Chapter Text
Non si può dire che la Festa Nazionale a casa mia fosse andata come speravo.
Erik era venuto e aveva partecipato ai giochi e chiacchierato con vari compagni. Ero stato felicissimo di vedere Sara arrivare, se non fosse che poi non mi aveva considerato per più di mezzo minuto. A peggiorare le cose, avevo discusso con Thea per via dell’account che avevo creato per diffondere tutte le bugie che aveva raccontato sulla sua vita e Sara se n’era andata poco dopo di lei.
Finita la festa, mi ritrovai sul molo vicino casa a chiacchierare con Felix ed Erik. Chiesi ai miei due amici cosa fare con lei e mi diedero due consigli opposti, rispettivamente: fare dei gesti romantici per riconquistarla o lasciarle un po’ di spazio e di tempo per perdonarmi. Non volevo che Felix ricominciasse a litigare con Erik e quindi gli diedi ragione. Avrei organizzato il perfetto appuntamento romantico per Sara con una cena elegante, un mazzo di fiori e dei cioccolatini.
Notai che Erik si chiuse in se stesso dopo quel discorso, parlando sempre meno, finché non si alzò e annunciò che se ne sarebbe tornato a casa. Volevo dirgli di restare e che avrei preferito passare un po’ di tempo in tranquillità con lui anziché fingere di essere contento e scherzare con Felix. Invece lo salutai e lo lasciai andare.
Ringraziai Felix per essersi dimostrato amichevole con Erik durante la festa di quel giorno. Non mi aspettavo che reagisse accusandomi di preferirlo a lui e andandosene via offeso.
Avevo camminato sui cristalli durante tutta la conversazione ma non era bastato. Non riuscivo a far andare nulla per il verso giusto, né con la mia ragazza, né col mio migliore amico e men che meno con i miei genitori.
Presi il cellulare dalla tasca dei pantaloni tradizionali norvegesi che avevo indossato per la festa e chiamai Erik. Rispose dopo qualche squillo.
«Sei già arrivato a casa?» gli chiesi.
«No, sono ancora fuori. Stavo chiacchierando con Synnøve alla pizzeria».
«Ah, bene. Allora hai voglia di tornare a casa mia per una partita di FIFA?»
«Ok… Arrivo tra poco».
«Grande!» Sorrisi tra me e me, sollevato. «Porta una pizza con salamino abbondante, grazie!» Chiusi la chiamata prima che potesse protestare.
Ritornai a casa mia e mi tolsi gli abiti tradizionali in favore di pantaloni della tuta e T-shirt. Poco dopo stavo accendendo la Play e il televisore, quando suonò il campanello e non feci in tempo a intercettare mamma prima che aprisse lei la porta. Mi affrettai nel corridoio e sentii che ringraziava Erik per il pensiero di avermi portato la mia pizza preferita.
«Ciao Erik! Grazie della pizza!» gli sorrisi. Indicando col pollice dietro di me, aggiunsi: «La mia camera è in fondo al corridoio, vieni».
«Piacere di averla conosciuta, signora». Erik fece un cenno a mamma e poi mi seguì.
«Appoggia pure la pizza a terra», gli dissi sedendomi sul pavimento di fronte alla console. Presi in mano uno dei due controller e glielo offrii mentre si sistemava vicino a me. Il cartone di pizza tra noi.
Aprii il coperchio e ci trovai la mia fetta e una fetta di margherita con formaggio abbondante. La stessa pizza che aveva ordinato alla fine della giornata di raccolta dei rifiuti.
«Skål», brindai con la mia pizza.
«Questa è la seconda volta che mi obblighi a pagarti la pizza…» commentò Erik con un sorriso e poi addentò la sua fetta senza ricambiare il brindisi.
Finimmo le nostre fette in pochi bocconi e cominciammo una partita. Era piuttosto bravo a giocare, anche se mi aveva detto che non aveva una sua PlayStation a casa, e riuscì a segnare un gol. Ovviamente lo battei 3-1.
«Ti va di farne un’altra?» gli chiesi spostando il cartone della pizza dal mio lato e avvicinandomi a lui.
«No, tanto perderei di nuovo», mi disse controllando il cellulare.
Erano le dieci ma non volevo che se ne andasse già a casa. «Ti va di vedere un film? C’è l’ultimo Thor su Netfilx», gli proposi. «Poi posso chiedere a mia madre che ti porti a casa in auto».
«Ehm… non vorrei disturbare…» Erik chinò la testa imbarazzato.
Mi alzai dicendo che gliel’avrei chiesto immediatamente e intanto lui poteva mettersi comodo sul letto. Andai in soggiorno dove i miei stavano guardando un film.
«È tardi, Mathias», mi disse mamma.
«Vorrei vedere un film insieme a Erik. Domani è domenica, possiamo fare un po’ tardi…» Le parlai in polacco per ammorbidirla.
«Erik sembra un bravo ragazzo. Forse un po’ timido…» mi rispose.
«Sì, non è stato facile per lui trasferirsi dalla città all’isola…» le spiegai, dando per scontato che ormai avrebbe accettato. «Per favore lo porteresti a casa dopo la fine del film?»
«Alla fine del film che io e tuo padre stiamo guardando lo porterò a casa», mi disse in norvegese per farsi capire anche da papà.
«Ma… mamma!»
«Niente discussioni!» disse mio padre.
Deluso, andai in cucina a prendere due bottigliette d’acqua dal frigo e ritornai in camera. Erik era seduto sul mio letto col cellulare in mano. Immagino stesse controllando Snapchat.
«Brutte notizie. Mia madre ti riaccompagna a casa finito il film che sta guardando con mio padre. Direi che abbiamo una quarantina di minuti e non vale la pena cominciare Thor». Gli porsi una delle due bottigliette e me la prese di mano senza toccarmi ma scrollando le spalle.
Mi sedetti di fianco a lui, forse troppo vicino. Le nostre ginocchia si sfiorarono e lui mi guardò stranito per un secondo.
L’avevo fatto d’istinto, senza pensarci. Cercavo qualunque occasione per un contatto fisico tra noi e se ne stava accorgendo anche lui. Un brivido mi scese lungo la schiena. Se mi avesse chiesto spiegazioni, non avrei saputo cosa rispondere.
Volevo solo stargli vicino.
«Quando sarà l’appuntamento con Sara?» mi chiese riportandomi alla cruda realtà.
Ero riuscito a non pensare a lei da quando lo avevo chiamato per invitarlo a casa mia. Non capivo perché avesse voluto tirare fuori il discorso di nuovo…
«Non lo so. Domani chiederò a Felix di aiutarmi a organizzarlo».
Erik emise un suono di gola indistinto e ricominciò a scorrere il dito sul cellulare.
«Vuoi fare un’altra partita a FIFA, allora?» gli proposi.
Alzò lo sguardo dal cellulare per guardarmi in faccia e poi lo riabbassò. «Posso guardare mentre giochi tu con qualcuno di più bravo, così quando dovrò andare tu puoi continuare».
E così feci. Ma fu una delle partite peggiori mai giocate, distratto com’ero dal suo sguardo attento che si spostava da me allo schermo.
Ero a metà del secondo tempo quando mamma bussò alla porta ed Erik se ne andò salutandomi velocemente. Senza la sua presenza vicino a me ritrovai la concentrazione e finii la partita segnando un gol, ma ormai era persa.
Spensi televisore e PlayStation, mi tolsi i pantaloni della tuta e andai a letto. Controllai il cellulare ma non avevo ricevuto messaggi da nessuno. Mi addormentai leggermente in ansia e feci sogni confusi di partite di FIFA con Sara e appartamenti a Bergen con Erik.
