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Dalla portafinestra spalancata non entra freddo, solo la brezza di mare portata dalla sera. Ogni superficie della casa di Salvo è impregnata dell’odore del sale da ben prima che fosse sua, eppure l’aria salata è capace ogni giorno di sorprenderlo sulla lingua quando inspira. Accanto a lui Mimì si alza dal divano quando le note del giradischi diventano un sibilo graffiato. Col bicchiere di amaro in mano Salvo lo guarda mentre scorre col dito i dischi dalla sua libreria fino a fermarsi, mentre ne sceglie uno e lo sfila dalla sua copertina per metterlo sul piatto.
“Cos’è?” chiede Salvo, la voce mormorata di chi è caduto nel torpore, semidisteso sul divano. Le scarpe le ha lasciate all’ingresso e un piede è sul divano, la cravatta abbandonata sul bracciolo. La stanchezza dell’ora tarda lo àncora ai cuscini, e la sua mente finalmente sgombra dopo giorni di costante occupazione vaga assopita dall’amaro che Mimì ha versato in quantità generose ad entrambi dopo cena.
Mimì risponde “De André,” nell’istante in cui le note di Dolcenera si diffondono nel salotto, e riprende il suo posto dall’altro lato del divano, portando i piedi sotto le ginocchia. Ha ancora addosso la cravatta, allentata, scura sulla camicia bianca. I primi due bottoni sono aperti, e la luce calda dell’abat-jour sul tavolino colpisce di taglio le linee delle sue clavicole. Salvo non sa perchè i suoi occhi si sono fermati lì, ma da quando Livia è passata nella sua vita de De André è fin troppo spesso, con la sua voce da ipnotista, un preludio a una mano che sfiora la pelle sotto le lenzuola. Il torpore in cui è caduto è ovatta, e Salvo si sente cullato dalle note calde del giradischi.
A rompere il silenzio è Mimì, che finisce di bere in un sorso l’amaro rimasto nel suo bicchiere. Poggia con un sospiro stanco la testa sui cuscini, il collo esposto all’aria, e guarda il soffitto. “Mi pare di non riposarmi da mesi, per quanto stanco sono,” e Salvo esala, una risata stanca. “Fai settimane e non sei molto lontano. Questa volta è stato davvero-“ una pausa per bere un altro sorso, “infinito.”
Mimì si gira a guardarlo, la mano col bicchiere abbandonata sui cuscini in mezzo a loro. La luce furba nei suoi occhi fa intuire a Salvo quello che sta per dire prima che lo dica. “Certo, se non ci fossi stato io a occuparmi- e sai cosa intendo- della signora Briguzzi a quest’ora saremmo ancora in ufficio a non sapere nulla. Ammettilo, Salvo, stavolta senza di me non combinavi niente.”
“Non ho bisogno di ammetterlo,” risponde Salvo. “Lo sai già che lo so. Certo-“ e qui si ferma, sorride a mezz’asta guardando il liquore nel suo bicchiere, “c’era sempre la possibilità che la signora fosse immune al tuo fascino.”
“E qui ti sbagli. Dopo aver sentito cosa dicono in paese, nessuna mi resiste. Una celebrità sono, Salvo.” L’ultimo barlume di lucidità nella testa di Salvo avverte che la conversazione ha preso una piega strana, che c’è bisogno di rimetterla in carreggiata, se non altro per evitare imbarazzi una volta mattina. Salvo non vuole sapere delle prodezze di Mimì a letto. Eppure, forse per il bicchiere di amaro che ancora non ha finito, unito al vino della cena, forse per il testo di Dolcenera, implacabilmente suggestivo, Salvo non riesce a fermarsi dal commentare, “Si, è arrivata la star dei fotoromanzi porno.”
La vita sessuale di Mimì non è mai stata oggetto dei pensieri di Salvo. E tuttavia è così onnipresente, nelle sue manifestazioni, negli occhi di Mimì che si posano su ogni decolletè, nella sua voce che si fa inevitabilmente più accattivante di fronte a una bella donna, che è impossibile, per Salvo che passa così tanto tempo con lui, non soffermarcisi una volta ogni tanto. Non può negare che attorno a questa parte della vita di Mimì sia nata in lui una certa- curiosità su cosa effettivamente sia ciò a cui nessuna delle sue conquiste sembri riuscire a resistere.
Il disco scelto da Mimì lo guida per una linea di pensiero altrimenti sbarrata nelle ore di lucidità, sotto la luce del sole. La sfilza di donne ai piedi di Mimì è tanto più incomprensibile perchè Salvo non ha mai, nella sua vita, desiderato fare sesso nel modo in cui sembrano desiderarlo Mimì o le sue molte amanti. Niente di quanto descritto dai libri, dalle conversazioni di gioventù, dai testi delle canzoni, l’irrazionalità e l’estasi, niente di tutto ciò gli è mai parso qualcosa di desiderabile, di accessibile, di comprensibile. Il sesso è un atto fisico, piacevole, funzionale, e forse anche intimo, ma non nei termini in cui tutti gli altri sembrano viverlo. Non è certo un obbligo, ma- Livia mette un disco e Salvo la segue. Mary si spogliava e Salvo la toccava. È normale, è naturale, ma non da inseguire al punto da perdere il senno. Eppure è quello che sembra trasparire da ogni tresca di Mimì con donne che pur di passarci una notte rovinano matrimoni, relazioni, reputazioni.
La risposta di Mimì, che sembra arrivare dopo un’infinità di tempo, lo riporta nel suo salotto, il tessuto del divano sotto le sue dita. “Se davvero non riesci a immaginare, Salvo, un giorno se vuoi,” e nel dirlo non sposta lo sguardo dal suo, ma l’aria furba di poco prima è sparita, inghiottita dalle sue pupille, “te lo mostro.” La luce nella stanza è poca, ma non così poca da giustificare i suoi occhi così neri, le palpebre socchiuse.
E il suo tono- è una battuta, perchè non può non essere una battuta, ma l’atmosfera, l’aria che entra da fuori, il sapore dell’amaro sulla lingua, la musica dal giradischi sembrano mescolarsi in un’unica sensazione di calore. Sul ruolo che la bellezza di Mimì gioca nel contribuire al suo fascino Salvo non ha mai avuto dubbi. Ancor di meno ora, con le guance rosse, i capelli sfatti alla fine di una lunga giornata. La sfumatura dorata della sua pelle sotto la luce calda che inonda il salotto.
Ma la moglie di Anselmo sta sognando del mare, quando ingorga gli anfratti si ritira e risale. Il sesso per Salvo è funzionale, da farsi per un motivo, e il desiderio, quello di cui parlano tutti intorno a lui, gli è estraneo. Il calore che gli si concentra ora nello stomaco è nuovo e senza nome. Mimì ha fatto una battuta, una battuta che stasera sembra una proposta, i contorni delle sue parole ridefiniti dalla foschia in cui Salvo si sente immerso.
Il rumore del bicchiere che Salvo poggia sul tavolino, vetro su vetro, è un tintinnio sordo che pare attraversare Mimì come una scossa, lo porta ad imitarlo, a poggiare il suo per terra. Salvo inspira, si riappoggia sul divano, più vicino all’altro di prima, e lo guarda come non ricorda di aver mai guardato nessuno. Lo sguardo di Mimì si è fatto lascivo- perchè è innegabilmente lascivo, è l’unica parola che Salvo può usare per descriverlo- e lo disancora dal divano, lo porta a protendersi verso di lui. Dalla portafinestra entra la stessa aria di poco prima, ma la sua pelle avvampa come sotto il libeccio di agosto. Ed eccola, infine, la risposta agli interrogativi di Salvo, il perchè tutte cadono sotto Mimì: è nella sua mano che gli sfiora la guancia bollente.
È martedi sera dopo aver chiuso un caso che li ha oppressi per settimane, e il mondo esterno ha smesso di esistere molte ore prima, tra i profumi della cucina e il tintinnio delle posate di un pasto condiviso e goduto appieno per la prima volta dopo troppo tempo. Salvo inala a fondo, l’unico suono nella stanza, la musica dimenticata nello spazio azzerato tra di loro. Mette una mano dietro il collo di Mimì per portarselo addosso. A guidarlo non è nessun pensiero razionale, ma lo sconosciuto che gli occupa lo stomaco e a cui, inerme, non sa reagire.
Le loro labbra si toccano, calde, piene, e nella gola di Salvo cresce un sospiro trattenuto che sfiora le labbra di Mimì. Mimì che è morbido, caldo, che gli porta una mano sul fianco e lo spinge giù con la stessa forza con cui Salvo se lo sta portando addosso, fino a ritrovarsi con la testa sul bracciolo. Il tocco delle loro labbra si fa umido, e Mimì sa tanto di amaro quanto di sale. Mimì sa di sale come tutto dentro la casa di Salvo, come tutto dentro la sua vita.
Il disco si conclude. Nel silenzio del salotto Salvo non può più sfuggire al torpore che lo assale da quando si è steso sul divano, e sotto al corpo di Mimì tutto diventa calore.
