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Era da un paio di mesi che ormai si frequentava in pianta stabile con Calogiuri.
Le sembrava strano anche solo pensarlo ma era vero. Era proprio vero.
Lei stava con Calogiuri – finalmente – e si sentiva felice come mai prima.
Qualche settimana prima le aveva persino consegnato il doppione delle sue chiavi.
“Per ogni evenienza” le aveva detto.
“Calogiuri ma sei sicuro?”
“Mai stato più sicuro, Dottoressa!”
Non senza ricordargli quanto lui ormai fosse diventato pericoloso, Imma infilò le chiavi in borsa decisa a portarle sempre con sé.
Adesso queste benedette chiavi poteva usarle ogni volta che voleva e proprio grazie a loro stava entrando in casa dopo aver fatto una capatina al supermercato in modo da riempire la dispensa dell’ormai suo Maresciallo.
Calogiuri aveva la febbre da un paio di giorni e lei, da brava fidanzatina amorevole, stava andando a soccorrerlo – chi me lo doveva dire a me a questa età – con un sorriso stampato in faccia che non voleva saperne di andarsene via.
Una volta entrata lo chiamò a gran voce poggiando tutte le buste della spesa sul piano della cucina.
“Calogiuri?”
“Sono qui Dottoressa!”
Sentendo la sua voce provenire dalla camera da letto la donna tolse il cappotto per poi raggiungerlo.
“Allora sei vivo Maresciallo”
“Sì e la febbre è anche passata”
A queste parole Imma si sedette accanto a lui per avvicinare le labbra alla fronte e constatarlo da sé mentre il malato in questione ne approfittò per baciare il primo lembo di pelle nuda del collo a sua disposizione.
“Fai poco il furbo Maresciallo! La febbre sembra scesa ma devi rimanere a riposo, è un ordine! Io intanto vado a sistemare la spesa”
“La spesa?” “Si Calogiù ho comprato qualcosa perché il frigo piangeva!”
“Ma Imma no-” “Ma niente! Tu stai qui buono e fermo. Faccio veloce!”
“Agli ordini dottoressa”
Vedendo Calogiuri scuotere la testa divertito, la donna lasciò la stanza ridacchiando allegramente. Quelle poche e semplici battute ormai avevano il potere di farla sentire a casa.
Non riusciva ancora a credere che grazie a lui si sentisse per la prima volta spensierata e fiduciosa. Lui l’aveva accolta con tutto il suo brutto carattere e lei non aveva ancora capito cosa avesse fatto di buono – sicuramente in un’altra vita – per essersi meritata tanta devozione e tanto amore.
Mentre riponeva la spesa un ronzio fastidioso cominciò ad attirare la sua attenzione. Guardandosi intorno notò il cellulare del maresciallo che vibrava sul tavolino accanto al divano. Imponendosi di non sbirciare il display, con la gelosia che toccava vette inesplorate, la donna continuò a svuotare le buste. Non senza guardare sott’occhio l’oggetto in questione.
Dopo qualche attimo la vibrazione cessò per poi ricominciare immediatamente dopo. Il suo sesto senso gridava pericolo a caratteri cubitali – Sarà qualche femmina. Sicuro! -
Piano cominciò ad avvicinarsi al tavolino buttando un occhio di tanto in tanto verso la porta della camera da letto.
- Giusto per dare una sbirciatina – il tarlo del dubbio era sempre dietro l’angolo.
Anche se era felice e si fidava ciecamente, non riusciva proprio a capire perché questo ragazzo si fosse intestardito tanto con lei. Lui poteva avere chiunque. Le donne se lo mangiavano con gli occhi. Sicuramente c’era qualcuna di cui non le aveva parlato che cercava di entrare nelle sue grazie.. per non dire nel suo letto!
Ma sul display brillava la parola Mamma e la donna non riuscì a tenere per sé un sospiro di sollievo.
Sorridendo piano afferrò con dolcezza il telefono, come se stesse accarezzando il ragazzo, per poi mormorare sottovoce: “Eh Calogiuri Calogiuri! Mi sei diventato pericolosissimo!”
Quando il telefono smise nuovamente di vibrare la donna lo sbloccò e, mentre stava per andando ad avvertire il convalescente nell’altra stanza, notò una strana cartella sullo schermo.
Sotto la suddetta cartella non c’era scritto nulla. Niente, nada, nisba. Assolutamente nulla che potesse indicarne il contenuto – Questo a casa mia vuol dire solo una cosa: rogne! -
Assottigliando gli occhi la donna ingaggiò una tremenda lotta con se stessa. Da una parte c’era l’integerrima Imma Tataranni, la pm che non avrebbe mai profanato la privacy del suo compagno mentre dall’altra c’era una donna disillusa che non riusciva a spiegarsi come mai lui non stesse con una ragazza bella, giovane e decisamente meno complicata di lei. Ovviamente vinse quest’ultima e guardando ancora una volta verso la camera da letto si decise ad aprire la cartella incriminata.
In un secondo comparvero delle foto. Le aprì una per una e rimase sorpresa nel rivedere alcune scene scattate nei luoghi in cui, ormai anni fa, avevano indagato insieme. Li ricordava uno per uno perché, proprio come amava ripeterle Calogiuri, con lei il casellario giudiziario non serviva.
Inoltre non poteva fare a meno di notare che in ognuna di queste foto non era affatto difficile individuare la sua capigliatura rossa.
C’era lei, sempre.
Lei che si guardava intorno. Lei che parlava con i colleghi arrivati sul luogo del delitto. Lei che camminava davanti a lui. Lei che indicava alcuni punti del terreno su cui indagare.
Lei, lei, lei. Lei era ovunque e se ne sentì travolta.
Possibile che avesse tenuto queste foto per tutto questo tempo? E per quale motivo?
“Allora hai scoperto il mio piccolo segreto?”
Imma indietreggiò dallo spavento.
“Calogiuri mo mi fai morire mannaggia a te!” Imma infatti completamente assorta nel guardare le foto non si era minimamente accorta del suo arrivo.
“La colpa è solo tua Dottoressa” continuò sorridendo davanti al suo sguardo imbarazzato. La sua Dottoressa era stata colta con le mani nella marmellata e lui voleva godersi questo inaspettato e raro spettacolo.
“Visto tutto? Trovato niente di interessante?” “Smettila Calogiù. Ti chiamava tua madre e ho sbagliato a schiacciare qualcosa. Non vado certo a mettere il naso nei fatti tuoi”
La donna posava lo sguardo su qualunque cosa nella stanza tranne che su di lui. Sapeva che se avesse incontrato quegli occhi a fanale che si ritrovava avrebbe ceduto e non sarebbe più sfuggita dalle sue grinfie.
Intanto il maresciallo la guardava sorridendo sornione e divertito. Vedere Imma palesemente in difficoltà era per lui come una finestra spalancata su un mondo che in pochi conoscevano. Anche lui, finalmente, poteva accedervi senza terzi incomodi.
“E così la Dottoressa Tataranni ha scoperto che conservo alcune foto di vecchie indagini. Mi farete rapporto adesso?”
“Ma che cretino che sei!”
Calogiuri cominciò a ridere di gusto salvo poi fermarsi, non con poco sforzo, davanti al suo sguardo irritato e alle sue braccia posate sui fianchi.
“Va bene, va bene” le disse con un accenno di risata alzando le braccia in aria in segno di resa. “Confesso tutto dottoressa. Queste foto non sono altro che la prova della mia assoluta devozione per lei!”
“Piantala con questa faccia da impunito” A quel punto Calogiuri le prese dolcemente il telefono tra le mani mentre con il braccio libero le circondò la vita.
Vedendola scrollare il capo divertita, si decise di vuotare il sacco.
“So bene che ricordi ogni cosa riguardo questi casi. Ma quello che non sai è che facevo di tutto per riprendere anche te e tenere alcune foto per me.
Imma cominciò a guardarlo incuriosita e lui lo interpretò come un accenno a proseguire.
“La vedi questa foto?” La donna appariva con il suo cappotto rosa intenta a dare ordini ai suoi sottoposti in modo da segnare per bene i punti in cui avevano ritrovato alcuni oggetti personali della vittima.
“Ero affascinato da te. Mi dicevo che lo facevo per capire meglio il tuo metodo di lavoro. Per imparare da te e apprendere il più possibile, per quanto uno come me potesse riuscirci”
“Dobbiamo ancora lavorare sulla tua autostima Calogiuri. Tu puoi fare tutto e se non lo capisci ti do una botta in testa!”
Ridendo piano le baciò delicatamente la fronte come a volerla ringraziare della fiducia e della stima che aveva da sempre riposto in lui.
“Con il tempo ho capito che non era per quello. Lo facevo soprattutto per poterti osservare senza la paura di farmi scoprire.”
La donna lo guardò con gli occhi lucidi. Da sempre credeva di non possedere nemmeno un grammo di romanticismo nelle vene ma Calogiuri aveva quello strano potere di buttare all’aria tutte le sue convinzioni e di farle scoprire una Imma tutta nuova e completamente diversa.
“Qualcuno potrebbe dirti che potresti aver infranto la legge Maresciallo” rispose con quell’ironia che usava sempre per stemperare l’imbarazzo e la commozione.
“Ma una volta sono stato molto più audace di così e lì ho capito!” Sotto lo sguardo interrogativo della donna, Calogiuri le mostrò una foto in cui il soggetto era chiaramente solo e soltanto lei.
La donna appariva china su dei fogli con le mani tra i capelli, era un pochino sfocata, per via della fretta con cui l’aveva fatta ma per Imma vederla fu comunque l’ennesima e potente botta al cuore.
“Te l’ho fatta quella sera in cui eri stanchissima perché non riuscivamo a trovare il pezzo mancante per far arrestare Satta. Te lo ricordi? Quello della rapina finita con il morto”
La donna non riusciva a distogliere lo sguardo dalle sue labbra mentre con una mano accarezzava lentamente e inconsciamente il braccio che la cingeva.
“Dovevo fartela perché ti vedevo così attenta su quei fogli, così immersa nel lavoro che sentivo il bisogno di portare quell’espressione con me”.
La donna sorrise piano a queste parole per poi appoggiare la testa sul suo petto. “Una volta a casa mi sono chiesto perché avessi avuto quell’impulso e perché avessi ceduto. Ti pensai tutta la notte e non riuscivo a capire perché mi sentivo così stravolto da te. Il giorno dopo mentre salivo le scale della Procura sentì poco dietro di me il rumore dei tuoi tacchi” le disse stringendosela ancora più forte.
“Mi girai e ti vidi. Eri così luminosa mentre mi sorridevi. Ho capito in quel momento che quelle foto non le avevo fatte per imparare da te e meno che mai quella della sera precedente. Avevo solo bisogno di qualcosa che mi provasse che ogni giorno, anche dopo una notte lontani, avrei potuto rivedere il tuo viso”
“Mannaggia a te Calogiù!” rispose lasciando un piccolo bacio sul suo mento. “Tu sei proprio da denuncia altro che uno di poche parole”
Proprio non riusciva a capacitarsi di come quest’uomo bello, forte e intelligente potesse mai volere una come lei.
“Beh magari potremmo evitare Dottoressa visto che ero solo un uomo che si stava innamorando di te”
Calogiuri appoggiò il telefono sul piano della cucina per poi farla voltare tra le sue braccia in modo da poterla guardare negli occhi. Alzandole delicatamente il mento con le dita le chiese: “Lo capisci che sono innamorato di te, vero Dottoressa Tataranni?”
Imma fece per aprire la bocca ma lui la interruppe subito. “Non voglio sentire che non ci credi o che posso avere di meglio. Il mio meglio sei tu. Tu mi hai reso quello che sono e non rinuncerò mai a te. Non l’ho mai fatto e mai lo farò”
“Calogiù io ho un’età e tu stai facendo di tutto per vedermi morta” Ridendo l’abbracciò forte. “Direi proprio di no, mia Dottoressa. Voglio solo vederti sicura di me e di te. Voglio vederti sicura di noi”
“Eh va bene. Ho capito, non troverò mai nulla di compromettente sul tuo telefono Calogiuri”
“E perché?” “Perché sei un santo e un masochista?”
“Anche in questo caso ti direi di no” rispose ridendo piano. “Sono solo pazzo di te”
“Che sei pazzo era chiaro da mo eh!”
A dispetto delle sue parole la donna lo baciò, lo assaggiò, in modo da fargli arrivare il suo sentimento, le sue emozioni e tutto quello che quel ragazzo di provincia dai buoni sentimenti ormai diventato uomo riusciva a scatenare dentro di lei.
“Adesso però voglio che me lo dici anche tu”
“Cosa?”
“Che sei pazza di me!” concluse guardandola dritto negli occhi mentre sulle labbra si delineava un sorrisetto fin troppo divertito.
“Eh no Maresciallo adesso non esageriamo! Che mi sei diventato fin troppo paraculo!”
Prendendo le sue mani e lo portò con sé dietro il bancone della cucina. “Anzi visto che stai meglio e sei così in forze da parlare tanto, puoi anche aiutarmi a mettere in ordine la spesa. Veloce Calogiù!”
“Dopo posso avere una ricompensa?”
“Vedremo. Se sarai bravo e ligio al dovere allora forse potrei ricompensarti per bene!”
Portandosi la mano libera alla testa esclamò “Comandi Dottoressa”
Poi l’abbracciò forte. Sì, era chiaro che anche quella era una bella giornata all’interno della loro nuova vita.
