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Sara aveva chiuso con me. Non mi aveva creduto, anzi aveva preso le parti di Thea. Non la capivo proprio. Erik aveva anche provato ad aiutarmi a riallacciare i rapporti con lei, si era comportato da vero amico.
Dovevo confessargli tutto ed essere sincero con lui, per non rovinare la nostra nuova amicizia. Così lo invitai a passare una giornata in barca a pescare assieme a me. Ero sicuro che l’esperienza ci avrebbe legato ulteriormente.
Fu un discorso molto difficile da affrontare e mi aspettavo che avrebbe reagito male. Contavo sullo spazio confinato della barca per darci tempo e modo di risolvere la questione. Alla peggio, pensavo, mi avrebbe buttato fuori bordo e poi aiutato ad arrampicarmi su, dato che non sapeva condurre il motoscafo.
Non ero preparato a gestire le emozioni che provai vedendo il suo volto ferito. Sentii come un pugno allo stomaco che mi tolse il respiro per qualche secondo. Erik aveva cominciato a fidarsi di me e io, rivelando la verità, lo avevo deluso. Probabilmente si sentiva preso in giro, ingannato, tradito. Ero deluso di me stesso per come mi ero comportato quando i miei amici l’avevano pestato, ma in quel momento ero stato io a fargli ancora del male.
Erik si era alzato senza dirmi niente. Aveva posato la canna da pesca ed era andato a sedersi in prua. Mi meritavo al cento per cento la sua reazione e quindi rimasi fermo dov’ero. Volevo dargli il tempo di sbollire perché non m’interessava litigare, ma scusarmi.
Dopo una ventina di minuti, mi alzai e provai a parlargli ma non reagì in alcun modo. Non sopportavo l’idea che non sarebbe stato più mio amico e quindi gli dissi anche che gli volevo bene. Ok, forse non glielo dissi così apertamente, ma non avevo ancora fatto chiarezza dentro di me in merito ai miei sentimenti. Ci rimasi un po’ male per il fatto che ignorò anche la mia ammissione più sincera ma capii che non era il caso di insistere e riavviai il motoscafo per tornare al porto e lasciarlo andare.
Stavo legando la corda alla tacchetta del molo e osservavo Erik, ancora seduto sulla barca, e notai che era ancora infastidito. Ma almeno l’espressione ferita era scomparsa. Ribadii che avevo voluto confessare tutta la verità per chiedergli scusa perché ci tenevo a lui. Mi disse che aveva bisogno di tempo e io provai a smuoverlo un’ultima volta, dicendogli che anche lui doveva impegnarsi per stringere amicizie. E poi successe la cosa più inaspettata.
Erik mi raccontò cos’era successo davvero in quel video su di lui. E io mi sentii ancor più una merda.
Avevo lasciato che Felix e gli altri ripetessero la stessa aggressione che aveva subito a Bergen. Avevo pensato il peggio di lui e invece lui aveva sempre e solo cercato di aiutare delle ragazze che si trovavano in situazioni difficili. Era stato coraggioso a confessarmi il vero motivo per cui se n’era andato da Bergen.
Sentii il battito del mio cuore accelerare e lo abbracciai. Lo strinsi forte per un momento, per fargli capire che poteva contare su di me, e poi più delicatamente, per comunicargli che l’avrei trattato meglio. Strofinai il mio naso sul suo collo e ne respirai il profumo di cedro e pino, misto al sale dell’aria di mare. Un pensiero fugace mi balenò in mente per un attimo... Chissà che sapore avrebbe avuto la sua pelle? Probabilmente fresco e agrumato.
Sciogliendo l’abbraccio giurai a me stesso che non l’avrei più ferito e anzi, l’avrei difeso da Felix finché le cose tra loro non si fossero sistemate. Ripensandoci adesso, avrei dovuto capire che ero stato troppo ottimista.
Erik mi salutò e s’incamminò verso casa. Non gli offrii di accompagnarlo perché mi aveva detto che aveva bisogno di un po’ di tempo per elaborare quello che gli avevo confessato, ma mi assicurai che arrivasse davvero a casa controllando Snap Map. E così mi ritrovai davanti agli occhi anche il fatto che Sara mi aveva bloccato.
Tornai a casa a piedi anch’io pensando che la solitudine mi avrebbe dato modo di riflettere su tutta la situazione in cui mi ero infangato.
Felix me l’aveva detto chiaro e tondo che non voleva essere amico di Erik. E non era affatto contento che io volessi passarci del tempo assieme. Ma io ero sempre più convinto che Erik si meritasse un gruppo di amici nell’isola. Ormai l’anno scolastico era vicino alla fine e quindi non aveva senso invitarlo a ritornare agli allenamenti della squadra di calcio. La pesca era un’attività che condividevo con Felix ed Erik oggi non mi era sembrato troppo entusiasta, quindi anche quella era da escludere. Le feste erano una buona opportunità, fintanto che Erik avesse mantenuto un buon rapporto con le ragazze.
Pensandoci bene, non ricordavo di aver mai visto Erik provarci con qualcuna. Non era venuto al ballo di fine anno, né alla festa della gita in cabina. Alla festa di Elias aveva ballato praticamente solo con le ragazze, ma non nel modo in cui facevano gli altri. O come facevo io con Sara, prima della nostra rottura. L’unico ragazzo con cui Erik aveva ballato era Alexander.
Decisi di mettere da parte quest’informazione come un pezzo di puzzle che non sapevo ancora come incastrare.
Tornai a pensare ai modi per coinvolgerlo nel gruppo. C’era la possibilità di lavorare assieme a dei progetti per la scuola, oppure formare un gruppo di studio per gli esami di fine anno. Non gli avevo ancora chiesto che cos’aveva intenzione di fare l’anno prossimo, ma mi pareva di aver sentito dire che sarebbe ritornato a Bergen.
Ero a cinque minuti da casa e cominciai a pensare all’esperienza di lavoro estivo che i miei genitori avevano organizzato. Il mio sogno, un peschereccio, offuscato dalla prospettiva della scuola superiore a Bergen in agosto. Non sapevo ancora come avrei fatto ad uscire da quella trappola e l’idea di trovarmi in una nuova città da solo, senza Sara, mi metteva a disagio. Dovevo assolutamente sistemare le cose con lei.
Girai la chiave nella toppa della porta e quando la aprii il mio naso fu aggredito da un forte odore di foresta mentre la mia mente fu invasa dai ricordi della gita prima di Pasqua, il gioco di ruba bandiera con la vittoria di Erik e Alexander, il fumo di nascosto alla festa e la notte passata con Erik.
Sentii il battito del mio cuore accelerare e le mani sudare. Era ora di farmi una doccia per lavarmi via tutte le emozioni negative di questa giornata.
Finalmente mi mossi e andai in soggiorno, dove trovai i miei genitori seduti sul divano che chiacchieravano con una coppia di loro amici. Notai che sul tavolino fumava un bastoncino d’incenso. Doveva esser stato quello l’odore che avevo sentito all’ingresso.
«Ciao…» Salutai tutti i presenti.
«Mathias, dove sei stato tutto il pomeriggio? Felix è passato a cercarti». Mamma mi parlò in polacco. Questo di solito non lo faceva davanti agli ospiti a meno che non volesse sgridarmi. In più erano solo le quattro e mezza. Mi ero perso qualcosa.
«Sono stato fuori a pescare con Erik, un compagno di scuola». Risposi sempre in polacco.
«Vai a farti una doccia e poi unisciti a noi. La cena sarà pronta fra poco». Mi disse in norvegese per farsi capire da tutti.
«Vado subito, mamma». Ubbidii incamminandomi verso camera mia.
Presi un paio di jeans e una camicia dall’armadio e andai in bagno. Prima di spogliarmi presi il cellulare dalla tasca dei pantaloni e risposi al messaggio di Felix: "Non posso uscire stasera. Ci sono degli ospiti a cena. Ci vediamo a scuola domani, comunque."
Appoggiai il cellulare al piano del lavandino e mi spogliai. Aspettai che l’acqua scorresse un po’ nella doccia e diventasse abbastanza calda, poi entrai nel box. Mi insaponai per bene i capelli a occhi chiusi, poi cercai a tentoni il mio bagnoschiuma sul ripiano incassato nel muro. Aprii il tappo a scatto e capii di aver commesso un errore nel momento in cui cominciai a passarmelo sul petto. Cedro. Pensai che qualcuno avesse scagliato una maledizione contro di me perché tutto d’un tratto ovunque andavo sentivo odore di pini o di agrumi.
Mi risciacquai immediatamente e mi strofinai bene gli occhi. Presi il mio barattolo di bagnoschiuma alla mandorla e mi lavai per bene, cercando di cancellare l’odore che mi ricordava Erik. Mi sforzai di pensare ad altro, per esempio a chi erano gli ospiti a cena.
Riemersi dal bagno una ventina di minuti dopo, completamente vestito e profumato. Raggiunsi la mia famiglia in sala da pranzo. Papà mi presentò gli ospiti: il signor Berg era un suo socio in affari accompagnato dalla moglie. Sarebbe stata una serata lunga e noiosa, così scollegai il cervello e mi lasciai trasportare dai discorsi come un automa.
Finalmente, verso le nove, papà accompagnò gli ospiti alla porta per congedarli e io fui finalmente libero di andarmene in camera mia.
Presi immediatamente in mano il cellulare che avevo lasciato sul letto e trovai un’infinità di notifiche. Mi misi comodo in pigiama e cominciai a scorrerle una dopo l’altra. Felix e alcuni dei ragazzi si erano trovati in una spiaggia nascosta in una piccola insenatura per bere e fumare. Avevano condiviso qualche video e parecchie foto del falò, dei tuffi in mare e delle chiacchiere insensate quando erano fumati. Ero contento che si fossero divertiti e mi era un po’ dispiaciuto non essere andato.
Mandai un MP a Felix per fargli una battuta su uno dei loop che aveva creato con Elias. Mentre aspettavo la risposta, scorsi la lista contatti e mi soffermai sul nome di Erik. Cercai di trovare un meme sulla pesca da inviargli ma nessuno mi sembrava adatto. Felix non mi aveva ancora risposto, così bloccai lo schermo e appoggiai il cellulare sul comodino.
Mi girai sul fianco sinistro e cercai di prendere sonno immaginando come sarebbe stato passare l’estate sul peschereccio. Appena prima di perdere conoscenza mi balenò un pensiero: non avevo più cercato di contattare Sara.
