Chapter Text
Questa storia è uno spin-off di " La Lunga Caccia alla Mano de Dios ".
Non ha molta importanza che l'abbiate letta oppure no.
Jabura e Fukuro ricevono una missione: scortare la signorina Lilian Rea Yaeger, la segretaria del loro reparto, durante il viaggio per arrivare ad Alexandra Bay.
La ragazza, infatti, è un'ex pilota di aerei, e Rob Lucci le ha dato l'ordine di andare a prenderne uno dalla sua ex datrice di lavoro, Caro Vegapunk, figlia del famoso scienziato.
Siccome non si fida del tutto di lei, le ha messo Fukuro e Jabura come scorta.
Ecco come sono andate le cose durante quel viaggio.
Per troppo tempo mi sono trattenuta dal rendere protagonista questa mia OC; è arrivato il momento di farle dire la sua.
A bordo della Saint Merrì
Era sera, e Catarina era un dipinto a olio che brillava sul mare nero. Le luci dei ponti fra le isole danzavano riflesse nell’acqua. Sulle isole, le case dalle finestre illuminate sembravano lontane, sospese, salde nelle loro fondamenta di pietra mentre lì, al porto militare, una fila di velieri ondeggiava nel vento, e i loro alberi svettavano contro le stelle. Al largo, proprio oltre l’isola Nord, baluginavano i tuoni, e si perdeva in lontananza il loro cupo suono. Una folata di vento portò l’odore della pioggia. La torre del CP0 sembrava vegliare su quel piccolo universo e rassicurare tutti gli abitanti con la sua mole e la sua grande bandiera che oscillava mossa dalla brezza. Le luci ai primi piani erano spente, gli uffici erano chiusi e i dipendenti erano tornati dalle loro famiglie; agli ultimi invece erano quasi tutte accese, segno che gli agenti erano lì e si stavano rilassando nell’intimità delle loro case, e forse col tempo che metteva al brutto non sarebbero andati nemmeno a fare un giro per i bar delle isole dopo cena.
Lilian sospirò stringendosi nella sua giacca a vento. Guardava i lampi che si avvicinavano lentamente, e si chiese se avesse fatto bene a cenare poco prima di imbarcarsi. La nave del Governo Mondiale la aspettava proprio laggiù, alla fine del molo, ma mancavano ancora dieci minuti all’orario in cui le era stato detto di presentarsi e doveva aspettare Jabura, uno degli agenti che l'avrebbero scortata in quel viaggio.
Era stata assunta alcuni mesi prima come segretaria nel reparto del Cipher Pol Aigis Zero di stanza lì, ma ben presto Rob Lucci, il boss, si era reso conto che lei, in passato, era stata una pilota di aerei: aveva infatti scoperto che Caro Vegapunk, scienziata al soldo del Governo, aveva avviato un progetto sperimentale di aeromobili, e che lei aveva fatto parte proprio di quel progetto, ma cinque anni prima era stata licenziata per dei dissapori con la scienziata.
Quale occasione migliore, dunque, di chiedere a Caro Vegapunk uno dei suoi aerei? Era stata lei stessa a chiedere a Lucci di recuperare un prezioso manufatto, la "Mano de Dios", quindi sembrava logico chiederle una mano nel recupero, visto che per puro caso Lucci si ritrovava con uno dei piloti alle sue dipendenze.
Ovviamente lo scopo di Lucci era di prendere in prestito l'aereo e poi tenerselo per le future missioni, e a quel punto la ragazza sarebbe stata sia pilota del reparto sia segretaria.
Lilian girò su se stessa sul molo, pensando al fatto che per due settimane non avrebbe più toccato terra. Un po' le dispiaceva lasciare il lavoro da segretaria per due settimane proprio adesso che si era abituata all'ambiente e alla nuova isola, ma la prospettiva di togliere uno dei suoi preziosi aerei a Caro Vegapunk per darlo a Rob Lucci le dava tutte le energie necessarie per compiere quella traversata.
Dopo anni a subire chiamate nel bel mezzo della notte per cose che potevano aspettare tranquillamente il mattino dopo (o la settimana dopo, o la vita dopo), umiliazioni davanti ai colleghi, urla per aver chiesto un periodo di permesso per andare a casa da quel poco di famiglia che le rimaneva e che stava morendo, ordini senza senso, clima di terrore tutti i giorni, adesso l'idea di tornare e sottrarre un velivolo da svariati miliardi di Berry la faceva sorridere.
L'idea di consegnarlo a Lucci come una sorta di bottino di guerra la elettrizzava. Lucci le aveva intimato di non fare colpi di testa minacciandola apertamente di morte, e lui non era il tipo da fare minacce a vuoto, ma non si sentiva per nulla spaventata: Rob Lucci, con il suo atteggiamento freddo, razionale e distaccato, rendeva quel posto di lavoro un sogno e non se ne rendeva neanche conto. A volte aveva modi bruschi, ma chiedeva quello che gli spettava da contratto, non si era dimostrato violento o manesco, e nemmeno l’aveva mai messa in difficoltà con strani ricatti. Le aveva decurtato mezzo stipendio per adeguarlo alle mansioni che svolgeva, però rimaneva una cifra altissima, e molto più generosa di quella che veniva assegnata a Spandam, le aveva confidato Fukuro. Evidentemente era il riflesso dei suoi sforzi, e di quanto fossero apprezzati dal leader.
Era per questo che non aveva paura di essere uccisa: non gliene avrebbe mai dato motivo. Un lavoro tranquillo, ottimo stipendio, tempo libero, colleghi che non rompevano i coglioni, e un capo che la trattava bene. Cosa doveva desiderare di più?
E adesso, il tocco finale: andare a prendere l’aereo ad Alexandra Bay, ai laboratori della sua ex datrice di lavoro, Caro Vegapunk. Un bello schiaffo morale, rideva sotto i baffi Yaeger: dopo essere stata maltrattata e licenziata, ora tornava a prendersi l’aereo che pilotava di solito e lo portava come un trofeo al nuovo datore di lavoro.
Avrebbe viaggiato con Jabura e con Fukuro, due degli agenti più anziani, che Lucci le aveva messo alle costole per controllarla e per evitare che facesse colpi di testa; aveva accettato la decisione senza fiatare.
Finalmente, alle otto meno pochissimi minuti, le luci nell’appartamento di Jabura si spensero, segno che l’inquilino stava finalmente raggiungendo l’imbarco. Qualche trucchetto da agente segreto l’aveva imparato anche Lilian. Lo seguì con l’immaginazione mentre imboccava le scale, attraversava l’atrio della torre, usciva all’aperto e camminava nel parco dell’isola, a quell’ora buio e umido.
«Allora hai qualcosa, nell’armadio, oltre ai completi noiosi.» la salutò Jabura quando arrivò, scompigliandole i capelli con una mano.
«E tu sei addirittura vestito. Wow, sei pieno di sorprese.» alluse ironicamente Lilian al fatto che Jabura di solito non si curasse di allacciarsi il tangzhuang, cosa di cui comunque non si era mai lamentata. Adesso invece si era messo maglietta e felpa, da sopra al pantalone di tuta.
«La storia dei Canadair ti ha sciolto la lingua, eh?» osservò l’agente issandosi in spalla anche il borsone della signorina. «Hai preso per il culo tutti quanti per mesi!» la stuzzicò.
«Non è vero.» lo corresse Lilian. «Nessuno di voi si è mai preso la briga di chiedermi chi fossi, ecco la verità!» si difese cercando di trasportare da sola la propria valigia, ma Jabura era più alto e più forte di lei.
«Guarda, guarda! Una settimana fa eri timida e triste, adesso stai accusando degli agenti del CP0?» ghignò Jabura. Poi notò l'aria preoccupata della ragazza e aggiunse: «Dai, sto scherzando. E smettila di reclamare lo zaino, te lo porto io.»
~
Quando arrivarono al molo, riconobbero subito la grande goletta a tre alberi del Governo Mondiale che avrebbe dovuto scortarli ad Alexandra Bay. Era ormeggiata in modo che mostrasse il fianco, e si trattava di un’imbarcazione simile a tutte quelle del Governo, con le vele ammainate su cui si intravedeva, tra le pieghe, il simbolo dell’organizzazione. Una nave dall’aspetto solido, essenziale e funzionale. Sotto al cassero mostrava il nome: Saint Merrì .
Sul molo, però, c’era una confusione insolita: non c’erano solo i marinai e una decina di governativi che ultimavano la preparazione prima di salpare, c’erano molte persone che parlottavano, protestavano sommesse, si lamentavano. Al contrario, le altre navi ormeggiate sul molo erano stranamente silenziose, chiuse, con le luci spente, come se tutti gli equipaggi si fossero ritirati sottocoperta nel silenzio.
Quando si avvicinarono, Fukuro si separò dal gruppetto di marinai e andò loro incontro: «Chapapa, abbiamo un problema!» annunciò avvicinandosi a Jabura.
«Proteste dei marinai?» cercò di indovinare l’agente più anziano.
Fukuro abbassò la vocina stridula e rispose: «Draghi Celesti. La famiglia Stainless-Steel. Sono in tre e hanno preso possesso della nave, e pretendono di avere un passaggio fino alla Red Line… sanno che andiamo verso Alexandra Bay e per arrivarci dobbiamo passare per forza prima a Red Port.»
«E che ci fanno su una nave del Governo?» chiese Jabura «Quelli di solito viaggiano sui loro galeoni…»
«Chapapa, sembra che il loro panfilo sia andato misteriosamente a fuoco… e ora questa è la nave più veloce disponibile per raggiungere Red Port.»
E da Red Port c’erano le bondole che scalavano i dieci chilometri di scogliera e portavano a Marijoa, dove abitavano tutti i Draghi Celesti.
Jabura sbuffò, irritato e nervoso. Draghi Celesti del cazzo. Ovviamente i marinai della nave che avrebbe dovuto dare un passaggio a questi pazzi erano tutt’altro che contenti: Draghi Celesti a bordo? Voleva dire vivere col pericolo costante di essere schiavizzati, torturati e uccisi.
«Chapapa, i marinai della nave non vogliono salire a bordo.» spiegò infatti Fukuro. «La capitana ha promesso un aumento per chi rimane, ma alcuni stanno sbarcando a Catarina… loro non hanno la nostra protezione.»
«Che protezione?» chiese Lilian.
Jabura le spiegò: «Gli agenti del Cipher lavorano spesso a contatto con i Nobili Mondiali, ma esistono delle leggi che impediscono ai nobili di schiavizzarci, o roba simile. Scemi come sono, saboterebbero il loro stesso servizio di sicurezza per uno schiavetto nuovo.»
«Ma tutelano gli agenti del Cipher, non i marinai semplici o gli equipaggi.» terminò Fukuro. Il sottotesto era palese: il rischio era incrociare i Draghi Celesti sulla nave e trovarsi schiavo perché sì.
«Ma quindi anche io…?» si preoccupò la ragazza. Lei non era un’agente: formalmente era solo una segretaria.
«Tu sei con noi, non ti devi preoccupare.» la rassicurò Jabura. «E comunque, i Nobili sicuramente rimarranno segregati in certe stanze, non bazzicheranno le nostre cuccette e non verranno in mensa a mangiare, garantito.»
«Chapapa, Califa ti manda queste!» cambiò argomento Fukuro tirando fuori una busta di carta anonima: era una busta di quelle da negozio, piuttosto grande, per contenere giacche o cappotti appena acquistati.
«Califa?» aggrottò le sopracciglia Lilian.
«Califa?» disse allo stesso tempo Jabura.
Califa che mandava cose alla segretaria? Califa poteva essere molto diffidente nei confronti degli estranei, e sembrò strano che potesse "mandare qualcosa" a una ragazza che a mala pena incontrava al mattino da un paio di mesi.
Fukuro diede la busta a Lilian, e lei perplessa aprì le due maniglie di carta e osservò l'interno; erano tutti capi d'abbigliamento imbustati: magliette, felpe, pantaloni di felpa… persino calzini e due costumi interi, tutti neri. Nella trasparenza della plastica, si vedeva che tutti i capi avevano ricamato il simbolo del Governo Mondiale in bianco.
«Chapapa, è la tua prima missione ufficiale fuori da Catarina! Non hai l'uniforme nera come noi, ma devi almeno avere il merchandising ufficiale.»
«Oh… bene…» balbettò Lilian, sorpresa. Poi sorrise: «Grazie!»
Aprì una busta ed estrasse una maglietta di cotone nero; sul cuore c'era un piccolo taschino decorativo, e sopra al taschino c'era ricamato il simbolo con le cinque sfere.
«Io metto sempre la felpa!!» informò fieramente Fukuro, slacciandosi la cerata da marinaio e mostrando fiero il petto: aveva la felpa del Governo Mondiale nera, con un simbolo gigantesco. «E ho anche la maglietta» disse sollevando la maglietta sulla pancia. «E la canottiera. E i pantaloni. E le mutand-»
«Basta così, abbiamo capito, andiamo a bordo.» tagliò corto Jabura, trascinando l'amico a bordo della Saint Merrì.
La capitana della nave si chiamava Vivienne Montparnasse, era una Governativa di circa quarant’anni dai capelli neri e mossi, e aveva giurato che quella era l’ultima volta che accettava una traversata con dei Nobili a bordo. Il compenso non ripagava tutto lo stress per gestire loro e le situazioni che creavano.
Aveva finalmente tranquillizzato i marinai e dato l’ordine di salpare. Aveva disposto che i Nobili alloggiassero nella sua cabina e nel suo ufficio, con il bagno privato e la biblioteca, che per fortuna si trovavano in un ponte separato dal resto degli alloggi, e aveva ordinato che nessuno dei marinai semplici andasse in quella zona, per evitare di far correre loro dei rischi. Gli agenti del Cipher di servizio su quella nave, invece, avrebbero concorso a fare da cuscinetto tra i Nobili e l’equipaggio, cercando di aiutare come possibile.
Jabura, Fukuro e la segretaria erano dei passeggeri di seconda classe: avrebbero alloggiato in due cabine, una per i due uomini e una per la ragazza, avrebbero mangiato alla mensa con gli altri marinai e agenti, e teoricamente sarebbero rimasti ben lontani dai Nobili.
Alle nove di sera la Saint Merrì finalmente levò le ancore e si staccò dal porto di Catarina, con le vele gonfie del vento della notte; molti marinai erano rimasti a terra, non si erano fatti convincere. Gli equipaggi delle navi ormeggiate sul molo si rilassarono, i boccaporti venivano riaperti e timidamente le persone ricominciarono a popolare il porto.
Guardarono tutti con apprensione a quella nave che se ne andava, nel buio, con il cassero che beccheggiava gentile tra le onde morbide della notte: era come se una pericolosa nave infetta si stesse allontanando con il suo equipaggio maledetto.
