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Language:
Italiano
Series:
Part 15 of Calendario dell'Avvento 2024🎄
Stats:
Published:
2024-12-15
Words:
1,221
Chapters:
1/1
Kudos:
3
Hits:
43

Latte e biscotti

Summary:

[KageHina][Time!Skip]

"Ciò che in Tobio era rimasto invariato era la sua smodata passione per il latte e nello specifico, in seguito alla sua permanenza in Italia, di latte e biscotti.
Ecco perché in quella mattina di fine dicembre, Shoyo sgusciò via furtivamente dal letto, dopo essersi liberato dal braccio di Tobio che lo teneva stretto a sé.
Aveva rinunciato a malincuore a quell’alcova felice, e bollente, ma aveva una missione da portare a compimento prima che il suo ragazzo di svegliasse.
E Tobio si svegliava sempre così maledettamente presto!
Ma la missione iniziò a rivelarsi ostica fin dal primo passo. Letteralmente.
Le assi del pavimento di legno iniziarono a scricchiolare pericolosamente non appena Shoyo vi poggiò un piede. Immobilizzandosi, si voltò verso Tobio per sincerarsi se stesse ancora dormendo o meno. Tirò il collo e lo vide emettere una smorfia e poi girarsi dall’altra parte.
Fiuuu! Sospirando di sollievo per lo scampato pericolo, Shoyo fece un altro, stavolta cauto, passo, ma non andò meglio[...]"

Questa storia partecipa alla challenge An Epic Christmas! indetta da Mari Lace e Shireith sul forum “Ferisce la penna”

Notes:

Questa storia partecipa alla challenge An Epic Christmas! indetta da Mari Lace e Shireith sul forum “Ferisce la penna”

 

#15Dicembre
Prompt: Latte e biscotti

Work Text:


 

Certe cose non cambiano mai.

E questo, in qualche modo, è rincuorante. Perché ti permette di ripartire da dove, la volta precedente, si è stati interrotti.

Come le pagine di un libro, quando lo si riprende in mano e si riparte esattamente dal punto in cui ci si era fermati la volta precedente e la narrazione continua.

 

Ciò che in Tobio era rimasto invariato era la sua smodata passione per il latte e nello specifico, in seguito alla sua permanenza in Italia, di latte e biscotti.

Ecco perché in quella mattina di fine dicembre, Shoyo sgusciò via furtivamente dal letto, dopo essersi liberato dal braccio di Tobio che lo teneva stretto a sé.

Aveva rinunciato a malincuore a quell’alcova felice, e bollente, ma aveva una missione da portare a compimento prima che il suo ragazzo di svegliasse.

E Tobio si svegliava sempre così maledettamente presto!

 

Ma la missione iniziò a rivelarsi ostica fin dal primo passo. Letteralmente.

Le assi del pavimento di legno iniziarono a scricchiolare pericolosamente non appena Shoyo vi poggiò un piede. Immobilizzandosi, si voltò verso Tobio per sincerarsi se stesse ancora dormendo o meno. Tirò il collo e lo vide emettere una smorfia e poi girarsi dall’altra parte.

Fiuuu! Sospirando di sollievo per lo scampato pericolo, Shoyo fece un altro, stavolta cauto, passo, ma non andò meglio.

Il parquet scricchiolava ad ogni passo che Shoyo era costretto a fare. Il corridoio non gli era mai parso così lungo.

Quando le assi gemettero di nuovo, Shoyo borbottò un'imprecazione e provò a passare alla modalità “camminiamo in punta dei piedi” riuscendo a smorzare i suoi passi (ma non di molto).

Quasi urlò di sollievo quando arrivò alla cucina e lanciò un’occhiata furtiva intorno a sé. Venne accolto solo dalla silenziosa luce lunare che si insinuava attraverso le persiane semichiuse e dai granelli di polvere che fluttuavano languidamente nell'aria.

Esultò silenziosamente quando arrivò davanti al frigorifero, complimentandosi con se stesso per la riuscita della prima parte del suo piano.

- Beh – mormorò tra sé e sé ridacchiando – mi hanno o non mi hanno ribattezzato Ninja Shoyo in Brasile? –

Cristò di nuovo quando, aprendo il frigorifero, l’anta cigolò come in un perfetto film dell’orrore.

Di nuovo, ecco che Shoyo si fermò, immobile, tendendo le orecchie per sentire se arrivasse qualche rumore dalla camera da letto.

Tobio si svegliava presto, certo, ma faceva veramente paura quando si svegliava perché il suo sonno era stato interrotto. Quindi Shoyo avrebbe preferito evitare. Aveva ancora gli incubi di quella volta in cui, durante l’amichevole contro la Aoba al primo anno, aveva sparato il servizio diretto sulla nuca di Tobio e aveva creduto che la sua fine fosse giunta.

 

Passarono un paio di secondi, e poi un altro paio. Non successe niente, per fortuna.

- Ok… - sussurrò e si fidò a spalancare completamente la porta del frigorifero, scandagliandone l’interno, ricercando quella ciotola che aveva nascosto la sera prima, quando aveva preparato l’impasto della pasta frolla mentre Tobio si stava facendo la doccia, ed avendo i sudori freddi ogni volta che Kageyama si era avvicinato al frigorifero.

Shoyo allungò la mano per afferrare la ciotola. Piano, lentamente, per poi appoggiarla trionfante sul tavolo.

La porta del frigo si chiuse dietro di lui con uno scricchiolio e uno scatto, ma Shoyo non ci fece caso questa volta, troppo impegnato a staccare la pellicola per alimenti per copriva l’impasto. E gli venne l'acquolina in bocca alla vista. Si lasciò sfuggire un suono sommesso, quasi osceno, dalle labbra mentre ne assaggiava un po'.

Così immerso in quell’esperienza totalizzante di odori e sapori che lo aveva portato a chiudere gli occhi, per tuffarsi ancora di più nella sensazione, Shoyo non si accorse che nel frattempo, sulla soglia della porta della cucina, era apparso Tobio (evidentemente i passi e i movimenti di quest’ultimo erano molto più furtivi e più ninja dei suoi).

Shoyo spalancò gli occhi. Temendo di essere ucciso, pensò, mentre fissava l’altro, ma non impedendosi di ammirare quell’opera d’arte e perfezione che era il suo ragazzo.

I capelli neri di Tobio, arruffati, gli ricadevano sulla fronte.

I pantaloni del pigiama erano pericolosamente, ma meravigliosamente!, abbassati sui fianchi e si poteva intravedere l’elastico dei boxer ma, soprattutto, si poteva vedere come le linee dei muscoli obliqui si tuffassero dentro tale elastico, poiché Tobio era meravigliosamente a petto nudo.

Certo, tutto magnifico, avrebbe potuto benissimo essere l’inizio di un film porno se solo Tobio non avesse avuto un'espressione omicida dipinta sul suo bel viso.

Shoyo impallidì e il suo stomaco cadde sul pavimento, mentre si stringeva addosso protettivamente la ciotola con la pasta frolla.

- Aspetta Kags, posso spiegare… - supplicò Shoyo mentre Tobio iniziò ad avanzare verso di lui, facendolo indietreggiare fino a quando la sua schiena non colpì il bancone.

Braccato. Senza nessuna via di fuga e Tobio ormai davanti a lui che… che iniziò a fargli il solletico. Senza pietà.

Shoyo si piegò in due, soffocando nei suoi stessi sbuffi e nelle sue risate, mentre le dita di Kageyama gli sfioravano i fianchi sensibili.

- TOBIO! – Shoyo, in preda a risate convulse, crollò a terra, in un disperato tentativo di divincolarsi dalle mani di Kageyama.

- Tobio non riesco a… respirare… sto per morire… -

Boccheggiò per l'ossigeno ritrovato quando Tobio si fermò misericordiosamente.

- Magari è proprio il mio intento. – precisò Tobio – Quindi esattamente tu ti saresti alzato alle (lanciò un’occhiata all’orologio sulla parete di fronte a lui) cinque del mattino per fare cosa? – chiese alla fine, incredulo.

- Mi hai rovinato la sorpresa, Kags. –

- Ohy! Non hai risposto alla mia domanda, Boke. – e solo allora Tobio si accorse della ciotola che Shoyo teneva in mano, come un prezioso tesoro da difendere.

- Volevo prepararti i biscotti per colazione. Portarti la colazione a letto, come fanno i bravi maritini. – scherzò Shoyo e Tobio, squadrandolo con quello sguardo blu che ancora, e sempre, faceva venire i brividi a Shoyo, gli diede una schiccherata in fronte, per poi abbracciarlo.

Shoyo sentì Tobio ridacchiare nell'incavo del suo collo, e il caldo tocco dell'aria sulla sua pelle era così familiare da risultare calmante.

Avvertì poi quelle stesse labbra risalire lungo il mento e poi ricercare la sua bocca.

Tobio sentì Shoyo sorridere nel bacio e non poté fare a meno di sorridere a sua volta. Per Tobio, Shoyo era l'unico posto dove poteva trovare calore nel bel mezzo dell'inverno. Le sue braccia erano come casa. Così come lo erano le sue labbra, i suoi baci…

I loro baci che, come sempre, sembravano una delle loro competizioni. Contenevano lo stesso fuoco.

E a ogni bacio, Shoyo sentiva il suo petto riscaldarsi e allargarsi di affetto, di amore per il suo compagno. Era traboccante.

 

- Sei pesante, Sho. – finse di protestare Tobio quando Shoyo era saltato su e gli aveva avvolto le gambe intorno alla vita.

- Non mi sembrava che dicessi così questa notte quando ti ero a cavalcioni. –

- Ahhh, ma piantal… - cercò di rimbrottarlo Tobio, ma non fece a tempo a finire la frase perché Shoyo, lesto, gli aveva sporcato la faccia con una ditata di pasta frolla, che ora stava anche ben pensando di leccargli via, ridendo.

Ridacchiando, Shoyo si diede alla fuga, con Tobio alle calcagna, che lo raggiunse con nemmeno due falcate, caricandoselo in spalla come un sacco di patate e dirigendosi “minacciosamente” verso la loro camera da letto.

 

La cottura dei biscotti e la colazione avrebbero atteso per un bel po'.

 


 

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