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L'attacco di Mukuro
Reborn accarezzava la testa della pappetta verde che era diventato Leòn. Aveva assunto quella forma indefinita, a seguito di infinite trasformazioni confuse avvenute rapidamente.
"… Era successa la stessa cosa quando Dino è stato in pericolo veramente per la prima volta…" pensò. "Vuol dire che questa volta il mio allievo rischia davvero la vita".
Corrugò la fronte ed espirò dalle narici.
"Sembrava una cosa tra ragazzi. Qualcuno stava attaccando i giovani più forti della città, ma senza infastidire gli adulti".
Incrociò le gambe e si sedette per terra, il ciucciotto al suo collo pesava sul suo petto. Sentiva le sue energie fluire via e il suo collo bruciare.
"Dino ne è uscito forgiato, ma anche così diverso. Deciso anche ai sacrifici, da quel momento in poi non è sembrato riuscire più a fare parte di nessun mondo o andare d’accordo con nessuno. Con in mano la sua frusta di fuoco, ha finito per perdere tutti coloro che amava come se la maledizione fosse scesa sulla sua vita".
Ondeggiò a destra e a sinistra, mentre un rivolo di sudore gli scendeva sulla fronte sotto il cappello.
"La cosa è seria. Cavallone mi ha detto che Rokudo Mukuro ha sterminato un’intera famiglia".
Guardò le fotografie e corrugò la fronte. "Eppure, ogni volta che guardo la foto di Rokudo, sento che mi sfugge qualcosa. Come se mi fossi dimenticato qualcosa di importante".
Osservava la fotografia di Lancia con una smorfia sul viso infantile. "Non può essere una cosa così banale. Non ha senso vi sia stata un’evasione in massa dai Vindice, solo i Vongola hanno accesso ai codici per fare qualcosa del genere".
Estrasse la lista che Fuuta, il ragazzino rapito legato alla Stella delle classifiche, aveva stilato. Era una copia di quella che stava visionando Mukuro.
C’era il simbolo di un leone dorato, quello dei Vongola, e nella lista stilata dalla visione della dea c’erano le classifiche dei minorenni più potenti dei Vongola e delle loro famiglie minori sul territorio di Namimori.
"Solo un Vongola può avergli dato il permesso di leggere questa lista a Mukuro, altrimenti il potere dell’omertà lo avrebbe ucciso sul posto".
Estrasse la lettera che gli aveva mandato il Nono, emanava le sue fiamme del Cielo e aveva la sua firma.
Intimava Sawada a sconfiggere Rokudo Mukuro, pena la sua morte e quella di tutti i suoi amici.
Reborn si grattò il naso. "Mi sembra una prova troppo dura e non faceva parte del mio allenamento" rifletté. "Se il Nono avesse avuto questa idea, me lo avrebbe dovuto sicuramente comunicare".
Posò gli incartamenti sentendo dei passi e vide Shamal entrare nell’infermeria vuota.
«Ti aspettavo…» si rivolse al dottore, con la voce più cupa che gli consentisse il suo tono da bambino. «Hai detto che avevi delle informazioni importanti».
Shamal annuì, si chiuse la porta alle spalle e controllò che il luogo fosse deserto e senza cimici. «Sicuramente hai notato che oggi una delle mie zanzare ha punto Kyoya».
Reborn si limitò annuire con espressione seria, ricordando quando era accaduto di fronte alla scuola, mentre Hibari parlava al cellulare, preoccupato delle continue aggressioni che si stavano sempre più avvicinando a lui.
«Il Nono mi ha chiesto di indebolire il ragazzo infettandolo con la malattia dei ciliegi» spiegò Shamal.
Reborn digrignò i denti. «Se me lo avesse detto chiunque altro non ci avrei creduto e gli avrei sparato come traditore» ringhiò. «Però con te è diverso… Mi hai aiutato quando sono diventato Arcobaleno. Voglio fidarmi…».
Shamal sospirò. Neanche io so a che gioco sta giocando Timoteo» mormorò. «Ti prego, proteggi Hayato».
«Non posso aiutarli. Il Nono mi ha ordinato di non intervenire» gli ricordò Reborn. «Però farò il possibile per indicargli la via giusta, te lo prometto».
