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Amore semplice
Giotto strinse la chitarra tra le braccia e si mise a suonare, saltellava sul posto, scottandosi i piedi, il vento gelido della notte gli scompigliava i capelli color oro.
Era sotto la finestra del palazzo divino che era atterrato di fronte al suo castello.
Giotto pensava: "Spero di non venir scoperto dalle guardie di mio padre".
«Questa è una serenata che canto soltanto per te. Affacciati alla finestra in questa notte bollente perché voglio vedere solo te, il mio cuore batte così forte.
Vieni da me e danzeremo al chiarore della luna. Sei pronta? Affacciati alla finestra e vieni da me.
Sei bella come il mare, mi ricordi una conchiglia.
Tu sei come una conchiglia, mia dolce Sephyr» cantò a squarciagola.
Una figura femminile si affacciò e gli sorrise. «Una conchiglia?» domandò. "Nessuno ha mai osato dedicarmi parole così semplici, ma così piene di sentimento. Ha un che di coinvolgente" pensò.
Giotto le rispose: «Le conchiglie non conoscono le parole, eppure nel loro suono così semplice è descritto tutto il mare».
Sephyr gli disse: «Mi hai convinto». Si lasciò cadere dalla finestra, facendo ondeggiare la lunga veste candida. Giotto la afferrò al volo e cadde seduto sulla sabbia, ridacchiando, stringendola a sé, la baciò.
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