Work Text:
Solitudine. Silenzio. I fedeli compagni di una Sentinella, il cui dovere è fare la guardia ai confini dell’esistenza, senza lasciar passare alcun male. Il guardiano di coloro che non hanno difese contro i mostri, la lama che abbatte la malvagità per preservare la pace. L’ala che si dispiega e si libra sempre più in alto, tenendo a galla speranze e sogni. Sì, il dovere di una Sentinella─
“Tsubasa-saaaaan!!”
‘Ah, a quanto pare devo dire addio ai miei compagni’, rifletté Tsubasa, aprendo gli occhi. ‘Non sono mai stati affezionati a Tachibana, e il sentimento è reciproco. La mia meditazione dovrà attendere, a quanto pare.’
“Tsubasa-san!” Tachibana Hibiki irruppe nella sezione del giardino in cui era seduta la sentinella. “Oh, eccoti qui! Shisho ha detto che avevi il giorno libero, ma non pensavo sarebbe stato così difficile trovarti.”
“Tachibana, buongiorno.” Tsubasa sentì la bocca piegarsi in un piccolo sorriso. “Cosa ti porta da me oggi?” La ragazza simile a un criceto sorrise raggiante alla domanda.
“Finalmente sono in pari con tutti i miei compiti, e credo ci voglia una festa!” Un’occasione così rara e importante lo richiede sicuramente. “Ma le altre sono impegnate letteralmente tutte! A volte penso di essere sfigata.” Hibiki si accasciò disperata.
“Tutte? Davvero?” chiese Tsubasa, con un tono divertito che trapelava dalla sua voce.
“Ah-hah, tutte quante”, Hibiki balzò di nuovo in piedi e iniziò a contare con le dita. “Chris-chan ha preso in prestito Miku per oggi e ha detto che non ero invitata, le mie amiche di scuola vanno al cinema insieme e i biglietti sono andati a ruba, Kirika-chan e Shirabe-chan devono ancora mettersi in pari con i compiti, e non sono riuscita a trovare Maria-san, ma il signor Ogawa mi ha detto che aveva delle cose da sistemare con l’ONU... ma Shisho ha detto che potevo trovarti qui, e allora eccomi qui!”
“Eccoti qui...” fece eco Tsubasa con un sospiro. Non che non apprezzasse cosa stava cercando di fare suo zio, ma semplicemente non riteneva che quel giorno valesse la pena festeggiare come aveva fatto lui. Come faceva lei...
“A proposito, che succede?” La voce di Hibiki la distolse dai suoi pensieri. “Non credo di averti mai visto prendere un giorno libero senza ordine del dottore, ma oggi sei bellissima! Cosa c’è di diverso oggi?”
“Oh. Pensavo lo sapessi, ma...” Tsubasa si fece coraggio. “Il Comandante insiste che mi prenda un giorno libero per il mio compleanno. E mi chiede di rilassarmi in qualche modo.” Hibiki emise un sussulto di sorpresa.
“Non posso credere di essermi dimenticata del tuo compleanno, ci vuole proprio una festa!” Fece una pausa, notando l’espressione di Tsubasa. O meglio, la sua mancanza accurata. “Non ci sarà una festa più tardi? Sono sicura che tutti troverebbero il tempo, anche se adesso sono tutti impegnati.”
“Non ci sarà una festa,” affermò Tsubasa con naturalezza. “Perché io non lo festeggio.”
“Non ci sarà? Tu no?!” esclamò Hibiki, barcollando per lo shock. Si scosse, poi si avvicinò con un’espressione preoccupata. “Tsubasa-san... perché non festeggi il tuo compleanno?”
“È una cosa che non faccio da un po’ di tempo.” Tsubasa alzò le spalle. “Per un po’, niente mi è sembrato degno di essere festeggiato. L’ultimo anno è stato piuttosto impegnativo per noi, e probabilmente me ne sarei dimenticata del tutto se non me lo avessero ricordato. Non sono infelice, è solo che... non mi sembra più speciale come una volta.”
Hibiki la fissò perplessa per qualche istante. Poi, improvvisamente, sembrò capire tutto in un colpo, e stava quasi per dire istintivamente qualcosa, prima di ripensarci. Si guardò intorno pensierosa, invece, osservando il giardino fiorito, respirando l’aria profumata della primavera. Dopo diversi minuti trascorsi così, annuì tra sé e sé e si voltò di nuovo verso Tsubasa.
“Credo di aver capito”, disse con voce calma la portatrice del Gungnir, gli occhi accesi dalla determinazione. “A volte è così difficile, e sembra che non importi nulla. Ma penso che il tuo compleanno sia speciale, perché sei mia amica e sono così grata di esserci incontrate. Mi lasci provare a dimostrarti cosa intendo?”
Non serve a niente se non sorridi nel tuo grande giorno! Hai bisogno di tirarti su di morale, e io so esattamente cosa fare.
“Immagino che non possa far male”, acconsentì Tsubasa con una risatina. In un modo o nell’altro, aveva la sensazione che quella conversazione sarebbe comunque finita così. “Cos’hai in mente?”
“Grande!” esclamò Hibiki. “Usciamo per un appuntamento!”
“C-cosa?”
---
Dopo un breve attimo di confusione sulla terminologia, le due diedero inizio alla loro uscita. Sebbene l'atmosfera fosse un po’ imbarazzante a causa della riluttanza di Tsubasa, lei scoprì presto che l’allegria imperturbabile di Hibiki era più che all’altezza. Non ci volle molto perché la ragazza con la spada iniziasse a divertirsi. Il carattere della sua amica era davvero contagioso. Tuttavia, non poté fare a meno di notare lo schema che aveva osservato...
“Tachibana”, disse Tsubasa dalla rastrelliera di occhiali da sole che stava esaminando. “Ci hai condotto su un sentiero piuttosto familiare oggi.”
“Eh?” Hibiki si voltò da una maglietta che aveva attirato la sua attenzione, la voce piena di confusione. “Di cosa stai parlando?”
“Finora abbiamo fatto una passeggiata al parco, guardato le vetrine dei negozi di cianfrusaglie, visto un film insieme, mangiato del ghiaccio tritato e infine”, Tsubasa fece un gesto intorno a loro. “Shopping di vestiti. In sostanza questo è lo stesso ‘appuntamento’ a cui mi avete invitato tu e Kohinata poco prima dell’attacco lunare. Manca solo la compagnia di Kohinata.”
“Eheh, non è poi così simile, vero?” ridacchiò nervosamente la ragazza più giovane, grattandosi la nuca. “Voglio dire, era un film diverso, l’ultima volta abbiamo preso il gelato, e si svolge tutto in una zona diversa della città! Però sarebbe stato bello se Miku fosse venuta con noi... oh, e anche Chris-chan!”
“Non preoccuparti, mi sto divertendo”, ammise Tsubasa con disinvoltura. “Mi sembra solo che se il tuo obiettivo era rendere speciale il mio compleanno, sapere cosa mi aspetta dopo potrebbe interferire.”
“Immagino sia vero, eh.” Hibiki sorrise timidamente. “Di solito è Miku a organizzare tutto, è molto più brava di me. Allora devo inventarmi qualcosa di nuovo! Che ne dici di─” Un forte brontolio la interruppe, facilmente identificabile come il suo stomaco.
“Pranzare?” chiese Tsubasa divertita. “Dato che non serve a niente pensare a stomaco vuoto.”
Lo sapevi? Cantare a squarciagola ti fa venire una fame da lupi.
“Hai ragione! Conosco anch’io un posto adatto!” disse Hibiki a voce alta ed entusiasta. “C’è questo nuovo caffè a tema di cui ho sentito parlare proprio l’altro giorno. È perfetto per l’occasione!”
“Che tipo di caffè a tema?” Tsubasa sentì un po’ di apprensione insinuarsi in lei. Alcuni di quei luoghi a tema potevano essere piuttosto fuori dal comune.
“Sarà più divertente come sorpresa! Ti prometto che non resterai delusa.” La portatrice del Gungnir aveva un sorriso sfacciato mentre lo diceva. “Devo restare fedele al mio obiettivo, giusto? Anche se ti preoccupa davvero, potremmo sempre restare sul percorso e passare dalla sala giochi; questa volta so di poter vincere quel peluche per te!”
“Assolutamente no.” Tsubasa non voleva essere esposta di nuovo al verso stridulo da pterodattilo di Hibiki e tagliò corto ogni discussione uscendo dal negozio.
“Era uno scherzo, Tsubasa-saaan!” piagnucolò Hibiki dietro di lei, correndo per raggiungerla. “Aspetta, non sai dov’è il caffè!”
---
“Non mi sembra necessario”, commentò Tsubasa, riferendosi al suo attuale stato da bendata. Prima di tutto, era meglio non chiedere perché Hibiki avesse con sé una benda.
“Forse, ma è più divertente!” rispose Hibiki. “E poi, è come un esercizio per fare squadra (sinistra); ti fidi di me per portarti al bar in sicurezza (destra) e io mi assicuro che tu non sbatta contro nulla! (sinistra di nuovo) Lavoreremo ancora meglio come squadra (ooh, meglio se stai dietro di me) perché ce l’abbiamo fatta, sono sicura.”
“Ho piena fiducia in te, Tachibana”, disse Tsubasa senza un briciolo di astuzia, seguendo senza intoppi le sue istruzioni silenziose. “Anche se i tuoi piani possono essere poco convenzionali, non ci hanno ancora condotto fuori strada, nessuna delle due.”
“Aww, grazie!”
“Anche se una Sentinella dovrebbe sempre essere consapevole di cosa la circonda”, aggiunse. “Mi sono addestrata per essere in grado di muovermi sul campo di battaglia anche con la vista compromessa. Probabilmente riuscirei a cavarmela da sola, se necessario.”
“Ma così perdi (destra) il divertimento!” Tsubasa sospettava che Hibiki le stesse facendo una linguaccia, anche se non riusciva a vederla. “Comunque, dovremmo essere quasi... ci siamo! Bene, resta qui eee...” La benda venne strappata via. “Ta-dah!”
“Un caffè con i gatti? Tsubasa era sorpresa, ma sotto sotto deliziata. Poteva vedere diversi futuri amici pelosi sparsi per il locale e nei dintorni.
“Sì! Oh, aspetta, non hai allergie, vero?” Hibiki iniziò ad agitarsi. “Non ci avevo pensato quando ho scelto questo posto, allora─”
“Assolutamente no”, interruppe Tsubasa gentilmente. “È una bella sorpresa. Dovremmo entrare e ordinare in fretta, prima che il tuo stomaco si liberi dalla pancia e cerchi il cibo da solo.” E per avere più tempo con i gatti, tralasciò di dire.
Le due intonate si misero a sedere in fretta e iniziarono a leggere i menu. Con loro grande gioia, scoprirono che oltre a ordinare un pasto per sé stesse, potevano anche ordinare un pasto per i gatti. Tutto sul menu era adatto ai gatti, assicurava un’avvertenza, quindi qualsiasi combinazione di scelte era disponibile sia per i commensali umani che per quelli felini. Non servirono parole per capire cosa era ovvio fare.
“Alloraaa”, sorrise Hibiki dal punto dove aveva la testa appoggiata sulle mani. “Ti piacciono i gatti, Tsubasa-san?”
“Hanno molti tratti ammirevoli”, disse Tsubasa con semplicità, sebbene il tono di voce neutro fosse smentito dal sorriso sul suo volto. “Sono guerrieri nati, predatori aggraziati capaci di adattarsi alla maggior parte degli ambienti, dotati di una vigilanza, pazienza e ingegno senza pari. Pur essendo tipicamente solitari, chiunque possa vantare la fiducia di un gatto li troverà ferocemente leali sino alla fine”. Quando ricevette uno sguardo pieno di aspettativa, aggiunse: “Anche il loro pelo è molto piacevole da accarezzare”.
“Aww, che dolce!” ridacchiò Hibiki. “Non avrei mai immaginato che Tsubasa Kazanari, la idol di fama mondiale, avesse un debole per i gatti. Mi sento davvero onorata ad averlo scoperto!”
“Sì, beh,” Tsubasa si voltò, leggermente imbarazzata per quel trambusto. “Abbiamo tutti i nostri animali preferiti.”
“Sì! Io sono più un’amante dei cani, ma anche i gatti sono fantastici!” Mormorò Hibiki pensierosa. “Alcuni sono proprio piccoli buffoni adorabili. Dovresti vedere quello che continuavo a trovare incastrato tra gli alberi intorno alla Lydian!”
La conversazione venne temporaneamente interrotta dall’arrivo del cibo sul quale Hibiki, com’era prevedibile, si lanciò voracemente. Tsubasa preferì un approccio più misurato che le permettesse di tenere d’occhio quali gatti decidessero di venire a raccogliere la loro offerta. A pochi minuti dall’inizio del pasto, Hibiki boccheggiò sonoramente e iniziò a indicare l’ingresso.
“Tsubasa-san, quella gatta non ti somiglia un po’?”
Spostando lo sguardo nella direzione indicata, Tsubasa vide che la gatta in questione aveva un pelo grigio-blu, una corporatura forte e slanciata e occhi blu penetranti e profondi. Inoltre era appollaiata sopra l’ingresso, il che spiegava perché la sentinella non l’avesse notata prima. Era il punto perfetto da cui osservare l’intero caffè.
“Davvero l’incarnazione di cosa significhi essere una Sentinella...” mormorò Tsubasa con ammirazione. Un movimento con la coda dell’occhio la avvertì che un gatto arancione di dimensioni considerevoli si stava dirigendo verso il cibo lasciato per lui dagli umani. “In tal caso, questo sei chiaramente tu, Tachibana.”
“Eh?” Hibiki si voltò giusto in tempo per vedere il gatto affondare il muso direttamente nel cibo, in un modo che ricordava piuttosto bene le sue abitudini alimentari. “Ehi! Sei proprio cattiva oggi, Tsubasa-san.” Si voltò con la faccia imbronciata.
“È il mio compleanno; mi è concesso.” rispose Tsubasa con un sorrisetto leggero. Mentre continuavano a chiacchierare, un agile gatto nero con una chiazza di pelo bianco che gli scendeva dalla nuca fino alle spalle si avvicinò al gatto arancione e lo urtò leggermente. Il gatto che stava mangiando alzò lo sguardo dal cibo, brontolò affettuosamente e poi gli fece spazio. I due si strofinarono brevemente le guance prima di affrontare il cibo insieme, arricciando le code.
“Aww, ha anche una Miku!” tubò Hibiki.
“Sono entrambi gatti maschi, Tachibana.” disse Tsubasa impassibile.
“Cosa?! Come fai a dirlo da così lontano?” Hibiki emise un grido di incredulità e stupore. Anziché rispondere, la idol bevve un sorso di proposito.
La giovane portatrice del Gungnir fece numerosi tentativi di convincere Tsubasa a rivelare i suoi segreti mentre mangiavano, tentativi che lei respingeva in modi sempre più indiscreti. Prendere in giro la sua amica in modo così sfacciato e giocoso era sorprendentemente divertente. Anche nostalgico, benché non riuscisse a capire il perché...
Sei così facile da prendere in giro! Certo che continuerò a farlo, se continui a essere così carina.
Quando arrivò il momento di pagare, Hibiki ammise finalmente la sconfitta. Insistette che era un suo regalo, sia perché il caffè con i gatti era stata un’idea sua, sia perché era il compleanno della idol. Tsubasa non vide motivo di discutere, dato che avrebbe sempre potuto insistere per pagare la prossima volta. Inoltre, quel caffè sarebbe senz’altro diventato un appuntamento fisso della sua routine, se solo ne avesse avuto la possibilità. Avrebbe discusso più tardi i suoi programmi con Ogawa.
“Sei sicura di non voler rimanere, Tsubasa-san?” chiese Hibiki mentre uscivano. “Anche se non lo ammetterai, lo so che vuoi passare ancora un po’ di tempo con i gatti!”
“Sarebbe scortese da parte nostra indugiare”, rispose Tsubasa aprendo la porta. “Ci sono altri clienti che il personale deve servire, e... uao!” Fu interrotta da un gatto che miagolava forte e insistentemente verso di lei, mentre si infilava tra le sue gambe, creando un pericolo di inciampo molto concreto.
“Eheh, a quanto pare qualcuno non vuole ancora che tu te ne vada”, ridacchiò Hibiki, reclinando la testa mentre osservava il gatto. “Uh, non ti ricorda un po’ Maria-san?”
Il gatto aveva un pelo senza macchie color crema, che in modo abbastanza strano non arrivava fino alle orecchie, lasciandole nude e rosa. Ora che Tsubasa non cercava di andare da nessuna parte, il gatto era seduto davanti a lei, fissandola pieno di fiducia con i suoi occhi azzurri. Non vedendo alcuna controindicazione in un momento di indulgenza (per sé o per il gatto), lei si chinò per cedere alla richiesta di attenzione, solo per restare sorpresa un attimo dopo, quando il gatto le saltò tra le braccia!
“Di certo ha la stessa audacia”, borbottò Tsubasa, spostandosi in modo da non bloccare ancora la porta. Poi, a voce leggermente più alta, “Sei già soddisfatta o le tue richieste continueranno ad arrivare rapide e incessanti come il vento?” Il gatto rispose colpendo il naso della idol, facendole mettere il broncio e facendo ricominciare a ridacchiare Hibiki. Sconfitta su tutta la linea, Tsubasa iniziò a grattare la testa del gatto, tra le sue fusa entusiaste.
Mentre cercava di soddisfare le richieste di quel gatto oltraggioso, Tsubasa scoprì con la punta delle proprie dita un insieme variegato di cicatrici. Alcune erano frastagliate e disordinate, come spesso accade alle ferite della battaglia che guariscono da sole, altre invece erano nette e precise, chiaramente di natura chirurgica. Eppure, la pelliccia immacolata che nascondeva quelle ferite trasmetteva sicurezza e conforto, indicando che alla fine era stata trovata una famiglia amorevole. Una storia accessibile solo a chi si fidava totalmente, e Tsubasa poteva solo meravigliarsi del fatto che quella fiducia le fosse stata concessa tanto facilmente. Cosa c’era in lei che faceva credere al gatto di essere al sicuro?
Con la coda dell’occhio, Tsubasa notò che Hibiki stava saltellando gioiosamente in silenzio. Aveva tirato fuori il telefono e chiaramente aveva già scattato diverse foto, e continuava a farlo senza vergogna mentre la idol alzava un sopracciglio divertito. Dopo aver finalmente scattato tutte le foto che voleva, la più giovane delle due ragazze mise via l’apparecchio prima di stringersi le mani al petto, come se si stesse sforzando fisicamente di contenere l’eccitazione.
“Awww, vorrei tanto avere un gattino caldo e morbido che vuole le coccole!” esclamò Hibiki. Emise un sospiro esageratamente teatrale e si guardò intorno con un desiderio sconsolato, rianimandosi alla vista di un piccolo gatto bianco. “Magari anche questo si sente solo!”
“Stai attenta Tachibana, se agisci di fretta e in modo sconsiderato potresti─” Tsubasa sussultò al guaito emesso da Hibiki quando venne graffiata. “─spaventarlo. Ho cercato di avvertirti.” Il gatto tra le sue braccia si strofinò di nuovo il naso perché aveva tralasciato di grattarlo per mezzo secondo. Lei sospirò e tornò al suo incarico designato.
“Ahah, è proprio come quando abbiamo incontrato Chris-chan la prima volta,” Hibiki si accarezzò la guancia graffiata, leggermente mortificata. “O quando cerco di sorprenderla con un abbraccio. O─” Il suo telefono cinguettò un avviso, che lei controllò rapidamente con un’espressione scioccata. “Ach! Ci stavamo divertendo così tanto insieme, che mi ero dimenticata della cosa che dovevo fare più tardi al sottomarino, ma più tardi è adesso! Devo andare o farò tardi!”
“Allora permettimi di accompagnarti lì, Tachibana.” Tsubasa alzò una mano per prevenire le proteste della sua compagna Intonata, con grande disappunto del gatto. “Come sai, non ho nessun altro posto dove andare oggi, e ti posso garantire un arrivo puntuale.” Non ebbe il coraggio di ammettere che anche lei non era pronta a restare di nuovo sola oggi.
“Se insisti, immagino di non poterti dire di no, hehe!” disse Hibiki con un sorriso allegro ma confuso. “Ma come pensi di portarci lì in fretta?” Tsubasa sorrise compiaciuta.
“Così.” La idol si spostò di lato, rivelando una delle sue moto parcheggiate lì vicino, con un paio di caschi appoggiati sopra. Tuttavia, il suo tentativo di essere garbata fu sventato dal gatto, che decise di voler scendere subito, appiccicando le zampe alla faccia alla idol e dimenandosi selvaggiamente. Dopo essere stato posato a terra con cautela, il gatto si allontanò lentamente, sferzando la coda. Tsubasa rimase perplessa, quel gatto era davvero un enigma per lei. Per fortuna la sua amica era concentrata su qualcos’altro.
“Uao, posso fare un giro sulla moto di Tsubasa-san!” esclamò Hibiki, prima di aggiungere timidamente: “Sei sicura che non siamo saltate al mio compleanno in anticipo?” Tsubasa le lanciò semplicemente uno dei caschi, e lei lo accettò con una risata e un sorriso.
---
Hibiki rimase in silenzio per buona parte del viaggio, anche se probabilmente era dovuto più alla rumorosità intrinseca della moto che ad altro. Però canticchiava; qualcosa che Tsubasa percepiva più che udire. Sembrava la melodia di una canzone dei primi tempi delle Zwei Wing, anche se non ne era certa. In ogni caso, suscitava un senso di nostalgia, che Tsubasa ora si rendeva conto di aver sentito spesso quel giorno.
Un lampo di capelli arancioni selvaggi. Risate. Occhi scuri che brillavano di gioia e un pizzico di malizia.
‘Ah, ecco perché... ’
Ma qualsiasi altro pensiero in tal senso avrebbe dovuto aspettare, dato che la coppia aveva raggiunto il quartier generale mobile della SONG. Ancor prima che la moto si fermasse completamente, la portatrice del Gungnir si era già lanciata verso l’ingresso. Tsubasa la seguì a passo svelto, scossa internamente dal turbinio di pensieri e sentimenti che la sua amica le aveva ispirato senza accorgersene.
Una volta dentro, Hibiki rallentò decisa, sebbene si muovesse a una velocità ancora inopportuna per gli stretti corridoi del sottomarino. Tsubasa inspirò profondamente per lanciare un avvertimento ma le parole le si strozzarono in gola, quando anche questa situazione la riportò momentaneamente indietro nel passato. Non riusciva a identificare esattamente cosa provasse al riguardo, sapeva solo che era troppo, e il suo cuore si strinse al ricordo. Nessuna delle due ragazze notò il muro di tessuto rosso che girava l’angolo finché Hibiki non ci andò a sbattere con la faccia.
“Attenta, signorina Hibiki!” La voce profonda e allegra di Genjuro Kazanari, comandante della SONG, riempì il corridoio. “Qualcun altro avrebbe potuto venir steso da te, se vai in giro caricando in quel modo. Dove vai così di fretta?”
“Ahah, scusa Shisho! Non voglio fare di nuovo tardi, ma starò più attenta. Promesso!” E così di botto, Hibiki se ne andò di nuovo, lasciandosi alle spalle un paio di Kazanari perplessi.
“Ancora in ritardo, eh?” Genjuro si grattò il mento pensieroso. “Ho forse fissato un appuntamento e poi me ne sono dimenticato? Mmm... ”
“Comandante.” Tsubasa salutò lo zio, trasalendo impercettibilmente a quanto suonasse rigida, persino al suo stesso orecchio.
“Ah, Tsubasa! Non ti avevo vista.” Genjuro incrociò le braccia e assunse un’espressione severa. “Spero che tu non voglia saltare il tuo giorno libero. Prendersi del tempo per rilassarsi è una cosa molto seria!”
“Niente affatto. Io... mi sono divertita più del previsto.” Non si era resa conto di quanto la sua affermazione sarebbe apparsa sincera. “Tachibana si è presa la responsabilità di vedere che lo facessi. Come sospetto che sperassi tu.” Concluse con enfasi.
“Colpevole del reato ascritto!” Lui fece l’allegro impenitente. “Riesci sempre a ignorare lo spirito della mia richiesta, pur seguendolo diligentemente alla lettera. Questa volta però, la signorina Hibiki è stata la mia arma segreta. Ha talento nel tirar fuori il meglio da chi la circonda.”
“Sì, certamente.” Tsubasa sentì le labbra piegarsi in un sorriso, e per un po’ ci fu un silenzio confortante. Ma ricordare i bei momenti che Hibiki aveva portato con sé riportò inevitabilmente l’Intonata ai pensieri che stava evitando. Che non poteva più evitare.
“Mi ricorda Kanade.” Le parole le uscirono dalla bocca senza preavviso, come una diga che finalmente cede alla pressione.
“Capisco.” Genjuro la guardò con un’espressione impassibile ma attenta. “Cosa ne pensi?”
“Non ne ho idea! È così simile a lei eppure no, e io─!” Tsubasa trattenne le lacrime, mentre anni di sentimenti complicati salivano in superficie. “Nessuno potrà mai sostituirla! Non volevo... non voglio che nessuno lo faccia! Ma─” Fece una pausa mentre le lacrime cominciavano a rigarle il viso. “L’ho fatto comunque?”
“No”, disse dolcemente suo zio, abbracciandola. “L’ho visto anch’io. Ma la signorina Hibiki ha tante differenze con Kanade quante ne ha di somiglianze. Ma tu lo sapevi già; hai detto proprio questo, non è vero?”
“L’ho fatto...” disse Tsubasa lentamente, mentre i suoi pensieri si ricomponevano. “Mi ammira, proprio come io ammiravo Kanade. Ma a differenza mia, non è persa. Sa dove porta la sua strada, e io non sono la luce che la guida.”
“Questo volevi?” domandò Genjuro.
“...No, suppongo di no.” rispose Tsubasa dopo un attimo di riflessione. “Quello che volevo era non aver mai perso Kanade e farla pagare a chi me l’ha portata via. Ma poi Tachibana mi ha aiutato a capire il sogno che Kanade stava inseguendo, e non lo cambierei per niente al mondo. Non cambierei la nostra amicizia per niente al mondo. Nemmeno se volesse dire... ”
“Sarebbe orgogliosa di te.” La sua rassicurazione arrivò con una pacca sulla spalla.
“Lo so,” e in qualche modo Tsubasa rise mentre lo diceva. “Anche mentre stava morendo, Kanade ha cercato di dirmi di andare avanti. Avevo troppa paura per capire, e ancora più paura di esaudire quel desiderio. Eppure la mia paura è cresciuta di nuovo quando ho capito che forse... sono andata avanti.”
“Quella paura è ancora con me,” continuò. Ma non mi nasconderò più. Se continuassi a farlo, i sogni di Kanade, i miei sogni, non potrebbero mai diventare realtà. Non la dimenticherò mai, ma non permetterò più alla mia paura di contaminare quei ricordi. Finché avrò vita, saranno una fonte di forza.”
Tsubasa si liberò dall’abbraccio, con un sorriso sul volto. Affrontare quei ricordi angoscianti le era sembrato come giocare col fuoco, una minaccia costante di consumare tutto ciò che era. Ma ora, trovata la forza di fare quel passo, si sentiva rinascere dalle ceneri del proprio dolore. Avrebbe ripreso il volo e, sebbene non ci sarebbero mai più state due ali, non sarebbe stata nemmeno sola. Mentre si asciugava le lacrime, Tsubasa scoprì di conoscere la strada da seguire.
“Grazie, zio”, chinò rispettosamente il capo. “Non fosse stato per te, avrei continuato a credere che la solitudine mi si addicesse, senza mai rendermi conto di quanto fosse solitaria.” Genjuro rispose con un sorriso ebete e un pollice alzato.
“Sono contento di essere stato d’aiuto!” I suoi lineamenti si addolcirono in un orgoglio silenzioso. “Ma il mio ruolo in tutto questo è stato marginale, se si considerano tutti i dettagli.” Tsubasa annuì.
“Intendo ringraziare anche Tachibana la prossima volta che la rivedrò.”
“Non sottovalutare il tuo ruolo nell’andare avanti, Tsubasa”, Genjuro le posò una mano sulla spalla. “La signorina Hibiki tende sempre la mano agli altri, ma è stata una tua scelta accettarla ogni volta.” Tsubasa aggrottò la fronte.
“Non ho sempre scelto di farlo”, commentò con tristezza.
“Conta solo che tu l’abbia fatto,” le diede una leggera stretta sulla spalla e poi se ne andò. “Lascio fare a voi due!” Prima che potesse chiederglielo, Hibiki apparve barcollando, il viso velato da una disperazione esageratamente drammatica.
“Avevo segnato la data sbagliata sul calendario...” La ragazza tutta scomposta si rianimò alla vista di Tsubasa, poi aggrottò la fronte. “Tsubasa-san? Qualcosa non va? Sembra che tu abbia pianto!”
“Niente affatto, Tachibana,” Tsubasa fece del suo meglio per rassicurarla. “Com’è che dici sempre?”
“Sto bene, andrà tutto bene?” chiese Hibiki, diventando visibilmente confusa.
“Sì, queste parole sono perfette per la situazione attuale,” concluse l’Intonata dai capelli blu. Sebbene ancora visibilmente confusa, la sua amica accettò la spiegazione senza problemi. Dopo circa un minuto di silenzio imbarazzante, fece un respiro profondo ed esalò. Avrebbe dovuto parlare prima, ma meglio ora che mai.
“Tachibana, vorrei ringraziarti per tutto quello che hai fatto per me.” Tsubasa parlò con un sorriso sincero. “Sei una cara amica su cui posso sempre contare, e spero solo di essere all’altezza di te in questo ruolo.”
“Vorrei anche scusarmi per come mi sono comportata quando ci siamo incontrate la prima volta. In un momento in cui avrei dovuto guidarti e incoraggiarti, ti ho solo disprezzato e ti ho lasciata a cavartela da sola. Farò tutto il necessario per guadagnarmi il tuo perdono.” Fece un inchino profondo.
“Ahah, ti ho già perdonato per tutto questo...” Hibiki si accarezzò la nuca con fare timido. “...Però, sono contenta di sentirtelo dire, Tsubasa-san!”
“Nonostante ciò, è stato scortese da parte mia lasciarti senza delle vere scuse per tutto questo tempo. E avrei dovuto dire prima anche questo”, Tsubasa la guardò negli occhi, lasciando che il suo sorriso diventasse ampio e caloroso. “Sei una degna erede di Kanade, Hibiki. Lo sei sempre stata.”
In modo per nulla sorprendente, gli occhi di Hibiki si riempirono rapidamente di lacrime di gioia e lei si lanciò in avanti per stringere l’amica in un abbraccio. Tsubasa ricambiò il suo affetto come meglio poté, anche se anche quando era regolarmente oggetto di tanto affetto, non era mai stata così brava a ricambiarlo. Meno male che le portatrici del Gungnir non sembrano mai preoccuparsene più di tanto. Dopo circa un minuto, parlò di nuovo.
“Penso che mi piacerebbe una festa, dopotutto”, Tsubasa si sentì per un attimo di nuovo una bambina, nervosa e timida. “Se non è troppo disturbo, ovviamente.” Hibiki fece un paio di passi indietro, un sorriso felice e determinato sul volto.
“Assolutamente! Lascia fare a me, Tsubasa-san”, tirò fuori il telefono e iniziò a digitare velocemente. “Non ti deluderò! Ti prepareremo la festa migliore possibile!”
Lascia fare a me, Tsubasa! Non te ne pentirai, te lo prometto!
Per un attimo, Tsubasa poté quasi vedere una ragazza dai capelli selvaggi e fiammeggianti in piedi accanto a Hibiki, raggiante di orgoglio. Sbatté le palpebre e la visione svanì, ma il suo sorriso rimase. Ridacchiò con dolcezza, chiudendo gli occhi mentre si appoggiava a un muro lì vicino.
“Naturalmente. Conto su di te, Tachibana.”
