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Halloween 1982: Azkaban's version

Summary:

Sirius Black sta trascorrendo una delle innumerevoli notti ad Azkaban quando rincontra un "amico"...

Notes:

(See the end of the work for notes.)

Work Text:

Delle urla squarciavano il silenzio notturno, mentre Sirius Black trascorreva l’innumerevole notte insonne al freddo in una cella. La luna era quasi piena e secondo i suoi calcoli, che aveva sentito parlare casualmente degli auror il giorno prima, quella doveva essere la serata di Halloween, il 31 ottobre 1982.

Era passato un anno, e il suo (era ancora suo?) Moony tra pochi giorni avrebbe dovuto trascorrere l’ennesima luna piena da solo. Sirius sperava proprio di no, magari aveva trovato un nuovo gruppo di amici, magari era riuscito a rimpiazzarli, magari era di nuovo felice. Ma sapeva dentro di sé che non era così, anche Remus aveva perso la sua luminosità durante la guerra, altrimenti ora avrebbero trascorso questa notte insieme, forse con i loro amici.

Se solo si fossero fidati l’un dell’altro.

Sirius si incolpava più che mai per questo, il senso di colpa lo attanagliava come un cappio alla gola, tanto che certe volte pensava davvero di aver fatto ciò per cui era stato condannato. Dentro di sé sapeva che non era vero ma troppe volte si era rivisto nel sonno con una bacchetta in mano puntata contro il suo migliore amico, per questo evitava di dormire più che poteva. Meglio rimanere sveglio piuttosto che fare tutti quei sogni che davano solo ai dissennatori ciò che desideravano. Cercava quindi di rivivere tutti quei momenti felici negli anni, una canzone, una festa, un bacio, un abbraccio, l’accoglienza, l’amore, ora aveva perso tutto.

Certe volte odiava sé stesso, altre odiava Remus, perché non era nemmeno venuto a cercare di capire? Aveva davvero una così bassa considerazione di lui? Credeva davvero che sarebbe stato in grado di tradire James? James che gli aveva dato una casa e una famiglia, quando non aveva nulla. James che era diventato suo fratello.

No, sarebbe morto piuttosto che tradirlo.

Sirius pregava che Remus prima o poi se ne sarebbe reso conto, ripensandoci, ma questo non era ancora accaduto e non poteva nemmeno incolparlo più di tanto … dopotutto si era distaccato da lui prima della tragedia proprio perché riteneva che Remus era la spia di cui tutti sospettavano. Remus Lupin, il lupo mannaro, era stato troppo facile da incolpare.

Beh, ora Sirius si credeva in grado di uccidere, quanta sete di vendetta provava per Pettegrew. Il ratto aveva distrutto tutto e se ne era andato.
Alla fine era un Black, proprio come tutta la sua famiglia, i Black, tutti puri, alcuni di loro proprio in una cella simile alla sua.

Se solo Sirius si fosse fidato di più di Remus, non era lui la spia! Avrebbe dovuto dirgli che il custode era Peter, anzi non avrebbe mai dovuto proporre il ragazzo come custode segreto di James e Lily: il custode avrebbe dovuto essere lui o Remus.

Sapeva che sarebbero entrambi morti piuttosto che tradire i loro amici, cazzo!

Delle lacrime attraversarono le guance di Sirius, i suoi occhi lucidi rispecchiavano la luna, che lo osservava silenziosa.

“Oh Remus…” singhiozzò, “Mi dispiace”.

Erano ancora impressi nella mente i momenti dell’anno precedente quando aveva scoperto tutto; la confusione, il senso di essere stati traditi, l’ira che poi lo aveva accecato. Voleva solo urlare e crollare. Urlava i loro nomi e si era trovato a realizzare la loro morte solo quando era stato sbattuto in quella cella. James non avrebbe mai fatto questo ai suoi amici, al suo posto l’avrebbe difeso a tutti i costi.

Sirius sapeva che non era colpa sua ma non poteva fare a meno di incolparsi, lui aveva detto di scegliere Peter come custode- pensava sarebbe stato più sicuro, tutti i sospetti sarebbero ricaduti su Sirius e questo avrebbe distolto l’attenzione e nessuno avrebbe pensato al piccolo Peter, e invece…

“Mi dispiace”

Era diventata una nenia ormai, ininterrotta, eppure la luna e le stelle non gli rispondevano, rimanevano impassibili difronte al suo lamentarsi.

Ogni tanto un’apatia incredibile lo sorprendeva, allora si trasformava in Padfoot e si appollaiava su sé stesso in cerca di conforto.
Ma prima o poi tutto ciò che era successo lo ricolpiva, come se avesse lanciato via un disco che poi gli tornava sempre indietro e lo faceva sanguinare quel dolore.
Ancora non aveva superato la perdita di Lily e James, ma poi come si poteva superare la morte dei tuoi migliori amici quando eri accusato di averli uccisi e per questo eri intrappolato in una cella sul orlo della follia, circondato da pazzi criminali mangiamorte e dissennatori?

Sirius non pensava avrebbe mai smesso di fare male, forse un giorno, lontano da qui.

Alzò gli occhi al cielo stellato in cerca di conforto.
The heart of the Lion, Regulus, suo fratello.

“Reggie, alla fine sono finito io qui dentro eh…”

Un altro singhiozzo lo scosse al pensiero del fratello perso. Nonostante le differenze era comunque suo fratello, morto anche lui per quest’inutile guerra in cui tutti loro erano stati travolti.

Si mise una mano sugli occhi, non poteva più sopportare la luce della luna.

Era il 31 ottobre e tutto ciò a cui riusciva a cosa pensare era ciò che aveva perso.

Sarebbe impazzito se continuava così.

“Black, sei tu?”

Una voce alle sue spalle. Non voleva girarsi, non poteva esserci nessuno.

“Ehi Black”

Stava davvero perdendo anche la testa.

“Blaaack”

A questo si girò e all’inizio non notò nulla, poi notò nell’angolo più lontano una fessura tra i mattoni e un occhio che lo osservava attraverso questo.
Quello sguardo penetrante che celava un briciolo di pazzia…l’aveva già visto da qualche parte…

Oh, no! Lui no. La realizzazione lo sconvolse.

“Allora mi hai riconosciuto?”
Un sorriso sibilante attraverso la fessura.

Sirius si riprese in fretta dallo stupore, ovviamente l’avrebbe rincontrato lì dentro.

“Finalmente dove meriti di stare, Crouch?” chiese con sarcasmo.

“E a quanto pare anche tu, Black, ahahah, ironico no?” sorrise sprezzante Barty Crouch Jr.

Sirius non rispose alla provocazione, non ne aveva le energie. Solo un pazzo come Barty poteva resistere a quel posto, o forse quello era semplicemente il modo in cui quel posto lo stava cambiando.

Ma Barty voleva una reazione.

“Che c’è, Black, non hai più mamma Potter a cui correre?” lo derise Barty, con finta compassione.

“Non ti meriti di nominarlo” fece Sirius con voce ferma.

“Oh, giusto, dimenticavo, ahah-“ rise Barty con uno sguardo malato e poi lo guardò con quegli occhi penetranti.

“Lo hai ucciso”
Quelle parole colpirono Sirius nel profondo del suo cuore, davano voce alle sue paure.
Sirius crollò e le sue grida rimbombarono per tutto il corridoio, contro ogni parete, urla di disperazione, rimpianto, quel posto stava davvero arrivando al suo cuore. Lo stava uccidendo.

Barty rimase sconvolto da quell’improvviso urlo, come se non si aspettasse che le sue parole potessero arrivare al ragazzo in quel modo. Quante volte avevano battibeccato e si erano insultati per i corridoi di Hogwarts; ma nulla era paragonabile a quei tempi ormai.

Erano cresciuti in una guerra che aveva sconvolto le loro vite, in un sistema malato, corrotto.

Gli occhi di Barty sembrarono attraversare un momento di consapevolezza e comprensione, poteva vedere la sofferenza di Sirius; era simile alla sua dopo aver perso la sua rosa, Evan Rosier.
Barty aveva tatuata una rosa sul braccio, Evan aveva un serpente una volta, chissà se il suo corpo ancora ne conservava il ricordo. Ogni volta che la vedeva Barty crollava, perciò capiva Sirius.

“Black- “fece con voce sottile mentre Sirius tremante si era accovacciato sul pavimento.

“SIRIUS” urlò Barty, glielo doveva dire, dopotutto era innocente, aveva sempre cercato di tirare fuori Regulus, non meritava di impazzire in quel modo. Il traditore meritava la sua colpa.

“Vaffanculo, Crouch!” urlò Sirius.

“Non è stata colpa tua”

Non rispose.

“Non è stata colpa tua” tentò nuovamente il ragazzo.

“Vaffanculo” fu la risposta.

“NON è STATA COLPA TUA” gridò allora Barty.

Sirius si voltò, si appoggiò al muro vicino alla fessura, con le guance bagnate dalle lacrime.

“Tu non sai un cazzo” disse guardando Barty dritto negli occhi.

“Hai ragione, ma quel Pettegrew era ad ogni riunione” spiegò Crouch.

“Quel cazzo di ratto” si lasciò fuggire l’altro, iniziando a riprendersi.

“Non sei tu il traditore, Sirius” disse fermamente Barty e in quella frase non c’era il minimo di esitazione o follia. Suonava sincera.

“Non sei tu il traditore, Sirius”

“C’è davvero un problema se sei tu l’unico a crederlo” rispose Sirius dopo un po', accennando un ghigno.

E allora risero insieme, risero perché erano l’unica cosa che potevano fare.
Chi l’avrebbe mai detto che si sarebbero ritrovati lì, dopo tutto quel tempo, dopo una guerra che li aveva divisi e stremati, ridotti al minimo delle loro forze. Però erano pur sempre loro, solo due ragazzini.

Così passarono la nottata a ricordarsi le serate passate, le belle feste nella Torre Grifondoro e i tempi in cui potevano essere liberi, potevano stare con i loro amici e non erano più su due schieramenti diversi; ma forse dopotutto non lo erano nemmeno ora.

Una stella, una luna e una rosa li osservavano sileziosi da lontano, ma pieni di speranza.

E l'ultimo pensiero di quella notte che i due ragazzi fecero prima di addormentarsi fu: "Un giorno usciremo da qui"

Un giorno ci ricongiungeremo.

Notes:

Ciaoo, in occasione di Halloween avevo in mente questa breve one-shot: crisi esistenziale di Sirius Black. Barty è folle ma lo adoriamo, ho amato immaginare come questi due si possano essere rincontrati.
Grazie per essere arrivato a leggere fino a qui, se ti va lascia un kudos o un commento, mi fa piacere, possiamo piangere insieme!
Spero tu abbia trascorso un Halloween migliore di quello di Sirius e Barty! ( e Remus, e Lily, e James)
Bye, bye!