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L'ora di cena si avvicinava ineluttabile, ma la preparazione del pollo fritto stava fortunatamente procedendo senza intoppi. Mikasa prese il mortaio e aggiunse un po' alla volta tutte le spezie indicate nella ricetta di sua madre, mescolando lentamente con il pestello. Portò un polpastrello alle labbra per assaggiare la miscela e si accorse che non era ancora piccante al punto giusto; serviva solo un pizzico di peperoncino di Cayenna per renderla perfetta. Sua madre cucinava sempre il pollo fritto nei giorni di festa, come la Vigilia di Natale o Capodanno, e per Mikasa portare avanti quella piccola tradizione era un modo per sentire ancora il calore dell'abbraccio dei suoi genitori e il suono delle loro risate — quanti danni aveva combinato suo padre ai fornelli!
Mikasa si riscosse da quei ricordi dolci e malinconici e ripulì il dito sporco di polvere rossastra con uno strofinaccio. «Allora, farina pesata e setacciata, cornflakes sbriciolati grossolanamente e cosce in frigo a mollo nel latticello...» Diede una rapida occhiata al piano di lavoro per fare il punto della situazione, mormorando tra sé e sé i passaggi della ricetta ancora da realizzare. «Devo solo preparare la pastella, l'insalata e la salsa di accompag—»
Un miagolio simile a un ohi deciso attirò la sua attenzione; Mikasa spostò lo sguardo sul pavimento dove Levi la osservava in attesa di ricevere i consueti grattini di benvenuto.
«Oh, siete arrivati... Aspetta un attimo e ti saluto come si deve.» Si avvicinò al lavello per sciacquare velocemente le mani e dopo averle asciugate, prese il micio in braccio e gli diede un bacio sulla testolina nera. «Dov'è il tuo umano, mh?» In risposta Levi iniziò a fare le fusa e a strusciarsi sulla sua guancia.
«Eccomi... Scusa se ho tardato una mezz'oretta, ma uscendo dall'ufficio sono rimasto imbottigliato nel traffico» Zeke entrò in cucina sforzandosi di apparire gioviale, ma a Mikasa non sfuggirono la nota stanca nella voce e il colorito un po' spento del viso.
«Hai una pessima cera» constatò, arricciando il naso e continuando ad accarezzare Levi sotto il mento candido.
«E pensare che credevo di averti conquistata con il mio fascino» replicò Zeke fintamente offeso.
Mikasa roteò gli occhi. «No, sul serio,» mise giù il gatto, che zampettò verso la ciotola dell'acqua, e si sedette su uno degli sgabelli alla sua destra, «sei bianco come un fantasma.» Non voleva fargli il terzo grado per spingerlo a raccontarle cosa l'aveva ridotto in quello stato, ma neanche far finta che non fosse sul punto di svenire davanti ai suoi occhi.
Zeke si avvicinò e le diede un bacio sulla guancia. «Ringrazia Magath che ci ha fatto saltare la pausa pranzo» ribatté con tono sarcastico, prendendo posto di fianco a lei. Sfilò gli occhiali e li posò sulla parte di ripiano libera da ciotole e utensili, strizzando poi gli occhi affaticati. «Ho nello stomaco solo caffè e mentine. Rientrato a casa ho avuto appena il tempo per farmi una doccia, cambiarmi e prendere al volo borsoni e trasportino.» Adocchiò la ciotola dei cornflakes che servivano per la panatura croccante. «Suonerà infantile, ma ho fame... C'è qualcosa che posso mangiucchiare? Va bene tutto, anche una carota.»
«Certo! Oggi ho comprato dei biscotti in quella panetteria italiana che mi piace tanto.» Mikasa si alzò per prendere la biscottiera dalla dispensa e la bottiglia di succo di mela dal frigo. «Nello scolapiatti trovi i bicchieri puliti» aggiunse. Sentì l'acqua del rubinetto scorrere e Zeke canticchiare Underneath the Tree.
L'anta del frigo si chiuse alle sue spalle. «Ammetto di essere caduta un po' dalle nuvole quando mi hai scritto che ci saremmo visti direttamente nel tardo pomeriggio...» iniziò Mikasa, mentre tornava a sedersi. «Ho pensato subito a un cambio di programma in ufficio,» tolse il coperchio al portabiscotti in ceramica e allungò un tovagliolo di carta a Zeke da usare come tovaglietta improvvisata, «però non ti ho chiesto ulteriori spiegazioni perché non volevo sembrare pedante.»
Zeke le rivolse uno sguardo sinceramente dispiaciuto. «Scusa se per messaggio sono stato conciso al limite della freddezza, ma dovevo placare gli animi nel mio team e non potevo dilungarmi.» Scelse un biscotto ricoperto di semi di sesamo e lo addentò di gusto. «Allo stesso tempo, però, non volevo darti buca senza rassicurarti che avremmo comunque passato la serata insieme.» Mandò giù il boccone e aggiunse: «Puoi immaginare la gioia dei miei colleghi quando Magath ci ha comunicato che non saremmo più usciti a mezzogiorno!»
«Erano proprio necessarie queste ore di straordinario?» Mikasa decise di concedersi uno spuntino e prese una fagottino di pasta frolla ripieno di confettura di fichi e frutta secca.
«A detta di Megath erano indispensabili, in realtà ci ha trattenuto fino alle quattro per discutere di aria fritta visto che il grosso del lavoro era stato fatto prima di Natale.» Zeke finì il biscotto e versò per entrambi un generoso bicchiere di succo. «Ti giuro, non vedo l'ora che passi la settimana di Capodanno così mettiamo a punto gli ultimi accorgimenti e ci togliamo di torno questo cliente. Non ne possiamo più, siamo sull'orlo dell'esaurimento.»
Continuarono a mangiare i dolcetti, chiacchierando del più e del meno (Zeke le chiese com'era andata la mattinata in caffetteria e Mikasa fu ben felice di raccontare tutti gli strani episodi ai quali aveva assistito in sole cinque ore di apertura al pubblico). Levi di tanto in tanto si strusciava sulle loro gambe provando a elemosinare qualche briciola, ma il massimo che ottenne fu un tovagliolo appallottolato con cui giocare.
Mikasa finì il secondo bicchiere di succo e diede un rapido sguardo allo schermo dello smartphone. «Credo che sia giunto il momento di tornare a cucinare.» Pulì le mani e si alzò, seguita da Zeke che sistemò gli sgabelli.
«Indosso un pantalone più comodo e ti do una mano.» Zeke rimise il coperchio alla biscottiera e inforcò di nuovo gli occhiali. «Va bene se apparecchio anche la tavola?»
Mikasa scosse la testa. «Vai sul divano a riposarti un po'...» Iniziò a setacciare le spezie per incorporarle nella farina. «Ti chiamo quando è pronto.»
«Non se parla, anche tu sei stanca dopo una giornata di lavoro.» Zeke si fermò sull'uscio della cucina. «In una squadra si collabora sempre.» Levi miagolò come a volergli dare manforte. «Ben detto, piccoletto!» e il miagolio si trasformò in un soffio indispettito. «Ritiro tutto, anche per l'ultimo dell'anno fai sfoggio del tuo solito caratteraccio...»
Mikasa mascherò uno scoppio di risa con un colpo di tosse, mentre Zeke e Levi si dirigevano al piano di sopra continuando a battibeccare.
«Che profumino...» Zeke prese con la pinza una coscia ancora fumante dalla ciotola a forma di bucket da fastfood e iniziò a comporre il proprio piatto con i contorni e la salsa d'accompagnamento. «Come sempre rendi onore alle ricette di tua madre.»
Mikasa distolse lo sguardo, commossa e un po' imbarazzata da quel sincero complimento. «Beh, anche tu non te la sei cavata affatto male con il pane bruschettato e la salsa teriyaki» disse con tono deciso, mentre si serviva una porzione di insalata verde.
Zeke mandò giù un boccone di bruschetta. «Ho avuto un'ottima maestra» e le fece l'occhiolino, mentre Levi miagolava felice dall'angolino in cui stava mangiando la sua porzione di pesce e verdure al vapore. «E anche quel piccolo principe lì apprezza la tua cucina.»
Mikasa sorrise. Sua madre aveva ragione quando le diceva che cucinare era un atto d'amore.
Mikasa si sedette a gambe incrociate sul divano e accese la smart tv con il telecomando. «Cosa vorresti guardare?» Sfogliò il carosello delle piattaforme streaming e aprì l'app di Netflix. Avrebbero aspettato l'arrivo del nuovo anno già in pigiama (rigorosamente rosso) e accoccolati sotto una coperta in pile; non vedevano l'ora di concedersi un po' di riposo in vista del pranzo in famiglia del giorno dopo. «La mezzanotte scoccherà tra poco meno di due ore; magari non scegliamo qualcosa di eccessivamente lungo, che dici?»
«Per me va bene.» Zeke prese posto accanto a lei e coprì entrambi con il plaid tartan che le aveva regalato Sasha per Natale. «Accidenti, fa così freddo...» L'abbracciò, stringendola a sé. «Scommetto che ci sono i pinguini sul vialetto.»
Mikasa si sistemò per stare più comoda e adagiò la testa sulla sua spalla. «Già... non ci voleva proprio questa nevicata serale.» Iniziò a scorrere i titoli presenti nel catalogo alla ricerca di un film carino e dalla trama non troppo ingarbugliata. «Meno male che abbiamo deciso di restare a casa.»
«Almeno con questo tempo la gente ci penserà due volte prima di accendere i fuochi d'artificio...»
«Levi si è addormentato?» chiese Mikasa, pensando che fortunatamente la zona in cui abitava era abbastanza tranquilla durante l'ultimo dell'anno, visto che molti residenti avevano animali in casa.
«Penso di sì...» Zeke volse casualmente lo sguardo dietro il divano e un risolino gli sfuggì dalle labbra. «No, scherzavo.» Le fece segno di guardare in direzione dell'arco che separava il salotto dalla cucina abitabile.
Mikasa vide Levi immobile con il suo peluche a forma di scimmia in bocca, in attesa di un loro cenno per avvicinarsi; era adorabile. Non ci pensò due volte e lo invitò a raggiungerli sul divano. Sollevò un lembo della coperta per permettergli di guizzar dentro; Levi si raggomitolò, sistemando il peluche vicino a sé e iniziò a sonnecchiare sereno.
Stretta in quel caldo abbraccio pieno di amore, Mikasa si sentì grata per i piccoli momenti di felicità che l'Universo le donava.
