a Vivienne Medrano!

Notes:

(See the end of the work for notes.)

Chapter 1: Lute

Chapter Text

Lute amava il suo ruolo in paradiso. Aveva sempre creduto nei suoi valori e nel suo senso di giustizia e si era sempre battuta per questo; diventare un angelo esorcista le aveva permesso di continuare a farlo, con la differenza che ora non era da sola in questa battaglia ma poteva contare sugli altri esorcisti come lei, sulle sue compagne: pronte a lottare per quello in cui credevano e a coprirsi le spalle a vicenda.

...

E poi c'era Adamo. Lute non era sicura di cosa provasse per lui, ma sicuramente era una delle figure che più stimava lì in paradiso: il primo uomo mai creato, il primo uomo ad essersi guadagnato il paradiso, il suo primo comandante e anche la prima persona che aveva creduto in lei quando lei stessa non aveva la forza per farlo. Lute sapeva di essere una brava combattente, forse la più brava dell'esercito, dopotutto era il luogotenente. Aveva sterminato un numero di demoni impressionante, si allenava più di chiunque altro, senza giorni di riposo. Ora sapeva il suo valore, ma non era sempre stato così. Quand'era ancora una recluta, l'esorcista numero 253, commetteva molti errori durante gli allenamenti: era troppo lenta ad attaccare e a schivare i colpi, aveva poca forza, si stancava presto, abbassava la guardia quando non doveva. Mai, MAI, abbassare la guardia, altrimenti diventi il giocattolo di quegli stronzi. Questo era quello che Adamo le ripeteva sempre. E nel tempo ne aveva fatto il suo mantra. In lei era ancora vivido il ricordo del suo peggior allenamento. Era stato un disastro: di tutti gli angeli esorcisti contro cui aveva combattuto, non era riuscita a vincere nemmeno su di uno. Si sentiva patetica e debole. E in quel momento Adamo le si era avvicinato, l'aveva fatta alzare ("Che cazzo fai lì a terra, alza il culo! Alzati ho detto!" le aveva gridato) e poi l'aveva sfidata in uno scontro ("Adesso combatti con me, stronza" le aveva detto con un ghigno). Uno scontro con lui. Tutti gli esorcisti si guardavano increduli: nessuna di loro si era mai allenata con Adamo, era un privilegio più unico che raro. Alla fine Lute perse anche quel combattimento (ovviamente, non si era di certo illusa di poter vincere contro il suo comandante), ma la soddisfazione di aver lottato contro di lui era impagabile e un piccolo sorriso stanco le si dipinse sul viso, tra i lividi e il sudore. Solo un anno dopo era diventata la più forte tra le sue compagne e Adamo la nominò suo luogotenente. Il resto era storia.

Lute era nata per combattere, ce lo aveva nel sangue ed era la cosa che più la faceva sentire meglio. In più le piaceva la vita da soldato: regole, disciplina, dedizione, allenamenti, serietà. Qualcuno poteva pensare che fosse pesante e noioso, ma per Lute era naturale e in un certo senso confortante. Le piacevano le regole. Le regole servivano per tenere tutto sotto controllo, le regole le facevano dormire sonni tranquilli. Ma da quando era diventata la spalla destra di Adamo, Lute aveva scoperto che ogni tanto non le dispiaceva infrangerle. Per quanto Lute avesse una naturale predisposizione alla disciplina e alla rigidità (era una perfezionista), piano piano aveva scoperto che lasciarsi andare un po' non era poi così male. Stare al fianco del primo uomo l'aveva aiutata a sciogliersi, almeno con lui. Il fatto è che era così spensierato e privo di preoccupazioni e considerazione verso tutti e tutto, che su Lute aveva come effetto quello di farle abbandonare anche le sue di preoccupazioni, facendola rilassare. Quando lei era con lui era come se tutti i suoi problemi per un po' sparissero. La maggior parte degli angeli lo reputava fastidioso, troppo rumoroso, volgare anche, probabilmente non proprio l'esempio di come un angelo dovrebbe essere e la sua presenza era ingombrante. Eppure era così diverso da com'era Lute, che lei trovava tutto questo piacevole, rassicurante, giusto in un certo senso. Era come se si bilanciassero a vicenda. Erano una bella squadra... ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

"NOO!!!"

Cazzo Lute, la guardia! Mai abbassare la guardia! Stupida, stupida, stupida! Un secondo prima era a terra, dopo aver lottato con Vaggie e un secondo dopo si era girata e aveva visto il suo capo a terra sanguinante, con un pugnale conficcato proprio al centro della schiena. Inerme. Immobile. Si precipitò accanto a lui e con il braccio che le era rimasto lo girò supino:

"Signore, Signore! Ti prego...non lasciarmi!"

Disse con il cuore che le si spezzava. Non poteva succedere. Di tutti, non lui. Di tutte le persone che potevano morire, non lui cazzo. Non il primo uomo. Non il suo comandante. Non il suo Adamo... E poi successe l'impensabile per Lute. Si aspettava che lui la rimproverasse, che le urlasse contro con l'ultimo fiato che gli era rimasto in corpo, perché dannazione era stata così stupida! Perché non si era accorta prima di quello stupido demone che lo aveva pugnalato? Perché non aveva visto che stava andando dietro il suo comandante? Perché? PERCHÈ? Si odiava. Era il suo luogotenente, la sua spalla destra, erano Adamo e Lute, Lute e Adamo, la squadra perfetta. E lei non era riuscita ad evitare tutto questo... se n'era accorta quando ormai era troppo tardi...

Ma il primo uomo non fece niente di tutto ciò. Non le gridò contro, non la insultò, non la rimproverò dicendole quanto era stupida. Invece le rivolse il sorriso più bello, più dolce che potesse farle, il più tenero che Lute avesse mai visto in tutta la sua esistenza. Ed era tutto per lei. Questo bastò per farla crollare definitivamente: subito lacrime cominciarono a sgorgarle dagli occhi dorati ed emise un urlo di dolore che squarciò il cielo dell'inferno:

"ADAMO!!!"