Chapter Text
Il vasto regno di Polaris era considerato il più forte e potente al mondo, la terra in cui chiunque poteva vivere con serenità, nei villaggi più grandi o in campagna, e godersi le favolose viste che l'arte e la natura avevano da offrire. Rinomata per la propria cultura e i propri costumi, le città brulicavano ogni giorno di turisti e viandanti che venivano dai luoghi più lontani e remoti pur di poter vedere quel monumento famoso vicino alle mura, visitare la bottega di quel celebre artista per studiare i suoi dipinti, o andare in quel borgo di campagna e partecipare al festival tradizionale che si tiene ogni anno solo in quella zona; insomma, era considerato da tutti come uno di quei posti che andavano visitati almeno una volta nella vita. Uno dei suoi appellativi più utilizzati era il Regno Smeraldo– questo a causa, oltre che per la sua immensa ricchezza, delle sue foreste lussureggianti e della sua vasta vegetazione. La flora era infatti unica nel suo genere, tanto che, ogni anno, centinaia di medici e scienziati si recavano in quelle terre per poter studiare rarissime piante presenti solo in certe aree del regno. Grazie a questa grande quantità di erbe variegate, il regno era molto sviluppato sia dal punto di vista sanitario che da quello economico: la presenza di così tanti tipi di piante curative permetteva di produrre farmaci e medicine più efficaci, e ovviamente altri Paesi avrebbero fatto di tutto pur di poter mettere le mani su quei prodotti. Oltre ad essere il paradiso del benessere e della natura, Polaris era un regno pacifico che eccelleva in ogni settore, e i cui princìpi si basavano sulla fratellanza e sull'aiuto reciproco. Nonostante avesse alle spalle un passato violento e sanguinoso, Polaris, con il tempo, era divenuto il regno più tranquillo e mansueto di tutti; un regno che aiutava sempre i più poveri e i meno agiati, un regno che dava sempre una mano ai regni circostanti e a stati indipendenti minori quando essi si trovavano in difficoltà, e soprattutto che evitava la guerra o qualsiasi forma di violenza in ogni modo possibile, nelle stesse maniere con cui si evita di essere contagiati da una malattia virale durante l'epidemia. Ovviamente la ricchezza e la potenza del paese sono dovuti ai regnanti che fino ad allora avevano gestito il territorio con magnanimità e hanno preso buone scelte per il regno e i suoi abitanti: una lunga dinastia le cui abilità, chi più e chi meno, scorrevano nel sangue sin dalla nascita e venivano tramandate di generazione in generazione. Tutto fino ad arrivare al giorno presente in cui, nella regione più estesa del regno, in uno spazioso castello circondato da mura imponenti, seduta su un trono elegante e sfarzoso, una giovane ragazza dai lunghi capelli dorati ascoltava disinteressata un estenuante discorso sull'economia attuale del regno.
"...E nonostante quest'anno abbiamo avuto piogge un po' troppo abbondanti in primavera e molta umidità, le produzioni di orzo, grano e frumento hanno prodotto molto più del solito. Rispetto agli anni precedenti abbiamo aumentato di tre volte il raccolto, per cui avremo enormi scorte per l'inverno; l'ideale sarebbe tenere parte di queste scorte e vendere il rimanente, in modo tale che con il ricavato possiamo comprare dai reami vicini ciò che da noi invece scarseggia– e specifichiamo dai reami vicini, perché se comprassimo da luoghi troppo lontani dovremmo pagare le spese per il trasporto comprese le tasse, il pedaggio e la dogana, per cui i ricavi andrebbero in negativo e non avremmo profitti. In quanto al commercio estero, invece, gli scambi stanno andando meravigliosamente, e ancora per qualche mese non ci saranno cambiamenti rilevanti; potremo parlarne di nuovo più avanti. Adesso discutiamo invece degli allevamenti, che quest'anno hanno portato un po' meno risultati rispetto all'agricoltura..."
La giovane sovrana, Kim Minji, si stava impegnando a mantenere l'espressione più seria e attenta che poteva, nonostante le sue palpebre fossero estremamente pesanti. Si chiese, ormai per l'ennesima volta, perché un uomo qualunque doveva essere pagato per dirle che cosa fare e come gestire il suo regno; numeri, aumenti, tasse, profitti, scambi, commerci, esteri, interni, ricavati, prodotti... Era parecchio difficile non perdere la concentrazione durante un discorso così lungo e noioso. Perché bisognava sempre pensare al denaro e alla ricchezza? Perché la gente non poteva essere soddisfatta della gioia che si prova ad aiutare qualcun'altro? L'essere umano è proprio una creatura egoista, pensò la ragazza. Minji era stanca di sentire gli stessi futili discorsi ogni giorno, di ricevere consigli ottusi su cosa avesse dovuto fare, su cosa avesse dovuto decidere, e di dover ascoltare i suggerimenti balordi detti da nobili straricchi il cui unico obiettivo era arricchirsi ulteriormente. Purtroppo, però, la povera ragazza dal cuore d’oro ha dovuto convivere con questi comportamenti insolenti sin dal giorno della sua incoronazione: nessuno credeva in lei quando cinque anni prima, a soli diciannove anni, la giovane adulta venne improvvisamente fatta regina– nessuno la riteneva abbastanza matura per governare, nessuno pensava che sarebbe stata capace di gestire il regno più grande e potente di sempre, a causa della sua poca esperienza e della sua giovane età. Però sarebbe stato offensivo dirlo apertamente, per cui gli adulti continuavano a riempirla di tanti, piccoli, ripetitivi consigli, sperando di far germogliare almeno un piccolo seme di buon senso nel cervello di una ragazza che fino a poco tempo prima era considerata un'adolescente immatura. Ma la fanciulla doveva ammetterlo, una delle cose più belle dell'essere regina a quella giovane età era proprio dimostrare alle persone di essere all'altezza di un tale incarico e sconvolgere le loro basse aspettative; dopo aver dato prova delle proprie abilità governative, infatti, i cittadini avevano iniziato a fidarsi ciecamente di Minji– ora, dopo cinque anni, lei e il proprio regno avevano costruito un rapporto molto stretto. Polaris amava la sua sovrana come lei amava i suoi residenti, e niente sarebbe stato in grado di rompere il legame di fiducia reciproca che si era formato con il tempo tra i due.
Ciò non toglie il fatto che, in questo momento, l'impeccabile regina di Polaris aveva sonno. Un sonno pesante, probabilmente causa del discorso soporifero che stava ascoltando da fin troppo tempo e anche del fatto che avesse passato una notte in bianco. Pensò a quanto sarebbe stato bello poter tornare nella propria camera e ricacciarsi sotto le lenzuola, dormire tutta la mattina, e poi risvegliarsi a mezzogiorno per pranzare– quanto sarebbe stato bello, anche solo per un altro paio d'ore, dimenticarsi di ogni suo dovere da regina e riposarsi finché non avesse ristorato le proprie energie. Come ogni mattina, si chiese come mai la regina di Polaris era costretta a svegliarsi alle sei del mattino (cielo, le risate che si faceva quando sentiva qualcuno dire che i sovrani non devono mai fare niente!) Come ogni mattina però, non trovò risposta a questo quesito. O meglio, sapeva benissimo la risposta, ma si rifiutava di credere che esistesse un motivo valido per non dormire fino a mezzogiorno. Purtroppo però non poteva scampare ai suoi obblighi, e non poteva scampare nemmeno al lungo e monotono discorso sull'economia che sembrava stesse andando avanti da ore.
Sarà anche noioso, si diceva, ma bisogna ricordare che è necessario. Anche se era faticoso infatti, la regina Minji di Polaris si impegnava al massimo in ciascuno delle sue centinaia di doveri, anche quelli che riteneva più inutili, perché in sua opinione una brava governante non dovrebbe trascurare nemmeno il più insignificante e superfluo degli incarichi. Svegliarsi presto la mattina e avere lunghe conversazioni inconcludenti era solo una della lunga lista di brighe che comportava l'essere regina, e se voleva essere un bravo esempio di regnante avrebbe dovuto sopportare anche quella. Anche se a volte si chiedesse perché fosse necessario discutere con il sensale, quando lei sapeva benissimo gestire da sola i propri beni e il proprio territorio, Minji ascoltava immobile sul suo trono, mostrando un'attenzione incredibilmente minuziosa nonostante il sonno e la stanchezza la stessero uccidendo.
"Inoltre, ieri sera è arrivato un messaggero dal regno di Demian, a noi confinante. Propongono uno scambio di merci: duemila moggi del nostro grano in cambio di tre bovini e un paio dei loro soldati migliori. Avete sentito bene Vostra Maestà, duemila moggi; uno scambio iniquo! Insomma, è come cercare di comprare il cavallo più forte e veloce del reame con qualche spiga di grano! Però non vi preoccupate, ho già avvisato il messaggero di corte di prepararsi per il viaggio e declinare l'offerta, gli ho riferito che partirà non appena Sua Maestà avesse dato la sua approvazione. Ritengo che un baratto del genere sia un'offesa al regno di Polaris e a tutti i suoi abitanti– pensano veramente di potersi prendere le nostre mercanzie senza pagare quello che valgono?"
Minji squadrò il giovane uomo cercando di non alzare gli occhi al cielo, (sarebbe stato alquanto sgarbato, anche per la regina del regno) ma senza nascondere la disapprovazione nel suo sguardo. Per quanto fosse rispettosa verso la sua corte, non sopportava dover parlare con persone così altezzose: i princípi fondamentali di Polaris si basavano sull'aiutarsi a vicenda, sull'unire le forze per migliorarsi sempre di più, a prescindere dallo status sociale o da quante monete d'oro sei disposto a donare– ma ovviamente una persona che lavora in ambito economico non poteva certo capire un concetto del genere. Per loro ogni cosa ha un prezzo, bisogna sempre guadagnare e ottenere sempre più ricchezze, mentre la sovrana riteneva invece che i soldi non valessero assolutamente niente. Sarebbe molto più saggio utilizzare il denaro per aiutare un bisognoso o una persona in difficoltà, piuttosto che spenderli in futili piaceri personali.
Dopo una piccola pausa di silenzio a indicare che il sensale aveva finito il discorso, Minji prese il fiato per rispondere e riorganizzarsi le idee.
"Riferisci pure al messaggero di prendersi una giornata di riposo, e fai invece preparare al più presto una carovana con quattromila moggi di grano a bordo– non chiederemo nulla in cambio. Demian è attualmente in guerra con il regno di Scar, la sua popolazione è stata decimata e non hanno nessuno che lavori i campi; quel poco che i contadini riescono ad immagazzinare viene saccheggiato, gli abitanti hanno bisogno di cibo ma non hanno le risorse per comprare dai paesi vicini. Insieme alla carovana invierete anche una lettera, che scriverò personalmente non appena avremo finito di discutere. Per quanto riguarda le scorte che abbiamo accumulato invece, ho deciso di dividerle tra i mendicanti e i nullatenenti; potremmo allestire un paio di tendoni in ogni villaggio, così che tutti possano facilmente raggiungerli, e dare ai più poveri tutte le cose che a noi non sono necessarie."
Parlò con voce seria e autorevole, senza tralasciare alcuna traccia del suo fastidio e senza essere sgarbata, ma facendo comunque capire che la disinformazione e l'altezzosità dell'uomo non erano state accolte di buon grado. Per tutta la sua vita aveva passato ore ed ore ascoltando le opinioni di persone come lui, analizzando il loro modo di pensare e riflettendo a lungo nella speranza di capire cosa scaturisse quel comportamento così disonesto, ma nonostante gli sforzi non riuscì mai a darsi una risposta. Com'era possibile avere una mentalità così ristretta ed egoista? Minji non riusciva neanche vagamente a concepire un simile concetto.
"Ma- Vostra Maestà, così non saremo in grado di guadagnare nulla! Dobbiamo utilizzare parte dei beni che possediamo per poter ricavarne altri in maggiore quantità, altrimenti non saremo mai in grado di mettere da parte abbastanza denaro per il castello, le statue, le fontane..."
"E che cosa ce ne facciamo di tenere da parte soldi per cose che non sono necessarie?"
Minji interruppe violentemente il discorso del sensale, sentendosi sempre più frustrata dalle parole dell'uomo. A questo punto il sonno e la stanchezza se n'erano andati già da tempo.
“Il denaro del regno va impiegato per il regno. I cittadini pagano le tasse per il loro Paese, non per le ricchezze della persona che ne è a capo; fino ad adesso le cose non sono mai funzionate in questa maniera, quindi è giunta l’ora di porre fine a questa catena infinita di avidità da parte di coloro che governano– è questo che dovrebbe fare un bravo governante per essere definito tale. Apprezzo i vostri insegnamenti riguardanti l’economia e il commercio, signore, ma ritengo che le ricchezze ottenute dalla nostra terra debbano essere impiegate in modo giusto e a favore di tutti.”
A questo, il sensale si tolse il cappello sfarzoso per un profondo inchino.
"Vostra Maestà, vi porgo le mie scuse; non era mia intenzione infierire in alcun modo sulle vostre scelte, dovete perdonarmi. Se pensate che questa sia la scelta giusta da fare, un insignificante membro della corte come me non ha alcun diritto di proferire parola. Andrò immediatamente dal messaggero a riferire le vostre istruzioni, e mi organizzerò con i funzionari qui al castello per allestire i tendoni da voi richiesti. Vi rivolgo ancora le mie più umili scuse."
Minji osservò con sguardo dubbioso l'uomo chinato di fronte a lei. Riusciva a sentire una nota di amarezza nelle sue parole, come se non fosse entusiasta di dover concordare con delle opinioni diverse dalle proprie. Nonostante i sospetti riguardanti la sincerità nelle parole del sensale, però, la giovane si focalizzò prima di tutto sui propri errori– giudicare gli altri è semplice quando non si è disposti a guardarsi allo specchio. Pensandoci meglio, interrompere il discorso così violentemente non dev’essere stato molto garbato da parte sua; forse era stata troppo severa? Magari il sensale non era una cattiva persona, magari Minji aveva solo interpretato male le sue parole, per cui non aveva alcun diritto di comportarsi in maniera così scocciata ed immatura di fronte a lui. In realtà lei non aveva commesso alcun errore, ma, essendo una ragazza così umile e autocritica, si assunse comunque ogni colpa. Proprio nel frattempo che Minji era persa a riflettere sul proprio comportamento, il sensale riprese a parlare: egli si rialzò lentamente, cappello ancora tra le mani, mentre uno strano sguardo di preoccupazione si faceva strada sul suo volto.
"Però, Vostra Maestà, a proposito di conflitti esterni... Certamente saprete che presto anche noi ci ritroveremo costretti a combattere contro il regno di Scar," proseguì titubante, fissando come pietrificato il tappeto ai suoi piedi. "Già da qualche giorno il popolo si sta domandando come andranno le cose. Posso chiedere quali sono le vostre intenzioni al riguardo?”
Nella sala calò un silenzio tombale: la risposta della ragazza avrebbe giocato un ruolo importante per il futuro del regno, un passo falso e i suoi sudditi avrebbero potuto perdere ogni fiducia che riponevano in lei. Tutti i membri della corte presenti pendevano ora dalle labbra della loro regina, in attesa di sapere quali provvedimenti avrebbe preso in quello che sembrava uno scenario ormai sicuro. Ma per la prima volta in tutta la sua vita, Minji non aveva una risposta per loro. Era da tempo che la guerra contro Scar preoccupava i cittadini di Polaris, e la giovane sovrana sapeva di non poter fuggire a lungo dal momento in cui avrebbe dovuto dire qualcosa al riguardo: quel momento era finalmente arrivato. Normalmente sarebbe stata alla larga da qualsiasi tipo di conflitto, aiutando il più possibile le parti che erano coinvolte e tentando di dimezzare in ogni modo il numero di vite che sarebbero state perse, ma in questo caso sapeva che aiutare economicamente gli altri paesi non sarebbe stato sufficiente. Minji ricapitolò mentalmente la situazione per chiarirsi le idee e prendere una decisione finale: innanzitutto, nonostante fosse l’unico regno a cui ancora non aveva dichiarato guerra, era chiaro che l’intento di Scar era quello di prendere il controllo di Polaris. D’altronde, dominando il territorio più forte si può dominare tranquillamente anche il resto. Polaris era il Paese che connetteva tutto il continente, era il centro dell'economia e di ogni tipo di risorsa; senza di esso, probabilmente gli altri regni sarebbero andati in rovina abbastanza in fretta. Ma come si può prendere il controllo di un regno che si rifiuta categoricamente di andare in guerra? Con le minacce, ovviamente. E l’unico punto debole del Regno Smeraldo erano proprio la gentilezza e il desiderio di pace, per cui Scar avrebbe potuto attirare la loro attenzione se avesse minacciato di portare morte e distruzione nel resto del loro amato mondo– a quel punto, Polaris sarebbe stata costretta a dichiarare guerra e difendere in modo diretto se stessa e gli altri regni. L’unico problema era che Minji non si sentiva affatto pronta ad affrontare un simile scenario; pur essendo regina, non pensava di essere in grado di guidare il proprio regno durante la battaglia. Sarebbe stata all’altezza di un tale incarico? Avrebbe saputo prendere le decisioni migliori anche quando il destino di un’intera nazione dipendeva solo e interamente da lei? E se non fosse riuscita a proteggere la gente che tanto amava? E se per colpa della sua inesperienza fossero state uccise migliaia di persone innocenti? Il solo pensiero le fece accapponare la pelle.
"Io- Uh..."
Minji fu pervasa da un senso di terrore, che in pochi secondi si diffuse e le congelò ogni parte del corpo: la voce non sembrava essere in grado di uscire dai suoi polmoni, la testa riusciva a pensare solamente ai peggiori scenari e le dita iniziarono a tremare nervosamente, in preda al panico. Deglutì, cercando di mantenere il portamento confidente che aveva sempre portato e non dimostrare alcun segno di esitazione– tutti dipendevano da lei e dalle sue parole, non poteva permettersi di perdere la calma e spaventare l’intera città. Non poteva semplicemente dire, “ho una paura tremenda di fallire e uccidere metà della popolazione a causa delle mie scarse abilità da governante," o avrebbe gettato nel panico l’intero Paese. Mentre la ragazza cercava di calmarsi, i membri della corte aspettavano ansiosamente che la sovrana dicesse qualcosa: ancora silenzio nell’enorme salone del castello. Ma Minji non riusciva a levarsi dalla testa i brutti pensieri– un solo passo falso e avrebbe potuto mandare in rovina tutto il mondo! Avrebbe avuto sulla coscienza migliaia di morti innocenti, il dolore e i sensi di colpa l’avrebbero consumata fino a farla impazzire, e a quel punto non sarebbe più rimasta alcuna traccia della dolce Minji che tutti conoscevano. Come avrebbe superato un trauma così enorme? Come poteva sorreggere da sola tutte le aspettative e le scelte onerose? La sovrana era sul punto di chiudere la discussione con finta confidenza, probabilmente blaterando qualche discorso intelligente e ispirante per mascherare il panico, nella speranza che nessuno sospettasse di nulla. Proprio mentre prendeva fiato per parlare però, fu salvata dall’improvviso e violento rumore dei portoni che si aprivano. Tutti si girarono verso l’entrata per vedere la fonte di quell’interruzione, per poi rimanere sorpresi da chi si ritrovarono davanti– entrò solennemente un gruppo di quattro o cinque soldati, attirando tutta l’attenzione che fino a poco prima era sulla loro regina. A capo della truppa vi era una ragazza dai capelli corti, di un bianco quasi tendente al bianco, i tratti del viso affilati e lo sguardo tagliente: si trattava di Lee Siyeon, capitana della guardia reale e combattente più valorosa di tutto l'esercito, nonché amica fidata della regina Minji da ormai dieci anni. La ragazza nacque in una nobile dinastia di cavalieri che da lungo tempo proteggeva la famiglia reale; sin da quando era piccola si allenava duramente affinché potesse realizzare il suo sogno di lavorare al castello per proteggere il regno e la sua regina. Per anni giocò insieme a Minji in quell’immensa fortezza, andando insieme all'avventura e immaginando come sarebbero state le loro vite una volta diventate entrambe adulte– su due percorsi così diversi eppure così simili, i giorni in cui giocavano insieme a fare la regina e il soldato sarebbero diventati presto la realtà. Sin dalla tenera età il rapporto tra le due non mutò affatto, tant'è vero che tutt'ora si vedevano spesso e parlavano animatamente quando avevano del tempo libero; passavano insieme ore ed ore durante la tarda serata, che sia per scherzare e raccontare le proprie giornate impegnative o che sia per fare lunghi e tristi discorsi, sostenendosi a vicenda e condividendo ansie e preoccupazioni. Non sembrava passato molto dall'ultima volta che si rincorsero negli ampi corridoi di pietra e si nascosero negli anfratti più remoti del castello– in fin dei conti, essendo entrambe ancora giovani adulte, si poteva dire che non avevano ancora smesso di giocare a fare le regina e il soldato. Così mature ma così giovani al tempo stesso, ogni volta che si guardavano negli occhi realizzavano quanto fossero cresciute e come fosse passato il tempo tra di loro. Mentre Minji veniva incoronata nuova regina di Polaris dopo la morte dei suoi genitori, Siyeon veniva nominata guardia reale dopo lunghi e faticosi addestramenti– le sue eccelse abilità di combattimento le permisero di farsi strada tra semplici fanti e soldati, arrivando fino alla punta della gerarchia militare. Ora invece si faceva strada per arrivare insieme alla sua truppa davanti al trono, con andatura abbastanza frettolosa e disinvolta, per poi puntare a terra la sua spada mentre le altre guardie si inginocchiavano di fronte alla regina.
"Capitano Siyeon, cosa porta qui te e i tuoi soldati?" Domandò Minji squadrandola con curiosità, ricordandosi di doverla ringraziare più tardi per l'interruzione con perfetto tempismo.
"Vostra Maestà, vi è stato uno scontro tra un giovane bardo e un mercante nel centro del villaggio," esordì il giovane soldato con tono progressivamente più sconcertato, "Uh... Niente che l'ordine della guardia reale non possa sistemare, ovviamente, però uno dei due soggetti si comporta in maniera disumanamente sfrenata– dovete credermi, nemmeno cinque dei miei soldati migliori sono riusciti a domarla. Ad un tratto la mercantessa ha iniziato a sbraitare insistendo di far chiamare la regina e lasciare la situazione in mano a Voi, ripetendo che vi conoscevate personalmente; ha detto che avrebbe smesso di gridare solo con la vostra presenza, per cui..."
Minji rabbrividì dall'alto del suo trono, con in testa una vaga idea di chi potesse essere quell’anonima mercantessa: non era pronta per sorbirsi tutta quella energia, ma purtroppo non aveva altra scelta che scendere in città e andare a calmarla in qualche modo. Sospirò, rassegnandosi al proprio destino e rimpiangendo ancora una volta di non poter tornare a dormire.
"Capisco... In tal caso concedetemi qualche minuto per organizzare alcuni preparativi, e sarò subito da voi. Intanto tornate a tenere a bada lo scompiglio e, Capitano Siyeon, occupati personalmente della mercantessa: se è veramente chi penso che sia, le cose potrebbero sfuggire di mano molto in fretta..."
La ragazza in armatura lanciò un'occhiata preoccupata alla regina, come spaventata dall'ultima affermazione, ma con una scrollata del capo ignorò la perplessità e tornò alla sua solita professionalità.
"Sarà fatto, Vostra Maestà; con permesso."
Siyeon fece un profondo inchino e si congedò, portando con sé il gruppo di soldati; intanto i membri della corte tornarono ognuno ai propri affari, e il ritmo del castello riprese come al consueto. Minji sprofondò nel suo sontuoso trono non appena tutti se ne furono andati, lasciando che l'elegante corona floreale le scivolasse sul volto e che il suo vestito si stropicciase un poco, abbandonando per un momento l'immagine di sovrana perfetta e composta che tutti erano abituati a vedere. Cacciò dal petto un sospiro liberatorio, pensando a come sarebbero andate le cose a quindici minuti da lì: aveva le forze di alzarsi e andare a svolgere il suo lavoro in modo umanamente accettabile? Decisamente no. Sarebbe riuscita a sistemare la situazione del bardo e del mercante? Forse, se le stelle fossero state dalla sua parte. Tutto scompiglio le avrebbe causato uno dei suoi soliti, fastidiosissimi mal di testa? Molto probabilmente, sì. Ma almeno era sempre meglio che farsi venire mal di testa e stare seduta per due ore ad ascoltare uno sproloquio riguardante informazioni inutili. Un po’ d’aria fresca le avrebbe fatto più che bene.
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Cambiatasi d'abito e preparatasi mentalmente a ciò che si sarebbe presto dovuta sorbire, Minji uscì dai confini del castello. In teoria, secondo il regolamento per la protezione e la sicurezza del sovrano, la regina dovrebbe essere sempre accompagnata da una scorta al di fuori dal castello, ma solitamente Minji preferiva lasciar riposare le guardie e andare da sola. Non ci sarebbe stato alcun pericolo ad andare nel centro della città in pieno giorno, per cui trovava eccessivo portarsi dei soldati appresso; la regina richiedeva una scorta solo quando riteneva fosse necessario, come per esempio se doveva uscire da sola durante la notte, se doveva recarsi in quartieri pericolosi, o se in generale sapeva di poter essere in pericolo.
Passeggiando per le vie venne salutata con gioia da tutti gli abitanti del villaggio: alcuni le auguravano il buongiorno, altri le cantavano una canzone per salutare, altri ancora si fermavano per chiedere un paio di pareri o consigli veloci. I cittadini di Polaris –in particolare quelli della capitale, che parlavano con Minji quasi ogni giorno– amavano e veneravano la loro sovrana; era come se anche lei fosse una semplice ragazza del villaggio, dolce e gentile, per cui tra le due parti non era sentito alcun blocco e non si percepiva distacco tra due classi sociali estremamente diverse. A Minji questa cosa non poteva che fare piacere, poiché aiutare personalmente le sue genti ed essere in grado di far sorridere i cittadini rendeva felice lei stessa. È proprio per questo motivo si divertiva così tanto a scendere in città, sentire le campane suonare e guardare il sole alto nel cielo; respirare il profumo del pane appena sfornato, aiutare i passanti, farsi fare le trecce dalle ragazze più giovani del villaggio e ridere in compagnia delle persone a cui voleva così tanto bene. Quando chiacchierava insieme agli altri si dimenticava per un momento le ansie e le preoccupazioni che tormentano una regina, per un attimo si sentiva più leggera, tranquilla e rilassata, come se interagire con gli abitanti della città le desse più speranze ed energie con cui continuare la giornata e con cui attraversare i momenti più duri. Si sentiva semplicemente... viva. Le preziose interazioni di ogni giorno erano ciò che la facevano sentire viva, lieta, gioiosa. Perché nonostante la vita sia difficile e ci siano infinità di ansie e problemi, Minji sapeva di non essere sola; avrebbe sempre avuto la sua adorata Polaris ad impegnarsi per aiutarla e sostenerla.
"Vostra Maestà, buongiorno!"
Una coppia di giovani studentesse sulla loro strada per andare alla biblioteca del villaggio salutarono la ragazza, la quale non poté non restituire il buongiorno con un ampio sorriso.
"Yuqi, Soyeon, buongiorno anche a voi! Mi fa piacere vedervi così di buonumore; come mai siete insieme già di prima mattina? Andate a studiare?" Domandò la regina con curiosità. La più alta delle due ragazze, i cui lunghi capelli rosa erano ordinatamente raccolti in una treccia, rispose alla sovrana con altrettanto entusiasmo.
"Sì, abitiamo nella stessa zona, quindi la mattina mi fermo spesso da Soyeon e la aspetto pazientemente per compiere insieme il resto del tragitto. E per fortuna, perché la maggior parte delle volte non si alza dal letto e rischia per un pelo di fare tardi– devo sempre andare a svegliarla con la forza, altrimenti dormirebbe ogni giorno fino al tardo pomeriggio!"
La ragazza più bassa, che invece aveva i capelli corti e color nocciola, diede una gomitata silenziosa all'amica, lanciandole un'occhiataccia. Minji non potè non scoppiare in una dolce risata osservando quel legame un po' strano, ma anche estremamente stretto; le aveva viste nascere e crescere insieme, con due personalità completamente opposte, e trovava decisamente carino il fatto che fossero rimaste sempre così amiche.
"Davvero? Soyeon, devo dire che non ti facevo una dormigliona! Sai, detto tra noi, in realtà anche io sono molto difficile da svegliare; se fosse per me, farei emanare una legge secondo cui ogni essere umano ha il diritto di dormire quanto vuole. Ma, ahimé, se non ci svegliassimo la mattina non ci sarebbe nessuno a mandare avanti questo mondo... Voi che ne pensate?"
"Beh, penso che tutti vorrebbero poter dormire un po' di più– se volete veramente emanare una legge del genere a me starebbe più che bene, Vostra Maestà… Ma purtroppo è vero, se dormissimo tutti fino a mezzogiorno nessuno combinerebbe mai niente,” iniziò Soyeon, interrompendosi con una mezza risata per guardare negli occhi l'amica al suo fianco. “Per questo dovrei ringraziare Yuqi, che ogni mattina si alza presto solo per venire a buttarmi giù dal letto e accertarsi che io non faccia tardi... Anche se magari potrebbe provare a svegliarmi con un po' più di grazia-"
"Soyeon, sei un tesoro, ma non c'è bisogno di ringraziarmi per le mie superbe doti e la mia infinita bontà,” interruppe l'altra facendo un passo avanti e appoggiando una mano sulla spalla della compagna. “Siamo tutti consapevoli del fatto che io sia un'amica perfetta, e che se non fosse per me verresti a scuola in pigiama..."
Soyeon alzò gli occhi al cielo, e le tre ragazze risero allegramente; Minji in particolare trovava divertente il fatto che Yuqi fosse così piena di sé, e che Soyeon invece fosse così silenziosa e taciturna. Doveva ammetterlo, erano un accoppiamento alquanto bizzarro.
“A proposito di vestiti, Vostra Maestà,” riprese Yuqi, “il vostro abbigliamento oggi è così stiloso! L’abito cerimoniale è certamente stupendo, ma anche quando avete la libertà di scegliere personalmente i vostri vestiti, in contesti informali, dimostrate un senso della moda impeccabile. L’abbinamento tra top con le spallucce e pantaloni larghi risulta sia elegante che estremamente comodo, si adatta alla perfezione alla vostra figura... Inoltre, avendo scelto soltanto indumenti bianchi, riesce comunque ad essere semplice e sobrio– avete scelto un accostamento impeccabile, Vostra Maestà!”
Yuqi squadrò dall’alto in basso il vestiario della regina, studiando la scelta stilistica e analizzandone minuziosamente ogni piccolo dettaglio. Minji si accorse immediatamente di come gli occhi della giovane si illuminassero mentre parlava con così tanta passione di moda e vestiti. Ovviamente la sovrana ci teneva a curare il proprio aspetto ma, a dirla tutta, non aveva tenuto conto di tutti quei piccoli dettagli durante la scelta del vestiario.
"Già, effettivamente è comodissimo! L’ho scelto proprio per questo motivo; certo i tacchi alti rimarranno per sempre scomodi ma, almeno a parte quelli, con questi abiti posso sentirmi a mio agio. Vedo che ti intendi di moda, Yuqi– sembri molto appassionata. Per caso l’argomento ti interessa?”
"In realtà sì, la moda è una delle mie passioni più grandi– questo Soyeon lo sa fin troppo bene, perché la uso come cavia personale per provare tutte le mie creazioni..." La ragazza dai capelli corti alzò nuovamente gli occhi al cielo, questa volta con un'esagerata espressione sofferente sul volto.
"Disegnare nuovi vestiti e cucirli su misura è il mio passatempo preferito; da grande sogno di poter aprire una sartoria tutta mia, vendere i miei abiti e fare dei vestiti stupendi solo e unicamente per Sua Maestà! Chissà, magari un giorno indosserete un capo d'abbigliamento ideato da me!" Concluse Yuqi con una risata e le faville ancora negli occhi.
"Ne sarei onorata, non vedo l'ora di provare uno dei tuoi modelli! Ti auguro buona fortuna per arrivare alla fine del tragitto e realizzare questo tuo meraviglioso sogno; adesso però è meglio che vi lasci, non voglio farvi tardare ulteriormente. Senza lo studio e un po’ di fatica non si possono raggiungere i propri obiettivi, dico bene?”
Minji sorrise gentilmente alle due ragazze, e abbassandosi un poco per accarezzare loro capelli le salutò felicemente.
“Impegnatevi sempre al massimo– ma non stressatevi troppo, d’accordo? A più tardi!”
"Anche Voi, Vostra Maestà! Non stressatevi con il vostro lavoro; le auguro una buona giornata," salutò Soyeon con un leggero inchino.
"Già, Soyeon ha ragione; grazie del vostro tempo, e buon lavoro!"
E con un ultimo saluto il trio si separò, lasciando che Minji tornasse sulla sua strada verso la piazza centrale– era quello il luogo in cui era in corso il subbuglio, stando a quanto detto dai soldati che aveva incontrato in giro per le vie. Sarebbe stato bello fermarsi a parlare con Yuqi e Soyeon più a lungo, così da passare il tempo di modo che le acque si calmassero da sole, ma purtroppo una piccola distrazione, in quanto tale, non avrebbe potuto esonerare la povera regina dai propri doveri e dalle proprie responsabilità. Non che le desse fastidio essere chiamata in città o risolvere gli scompigli che a volte si venivano a creare, ovviamente, però sarebbe stato certamente più semplice fare tutto ciò con le giuste energie e il dovuto riposo– per fortuna uscire dal castello e respirare l'aria primaverile, sentendo il calore del sole sulla propria pelle, era stato in grado di svegliarla e darle qualche forza in più. Con un profondo respiro si rimise in cammino, e dopo poco tempo raggiunse finalmente la propria destinazione. La piazza era vivace e movimentata, il viavai mattutino degli abitanti riempiva l’aria altrimenti quieta e silenziosa; brulicava di lavoratori che sistemavano ognuno le proprie faccende, turisti di passaggio che chiedevano indicazioni, artisti che cercavano di immortalare scene quotidiane sulla tela, viandanti, mercanti e venditori indaffarati, mentre qualche d’uno faceva una piccola pausa per riprendere le energie o andare a raccogliere un po’ d’acqua dalla maestosa fontana che si trovava al centro del piazzale. Nonostante l'andirivieni e il rumore generale però, si riusciva facilmente a distinguere una folla più grande delle altre, in cui circa trenta o quaranta cittadini preoccupati furono attirati da un insolito scompiglio avvenuto poco prima. Dal centro di quella folla si riusciva ad udire una voce potente e squillante, in grado di sovrastare il mormorio dei passanti, che con tono adirato gridava proteste e lamentele verso quella che si poteva supporre fosse una guardia reale. Minji si fece strada attraverso la calca disordinata, e una volta raggiunto il centro si avvicinò al trio di ragazze che si trovò davanti; salutò con un ampio sorriso mentre tutti si giravano verso di lei, acquietandosi pian piano mentre la regina avanzava con andatura composta ed elegante, le mani congiunte di fronte a lei.
"Minji! Finalmente sei arrivata, quanto diamine ci hai messo? Qui mi stanno massacrando, nessuno ha un minimo di rispetto per i miei affari!" Ringhiò una ragazza dall'aria irritata, rivolgendosi con l'ultima frase verso la giovane barda che aveva a fianco.
"Hey! Per te è Vostra Maestà, brutta insolente che non sei altro! E vedi di darti una calmata, o giuro che ti lego ad un palo e ti cucio quella stramaledettissima bocca! Per l'amor del cielo..."
Con altrettanta rabbia, Siyeon rispose alla donna impulsiva; la stava tenendo a braccetto, con in volto un'espressione esasperata, nell'intento di tenerla a bada ed evitare che facesse del male a qualcuno. Quella intanto si divincolava come un animale in gabbia, cercando di liberarsi dalla presa forte e decisa del soldato che sembrava aver ormai perso ogni pazienza. Nel frattempo, la barda osservava la scena senza muovere alcun muscolo; non sembrava affatto turbata, teneva in mano il suo flauto traverso con estrema tranquillità e manteneva un'espressione impassibile, muovendo soltanto gli occhi azzurri in modo fulmineo per osservare chi stava parlando e cosa succedeva intorno a lei.
"Non preoccuparti Capitano Siyeon, è una mia amica fidata– lasciala pure andare," spiegò Minji abbassando un po' la voce. Siyeon fece quanto detto, anche se con espressione contrariata, e con molta poca gentilezza mollò il braccio della donna. Ella si sistemò la camicia stropicciata e sbuffò, finalmente libera di muoversi; con un gesto del capo tirò indietro i lunghi capelli mori, i cui riflessi avevano il colore del rame, e lanciò un'occhiata fulminante al soldato spazientito. Il suo nome era Kim Bora, anche nota come Kim Sua nel mondo degli affari, ed era da tempo una grande amica di Minji. Le due si sono conosciute inizialmente per lavoro, quando cinque o sei anni prima si parlarono per la prima volta per discutere un evento di beneficienza: dopo quel giorno decisero di organizzarne altri, ogni mese, e da lì strinsero ulteriormente il loro legame; andarono oltre l'essere compagne di lavoro, e senza neanche accorgersene divennero grandi amiche. La mercantessa era conosciuta in tutta la città non solo per avere il negozio più grande di sempre o per possedere una grande varietà di articoli, ma anche per essere la persona più rumorosa e infervorata del pianeta. Aveva una forte personalità, e la sua voce potente si poteva udire a miglia di distanza; un portento nell'improvvisazione, il suo comportamento era imprevedibile e sapeva come intrattenere sempre i propri amici; era simpatica ed era una brava persona, gentile e soprattutto generosa, ma quando si arrabbiava diventava incontrollabile. Proprio come in quel momento, in cui la sua sola caotica presenza aveva attirato l'attenzione di metà del villaggio. E ovviamente spettava a Minji calmarla e chiarire la situazione, in quanto era l'unica persona in tutto il regno a possedere le conoscenze adatte per fare ciò. Per questo motivo la bionda si fece avanti, e con voce calma e pacata iniziò la conversazione.
"Signore, perdonate l'attesa; mi è giunta voce che qui tra voi sia sorto un piccolo... Diverbio, non è così? Per caso qualcuno potrebbe gentilmente spiegare cosa è successo di preciso?"
"Un casino!– sbraitò Sua –È successo un casino! E tutto per colpa di questo avido bardo che si vuole prendere tutti i miei clienti! Come diamine dovrei mandare avanti i miei affari se ti metti a suonare di fronte al mio negozio, attirando tutta la gente che dovrebbe venire a comprare le mie merci? Adesso che Minji è qua ti darò una bella lezione, e finalmente sarai costretta ad andartene, maledetta sanguisuga ruba clienti!"
Siyeon era visibilmente irritata dal fatto che la mercantessa stesse chiamando Minji per nome di fronte a tutti, ma cercò di non dire niente incrociando le braccia e guardando rabbiosamente altrove. Intanto la barda non si era ancora mossa da dov'era e, immobile come una statua, non reagiva minimamente a nessuna delle provocazioni lanciate da Sua.
"Bora, cerca di calmarti ed evita di attaccare un altro civile; dovresti sapere che la violenza, sia fisica che verbale, non porta mai a nulla di buono," esordì la regina mettendo una mano sulla spalla della ragazza.
"E poi, tornando al nostro gravoso problema, avrei un chiarimento che vorrei fare..."
"Vai pure," rispose nervosamente Sua con un piccolo gesto della mano. Minji si schiarì la voce e, cercando di mantenere il tono più serio e autorevole possibile (anche se a stento ci riusciva), fece una domanda di vitale importanza.
"Bora... Com'è possibile che la musica di questa giovane barda possa infastidirti, se il tuo negozio è– la regina guardò oltre la folla, strizzando un po' gli occhi per vedere in lontananza –Giusto un pochino lontano rispetto a dove ci troviamo adesso?"
Calò improvvisamente un silenzio di tomba. Tutti si voltarono stizziti a guardare la mercantessa, in attesa di una risposta da parte sua.
"Non importa dove sta! Quando la gente entra in piazza la prima cosa che sente è la sua musica, quindi vanno da lei invece che da me! Insomma, non è possibile che-"
"Sua– interruppe la regina, con un sorriso in volto –Andiamo, lascia andare la questione; nessuno sta rubando la tua clientela, e nessuno ha mai avuto intenzione di farlo. Oltretutto, mi dispiacerebbe vedere due mie carissime amiche litigare per una cosa così piccola e insignificante..."
Sua guardò l'amica con gli occhi sbarrati e la fronte corrucciata: questa volta fu il suo turno di interrompere.
"Whoa whoa whoa, aspetta un momento– disse guardando prima Minji, e poi la barda –Voi due siete amiche?"
Di nuovo ci fu un improvviso silenzio, che inaspettatamente non fu interrotto da una risposta affermativa della sovrana. L'espressione impassibile e gli occhi curiosi della barda si trasformarono in un volto estremamente divertito, che presto sfociò in una piccola ma liberatoria risata; quando si sbilanciò leggermente in avanti per stringersi l'addome, la sua figura minuta sembrava stesse per spezzarsi, tanto appariva esile e fragile. Ora le sue corte ciocche castano chiaro le coprivano il volto quasi interamente, nascondendo il sorriso che fu in grado di lasciare Sua ancora più confusa e perplessa di quanto già non fosse.
"Per le stelle, ho appena assistito alla scena più esilarante di sempre! La ringrazio di avermi fatto questo preziosissimo dono, gentile mercantessa; ne farò tesoro. Chissà, magari un giorno canterò di come la tua espressione sbalordita è quasi riuscita ad uccidermi dalle risate," rispose la giovane non appena fu in grado di riprendere il fiato. "È stato stupendo vederti urlare fate chiamare la regina, fatela chiamare! Noi siamo migliori amiche da anni, lei sì che saprà sistemare questo bardo insulso! Come se la regina non fosse anche amica mia... Credimi, avrei voluto dirtelo prima, ma sentirti abbaiare per una cosa così stupida mi ha fatto decisamente troppo ridere. Cielo, certo che ne hai di energie! Hai mai pensato di vendere anche quelle, oltre ai tuoi soliti articoli? Ci faresti una fortuna!"
La barda, che di nome faceva Yubin (anche conosciuta come Dami, la musicista più talentuosa di Polaris), faceva infatti parte del ristretto gruppo di care amiche della regina. Era incredibile come tre membri di quell’insieme si fossero appena conosciuti, contemporaneamente, nel contesto più strambo e caotico che potesse mai capitare.
"Prima mi fai arrabbiare, e ora hai pure il coraggio di umiliarmi con i tuoi stupidi commenti sarcastici?" Chiese Sua, con una mezza risata e gli occhi iniettati di sangue. Dopo un grido assordante si lanciò contro Yubin, usando tutte le forze che aveva in corpo; purtroppo però aveva dimenticato che il soldato più forte del regno era proprio di fianco a lei in quel momento, per cui venne prontamente fermata e immobilizzata da Siyeon, che con estrema tranquillità e senza alcuno sforzo riuscì a bloccarle entrambe i polsi dietro la schiena utilizzando una sola mano.
"Certo che diventi violenta assai quando ti arrabbi, eh? Hai mai considerato di seguire un corso sulla gestione della rabbia?" Domandò la bionda, in tono divertito. Sua la guardò dritto negli occhi con uno sguardo infuocato, senza dire niente, e morse violentemente l'indice della mano che la guardia aveva libera. Non perché si volesse liberare. Solo perché le andava.
"OUCH! Ha fatto male! Una coltellata nello stomaco sarebbe stata più dolce, davvero!" Si lamentò Siyeon, strizzando gli occhi per il dolore. A quella vista Yubin riprese a ridere, piegandosi di nuovo in due e cercando di respirare in qualche modo.
"Ah, per l'amor del cielo... Ora puoi cortesemente lasciare andare la questione e scusarti con il povero bardo? Non posso lasciarti andare finché non rappresenterai più una minaccia per il pubblico, e onestamente non ho voglia di rimanere qui ancora a lungo."
L'energetica mercantessa smise di opporre resistenza, arrendendosi alla forza di Siyeon con uno strano sorrisetto in faccia. Dopo tanto tempo era riuscita a calmarsi, e non sentiva più il bisogno di attaccare qualcuno– anche se, a dirla tutta, vedere quel bardo insolente continuare a ridere per ogni cosa la faceva comunque innervosire.
"Va bene, va bene, non farò del male a nessuno... Ma solo perché me lo stai chiedendo tu, sia chiaro. Non posso resistere il tuo bel faccino da soldato!"
"Oh, alleluia! Finalmente ti sei..." Siyeon la lasciò di nuovo, ma si pietrificò non appena la mora fu libera. "Aspetta- che hai detto?" Domandò per conferma, voltandosi lentamente verso di lei con uno sguardo confuso. La risposta che ricevette non fu però da parte di Sua, bensì da parte di Yubin, che con un sospiro di delusione bisbigliò al soldato come stavano effettivamente le cose.
"Ci sta provando con te, amica! Andiamo, pensavo che le guardie reali fossero più sveglie di così..."
Siyeon si girò questa volta verso il bardo, con sguardo incerto: il suo volto si fece lentamente sempre più rosso, imbarazzata com'era. Purtroppo per lei però, Sua non si era ancora stancata di importunare la povera ragazza; le si avvicinò, cercando di portare i loro visi il più vicino possibile, e riprese a parlare con tenerezza.
"Aww, guarda com'è diventata rossa. Ti ho forse messo in imbarazzo, tesoro?"
"Teso-"
La confusione di Siyeon tornò a rabbia in pochi istanti: chiuse gli occhi e inspirò profondamente, infastidita dall’improvviso cambio di comportamento nei propri confronti. Il rossore però non se ne andò, segnalando che era ancora profondamente in imbarazzo.
"Coerente fino alla fine, eh? Ci siamo conosciute solo un paio d'ore fa, e non è passato un solo minuto senza che io non volessi cucirti quella bocca! Vedo che ti stai proprio impegnando per non farmi andare via questo desiderio!" Ringhiò prendendola per il colletto, senza però allontanarsi dal suo volto. Non sentendosi affatto minacciata dalle azioni del soldato Sua sorrise con estrema genuinità, dando una gomitata al bardo di fianco a lei.
"Guardala, è ancora più carina quando si arrabbia!"
Siyeon rimase impalata a boccheggiare per un momento, non sapendo più come ribattere; non ci volle molto perché si arrendesse e andasse a cercare rifugio altrove, per cui corse a nascondersi dietro alla regina.
"Minji, fai qualcosa!" Piagnucolò prendendola per il braccio, e indicando la fonte della propria minaccia. Se Lee Siyeon, miglior soldato di Polaris e capitano della guardia reale, parlava informalmente alla regina di fronte a tutti, significava che la bionda era veramente alle sue ultime forze. Minji sospirò, chiudendo gli occhi e poggiando drammaticamente una mano sulla fronte; nel frattempo, Yubin e Sua dovevano reggersi a vicenda per riuscire a respirare in mezzo alle risate, comportandosi improvvisamente da migliori amiche mentre guardavano il tenero visino frustrato (e ancora terribilmente rosso) del povero soldato. La regina osservò stupefatta la scena: anche lei, come tutti, trovava adorabile quando il soldato più coraggioso e valoroso di sempre andava nel panico per l’imbarazzo, mostrando il lato delicato e sensibile di se stessa che cercava sempre di mascherare con tanta confidenza.
"Non ho parole..." Mormorò tra sé e sé, unendosi alle risate delle altre due ragazze. Fino a poco prima sembrava che potesse scattare una rissa in mezzo alla piazza, tanta era la tensione, e adesso invece sembrava avessero messo su una commedia. Almeno si poteva dire che le tre estranee avessero fatto amicizia– o perlomeno si poteva dire che non si odiassero più a vicenda. Intanto la folla si era dispersa, vedendo che le acque si erano calmate e il problema iniziale era stato risolto; solo una persona era rimasta ad osservare la scena, una figura alta e slanciata, dai lunghi capelli argentei, che con entrambe le mani teneva un cesto di frutta fresca davanti al petto. La ragazza si avvicinò al gruppo con un timido sorriso, mentre una folata di vento le accarezzò dolcemente i capelli mossi: essi le ricadevano sulle spalle come cascate scintillanti, ricordavano le onde di uno splendido mare; contrastavano con il colore pallido della sua pelle e il rosa intenso delle sue morbide labbra. I suoi dolci occhi scuri trasmettevano amore e delicatezza mentre si approcciava con disinvoltura alle quattro ragazze, attirando l'attenzione di una di loro in particolare. Minji, che fino a poco prima stava tranquillamente ridendo con le proprie amiche, si voltò nella direzione della ragazza: per un momento le sembrò che il tempo non stesse più scorrendo, come se la sabbia di ogni clessidra del mondo avesse smesso all'improvviso di scendere, e l'unica cosa al mondo che riusciva a vedere era lei. Kim Yoohyeon, una normalissima e dolcissima abitante del villaggio che, in tutta la sua semplicità, era in grado di far battere a mille il cuore di Minji. Quando era di fronte a lei la sovrana si sentiva impotente, era come se ogni sua autorità svanisse nel nulla; l'unica cosa che riusciva a fare era stare lì ad osservarla con meraviglia mentre le sue guance si tingevano di un rosa acceso, proprio come stava facendo in quel momento. Con occhi sognanti la guardò arrivare, persa nella bellezza dei suoi movimenti: anche i gesti più semplici e spontanei, come quello di tirare dietro l'orecchio una ciocca di capelli fastidiosa, riuscivano a farle venire il batticuore.
"Vostra Maestà, buongiorno!" Salutò la ragazza, porgendo un sorriso raggiante a Minji; quest'ultima ritardò un poco a rispondere, incantata com'era dalla voce dolce e soave della fanciulla. Qualsiasi cosa lei dicesse, alla sovrana sembrava che le sue parole risuonassero nell'aria come una melodia armoniosa– non avrebbe mai potuto fare a meno di quella voce. Il suo battito accelerò, le sue gote si fecero più rosse, e il petto le bruciava come fuoco: fu alquanto difficoltoso nascondere tutti questi impedimenti e mantenere un tono di voce regolare.
"Buongiorno anche a te, cara Yoohyeon!" Rispose amorevolmente Minji, tentando di porgere alla ragazza un sorriso tanto splendente quanto quello che aveva appena ricevuto. Purtroppo le sarebbe stato impossibile raggiungere lo stesso livello di Yoohyeon, ma si impegnò ugualmente per cercare di riuscire nell’impresa– quella ragazza meritava solo il meglio. Ormai da troppo tempo la regina si sforzava di nascondere i sentimenti che provava per Yoohyeon; Minji l’aveva conosciuta anni orsono, grazie a Bora, ma solo recentemente aveva iniziato a provare quelle sensazioni insolite in sua presenza. Guance arrossate, battito accelerato, improvviso imbarazzo, ma al tempo stesso gioia immensa… Ogni volta che pensava a lei il suo cuore impazziva, e per tutto questo tempo non aveva potuto fare altro che chiedersi incessantemente un’unica, misteriosa, e fastidiosissima domanda. Ovvero, perché solo lei era in grado di farla sentire in quel modo? Che cosa stava provando, e perché Yoohyeon era l’unica persona in grado di scaturire quegli strani sentimenti nel suo cuore? Questi quesiti la tormentavano giorno e notte, sin dal momento in cui aveva sperimentato per la prima volta quello stato d’animo, eppure ancora non riusciva a trovare alcuna risposta. Proprio per questo motivo la povera Minji si sentiva confusa, frustrata e impotente; era stanca di non sapere cosa stesse accadendo, stanca di non saper cosa fare con quell'ardore. Iniziava a pensare che, forse, parlare a qualcuno della sua situazione non sarebbe stata una cattiva idea. Avrebbe potuto discuterne con Sua, o magari con Siyeon– sì, ne avrebbe parlato con Siyeon quella sera stessa. Minji era del tutto certa che la sua amica d’infanzia avrebbe avuto la risposta che cercava: sono nate e cresciute insieme, solo lei avrebbe potuto conoscerla abbastanza bene da sapere cosa stava succedendo al cuore ignaro della sovrana. L’impavido soldato era estremamente sensibile ed altruista, per cui le avrebbe sicuramente offerto aiuto e avrebbe dato una mano a farle capire i propri sentimenti. Fino a quando non ne avessero discusso, però, non vi era molto che Minji potesse fare oltre che a fissare Yoohyeon con i suoi grandi occhi azzurri.
"Sua-unnie, ti ho portato la frutta che mi avevi chiesto di prendere!" Disse Yoohyeon, porgendo alla mercantessa il cesto di vimini che teneva in mano. Vedendo un giovane cavaliere con addosso il simbolo della famiglia reale, la ragazza non impiegò molto a capire cosa fosse successo: non era la prima volta che capitavano incidenti del genere, d'altronde– ormai ci si era abituata.
"Non dirmi che ti hanno arrestata di nuovo per disturbo della quiete pubblica! Ma insomma, me n'ero andata letteralmente solo per dieci minuti... Sei incredibile, davvero. Siyeon, spero che non ti abbia infastidito troppo," riprese. Sua e Siyeon si guardarono con stupore, indicando prima la dolce ragazza e poi indicandosi a vicenda.
"Tu conosci il soldato carino?"
"Tu conosci questa qua?"
Le due si lanciarono uno sguardo fulminante.
"Smetti immediatamente di chiamarmi in quel modo!" Ringhiò la bionda a pugni stretti.
"Scusa, tesoro. Piuttosto, come sarebbe a dire questa qua? Andiamo, un minimo di gentilezza!" Replicò la mora con serenità.
Era divertente vedere Siyeon provare in tutti i modi a zittire Sua, ma senza risultati: più cercava di farle paura, e più la mercantessa ne era attratta; alquanto ironico, pensò Minji. Più tardi avrebbe dovuto ringraziarle, perché per merito loro la sovrana poteva godersi del tempo insieme a quattro delle sue amiche più care– in più, si stava facendo delle grosse risate a causa della loro piccola commedia romantica.
"Comunque no, Yooh, non mi hanno arrestata."
"No, ma avrei tanto voluto farlo! Yoohyeon, si può sapere perché conosci questa qua?!"
"Scortese. Un giorno ti scuserai con me per quello che stai dicendo..."
"Un giorno mi pentirò di non averti ammazzata nel secondo in cui ti ho conosciuta, questa sarà l'unica cosa di cui mi dovrò scusare!"
Mentre le due continuavano a litigare, Yoohyeon scoppiò in una dolce e melodiosa risata: musica per le orecchie di Minji. Il timido gesto del mettersi una mano davanti alle labbra quando rideva faceva impazzire il cuore della regina; non poteva fare altro che rimanere lì impalata, a fissarla con occhi persi mentre lei rispondeva alla precedente domanda del soldato.
"Non preoccuparti, Siyeon, è un'ottima amica! Ormai da un bel po' di tempo la aiuto con il negozio; ogni tanto mi chiede di prenderle un paio di cose, o di svolgere commissioni varie da parte sua– non ci è voluto molto perché stringessimo amicizia. Per caso ha fatto qualche danno? Perdonala per il suo comportamento; certo ha un carattere indomabile e spesso risulta un po' fastidiosa, ma credimi, è davvero una brava persona. Anche se a dire il vero, vedo che avete già fatto amicizia," concluse Yoohyeon con un risolino.
"Oh, sì, in poche ore io e il mio soldatino abbiamo fatto enormi progressi nella nostra relazione..."
Siyeon, ormai stufa di provare a zittire l'energetica mercantessa, si arrese definitivamente. Ormai sul punto di nascondersi dietro a Minji e mettersi a piangere dalla frustrazione, il nostro soldato incrociò le braccia e guardò la nuova conoscenza con occhi stremati, ma comunque pieni di profondo disprezzo.
"Giuro che ti denuncio per molestia."
Tutto il gruppo scoppiò in fragorose risate ad eccezione di Siyeon, che invece stava silenziosamente guardando le altre mentre era ancora rossa di rabbia. O era rossa d'imbarazzo? Non si riusciva a dedurre.
"Davvero, è da due ore che non fa altro che importunare me e questo abile bardo! Certo che ti diverti veramente a dare fastidio, eh? Tutto questo scompiglio solo perché qualcuno ha osato suonare a meno di trenta metri dal tuo insulso negozio... Roba da non credere!"
"Oh, quindi avete sentito Yubin suonare? Ma è fantastico!" Commentò Yoohyeon emozionata, illuminandosi all'improvviso– sembrava che quell'argomento destasse in lei particolare interesse. Purtroppo però Sua e il soldato ripresero a bisticciare, scollegandosi completamente dal resto del mondo e smettendo di ascoltare ancora una volta; lasciarono che le altre ragazze continuassero il discorso mantenendo basso il tono della voce, anche se in poco tempo la loro discussione si fece nuovamente accesa e rumorosa.
"Nessuno suona il flauto abilmente come lo fa lei, c'è qualcosa di unico nella sua musica– scommetto che vi ha tolto le parole di bocca! Vostra Maestà, voi avete mai sentito una delle sue ballate?" Domandò la ragazza, questa volta rivolgendosi a Minji con un altro dei suoi splendidi sorrisi.
"A-Ah, a dire il vero non penso di averne mai avuto l'opportunità fino ad ora..." Accennò la sovrana in risposta, cercando di guardare altrove con un timido sorriso. Yoohyeon la prese allora per le mani, estasiata, permettendo così che i loro corpi fossero giusto leggermente più vicini rispetto a prima; guardò l'amica con i suoi grandi occhi da cagnolino, allargando ancora di più il sorriso che aveva già dipinto in volto.
"Davvero? Ma è un vero peccato! Un giorno dovrete assolutamente sentirla suonare; rimarrete colpita, ve lo prometto! Anche se, giustamente, non ne avete il tempo perché siete sempre impegnata a badare il Vostro regno... Magari una sera posso portarvi alla locanda Luna Piena per vedere una delle sue prestazioni migliori! Di solito è lì che va a suonare, al calar del sole; bisogna sentirla, almeno una volta nella vita!"
Minji si fece istantaneamente rossa in volto, sorpresa dall'improvviso contatto con la ragazza e ancor più sorpresa dalle sue parole; il suo tocco così gentile riuscì in qualche modo a darle una scossa fortissima. In più, a pensarci bene, passare una serata da sola con Yoohyeon non sarebbe stato così male... Avrebbero potuto mangiare insieme, parlare a lungo del tutto e del niente, magari avrebbero anche fatto una passeggiata sotto il chiaro di luna– Minji si sarebbe potuta godere la sua voce e il suo sorriso per ore intere, sola con lei; sarebbe stato un sogno.
"Hai ragione, potremmo farlo! Così noi passeremmo del tempo insieme e io avrei finalmente l'opportunità di vedere le doti di Yubin, mi pare un'ottima idea!"
Yoohyeon le sorrise con gioia, stringendo la presa e successivamente lasciando le mani della regina. Intanto Yubin –che, come era solita fare, aveva silenziosamente osservato il discorso dall'esterno– fece finalmente un intervento in quella lunga conversazione, e si inchinò scherzosamente di fronte alle due ragazze.
"Sarebbe un onore suonare per Vostra Maestà," commentò con un sorrisetto beffardo, facendo ridere entrambe. Sua e Siyeon, che nel frattempo non avevano ancora smesso di litigare, interruppero tutto a un tratto il loro insensato battibecco per guardare Yoohyeon con stupore; per la seconda volta parlarono all'unisono, con una coordinazione che anche i ballerini più talentuosi del mondo invidierebbero.
"Aspetta, tu conosci il bardo silenzioso?" Le due si scambiarono un’occhiata carica d’avversione. Intanto Yubin si avvicinò alla ragazza dall'alta statura, mettendole amichevolmente una mano sulla spalla e iniziando a spiegare come si erano conosciute.
"Sì, siamo amiche d'infanzia," cominciò, guardando divertita le espressioni identiche delle due nemiche.
"Da piccole eravamo vicine di casa, per cui spesso giocavamo insieme. Anche quando siamo cresciute però, non abbiamo mai smesso di frequentarci; ogni giorno Yoohyeon veniva ad interrompere le mie sessioni di flauto, perché diceva che mi allenavo troppo e non riposavo abbastanza... E aveva ragione, se non ci fosse stata lei a mettermi un freno, probabilmente adesso avrei le mani paralizzate e non starei neanche suonando!"
"Già! L'ho vista prendere un flauto in mano per la prima volta, e da lì ho visto il suo progresso giorno per giorno– Ha un talento naturale! Non riesco a credere che sia passato così tanto tempo da allora..." Soggiunse Yoohyeon con nostalgia. Sua fece un passo verso Yubin, braccia incrociate e uno sguardo severo, che si trasformò presto in un inaspettato sorriso.
"Beh, se sei amica di Yoohyeon vorrà dire che anche noi dovremo andare d'accordo... Piacere di conoscerti, nobile bardo! Scusa se prima sono venuta a romperti le scatole, non avevo alcun diritto di attaccare briga con te. E comunque fattelo dire, suoni veramente bene! Che ne dici di ricominciare da capo?" Sua le tese una mano in segno di scusa, venendo accettata di buon grado da Yubin; ella strinse la mano della mercantessa con un sorriso, perdonandola per le sue azioni precedenti.
"Figurati, grazie al tuo intervento mi sono divertita! E poi se Yoohyeon è amica tua, significa che devi essere veramente una brava persona; il fatto che tu ti sia scusata ne è la prova. Il piacere è tutto mio, nobile mercante!"
"Che scena commovente," commentò Siyeon con un mezzo sorriso, "tutto è bene quel che finisce bene!"
"Già, proprio un bel finale per questa vicenda; sono felice che le mie migliori amiche possano andare così d'accordo! A parte per... Qualche eccezione," aggiunse Minji, lanciando uno sguardo al cavaliere e alla mercantessa. Il gruppo cominciò a ridere, finalmente all'epilogo di quella lunga mattinata; incredibile come il destino di cinque persone diverse possa intrecciarsi dando origine ad un unico finale per tutti, pensò Minji. Certo la sua giornata non era iniziata nel migliore dei modi, ma almeno adesso si stava godendo del buon tempo insieme alle sue amiche fidate. Sapere che le persone a cui voleva più bene avevano stretto amicizia non poteva che renderla incredibilmente contenta e, nel profondo del suo cuore, sentiva che insieme avrebbero costruito un legame indistruttibile. Indubbiamente la loro amicizia sarebbe stata messa alla prova, ma non si sarebbero arrese di fronte a nessun ostacolo. Minji sapeva che le loro avventure non sarebbero finite lì. Quali difficoltà avrebbero dovuto affrontare in futuro?
