Chapter Text
Mancavano ancora dieci minuti all’inizio della lezione. Ves scorreva i suoi scarni appunti, controllando di avere tutto il materiale necessario.
Non conosceva nessuno degli altri studenti, ma la cosa la metteva a suo agio: non era tenuta a chiacchierare con nessuno e nessuno l’avrebbe disturbata. L’aula non era affollata, gruppetti di ragazzi qua e là chiacchieravano tranquilli, qualcuno leggeva.
Quando riportò l’attenzione alla scrivania, si accorse che il docente stava già prendendo posto. Non sembrava avere fretta di iniziare, si mise a scorrere il monitor sotto le sue mani.
Ves accese quello nel suo banco e controllò il nome: Professor Noora Equus.
Ridacchiò tra sé: che nome curioso!
Diede un’occhiata alla biografia: nato su Alderaan, aveva frequentato la Scuola di Xenolinguistica, per poi venire su Coruscant e specializzarsi in Robotica. La sua tesi di ricerca “Dignità ed Evoluzione della Cultura Androide” aveva fatto scalpore nel mondo accademico e attirato l’attenzione dei media per un po’. Proprio per questo, aveva avuto i suoi guai con la legge, convinto sostenitore dei diritti dei droidi, aveva partecipato e organizzato parecchie manifestazioni dentro e fuori il Campus.
«Un tipo ribelle!» mormorò Ves tra sé sorridendo.
A guardarlo sembrava un uomo ordinario: indossava giacca e pantaloni grigi, la divisa non ufficiale di tutti i docenti, capelli scuri, corti e ben pettinati, il viso e le mani illuminati da una lieve abbronzatura.
«Signori: prendete posto, per cortesia.»
Fece una pausa, dando il tempo agli studenti ti sedersi e sistemarsi.
«Vi do il benvenuto al mio corso di studi. È bello vedere che siete ancora in tanti a voler imparare le lingue minori della Galassia.»
Prese un piccolo olocom dalla scrivania e fece due passi.
«Domandatevi perché studiare le lingue minori. Tutto sommato, il Galattico Standard viene parlato ovunque valga la pena andare. E sicuramente non basterà una vita intera per visitare tutti i settori della Galassia e parlare davvero tutte queste lingue. E allora, perché? Perché le studiamo?»
Pausa.
«Non c’è una risposta giusta o sbagliata. Mi interessa davvero sapere perché siete qui.»
«Perché mi manca un esame per finire l’anno!» esclamò una voce di ragazzo dietro di lei.
Non si disturbò nemmeno a girarsi, ma alcuni ridacchiarono.
Il professore sorrise, annuendo.
«Certo, c’è anche questa necessità, no?»
«Io sono qui perché voglio entrare in Accademia. Conoscere le lingue è importante per la mia futura carriera.» rispose una ragazza.
«Nessuno è qui per conoscere il professore ribelle? Mi sento quasi offeso.» esclamò Equus, fingendosi scandalizzato.
A ridacchiare furono solo le ragazze, questa volta. Anche Ves sorrise.
«Sentite. Vi riporto cosa mi rispose un ragazzo, un paio d’anni fa. Questo ragazzo era molto sveglio e si rivelò il migliore studente che io abbia mai avuto. Almeno finora.»
Si portò davanti alla scrivania.
«Mi rispose: “Perché il futuro è sempre in movimento. Quelli che oggi sono i nostri nemici, un giorno potrebbero essere i nostri alleati. E quelli che ora sono nostri amici, domani saranno i nostri oppositori più agguerriti.” Secondo voi cosa voleva dire?»
Ci fu un brusio nell’aula, ma nessuno osò rispondere.
Si spostò ancora, portandosi ai bordi della pedana. Premette un pulsante sull’olocom: una voce bianca, una donna o forse un bambino, iniziò a cantare in una lingua sconosciuta, un brano delicato e struggente.
Quando fu finito, durò pochi secondi, il professore riprese a parlare.
«Questa è una ninna nanna yalariana.»
«E dove si trova? » chiese il ragazzo che aveva parlato prima.
«Yalara? È il sistema più remoto dell’intera Galassia. Vi chiederete perché questa ninna nanna sia così importante. Vedete, si sa poco di questo pianeta, è selvaggio, privo di materie prime rilevanti, è un mondo freddo e buio, la loro stella si sta spegnendo. La popolazione è scarsa e quei pochi che nascono, lasciano il sistema per raggiungere altri pianeti vicini dove poter avere un futuro. Ci sono stato, diversi anni fa, insieme a un gruppetto di archeologi e geologi: ho studiato la loro cultura e parlato con la loro gente. Quasi tutti vecchi. Ma erano felici di avere degli stranieri, nessuno visitava il loro pianeta e pensavano che la Repubblica si fosse dimenticata di loro.»
«Ci siete rimasti molto?»
«Un anno galattico standard. Io ho raccolto quanto più materiale linguistico e storico potessi. I miei colleghi hanno recuperato manufatti antichi, resti di animali estinti da secoli. Quando siamo partiti è stato molto emozionante. Alcuni dei giovani sono venuti con noi, volevano raggiungere Naboo, Alderaan, Coruscant, volevano studiare.»
Ci fu un brusio. Ves si girò verso un paio di colleghe. Una delle due, intuendo la sua perplessità, si chinò verso di lei.
«Lo studente di cui parlava prima è yalariano.»
«Questa ninna nanna nasceva come canto di resistenza. Yalara era, millenni fa, uno dei più importanti centri della Vecchia Repubblica. Ma quando i Sith si staccarono dall’Ordine Jedi, Yalara divenne un territorio conteso tra le diverse fazioni Sith. Quando i Sith scomparvero, venne abbandonato a se stesso. Ci vollero diverse decine di anni perché Yalara tornasse a far parte della Repubblica, ma ormai era un mondo in rovina e rimase fuori dalle rotte commerciali.»
Ci fu un pesante silenzio. Il professore riavviò l’audio e tornò a sedersi alla scrivania.
«Abbiamo il dovere di ricordare le Culture Estinte, tenerle vive e studiarle, continuare a parlare le loro lingue. E se dovessimo smettere di parlare, allora potremo cantare.»
