Actions

Work Header

Rating:
Archive Warning:
Fandom:
Relationship:
Characters:
Additional Tags:
Language:
Italiano
Series:
Part 1 of Dimmi qualcosa che non so
Stats:
Published:
2025-04-06
Completed:
2025-04-19
Words:
4,062
Chapters:
3/3
Comments:
15
Kudos:
77
Hits:
1,217

Dimmi qualcosa che non so

Summary:

Post stagione IV

Notes:

(See the end of the work for notes.)

Chapter Text

Non aveva sue notizie da cinque mesi. Dal Dott. Vitali aveva saputo soltanto, e peraltro in modo piuttosto vago, che la meta del suo trasferimento era da qualche parte nel milanese o giù di lì. Non sapeva se, data la riconosciuta esperienza, era stato assegnato a un magistrato in Procura o se la sua nuova sede fosse un comando, se si era fatto destinare a chissà quale reparto speciale (visto chi era diventato, non lo escludeva affatto...) o se svolgeva le sue mansioni al sicuro, tra le pareti di un ufficio. Niente. Di lui non sapeva più nulla. Nessuno le aveva dato informazioni né, tantomeno, lei le aveva chieste. Era come se, intorno a lui, si fosse addensata una coltre: protezione, rispetto, deferenza... ma anche qualcosa di sottile, taciuto, sotteso, non semplice silenzio, che aleggiava tutt'intorno. Ciò che avvolgeva anche lei, se lo sentiva addosso, c'era dentro.
Come stava, in particolare, era il pensiero ricorrente, la domanda che più spesso si poneva, un piccolo tarlo che lentamente, molto lentamente, continuava a logorarla.

La vita di Imma andava intanto avanti. Sempre più dedita al lavoro (che paradosso per lei, che del lavoro aveva già fatto un pilastro di vita), quasi a voler colmare il vuoto e non sentire il rumore della sua assenza.
La famiglia, che pure Imma aveva provato a tenere unita, anch'essa ormai apparteneva al passato.
A fine estate si era ripromessa di dare un'opportunità a Pietro, sentiva che in qualche modo glielo doveva. Ma presto si rese conto che, in fondo, non era ciò che lei stessa voleva. Così, le carte della separazione erano state firmate, Pietro era rimasto a casa con Valentina e lei, in attesa di una sistemazione definitiva, aveva preso in affitto un piccolo appartamento non distante dalla Procura. Preferiva stare da sola.
La colpa non era di nessuno. O forse era un po' di tutti, ognuno a incastrare il proprio tassello in un mosaico in cui si alternavano costruzione e fallimento. Pietro in primis, che se si pensasse ai gironi danteschi, finirebbe tra gli ignavi: non meritevole delle gioie del Paradiso e nemmeno delle fiamme dell'Inferno, sempre a metà strada tra uno stantio vittimismo e il metter fuori, come si suol dire, la testa dal sacco in uno slancio di voglia di vita (al di là della famiglia, sia inteso: il locale, Cinzia Sax, la povera Sara). Abulico, avvezzo a non prendere posizioni, instancabile mammone, faro luminoso agli occhi della figlia quasi al solo fine di mettere in ombra, e tacciare, una figura percepita tanto ingombrante come quella di Imma. Quante volte si era sentita additata, giudicata, rimproverata? Una volta era troppo rigida, troppo responsabile, troppo dedita al lavoro, nelle cose metteva sempre troppa testa insomma. La volta dopo era troppo poco o, addirittura, niente: poco attenta ai sentimenti e alle esigenze altrui, nessun amico, nessuna capacità di creare e gestire rapporti, niente compromessi, poco cuore insomma. Un Panzer tedesco che non guarda dove passa, va al dunque e basta. Ma lei, Imma, era davvero questo? Si sentiva davvero così?
Per fortuna, ad arginare questo turbine introspettivo, in cui ormai facilmente Imma cadeva, a volte c'era Valentina. Sì, proprio lei! Madre e figlia si erano prima ferocemente scontrate, poi confrontate e, finalmente, chiarite. Valentina aveva compreso, percorrendo una strada lastricata di difficoltà e dubbi, e ormai non la giudicava più. Era tanto cresciuta Valentina in quell'ultima manciata di mesi appena trascorsi.

Fu inaspettatamente una sera al telefono a districare quel rapporto madre/figlia, quando Valentina si era risentita perché la madre non aveva prontamente risposto a due tentativi di chiamata nel giro di una decina di minuti. Sentita dall'altro capo del telefono la voce della madre, in risposta soltanto al terzo tentativo, Valentina era partita con una sorta di interrogatorio: “Perché non rispondi? Che stavi facendo? C'è qualcuno con te?”. Imma non ne poteva più. Era il tono che sentiva ogni volta nella voce di Pietro, era la scintilla inquisitoria che gli leggeva negli occhi ogni volta che si incontravano. Era la litania della sua ormai ex suocera, che tanto la detestava prima, reputandola inadatta a stare accanto al figlio, e che ora la implorava di non sfasciare una famiglia guardata con ammirazione da tutti (e certo, prima di tutto, fare salve le apparenze, cos'altro altrimenti?).
“Senti, Valentì, se hai qualcosa da dirmi, va bene. Sennò possiamo pure chiudere qua la chiamata”, la voce di Imma rispondeva con un leggero tremolio.
E allora, dopo un breve silenzio e con tono stavolta pacato, Valentina: “Mamma, ti ricordi quando mi avete accompagnata al pullman, la prima volta che sono partita per Napoli? Mi hai detto che non è vero che ti sei innamorata una sola volta nella vita... Il maresciallo...?”, non sapeva più come continuare il discorso.
Ecco, per Imma il momento era arrivato. Vedendo passare di nuovo, per l'ennesima volta, davanti ai propri occhi quei momenti, quei lunghi mesi, passati accanto a quel letto, al suo letto, in ospedale, le lacrime iniziavano a prendere forma e a chiedere di venir fuori, allora come ora.
“Il maresciallo. Non esiste nessun maresciallo, si è trasferito...”, il tono di voce di Imma fingeva fermezza.
“Sì, lo so, me l'ha detto papà... però, insomma... volevo sapere... cioè, io ho sempre pensato a un capriccio, una sbandata... una cosa così insomma, lui giovane... cioè, mi faceva strano... però, poi, mi è venuto in mente quello che mi hai detto al pullman, che non ti sei innamorata una sola volta nella vita... e boh, mamma, ci penso da qualche giorno...”, silenzio. “Mamma, ci sei?”.
“Sì, sì, sono qui”, Imma sentiva il gelo fin dentro le ossa.
“E boh, ma'... insomma...”, di nuovo Valentina non sapeva cosa dire, come continuare.
“È la prima volta che non ti riferisci a lui come al bel maresciallo o al bel faccino”, Imma pronunciava queste parole con un velo di sorriso sulle labbra.
“Embè, ma'... dai, per essere bello, è bello!!!”, la voce di Valentina suonava quasi divertita.
“Sì, è bello, ma non solo questo... Valentina, non è stato un capriccio... né una sbandata...voglio che questa cosa ti entri bene in quella capoccia che tieni, anche se forse è ancora più difficile da accettare... io non lo so com'è successo, ma... sì... era a lui che mi riferivo quel giorno al pullman... Lui era in coma, non si svegliava, e io non potevo fare niente, avevo il terrore di perderlo, e non potevo dire a nessuno quanto ci stavo male, quanto ci tenevo e quanto mi sentivo sola senza di lui... Mi sono sentita più leggera a dirti quella cosa, buttata là... così...”, ormai le parole di Imma scorrevano libere. “Era la prima volta che lo dicevo ad alta voce, anche a me stessa, che mi ero innamorata un'altra volta e che, oltre a tuo padre, c'era lui...”, di nuovo silenzio.
“Ti manca, vero?”, Valentina non era affatto sorpresa dalle parole della madre.
“Un po'...” e, pronunciando queste due sillabe, Imma sapeva bene di mentire.
“Sai che penso? Che forse con papà sarebbe finita lo stesso... anche senza il maresciallo, dico... cioè... io lo vedevo quanto ci rimanevi male ogni volta che papà diceva qualcosa del tuo lavoro, che eri assente e che non pensavi ad altro... però gli davo lo stesso ragione, perché anche io non mi sentivo mai alla tua altezza, proprio come diceva che si sentiva pure lui... ma pure se ci sentivamo così, non era giusto dare tutta la colpa a te... Ora lo penso davvero, mamma, tu hai fatto e fai il possibile per noi... E anzi, sono orgogliosa di avere te come madre che ti batti così tanto per le cose giuste!”.
Imma non poteva reggere oltre, le scoppiava il cuore nel sentire le parole della figlia. Non l'aveva persa, ci aveva sperato e adesso ne aveva la certezza. “Ti abbraccio forte forte da qui, Valentì, e ti tengo stretta...”. Le voleva anche dire che si sentiva sprofondare, che quell'accenno alle cose giuste la faceva morire dentro, perché lei, per le cose giuste, aveva rinunciato alla cosa bella, ma non disse nulla.