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Ritrovo del paese
Giotto si sporse e prese la mano di una fanciulla, posandole un bacio vicino alla pelle. «Sono davvero felice di poter servire un’anima così bella» sussurrò. «Raramente ho visto un cuore così puro».
La giovane arrossì e ridacchiò.
Giotto si mise a chiacchierare con diverse giovani, le riempieva di complimenti e a ogni suo movimento sembrava brillare.
Federico gli passò il braccio intorno alle spalle e lo guidò fino al bancone.
«Fratello, non dovresti infastidirle tutte» si lamentò, facendolo accomodare seduto. «O i bravi cittadini del paese saranno costretti a nascondere figlie e forse persino le cavalle».
Kozarto si affacciò, riconoscendo Giotto, e gli domandò: «Posso offrirti qualcosa da bere?».
Giotto gli fece un largo sorriso e si accomodò, facendo ondeggiare il lungo mantello nero sulle sue spalle. «Certamente» rispose, passandosi l’indice sotto il naso. «Dobbiamo festeggiare il mio nuovo gruppo. Sta facendo partire una vera rivoluzione».
«Ssssh, non dovresti urlare così» bisbigliò Kozarto.
«Noi Vongola siamo una vera e propria famiglia!» strepitò Giotto. «Voglio che tutti sappiano dei miei amici e del legame che ci unisce. Delle giuste cause per cui combattiamo come vigilantes».
Federico ordinò da bere anche per sé. «Fratello, ti va se parliamo un attimo?» domandò, guardando il più giovane gesticolare.
«Certo» rispose Giotto eccitato, i suoi occhi azzurri brillavano di riflessi blu. «Ti vedo sempre più raramente ultimamente e…».
«Mentre parliamo, lasciami darti un consiglio gratuito: parla di meno».
«Cosa?».
«Sorridi di più».
«Ah».
«Non far sapere loro cosa sei contro o cosa sei a favore» concluse Federico. Kozarto, annuendo vigorosamente, concordò: «Ha ragione tuo fratello, dovresti ascoltarlo, Boss».
Giotto fece una smorfia. «Non potete essere seri, bisogna trovare un’ideale per cui essere anche pronti a morire».
