Chapter Text
«Ancora non ti sei stancato di questo gioco del silenzio del cazzo?», sibila Mickey a denti stretti, sfidando con lo sguardo il Gallagher che, sdraiato sul letto a fissare il soffitto, non accenna a proferire parola.
«Io ti dico che ti amo e, cristo…», impreca, mordendosi il labbro, incapace di continuare la frase. Ian solleva appena un sopracciglio, ma non dice nulla, non lo guarda nemmeno. «Che c’è, ti hanno strappato la lingua? Potresti anche mandarmi a fanculo, per quanto m’interessa». Entrambi, però, sono consapevoli che l’ultima parte della frase costituisce una bugia: a Mickey interessa, anche più del dovuto.
Ma, si sa, il Milkovich non è un santo e la pazienza non è propriamente il suo punto forte; aspetta ancora qualche minuto, scrutando torvo la figura imperturbabile di Ian, poi farfuglia qualcosa d’incomprensibile – ma sicuramente una bestemmia, Ian ci scommetterebbe – e si risolve ad alzarsi dal letto, facendo sollevare di qualche centimetro il materasso, ora libero dall’ingombro del suo peso. Ian torce appena il volto in sua direzione e stende il braccio, a sfiorargli la manica della maglietta; Mickey si volta, inevitabilmente attratto dall’effetto che quelle dita gli provocano, pur se attenuato dalla trama del cotone che si frappone all’unico punto di contatto tra i loro corpi.
«Te l’hanno mai detto che parli troppo, Milkovich?», sussurra Ian, avvicinando il polso di Mickey alle labbra e cominciando a baciare ogni frammento di pelle che incontra, man mano che si sbarazza del tessuto superfluo. E, all’improvviso, a Mickey non importa più che Ian resti in silenzio.
