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Forse arriverà...

Summary:

Alla ricerca di Seba per fare i conti con un amico traditore, Schiavone si mette nei guai, chiedendo aiuto a un'effimera conoscenza passata, il detective Sanchez.

Work Text:

“Guarda che un posto dove dormire me lo sapevo trovare pure da solo, mica mi devi fare da baby sitter.” Schiavone sbuffò mentre, seduto al tavolo della cucina, affondò la forchetta nella quesadilla calda e filante. Il formaggio fuso si allungò con un filo sottile, e un profumo invitante di tortilla grigliata si mescolò con quello del pollo e delle verdure. Con un sorriso soddisfatto, portò un boccone alla bocca, assaporando il gusto ricco e saporito del piatto messicano: erano settimane che non mangiava così bene, c’era solo da sperare che Sanchez sapesse anche fare anche il caffè, allora sì che tutto sarebbe stato perfetto. “mej cojoni… mi rimangio quello che ho detto, un paio di giorni qua mi fermo.”
Julio scoppiò a ridere, mentre beveva dalla bottiglia un sorso di birra; Schiavone era un qualcosa - anzi, un qualcuno - che aveva messo in un cassetto della sua memoria, e che era certo d'aver dimenticato, o a cui, comunque, non aveva più pensato; si erano incontrati a un convegno internazionale sulle connessioni tra cartelli, gang e mafia, e avevano attaccato bottone fumandosi una sigaretta e facendo apprezzamenti, ognuno nella propria lingua, su una bella ispettrice in tacchi alti, una lingua che si era rivelata universale. A quel convegno, Julio non aveva più pensato, preso dai problemi al lavoro, con la madre, un figlio prima e una famiglia al completo poi - almeno, non fino a che il vicequestore non gli aveva telefonato da una stazione di polizia di Los Angeles chiedendogli di tirarlo fuori dai guai.
“Schiavone, ti ho tirato fuori da una cella, e ho sistemato le cose con quel tizio della banca. Fammi contento.” Julio si stiracchiò. “Mangia e dimmi in che cazzo di guaio ti sei cacciato che hai dovuto chiamare un tizio che non vedi da quasi dieci anni.”
Schiavone rimase con la forchetta a mezz’aria; improvvisamente, non aveva più fame, e allontanò il piatto ancora fumante da sé, spingendolo verso Julio, che rimase in silenziosa attesa che il poliziotto italiano si aprisse- o, perlomeno, si spiegasse.
“Hanno processato i responsabili della morte di mia moglie. Marina.” Rocco sospirò, quasi sentendo la presenza di lei al suo fianco, come spesso gli capitava anche a casa, a Roma, o ad Aosta, dove lei, in carne e ossa, non ci era mai stata. “Uno dei responsabili, era un amico mio, Sebastiano. Quello è stato un traditore ed un infame, e prima del processo è scappato - Buenos Aires, Rio, Città del Messico, non lo so. Ma è passato da qua ed è andato all’ufficio di rappresentanza della sua banca, per dare istruzioni sui suoi conti.”
“E quindi hai pensato bene di minacciare un impiegato di banca che non saprà nulla. Schiavone, cosa credevi, che ti avrebbero dato l’indirizzo di casa sua?” Julio alzò gli occhi al cielo.
“Lo so che ho fatto una stronzata, Sanchez.” Schiavone sospirò, desiderando ardentemente una sigaretta, o anche una canna. “Ma io questo lo devo trovare. Voglio guardarlo negli occhi, questo Giuda che mi ha sorriso per dieci fottuti anni dicendomi quanto gli mancava Marina, quanto gli dispiaceva, e la colpa era solo sua. Voglio guardarlo negli occhi e che mi dica come cazzo ha fatto ad avere i cojoni di guardare me in faccia per tutto questo tempo.”
Julio si grattò il collo; Schiavone aveva allegramente mischiato romanesco, italiano e inglese, ma il succo della questione era semplice: voleva trovare l’assassino della moglie, colui che agli occhi della legge era responsabile, e fargliele assumere, quelle responsabilità - poteva decisamente capirlo, ci era passato anche lui, rimanendo però fregato.
“Tu lo capisci che difficilmente quando lo troverai avrai delle risposte, o che potrebbero essere diverse da quelle che vuoi avere, sì?” Julio lo guardò negli occhi, e intanto, giocherellava con la fede, facendola ruotare intorno all’anulare.
“Sempre sposati a un fantasma, noi due.” Julio non ebbe a cuore di rispondergli, anche se raccontargli di cosa e chi fosse divenuto - un padre con tre figli, un marito - avrebbe potuto, in teoria, portare sollievo all’animo dell’italiano: quello, che sopravvivere non era una colpa, Schiavone lo avrebbe dovuto capire da solo, come aveva fatto lui. “Allora, me la dai una mano? Guarda, se lo fai, giuro che se mai capiti dalle parti mie ti faccio provare l’erba più buona che c’è, e ti faccio conoscere una ragazza con una bocca che non ti dico.”
“Guarda, non so se mia moglie possa essere d'accordo.” Julio ridacchiò, e a Schiavone andò di traverso la birra che stava bevendo: Sanchez, risposato, non se l’era immaginato, assolutamente - al loro primo incontro, quando aveva capito che erano entrambi vedovi, lo aveva immediatamente categorizzato come un lupo - pronto ad attaccare la sua preda, protettivo, feroce quando serviva, ma soprattutto capace di rimanere fedele alla propria compagna, almeno con il cuore e con la mente, fino alla fine dei suoi giorni - un po' come lui, che Marina non se la sarebbe mai scordata, l'avrebbe sempre amata, anche se le donne nel suo letto non erano mai mancate.
La porta d’ingresso si aprì, per venire subito dopo chiusa, e Julio sentì il rumore di tacchi tolti e buttati alla meno peggio per terra - lanciati, quasi; Chris doveva essere parecchio arrabbiata con Pope. Scoppiò a ridere, e scosse il capo, le braccia incrociate, mentre Schiavone fissava in direzione dell’ingresso, cercando di capire in che lingua fossero quelle che immaginava essere imprecazioni. “Ed ecco la suddetta moglie. Buenas Tarde, querida. Lui è Rocco Schiavone, della polizia italiana, un mio vecchio conoscente. Rocco, ti presento il Capitano Christine Carter, mia moglie, che, dalle imprecazioni in Russo, immagino abbia avuto una giornata pesante e abbia litigato o col suo capo o con qualche giornalista o con l’avvocatura….”
“Oppure la risposta D, tutte le precedenti,” Chris sbuffò, mentre, a piedi scalzi in cucina, allungava la mano verso l’ospite, che la strinse un po’ stupito: delle tipiche russe, la moglie di Sanchez non aveva praticamente nulla. “Lieta di conoscerla.”
“Fammi capire Sanchez, non solo ti sei sposato una che è più giovane di te, ma ti è pure superiore di grado?” Il poliziotto scherzò, mentre cercava nella tasca dei pantaloni accendino e sigarette, sperando che, da buon fumatore, Julio gli lasciasse fare un tiro in casa, o almeno in giardino. “Ma come cavolo l’hai convinta?”
“L’ho esasperata con un comportamento al limite dello stalking, facendole credere che volevo solo esserle amico.” Julio scherzò, bevendo un altro sorso di birra, mentre lei alzava gli occhi al cielo.
“Mi sembra parecchio lontano da casa, dottor Schiavone. Sta a Los Angeles in maniera ufficiale, ufficiosa, o è in vacanza?” Lei gli domandò mentre piluccava direttamente dalla padella.
“In teoria sono in vacanza, ma cerco una persona, un vecchio amico. Un ricercato.” Lui abbassò gli occhi, improvvisamente sentendosi colpevole di mettere in mezzo gente che a malapena conosceva in quella faccenda, ma aveva scelta? Di certo, le autorità non avrebbero detto nulla a lui, un poliziotto italiano che non aveva alcun incarico ufficiale.
“E quindi questo suo amico, ha sulla testa una condanna? Un mandato di cattura?” Chris si morse le labbra; improvvisamente interessata, si sedette a tavola, iniziando a fare domande, mentre Schiavone elencava tutti i reati per cui Sebastiano era stato condannato in contumacia. “Posso vedere se il marito di Brenda può fare qualche domanda in giro, le banche sono territorio FBI, e dopo il casino di Dimitri Howard mi deve favori a vita.”
“Dici che potrebbe farlo?” Julio sollevò un sopracciglio, e Chris scrollò le spalle.
“Non c’è una denuncia, da quello che ho capito, ma una segnalazione che lei si è presentato chiedendo insistentemente informazioni su questo…”
“Sebastiano Scipioni,” Rocco finì per lei. “Nel quartiere, lo chiamavamo Seba, da ragazzi. Lo conoscevo da quando sono nato, l’infame.”
“L’FBI, o un’altra delle decine di agenzie federali che si prendono i meriti del lavoro di noi poliziotti, potrebbero benissimo aver captato il nome dello Scipioni dopo che è apparsa questa segnalazione all’interno dei nostri sistemi, dato che, da come mi dice, è ricercato a livello internazionale e si presuppone sia in Sud America supportato da un qualche cartello, e loro potrebbero quindi fare quelle domande, in via ufficiale, e lei potrebbe essere qui intorno a sentire quando saranno così gentili da riferirmi cosa sanno. Però la questione è un’altra: lei, Schiavone,” la donna posò il bicchiere di rosso che si era riempita, e incrociando le braccia fissò il collega italiano dritto negli occhi. “Cosa ha intenzione di fare di queste informazioni? Perchè non so quanto sia intelligente aiutarla quando potrebbe scapparci il morto.”
“Capitano, io a Seba non lo voglio ammazzare, e lo sa perchè? Perchè non si merita che io marcisca in galera o abbia i sensi di colpa finchè campo per lui.” Le rispose, determinato, mentre aspirava il fumo della sigaretta. “Quindi, se mi può aiutare, bene, altrimenti, amici come prima, e troverò il modo di arrangiarmi.”
Julio e Chris si scambiarono uno sguardo d’intesa, poi, entrambi sospirarono. “Niente morti, me lo assicura?”
“Niente morti, ve lo prometto sull’anima di mia moglie.” Li rassicurò, sollevando le mani in alto e guardando Julio dritto negli occhi; il latino studiò lo sguardo intenso che gli stava davanti, come tante volte aveva fatto in passato quando si era trovato davanti i criminali della peggior specie, e decise che sì, si poteva fidare di lui, che quello era un rischio che valeva la pena compiere. Prese il telefono, e dalla rubrica richiamò il numero di Howard, sperando che il suo intuito non lo avesse tradito - che nel momento in cui Schiavone si fosse trovato davanti l’ex amico, quegli occhi scuri non sarebbero stati l’ultima cosa che l’altro avrebbe visto.