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Storia scritta per la AkaRen Week 2024
Day 6: Family | Home | Flowers
L’alba era sorta solo da pochi minuti, eppure Akaza era sveglio già da tempo. Con gli occhi ambrati fissi sul viso dormiente di Kyojuro, non aveva fatto altro che guardarlo dolcemente, vegliando su di lui per tutta la notte. Dopo la bella notizia ricevuta il giorno prima, non era riuscito a prendere sonno e aveva passato le ore a fantasticare su ciò che il futuro gli avrebbe riservato da quel momento in poi. Quasi non gli sembrava vero, e forse era stato proprio il timore di trovarsi solo dentro un bel sogno a tenerlo sveglio, quasi avesse paura di addormentarsi per poi riaprire gli occhi e scoprire che era stato tutto frutto della propria fantasia.
Con il viso appoggiato al palmo della mano, Akaza continuava a fissare Kyojuro con il sorriso sulle labbra, sentendosi al settimo cielo. Solo dopo averlo osservato per un tempo che sembrava infinito, spostò lo sguardo dal volto dell’uomo che amava per ammirare il suo corpo muscoloso. Rimase rapito ad osservare come il petto scoperto dal lenzuolo si alzava e abbassava lento con ogni respiro di Kyojuro, seguendo il suo ritmo calmo e profondo come una dolce ninnananna; poi il suo sguardo continuò a scivolare sulla pelle lievemente abbronzata, trovandola priva di alcuna imperfezione, più liscia e luminosa che mai. Fermò il suo avanzare su quel corpo statuario solo quando le iridi ambrate andarono a incontrare il braccio destro del suo compagno, adagiato con delicatezza sul ventre lievemente più sporgente del solito, e il sorriso che aveva sulle labbra si allargò a dismisura.
Quando il dottore aveva comunicato loro che la gravidanza stava procedendo bene e che ormai Kyojuro non era più a rischio di aborto spontaneo – anche se gli aveva comunque consigliato di stare a riposo per precauzione –, Akaza era arrivato a tanto così dal soffocare il ginecologo con un abbraccio, talmente era immensa la gioia del momento. E dire che quasi non ci speravano più. Da quando si erano scelti come mate, unendosi e suggellando quel loro profondo amore con il sacro vincolo del matrimonio, avevano provato a diventare genitori durante ogni singolo calore di Kyojuro, ma senza alcun successo.
L’Omega non era riuscito a portare avanti nessuna delle gravidanze e la cosa non aveva fatto altro che lacerargli il cuore e debilitarlo fisicamente. Akaza aveva allora deciso di fermarsi, di smettere di provare per il bene del suo compagno – perché, in fondo, lui non aveva bisogno di altro all’infuori dell’uomo che amava per considerarsi una famiglia –, ma Kyojuro non aveva voluto sentire ragioni, chiedendogli di provare un’ultima volta. E lui non aveva saputo dire di no di fronte allo sguardo che gli aveva rivolto, di fronte alla silenziosa supplica che aveva letto nelle iridi vermiglie di renderlo la madre dei suoi figli.
Qualcuno, dall’alto della sua misericordiosa potenza, doveva aver deciso di dare ascolto alle loro preghiere, permettendo finalmente la realizzazione di quel sogno così desiderato e sofferto. Kyojuro era rimasto incinta durante l’ultimo estro e lo aveva scoperto solo dopo un mese, quando aveva iniziato a vomitare anche l’anima ogni singola mattina. Da lì era stato un susseguirsi di visite e di dottori che lo avevano obbligato al riposo assoluto fino a che non fosse passato il primo trimestre, così da ridurre al massimo il rischio di un nuovo aborto spontaneo. Inutile dire che Akaza aveva fatto tutto il possibile per evitare che il suo compagno potesse anche solo pensare di alzarsi dal letto, comportandosi da bravo Alpha e prendendosi cura di lui in tutto e per tutto.
Adesso la vita che cresceva nel grembo del suo Omega era forte e sarebbe venuta alla luce nel giro di pochi altri mesi. Akaza non vedeva l’ora di poter stringere tra le proprie braccia il frutto del loro amore, desideroso di scoprire quale tra i due corredi genetici avrebbe prevalso maggiormente – in cuor suo, sperava ardentemente che il bambino ereditasse più tratti da Kyojuro che da lui, anche se non lo avrebbe mai ammesso apertamente. Ma più di tutto, non vedeva l’ora di potergli donare anima e corpo in maniera incondizionata, di crescerlo con tutto l’amore e l’affetto di cui era provvisto. La prospettiva di essere padre lo riempiva così tanto di gioia, facendolo sentire l’uomo più felice e completo sulla faccia della Terra, che avrebbe potuto gridarlo al mondo intero senza alcuna vergogna.
Akaza rimase in contemplazione fino a quando il sole non fu abbastanza alto nel cielo per dare un dolce risveglio al suo amato Kyojuro. L’Alpha scese dal letto in silenzio, facendo attenzione a non svegliare il suo compagno prima del tempo. Con passo felpato, andò in cucina e cominciò a preparare una colazione abbondante e nutriente – in fondo, Kyojuro adesso doveva mangiare per due –, adagiandola via via su di un vassoio portavivande. Canticchiò allegramente tra sé e sé per tutto il tempo, destreggiandosi tra pancake e caffè, latte e brioches, frutta fresca e spremute. Non che l’Omega dovesse mangiare tutto, ma Akaza preparava sempre diversi tipi di colazione così da essere pronto di fronte a eventuali voglie fuori programma.
Una volta finito di sistemare il vassoio, l’Alpha sorrise soddisfatto e si apprestò a tornare in direzione della stanza da letto. Prima di afferrare il vassoio e incamminarsi, il suo sguardo cadde sul vaso pieno di fiori posto proprio al centro del tavolo da cucina. A Kyojuro piaceva molto tenere la casa ordinata, decorandola e personalizzandola così da renderla sempre più calda e accogliente, e andava spesso a comprare nuove piantine dalla giovane fioraia in fondo alla strada. Afferrò delicatamente le due margherite arancioni che spiccavano tra tutti gli altri fiori dai colori tenui e le appoggiò tra le tazze e i piattini, dando quel tocco in più alla sua composizione. Gli ricordavano molto Kyojuro e la sua tenacia, il suo viso che si illuminava radioso ogni volta che sorrideva, il suo distinguersi sempre tra la gente che lo circondava.
Ritornò nella camera da letto e appoggiò lentamente il vassoio sul comodino, proprio vicino al viso dormiente del suo Omega. Lo guardò ancora un attimo, poi si sedette piano vicino a lui e allungò una mano per accarezzargli lievemente una guancia priva di peluria. La gravidanza stava modificando gradualmente il corpo di Kyojuro, rendendolo più morbido e accogliente per la vita che cresceva dentro il suo grembo, e Akaza trovava che quei piccoli cambiamenti donassero una bellezza quasi eterea alla sua dolce metà.
Gli piaceva come il ventre stesse diventando sempre più rotondo e teso, come la linea dei fianchi si fosse fatta più dolce e il petto gonfio per il latte che aveva iniziato a produrre. La maternità donava una luce tutta nuova al suo già raggiante Omega e lui sentiva che l'amore che provava per Kyojuro non faceva altro che crescere ancora di più ogni secondo che passava, alimentato dalla forza del sentimento che li univa e dall'unicità del loro legame, ora arricchito dalla promessa di una nuova vita.
L’Omega si destò dal sonno proprio in quel momento, aprendo lentamente le palpebre. Puntando le iridi vermiglie sul viso del suo Alpha e sorridendo calorosamente, gli diede il buongiorno con un sonoro sbadiglio. Akaza ridacchiò e si abbassò sul suo viso per dargli un bacio sulle labbra, indugiando un attimo in più per potersi beare fino in fondo della loro morbidezza.
«Buongiorno, dormiglione. Hai dormito bene?» Gli chiese, prendendolo bonariamente in giro.
Da quando gli era stato prescritto di evitare ogni tipo di sforzo e di rimanere a riposo per almeno i primi tre mesi di gravidanza, Kyojuro aveva iniziato a dormire molto più del solito, complice anche la sonnolenza che aveva cominciato a provare subito dopo aver scoperto di essere in dolce attesa. E Akaza non perdeva occasione per scherzare su questo nuovo aspetto, felice di poter finalmente svolgere il suo ruolo di Alpha – Kyojuro era sempre stato un Omega anomalo, muscoloso e forte abbastanza da potersi difendere da solo, senza bisogno di nessuno che lo accudisse.
«Come un sasso.» Rispose Kyojuro, stiracchiandosi per poi tirarsi a sedere. «Tu? Vedo che ti sei alzato presto.» Constatò, adocchiando il vassoio pieno di piatti e tazze con lo stomaco che brontolava per la fame.
«Sì, anche io ho dormito bene.» Mentì Akaza, grattandosi appena la nuca rosa come i fiori di ciliegio e mettendo su il migliore dei sorrisi.
Kyojuro lo guardò attentamente, poi incrociò le braccia al petto, un folto sopracciglio nero aggrottato di fronte alla bugia che il suo Alpha gli stava dicendo.
«Akaza, hai delle occhiaie così nere e spesse da fare invidia alle linee del tuo tatuaggio. È evidente che non hai dormito bene. Come mai?» Gli domandò, sporgendosi lievemente in avanti per guardarlo dritto negli occhi, una mano appoggiata sulla sua guancia calda.
«Ero troppo felice per riuscire a dormire, così ho passato tutta la notte a riflettere su quanto sia fortunato ad avervi. E poi avevo paura che, una volta riaperti gli occhi, potesse essere tutto solo un sogno.» Confessò alla fine, un sorriso mesto che si delineava appena sulle sue labbra.
Kyojuro si lasciò scappare una risata sommessa, continuando ad accarezzare dolcemente il viso di Akaza. Capiva perfettamente come si sentiva il suo compagno, dato che anche lui aveva temuto di svegliarsi e non vedere più il ventre rotondo che cresceva ogni giorno sempre di più, di essersi immaginato tutto. Ci erano passati così tante volte che ancora stentavano a crederci davvero; ma stavolta ce l’avevano fatta. Il loro bambino, il frutto di quell’amore profondo e totalizzante che li univa, sarebbe finalmente venuto al mondo.
Continuando a sorridere lievemente, Kyojuro fece scivolare la mano sul collo tatuato di Akaza per poi spostarsi sulla sua nuca. Con una leggera pressione delle dita, lo tirò verso di sé e lo baciò profondamente, cercando di trasmettergli tutti i sentimenti e le emozioni che non riusciva ad esprimere a parole. Sentì gli occhi inumidirsi di lacrime, ma cercò di contenersi e di non lasciarsi sopraffare dagli ormoni impazziti che lo facevano piangere per un nonnulla. Quando si separarono, Kyojuro si spostò un po’ più verso il centro del letto e invitò il suo Alpha a stendersi accanto a lui, con la testa appoggiata sul suo ventre.
«Sei sicuro che posso stare così? Non vorrei fargli del male.» Disse Akaza, cercando di non esercitare troppa pressione sulla pancia del suo Omega.
«Sicurissimo.» Rispose con fermezza Kyojuro, un largo sorriso ad illuminargli il viso.
Nel sentire quell’affermazione, l’Alpha si rilassò completamente e appoggiò l’orecchio sul ventre nudo del proprio compagno. In punta di dita, cominciò a disegnare dei cerchi concentrici lì dove la leggera sporgenza era più evidente, immaginando di accarezzare la pelle del loro bambino. Kyojuro posò una mano sulla testa di Akaza e cominciò a giocherellare con i suoi corti capelli rosa, intonando lievemente una vecchia ninnananna che aveva imparato da sua madre quando era ancora in vita. Lentamente, l’Alpha sentì le palpebre chiudersi e tutta la tensione scivolare via dalle sue spalle, lasciando dietro di sé solo una profonda stanchezza. Si addormentò senza nemmeno accorgersene, cullato dal dolce canto di Kyojuro e dal battito del suo cuore, sprofondando rapidamente in un sonno popolato da sogni felici, come in futuro che li attendeva da lì in avanti.
