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Are you…nevermind

Summary:

“‘nnamo a fa n’ giro oggi?” Manuel aveva biascicato le parole sulla pelle accaldata del proprio petto, le dita che gli carezzavano pigre una spalla; Mimmo si era voltato verso la finestra e il grigio dell’imminente temporale era stato reso ancora più reale da un tuono lontano “ma piove sicuro oggi” e allora anche l’altro aveva alzato appena la testa, quanto bastava per guardare il celo e confermare la veridicità di quella affermazione, privandolo brevemente del suo calore, per poi crollare nuovamente tra le braccia del biondo.

Notes:

É solo una follia etc etc però mimmuel Canon is a thing now e questo è un po’ come me li immagino nella loro bolla di quotidianità .

Perdonate eventuali errori

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

Capitava di rado che dormissero insieme; solitamente, dopo aver finito, Manuel lasciava che Mimmo si addormentasse tra le sue braccia e poi ritornava in camera sua, ma ogni tanto, quando evitava di pensare troppo alla sua necessità di andare contro le imposizioni degli schemi sociali da apporre alle relazioni in generale -e alla loro nello specifico- , si lasciava cullare dal respiro delicato di Mimmo e gli si addormentava addosso.
Capitava di rado ma quando succedeva lui si ritrovava schiacciato tra la parete fredda e il petto caldo dell’altro ragazzo e gli pareva di essere rinchiuso in una gabbia fatta ti intonaco fresco e carne calda che profumava di notte e della loro pelle insieme e gli calmava ogni paura.

Capitava di rado ma era capitato quella notte e si aspettava di risvegliarsi nelle braccia tatuate del suo amante, ma quella illusione era durata poco e la realtà l’aveva investito, solo sul letto sfatto, insieme alla luce chiara del mattino.

Aveva piovuto tutta la notte e, dalla finestra lasciata aperta, un vento fresco -anomalo in quell’estate troppo calda- soffiava nella camera che l’aveva costretto a nascondersi sotto il leggero lenzuolo di lino per recuperare calore e far finta ancora un po’ di dormire per non pensare troppo alla mancanza di chi aveva occupato il posto accanto al proprio per tutta la notte; a quel pensiero un sospiro rumoroso gli era sfuggito dalle labbra e si era piano trasformato in uno sbadiglio; stava per riaddormentarsi davvero.

“Perché stai nascosto lì sotto?” la voce ancora impastata di sonno di Manuel l’aveva fatto trasalire ed era sbucato da sotto al lenzuolo un un po’ troppo velocemente, con l’espressione sorpresa di un bambino scoperto a fare qualcosa che non avrebbe dovuto, i capelli scompigliati per la frizione con il tessuto.

“Perché sei nudo?” aveva risposto con un’altra domanda, mentre gli occhi si erano subito posati sulla figura davanti a sé: quel corpo di cui ormai avrebbe potuto vantare di conoscere ogni angolo, ogni punto debole, ogni neo e cicatrice. Fosse stato per lui, in realtà, avrebbe sempre gradito vederlo nudo ma sapeva fosse poco decorso andarsene in giro in quel modo e poi ora quella nudità gli sembrava quasi stridere con l’immagine così casalinga di Manuel che se ne stava impalato davanti alla porto con una tazzina di caffè in mano e un bicchiere di succo nell’altra, nell’imitazione  di quella che poteva ricordare una colazione a letto.
Se loro avessero avuto quel tipo di rapporto, se Manuel avesse ammesso che sì, erano una coppia di amanti che poteva permettersi di fare cose da innamorati come portarsi  la colazione a letto  la domenica mattina, ma non lo erano. Mimmo non sapeva ancora cosa fossero ma dopo le ultime discussioni aveva evitato di chiedere ancora.

“Nun te piace quello che vedi?”

L’aveva ovviamente provocato il moro, il materasso che si inclinava sotto al suo peso mentre gli si sedeva accanto lasciando le due bevande sul comodino.

Mimmo aveva solo annuito con un mugolio sommesso per poi accartocciarsi come un gatto pigro attorno al busto dell’altro ragazzo stringendogli la vita tra le braccia sottili e lasciandogli un bacio leggero sulla schiena e istintivamente Manuel aveva mosso una mano tra i soffici capelli biondi che gli solleticavano i fianchi.

“Voi er caffè? L’ho fatto con la ‘macchinetta’” aveva posto l’accento su quella parola perché ogni volta discutevano sul fatto che Mimmo chiamasse la moka “la macchinetta per il caffè” e Manuel insisteva che quella cosa non aveva senso perché erano tutte macchine fatte per erogare caffè, ma Mimmo l’aveva sempre chiamata così e non avrebbe cambiato ora. Alla fine era stato Manuel a cedere al suo modo di dire.

Si era alzato di malavoglia da quel cantuccio che aveva ricavato tra le lenzuola e la schiena dell’altro, mettendosi seduto  contro i cuscini e allungando le mani per prendere la tazzina che gli veniva passata.
Un sorso era bastato per fargli nascere sulle labbra un sorriso che aveva subito nascosto sul bordo spesso di ceramica notando la schiuma di latte e il sapore dolce dello zucchero. L’aveva odiato.
Perché se non voleva dire amarsi sapere esattamente come l’altro prendeva il caffè, allora cosa era l’amore? Forse non c’aveva mai capito un cazzo e forse era sempre stato un po’ troppo romantico e ingenuo ma dentro di sé sapeva di avere ragione e prima o poi avrebbe sentito anche Manuel ammetterlo con la sua propria voce.

Lui beveva lento e Manuel lo guardava e Mimmo gli sorrideva finché non ce l’aveva fatta più a reggere quel gioco

“Cher’ é? Nun me uardà maró” si era lamentato ridendo, coprendosi il viso con la mano libera, ma Manuel era stato pronto a bloccare quel gesto, evitando che lo privasse della vista del suo viso.

Se nun te guardo io chi deve farlo?” Mimmo si era stretto nelle spalle “tipo il cassiere del supermercato all’angolo? Penso ci provi con me ogni volta che vado” e un po’ l’aveva detto apposta per trarre piacere da quell’ombra che era apparsa sul viso di Manuel che di risposta se l’era tirato contro prendendogli poi il viso tra le mani, occhi neri  contro il cielo azzurro di quelli di Mimmo

ce provasse a fallo davanti a me la prossima volta” e senza lasciarlo replicare aveva  fatto scontrare le loro bocche in un bacio irruento e dopo poco aveva interrotto quel contatto solo per parlare ancora “ma poi te pare il caso de nominà n’altro omo mentre sei nudo nel letto con me?”

Ecco appunto ancora non mi hai risposto, ti sei messo a fa il caffè senza vestiti?”

Si era intanto liberato della tazzina di caffè e aveva posato entrambe  le mani sul viso del suo compagno, carezzando piano le guance dove la barba era cresciuta un po’ irregolare, in un gesto tenero e intimo, per poi lasciargli un bacio sulla fronte e notando l’altro sospirare e rilassarsi completamente sotto al suo tocco.

“Era per non perdere tempo, tanto me li sarei tolti comunque per mettermi n’altra volta a letto con te” il tono di voce basso, mentre si godeva le carezze per poi sporsi e baciargli nuovamente, ora più delicatamente, le labbra.

 

Non ci era voluto molto affinché quel contatto si approfondisse e si trovassero entrambi nuovamente distesi l’uno tra le braccia dell’altro, l’eccitazione che iniziava a crescere insieme al ritmo dei loro sospiri. Però Mimmo non riusciva a lasciarsi andare, neanche quando le mani di Manuel erano affondate nelle rotondità dei suoi fianchi, neanche quando gli aveva graffiato il collo con i denti per poi carezzarlo con la lingua, neanche quando aveva lasciato scontrare le loro eccitazioni una contro l’altra.

Che succede?” Gli aveva soffiato finalmente sulle labbra il moro -conoscendolo e capendo i suoi stati d’animo meglio di quanto volesse far credere-  interrompendo il lento movimento delle dita che si ostinavano a volerlo preparare, nonostante il suo corpo ricordasse ancora la sensazione di quello dell’altro.

“Niente …” aveva tagliato corto sbrigativo cercando di distrarlo con un bacio ma a quel punto Manuel si era fermato e,in bilico sugli avambracci, si era sollevato su di lui e ora lo fissava dritto negli occhi, la solita ruga che gli spuntava ogni volta che era preoccupato a far bella mostra di sé tra le sopracciglia folte.

Se non ti va me lo puoi di Mí lo sai, non mi devi fa contento se non vuoi” e il tono con cui lo diceva era dolce e un po’ aveva fatto pentire Mimmo di aver interrotto quel momento con i suoi stupidì pensieri.

“Ma figurati se non mi va…” aveva voltato il viso di lato non riuscendo più a sostenere il suo sguardo.

“E che c’hai allora?” il naso a solleticargli la guancia per poi lasciarci un bacio delicato.

“…ieri” e non aveva dovuto aggiungere altro perché Manuel aveva subito capito e aveva sospirato ma, contrariamente alle altre volte, non era scappato ma l’aveva abbracciato.

Perché ieri Mimmo si era fatto sfuggire un “ti amo” mentre ridevano preparando la cena e Manuel si era asciugato le mani con uno strofinaccio e si era chiuso in bagno per mezz’ora senza rispondere.

Quando era uscito, la pasta ormai scotta e le patatine fredde, l’unica cosa che gli aveva detto era che lui dell’amore non sapeva niente e che voleva solo viversi questa cosa con Mimmo senza limiti o costrizioni. E allora aveva ceduto, come aveva sempre fatto dal primo momento in cui avevano iniziato questo rapporto, però gli faceva male sapere che non sarebbe mai stato amato con la stessa intensità con cui amava lui e ora quel sentimento di inadeguatezza che aveva cercato di nascondere nell’angolino più remoto del cuore, sembrava essere riaffiorato tutto insieme forse per colpa della lentezza della mattina o delle nubi che si vedevano dalla finestra che facevano sentire più pesante anche il suo cuore.

Non so bravo con le parole Mí, però lo sai…” gli aveva preso la mano e l’aveva portata, insieme alla sua, sul suo petto, esattamente sopra al cuore “qui, ce stai solo tu”.

Si erano guardati per un istante e l’intensità di quello che si nascondeva nelle iridi nere di Manuel aveva fatto crollare il biondo facendogli riempire gli occhi di lacrime. Era stato veloce a nascondere il viso dallo sguardo dell’altro, sprofondando nel cuscino

“…strunz” aveva sussurrato poi asciugandosi velocemente gli occhi col dorso della mano, il labbro che gli tremava appena per il singhiozzo trattenuto e la reazione di Manuel era stata una risata perché sapeva che aveva vinto un’altra volta, che tanto l’avrebbe avuta vinta sempre.

 

Sentiva tutto il peso del romano contro di sé, il petto che si muoveva al ritmo col proprio tra gli ansiti e gemiti, la sua mano stretta tra i capelli di Mimmo sparsi sul cuscino, l’ erezione che premeva contro il suo stomaco piatto mentre si spingeva dentro di lui, sempre più veloce, sempre più intenso e ogni volta Mimmo pensava che non avrebbe retto tutto quel piacere, che ci sarebbe morto sotto quel tocco ma poi si guardavano, Manuel lo baciava e pensava che non poteva accontentarsi di morire perché quella sensazione voleva provarla ancora e ancora.

Ma ora era diverso in qualche modo, sembrava che tutte le emozioni le stesse provando moltiplicate e mentre creava mezze lune con le unghie sulle spalle dell’altro, mentre lo sentiva sussurrare il proprio nome in una preghiera oscena contro le sue stesse labbra, aveva capito che quello era l’amore e che anche se non l’avrebbe mai sentito a parole , gliel’avrebbe fatto provare in ogni modo che conosceva e con questo pensiero, con un sorriso sulle labbra e le lacrime ormai asciutte agli angoli degli occhi, si era finalmente lasciato andare a quella dolce morte ancora una volta.

 

“‘nnamo a fa n’ giro oggi?” Manuel aveva biascicato le parole sulla pelle accaldata del proprio petto, le dita che gli carezzavano pigre una spalla; Mimmo si era voltato verso la finestra e il grigio dell’imminente temporale era stato reso ancora più reale da un tuono lontano “ma piove sicuro oggi”  e allora anche l’altro aveva alzato appena la testa, quanto bastava per guardare il celo e confermare la veridicità di quella affermazione, privandolo brevemente del suo calore, per poi crollare nuovamente tra le braccia del biondo.

“Allora se ne stamo a casa” aveva decretato alla fine, intrecciando un po’ si più le loro gambe.

“… a casa” aveva ripetuto Mimmo in un sussurro, chiudendo gli occhi e immergendo il viso in quella massa di ricci scuri che sapeva si sale e burro per tutte le sue  ferite  e insicurezze.

Notes:

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