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De l'autre côté de la rivière

Summary:

Stranamente per una volta non era colpa di Rodrigo.
Dove si organizza il colpo al banco de España e Rodrigo è sempre presente, fosse solo spiritualmente

Notes:

(See the end of the work for notes.)

Work Text:

Stranamente per una volta non era colpa di Rodrigo.

Quell’avvenimento andava segnato nel calendario affinché ci fosse una prova del fatto, Martìn Berrote ne era sicuro. Lui e Andrés stavano bene in Messico, Graciela li faceva vivere letteralmente nella bambagia ed era tutto così tranquillo e rilassante che aveva commesso un errore: aveva abbassato la guardia.

Certo, aveva sempre pensato che se qualcosa fosse cambiato sarebbe stata colpa di Rodrigo, lo conosceva troppo bene, mai avrebbe pensato a Sergio. Fosse stato per lui avrebbe rifiutato ma Andrés aveva prontamente accettato e in amore bisognava pur fare dei compromessi, così almeno sosteneva Anna Maria che in vita sua non era mai scesa a compromessi con niente. Secondo il suo compagno ci sarebbe stato da divertirsi, anche se il gruppo non era dei migliori ma una volta superata l’antipatia erano partner lavorativi veramente capaci.

Avrebbe dovuto rifiutarsi, lasciar partire solo lo spagnolo ma era fragile e soprattutto preferiva non lasciarlo da solo, motivo per cui aveva fatto i bagagli ed erano tornati a Firenze, non aveva alcuna intenzione di andare a Palawan e per fortuna Sergio aveva capito.

Finalmente avrebbe potuto mostrare la grandezza del suo piano, un capolavoro come pochi e lui lo aveva pensato, solo lui. Lui ed Andrés ma il concetto era quello.

<<… e questo è tutto damas y caballeros >> disse prima di esibirsi in un inchino teatrale, e poi accadde.

<< Tutto qui? Stai diventando noioso, pedante e prosaico, fattelo dire >> disse una voce proveniente dal suo telefono e Martìn soffocò una bestemmia e una lunga lista di imprecazioni: Rodrigo. Non ricordava di aver chiamato il messicano ma forse Andrés aveva ragione quando sosteneva che lui e Rodrigo si sentissero troppo, sicuramente doveva aver lasciato il telefono acceso e con vivavoce e quel messicano alto tre mele e poco più gliela stava facendo pagare.

<< Come osi? >> replicò cercando di non imprecare.

<< Oso eccome, come tuo più vecchio amico mi sono guadagnato il diritto di dirti quello che penso. Un tempo eri diverso, improvvisavi, ti facevi guidare dall’estro del momento e degli imprevisti te ne fregavi, stai invecchiando per caso? >> domandò Rodrigo mentre Sergio era pallido, Andrés stava cercando di non ridere, traditore, e gli altri non si perdevano una sillaba.

<< Te l’ho detto e lo ripeto: fatti i cazzi tuoi >> rispose lui.

<< Come ti permetti di parlarci così? A noi? Dopo tutto quello che abbiamo passato noi tre? Non ci hai avvisato subito di questo piano e lo capisco ma che ora tu voglia organizzare tutto… perché mi fai questo? >> disse una terza voce: Anna Maria Marconì de Souza. E lui non aveva premuto il testo per le chiamate di gruppo, pinche Rodrigo.

<< Che cosa vorresti fare? Venire qui per dare una mano? >> domandò, e Sergio passò da umano a cadavere nel giro di pochi istanti.

<< Posso trovare una scusa per venire a trovarti ma credevo che ci avresti avvisato, so bene quanto adori questo piano e ci tengo a te. Inoltre mi sembra di capire che non abbiate sostegno filosofico, o lo hai? >> disse Rodrigo. E lui sapeva a cosa si riferiva parlando di “sostegno filosofico”.

<< Non ne ho bisogno >> mentì, raccontare tutto a Sergio sarebbe stato troppo complicato, Andrés stesso sapeva solamente un buon quaranta per cento della sua situazione, del restante sessanta ancora si vergognava.

<< Menti, ora… come si passa al video? >> disse Anna Maria prima che Rodrigo riuscisse a farli apparire su uno dei computer, fottuto, era fottuto.

<< Squadra, Rodrigo e Anna Maria. Rodrigo, Anna Maria, la squadra >> li presentò lui ormai rosso per la vergogna poco prima che Andrés mandasse un bacio ad Anna Maria che sorrise divertita, traditore, Sergio ormai era non pervenuto.

<< È una suora >> disse Raquel osservandola ammirata.

<< Assolutamente, una vocazione autentica ma… guarda un po’ chi c’è? >> disse Anna Maria prima che lo schermo si dividesse di nuovo, e che cazzo!

Ippolito De Stefano era sempre un bell’uomo: capelli neri lisci, fisico scultoreo, un volto di marmo con tanto di bonus di occhi azzurri… e quindici anni più giovane di lui. Ad onor del vero non lo avrebbe mai frequentato se durante una piccola sosta all’Ucciardone non avesse stretto un’alleanza con don Tano De Stefano, accusato di omicidio, occultamento di cadavere, strozzinaggio, incendio doloso e associazione di stampo mafioso, tutti delitti accuratamente verificati. Quando era uscito dal carcere don Tano gli aveva chiesto di tenere d’occhio suo figlio e lui lo aveva fatto… così bene che erano finiti a letto fin dalla prima notte.

Da allora lui e Ippolito avevano avuto incontri molto soddisfacenti, senza impegno e si erano trovati bene anche perché il sesso era stellare. Ippolito conscio che un giorno si sarebbe dovuto sposare non aveva mai preteso fedeltà e lui non si era mai sognato di proporgliela, erano la migliore non coppia di tutta Palermo, e talvolta avevano anche avuto serate in cui avevano invitato altre persone, come una notte meravigliosa in cui Rodrigo e Anna Maria si erano uniti a loro, bei tempi quelli.

Prevedibilmente Andrés non aveva mai sopportato Ippolito, ufficialmente per motivi etici ma Martìn aveva sempre creduto che ci fosse altro. Non aveva mai realmente indagato ma conosceva Andrés, e lo spagnolo era sempre stato geloso del tempo che passavano insieme e odiava dividerlo con qualcun altro, a meno che non si trattasse di una donna che si trovava con loro per suo espresso desiderio.

<< Beati gli occhi che ti vedono, parlando di cose serie, ho parlato con papà la settimana scorsa a proposito del piano >> cominciò Ippolito alternando spagnolo e italiano come faceva sempre.

<< … papà è sempre lì? >> domandò lui sperando che la risposta fosse negativa.

<< Sempre all’Ucciardone, da innocente, comunque abbiano discusso la tua idea e sebbene non possiamo darti sostegno avrai tuttavia il nostro supporto filosofico >> rispose Ippolito prima di chiudere la conversazione.

<< Adoro tutto questo, e ho visto i video che mi ha mandato Laurà, ammiro che sappiate ancora divertirvi nonostante aver ceduto alla monogamia, pratica disgustosa >> li salutò Anna Maria prima di chiudere la conversazione.

<< Che posso dire? Stai invecchiando guey, stai invecchiando >> dichiarò Rodrigo… l’omicidio era sottovalutato come sistema per risolvere i problemi.

 

***

 

Andrés de Fonollosa adorava tutta quella situazione.

Erano stati bene in Messico, inutile negarlo, e fosse dipeso da lui vi sarebbero rimasti per sempre ma Sergio era stato di diverso avviso. A onor del vero non avrebbe mai puntato su Rio, era sicuro che a rovinare tutto sarebbe stata Tokyo e invece… lo diceva lui che la gioventù era senza speranze. E ora aveva dovuto aprire loro il monastero, casa sua… voleva bene al resto della banda ma non così tanto da aver preso quella decisione autonomamente.

Odiava che la loro obra maestra, sua e di Martìn, dovesse essere sprecata in quella maniera ma era anche vero che quella era la loro unica opportunità e quel piano era semplicemente perfetto. Solo… aveva pensato di rivolgersi ad altri ma a quanto sembrava la manodopera scarseggiava anche nel loro settore.

L’unico difetto era la presenza di Rodrigo, anche se non si poteva parlare di presenza tout court. Rodrigo e Martìn avevano un rapporto praticamente simbiotico al punto che si telefonavano due volte al giorno, erano perfettamente in grado di anticipare l’altro e Rodrigo… quello era stato un colpo basso.

Ippolito De Stefano non gli era mai piaciuto.

Non perché fosse più giovane di lui, bello in una maniera oltremodo classica, e questo lo aveva sempre ammesso, o perché lui e Martìn avessero avuto una relazione squisitamente sessuale… quello erano dei motivi ma il motivo principale stava nella sua affiliazione. Non si era mai fidato di chi sceglieva di far parte del crimine organizzato, o troppo stupidi o troppo fanatici, e De Stefano apparteneva sicuramente al secondo gruppo, e forse anche al primo.

Lo aveva sempre considerato un adorabile bamboccio, bravo solamente a stare sulla schiena e a sparare e sebbene la sua opinione non fosse cambiata sapere che Rodrigo si era rivolto a lui per “sostegno filosofico” non gli piaceva per niente, un’intromissione inaccettabile ma almeno di tutta la galassia di amori di Martìn che aveva conosciuto nel corso degli anni Ippolito era quello più gestibile. Sicuramente migliore di Max Weil, o Maximilione come lo chiamava Rodrigo… fatto piuttosto singolare avveniva solamente quando lui era a portata d’orecchio ma col messicano non si potevano avere certezze. Non che non trovasse piacevole la compagnia di Max per motivi ideologici o altro ma continuava a pensare che c’era qualcosa di strano in quella relazione, punto.

Non doveva pensarci, molto meglio tenersi occupato come stava facendo in quel momento ossia sostenendo il telefono mentre Martìn, appoggiato su di lui, era impegnato in una videochiamata col cugino Juan, non aveva mai padroneggiato il linguaggio dei segni ma era sicuro che fosse qualcosa di serio in quanto i due gesticolavano come ossessi e… no, quel segno lo conosceva e non era buonsenso si disse osservando annoiato Juan replicare.

<< Odio tutto questo >> si limitò a dire Martìn dopo aver chiuso la comunicazione, un’altra puntata della telenovela della famiglia Berrote Cernuda che non voleva conoscere ma che sarebbe stato comunque obbligato ad ascoltare, cosa non si faceva per amore.

<< Cosa è successo questa volta? >> domandò prima di cominciare ad accarezzargli i capelli. Martìn stava per rispondere quando notarono entrambi che Stoccolma si stava avvicinando, lui continuava ad essere convinto che quella vita non era fatta per Monica Gatzambide ma sembrava essere l’unico a pensarlo.

<< Non vorrei interrompervi ma… tu parli il linguaggio dei segni? >> domandò la donna prima di muovere le mani, e lo fece con abbastanza lentezza perché anche lui potesse capire.

<< Ho un cugino sordo, tu? >> domandò Martìn di rimando.

<< Mia sorella, da quando ha quattro anni >> fu la risposta. Poi i due iniziarono a parlare gesticolando e lui decise che era inutile provare a capire di cosa i due stessero parlando. Era l’unico a pensarlo si rese conto guardandosi intorno, tutti stavano seguendo la conversazione anche se era sicuro che nessuno capisse nulla, specialmente quando i due cominciarono ad agitare le mani sempre più velocemente.

<< Di cosa stanno parlando? >> gli domandò Sergio ammirato.

<< Non ne ho la più pallida idea, non sono così bravo >> ammise lui, e il sorrisetto di scherno di Nairobi lo aveva visto benissimo ma era abbastanza signore da ignorarlo. Aveva imparato le basi del linguaggio dei segni grazie a Martìn in occasione del suo secondo matrimonio ma poi una volta sopraggiunto il divorzio aveva cessato di interessarsi all’argomento, e tra l’altro Martìn gli era stato utilissimo come traduttore quindi conosceva appena quattro o cinque parole e sapeva limitarsi a convenevoli di base.

<< Non ci posso credere! E poi? Cos’è successo? >> domandò Stoccolma tornando a produrre parole.

<< Poi una settimana dopo sono uscito dalla Carlos Guido con sei libri e ho urtato un messicano alto un metro e un barattolo, il resto è Storia >> rispose Martìn dando alla S un’enfasi a dir poco esagerata e teatrale.

<< Rodrigo, oh Rodrigo quanta desolazione lasci dietro di te >> disse lui cercando di non ridere.

<< Io lo sapevo che non dovevo farmi coinvolgere ma sembrava un tipo simpatico e avevo bisogno di cambiare prospettiva >> ammise Martìn.

<< Forse non avresti dovuto tradire il tuo fidanzato, sordo, con uno degli amici di tuo cugino, lui cieco >> si intromise Stoccolma. Nel corso degli anni Martìn gli aveva raccontato qualcosa ma non aveva mai fatto pressioni per avere i dettagli, i dettagli non erano importanti, non nel loro caso in cui avevano tempo contato e dovevano viverlo al meglio.

<< Io e Tomas non eravamo esclusivi… forse non avrei dovuto tradirlo con Victor per un anno ma non abbiamo mai realmente definito il nostro rapporto >> cercò di difendersi Martìn.

<< Eravate una coppia aperta, cazzi vostri, ma forse avrebbe preferito una coppia aperta al posto di una relazione parallela, così per dire >> si intromise Denver, certa gente ignorava come certe questioni dovessero essere discusse in privato.

<< La situazione non è mai stata chiarita e preferisco non parlarne, se proprio volete approfondimenti dovete chiamare mia sorella, vi dirà tutto >> rispose Martìn prima di alzarsi e andarsene.

<< Eva non dirà niente, vuole bene a suo fratello ma più di tutto ama potersi fare gli affari propri >> si limitò a dire lui.

Sergio aprì la bocca ma per fortuna scelse di non dire nulla, lui. << E Rodrigo? Si conoscono da quasi vent’anni >> ragionò la ispectora.

<< Rodrigo sa tutto, vede tutto, e ignora tutto >> replicò lui, inutile parlare con Rodrigo della vita privata di Martìn, pur sapendo tutto Rodrigo conservava gli aneddoti migliori, o peggiori, per qualche battuta ad effetto quindi non avrebbe rivelato nulla.

 

***

 

Non ne aveva più parlato e per fortuna nessuno aveva ripreso l’argomento.

Non che si vergognasse, Martìn Berrote era sicuro che la vergogna non fosse più di casa nel suo spettro delle emozioni da anni, ma perché odiava dover ammettere come all’epoca tutto fosse andato in malora. Andrés non gli aveva fatto pressioni ma sapeva che era solo questione di tempo.

<< Avevo vent’anni, eravamo giovani e coglioni, il resto puoi immaginarlo; non che i miei compagni di letto siano stati migliori ma erano di mio gusto >> ammise.

<< Elabora >> gli disse Andrés, per fortuna erano soli.

<< Dopo Victor e Tomas c’è stato Gustav. Un metro e novanta di percussionista norvegese, bello come un dio e che voleva sistemarsi… con me, non avrebbe funzionato ma abbiamo passato dei bei momenti. Max, che non ti è mai piaciuto, Leonid che non ha mai pensato di lasciare la moglie per me e io non gliel’ho mai chiesto. Gonzalo che tra il sottoscritto e la cocaina avrebbe scelto sempre la seconda, e Ippolito che non avrebbe mai tradito la sua famiglia. Senza contare le avventure di una notte, le festicciole di Raoul e tanto altro. Rodrigo e Anna Maria ci sono sempre stati, loro… avremmo potuto essere felici se lo avessimo voluto davvero ma avevamo paura di ritrovarci troppo legati >> ammise. Non aveva mai saputo bene definire il rapporto che lo univa ai due messicani, stavano bene insieme, era parte del loro matrimonio e Anna Maria non era mai stata gelosa, anzi quando aveva qualche relazione lo aveva spesso indirizzato dal marito quando non avevano fatto cose a quattro. Anna Maria era pazza e Rodrigo non era mai stato troppo sano di mente ma li adorava, inoltre avevano sempre saputo dell’amore che provava per Andrés e non lo avevano mai giudicato, secondo Anna Maria la sua bulimia sessuale, parole sue, derivava proprio dal fatto che non potesse avere la persona che amava e per questo cercava altri corpi in cui perdersi. E non era nemmeno vero perché aveva amato Tomas eppure per un anno lo aveva tradito con Victor anche quando avevano pensato di andare a vivere insieme.

<< E ora? >> domandò Andrés curioso.

<< Ora ho tutto quello che ho desiderato per dieci anni, e stiamo per mettere in atto il più grande colpo della storia, cosa posso chiedere di più alla vita? >> domandò lui.

<< E dopo? >> ed entrambi sapevano cosa voleva dire quella domanda, qualcosa a cui rifiutavano di dare un nome e che evitavano persino di nominare. Quando morirò, quando la malattia avrà fatto il suo corso, quando avrò bisogno di aiuto anche per respirare, quando non ci sarò più, un “quando” a cui lui si era rifiutato di pensare.

Certo, c’erano Rodrigo e Anna Maria, Eva e Dinis, Alfonso e tutti gli altri compreso Leo e Max ma… Andrés aveva fatto parte della sua vita così a lungo e in maniera così viscerale che non sapeva come avrebbe gestito un mondo in cui l’altro non fosse presente e senza la più flebile speranza che un giorno avrebbe potuto rivederlo. I cinque anni di separazione erano stati tremendi, Ippolito si era preso di cura di lui a modo suo e se Ligia preoccupata non avesse avvertito gli altri… non era poi una cattiva idea.

<< Vedremo, meglio pensare al presente o al passato. Ti ho mai raccontato come il mio bisnonno abbia deciso di chiamare mio nonno e la sua gemella Valparaiso e Valdivia? >> domandò, la storia della sua famiglia da entrambi i rami era incredibilmente vivaci, un gruppo di originali che mischiatesi a un gruppo di sognatori originando due materialisti sociopatici secondo le parole di Dinis che sicuramente esagerava.

<< Nomi piuttosto singolari in una famiglia argentina, ne convengo >> ammise Andrés prima di cominciare ad accarezzargli i capelli.

<< La storia è lunga, intricata e piena di sorprese, e non abbiamo nulla da fare >> dichiarò lui prima di cominciare a raccontare.

Notes:

- prima o poi dovevo tornare a questo verse
- non so, la backstory che avevo immaginato per la famiglia di Martìn è bella corposa al punto che sono tentata di dedicarle una raccolta
- se ve lo steste chiedendo Ippolito ha il volto di Alessio Lapice, Martìn è di bocca buona ma ha cmq degli standard

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