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Patience and Progress; Dramione

Summary:

Il tema del perdono e della vera uguaglianza diventa il tema principale del nuovo anno: Hermione si rende conto che, sebbene hanno vinto la guerra, stanno tradendo i valori per cui hanno combattuto continuando ad escludere e giudicare.
E dato che Hermione Granger non ha alcun intenzione di venir meno ai suoi ideali, farà qualcosa per rimediare.

Notes:

Disclaimer:
I personaggi e l'universo narrativo appartengono a J.K. Rowling e agli altri titolari dei diritti di Harry Potter. Questa è un'opera di fanfiction scritta per divertimento e senza alcuno scopo di lucro. Tuttavia, la trama, i dialoghi, le descrizioni e ogni contenuto originale sono di mia proprietà intellettuale.

Nota necessaria:
Non autorizzo la ripubblicazione, la distribuzione o qualsiasi uso non autorizzato di questa storia senza il mio esplicito consenso.

(See the end of the work for more notes.)

Chapter 1: La pazienza

Chapter Text

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Incipe Incantatem

Ad Hermione Granger era sempre piaciuta l'atmosfera scolastica e in quel momento la adorava più di prima, l'idea malsana e fragile di poter avere la sua routine fissa, senza alcun imprevisto che le scombinasse la vita o il futuro, le rendeva i pensieri più leggeri. Le candele quella mattina illuminavano tutta la sala sopra le loro teste, mentre il cielo soleggiato risplendeva su di loro. La colazione era stata servita da pochi minuti, lei sedeva sempre al suo solito posto, dando le spalle a tutti gli altri tavoli dietro di lei, mentre Ron ed Harry erano difronte a lei con lo sguardo vispo su tutti gli altri presenti.

Il ritorno dalla guerra era quasi normale, non immaginava di rivedere la sala grande piena di alunni, sopratutto del primo anno. Eppure, c'erano quasi tutti.

«Vuoi le Gelatine Tuttigusti+1 oppure le Api Frizzole?» Ron allungò le caramelle verso Neville, a due posti di distanza da loro. Il moro alzò il capo dal tavolo, lasciando subito quello che stava mangiando con poca voglia.

«Sono più buone le Api Frizzole.» commentò Ginny al suo fianco, mentre con la forchetta giocava con il cibo nel suo piatto.

Hermione prese un altro biscotto dal piatto centrale a tavola e riposò lo sguardo sui suoi amici. «Sono più buone le gelatine Tuttigusti+1.» disse Neville, afferrandone un sacchetto dalle mani di Ron. Subito, slegò il filo che lo teneva chiuso e infilò la mano per rimboccarsene una mentre sorrideva.

Intanto, anche Luna si aggiunse al loro tavolo. «Ciao ragazzi.» prese posto accanto a Neville, che ancora gustava le sue caramelle. «Avete notato che il succo di zucca oggi profuma un po' di petali di Fuffolofi? Dev'essere una nuova miscela.»

Hermione si trattenne dal ridere, mentre Ginny alzava il sopracciglio confusa e le chiedeva - scioccamente - cosa fossero i petali di... qualsiasi cosa. Hermione si spinse in avanti per afferrare un bicchiere di succo di zucca ed odorare. Aveva sempre lo stesso profumo.

«Oh, i petali di Fuffolofi crescono solo nelle notti di luna piena, vicino agli specchi d'acqua incantati.» spiegò Luna con tono serio, guardando Ginny. «Hanno un profumo dolce, simile alla zucca caramellata, ma se li mangi mentre pensi a una bugia... ti fanno dire la verità. Una volta mio padre ne mise uno nel tè di zia Mildred per sbaglio. Fu un disastro.»

Intanto Neville sputò via una gelatina, facendola cadere nel piatto ricco di cibo di Ron. «Scusa, gusto vomito.»

La gazzetta del profeta fu poggiata al centro del tavolo, Harry fu il primo ad afferrarla.

"Nuova Direzione al Ministero: Kingsley Shacklebolt nomina i capi reparti della Rinascita Magica"

Dopo mesi di ricostruzione, il Ministero annuncia nuove misure per la sicurezza e l'istruzione magica. Si parla di una riforma completa dell'Azkaban e di una revisione degli incantesimi usati a Hogwarts.

Neville rise, afferrando una delle pagine successive. «Ron, questa è per te!»

"Nuovo record mondiale per il Mangiamostri Bulgaro: ha mangiato 43 zuccotti in 60 secondi"

«Potrei batterlo.» disse sputando il cibo davanti a lui.

Ginny alzò gli occhi al cielo, ormai era arresa alla maleducazione del fratello. «Quando avremo le selezioni di Quidditch?»

Luna afferrò la sua collana, era composta da un filo doppio che teneva una boccetta con dell'acqua dentro. «Sapete che questa collana riesce ad annullare i pensieri cattivi? Mio padre ha fatto una ricerca subito dopo la mia scomparsa

Hermione deglutì per un secondo, socchiudendo gli occhi come se qualcosa l'avesse punta. Ancora non era pronta a parlare della guerra così apertamente. Bloccò immediatamente il ricordo del Malfoy Manor che stava tentando di replicarsi dietro le sue palpebre.

«Domani.» rispose Harry a Ginny, leggendo il giornale.

Neville posò entrambi i gomiti sul tavolo, sbuffando. «Qualcuno di voi ha scelto cura delle creature magiche?»

«Oggi chi c'è al campo?» aggiunse la rossa, guardando Harry.

«Io ho scelto divinazione avanzata!» rispose Luna, a Neville.

Neville posò, allora, lo sguardo su Hermione. «Ho scelto difesa contro le arti oscure.» disse con tono dispiaciuto. «Ma ricordo che ti piaceva cura delle creature magiche, no?»

Luna riposò la collana sotto la camicia della sua divisa. «Sapete chi ha scelto con me divinazione avanzata

«Serpeverde.» rispose Harry alla precedente domanda di Ginny, sfogliando le pagine.

«Sì, ma ci sono quasi tutti i Serpeverde.» informò invece Neville, parlando della sua lezione di cura delle creature magiche.

Ron sbuffò, allora, fermandosi un secondo nella sua abbuffata. «Dobbiamo proprio parlare di loro anche a tavola, la mattina?»

«Ron, sei stato tu a dire che la pace è solo grazie all'integrazione, no?» domandò Ginny ridendo. «Oppure lo dicevi solo per un gruppo di ragazze ti stava ascoltando?» continuò ancora, portandosi poi una mano al petto. «Oh, Ronald Weasley il nostro Re, così benevolo!»

Ron arrossì, tornando al suo piatto. «Integrazione, certo! Infatti sono tutti tornati a scuola, giusto? È abbastanza così, non dobbiamo essere amici per la pelle, ora.» rispose lui ovvio.

Hermione rise, alzando gli occhi al cielo. «Luna, stavi dicendo qualcosa?»

«Sì, che Draco Malfoy è al mio corso di Divinazione avanzata!» annuì vigorosamente, facendo sbuffare ancora Ron. «Sarà un buon compagno di letture, sarò curiosa di leggere la sua tazza di caffè.»

«Almeno si tiene in disparte, con il suo gruppo.» commentò Harry, dovendo sporgersi leggermente con il capo verso destra per individuarlo dall'altra parte della sala.

«Forse vuole solo una buona valutazione. Le stelle non giudicano, dopotutto.» commentò Luna.

Ginny si accigliò. «Tu lo perdoneresti? Dopo tutto quello che ha fatto?»

Luna fece spallucce. «Non si tratta di perdonare. Si tratta di non lasciare che l'odio mi cresca dentro. Mio padre dice che se lo fai, ti ritrovi i capelli verdi e pieni di muschio.»

Ron tossì nel bicchiere dal ridere. «Sei sicura che non ti stia dando erbe strane, tuo padre?»

«Solo il mercoledì.» rispose Luna serissima. «O quando c'è la luna crescente.»

Hermione, che fino a quel momento era rimasta in silenzio, fece scorrere le dita sul bordo del proprio bicchiere. «In realtà... ha senso. A volte, è più difficile restare arrabbiati che perdonare. E poi, abbiamo combattuto per l'uguaglianza, no? Saremo tutti uguali, tutti amici.»

Per un attimo, calò un silenzio strano al tavolo.

Neville fu il primo a spezzarlo. «Comunque, Malfoy o no, io spero che oggi non ci diano da diserbare di nuovo l'area dei Muschiosauri. Ho ancora la terra sotto le unghie da ieri.»

«Muschiosauri?» chiese Ginny confusa.

«Creature magiche di secondo livello.» spiegò Hermione prontamente, sollevando lo sguardo. «Vivono sottoterra e si nutrono di suoni acuti. Hagrid li adora. Purtroppo.»

Ron scosse il capo. «Tornerei a dormire. Chiamatemi quando Hogwarts avrà un corso in "Sonni Profondi e Colazioni Infinite".»

✹⁎ ⋆* ✧ ★ ━ ★ ✧ * ⋆⁎ ✹

Hermione sedeva sugli spalti del campo di Quidditch, la pre-selezione iniziale per le squadre stava quasi volgendo al termine per Grifondoro e lei non poteva che essere più contenta. Chiuse il suo libro di pozioni e lo infilò nella tracolla, prima di alzarsi e iniziare a camminare verso il giardino principale, mentre sentiva ancora Ginny urlare direttive varie. Settembre era arrivato più soleggiato che mai e non voleva perdere tempo all'ombra, così raggiunse Luna su una panchina, non poco distante dal lago nero.

Intorno a loro c'era quasi tutta la scuola, che aveva avuto la stessa identica idea di Hermione. Da quando le rive del lago nero erano state dichiarate balneabili, molti ragazzi avevano iniziato a nuotare il pomeriggio, oppure giocare con la palla. Hermione non ci aveva ancora provato, due volte affacciandosi dalla sua torre aveva visto la piovra fare capolino dall'acqua e non aveva intenzione di incontrarla, anche se c'erano delle barriere divisorie magiche che proteggevano da quel pericolo.

Luna teneva un libro chiuso sulle ginocchia, ma non sembrava intenzionata ad aprirlo. Osservava l'acqua con la testa leggermente inclinata, come se stesse ascoltando qualcosa che Hermione non poteva sentire. Quando la vide arrivare, le fece spazio sulla panchina senza dire nulla. Hermione si sedette accanto a lei, lasciando la tracolla ai suoi piedi, e entrambe rimasero in silenzio godendosi il sole caldo sul viso.

«Non ti sei mai chiesta cosa pensi la piovra di tutto questo?» chiese Luna all'improvviso, senza distogliere lo sguardo dall'acqua che rifletteva il sole, con le sue leggere onde argentate. Sembrava un sogno, con tutta la collina e i borghi che si estendevano alle spalle, mentre il suono delle risate arrivava ovattato e lontano.

Hermione la guardò da sopra la spalla, poi tornò a fissare il lago. «Se è intelligente come dicono, probabilmente ci considera una specie di attrazione da circo.»

«O dei visitatori rumorosi in casa sua.» aggiunse Luna con un sorriso appena accennato. «Io credo che sappia riconoscere chi ha sofferto.» Hermione non rispose, si strinse le ginocchia con le braccia, inspirando profondamente. Avere una conversazione con Luna era sempre stato complicato, ma da quando la guerra era terminata anche la bionda non sembrava più parlare solo di esseri che non esistono e forze soprannaturali. Ogni tanto la notava assentarsi, e ritrovava in lei il volto che aveva avuto quella notte al Malfoy Manor. Poi, come tutti, si risvegliava, sorrideva e tornava a parlare di creature magiche invisibili.

«A volte mi sembra che tutto questo sia finto.» mormorò, più a se stessa che a Luna. «Come se fosse solo una pausa prima che qualcosa di peggio torni a succedere.»

«Non è finto.» rispose Luna con dolcezza, posandole una mano sulla spalla. «È fragile. E le cose fragili fanno paura perché sappiamo quanto ci tengono vivi.»

Un ippogrifo planò sull'acqua in quel momento, sfiorando la superficie con le zampe prima di risalire in volo con un grido acuto. Hermione lo seguì con lo sguardo, poi sospirò.

Luna lasciò andare un piccolo sospiro. «Oggi ho visto Draco Malfoy a lezione di Erbologia.»

Hermione non si voltò, ma le sopracciglia si sollevarono appena, impercettibilmente.

«Era seduto da solo. Nessuno lo voleva vicino.» continuò Luna, passandosi un dito sul dorso della mano con fare assente. «Ha sbagliato a trapiantare una Radice di Coda di Salamandra e la pianta gli ha morso il pollice.»

Hermione socchiuse gli occhi. «Non ha chiesto aiuto?»

«No. Ha fatto finta di niente. Ha incantato la mano sotto al banco. Ma poi ha sbagliato di nuovo, e la pianta successiva lo ha colpito con una delle sue spine. Gli è uscita una goccia di sangue dalla guancia. Nessuno ha detto niente. Nemmeno la professoressa.» Luna abbassò lo sguardo, giocando con l'orlo del suo libro. «Io gli ho passato un fazzoletto. Lui l'ha preso, ma non ha detto grazie.»

Hermione tornò a guardare il lago. «Non c'era nessuno dei suoi amici?»

Luna scosse il capo. «Credo cambierà lezione, anche lui.»

«Non è mai stato un asso in erbologia.»

«Gli serve per pozioni avanzate.» spiegò Luna ed Hermione annuì.

Hermione si voltò verso di lei. «E tu? Perché glielo hai dato, il fazzoletto?»

Luna la guardò per la prima volta davvero, con uno sguardo limpido e diretto. «Perché nessuno si merita di sanguinare da solo.»

Un attimo dopo, un gruppo di ragazzi corse vicino a loro, rincorrendo la palla che era finita tra i cespugli.

✹⁎ ⋆* ✧ ★ ━ ★ ✧ * ⋆⁎ ✹

Due sere dopo, la Sala Grande era illuminata da centinaia di candele sospese, l'aria profumava di arrosto di zucca e pane appena sfornato, lo scoppiettio del fuoco accompagnava le conversazioni a tono più basso della mattina. Hermione si era appena seduta accanto a Ginny, ancora in uniforme da Quidditch per un allenamento fuori programma, poi Ron si precipitò al tavolo dei Grifondoro con la faccia piena di entusiasmo e una coscia di pollo già stretta in mano.

«Ho sentito che il nuovo capitano di Serpeverde è Zabini.» annunciò, sedendosi come se portasse notizie di vitale importanza.

Ginny sollevò appena lo sguardo dal suo piatto, visibilmente meno colpita. «E quindi?»

«E quindi niente, è solo strano. Non era mai stato nemmeno in squadra prima. Potevano scegliere Montague o Vaisey. Ma no, Zabini. E indovina un po'? Niente Malfoy. Neanche come riserva.» disse Ron, quasi compiaciuto.

Hermione si morse l'interno della guancia. Le posate le tremarono appena in mano, così le poggiò sul bordo del piatto, senza toccare il cibo. Si voltò di spalle per intravedere il tavolo dei Serpeverde, il gruppo di Malfoy era sempre al centro della tavola, ma quasi tutti erano distanti da lui. Ron continuava a parlare, gli altri si univano alla conversazione ridendo. Hermione sentiva ogni parola come ovattata, e dentro di sé qualcosa si contraeva piano, ma con insistenza.

Avevano combattuto per un futuro migliore. Avevano parlato di uguaglianza, giustizia, seconda possibilità. Avevano vinto. Eppure eccoli lì, seduti nei loro gruppi, con i Serpeverde ancora trattati come una minaccia latente, come un'infezione da tenere sotto controllo.

Draco Malfoy non era un santo, questo Hermione lo sapeva meglio di chiunque. Ma lo ricordava con la bacchetta tremante in mano, nel mezzo della guerra, troppo spaventato per fare del male e troppo codardo per salvarsi davvero. Ricordava anche quando aveva abbassato lo sguardo, quella notte nella Sala della Necessità, mentre tutto bruciava intorno a loro.

«Sai cosa penso?» disse a bassa voce, più a se stessa che agli altri.

Ron si voltò con un pezzo di torta alla crema a metà. «Che Zabini non durerà neanche fino a Natale?»

Hermione scosse il capo. «Penso che stiamo facendo esattamente quello che abbiamo giurato di non fare. Stiamo scegliendo chi merita di essere incluso. E chi no.»

Ginny incrociò le braccia. «Stai parlando di Malfoy?»

Hermione annuì. «Lui, ma non solo. Tutti loro. Non possiamo pretendere un nuovo inizio se siamo noi i primi a chiudere le porte.»

Harry, a quel punto, si sporse in avanti, meno sicuro. «Hermione... lo sai cosa ha fatto.»

«Sì.» rispose lei, con gli occhi fissi negli occhi verdi del suo amico. «Lo so. Ma so anche chi siamo noi. E se ci dimentichiamo chi vogliamo essere, allora tutta questa pace... è solo una pausa.»

Ci fu un silenzio che durò qualche secondo. Ron posò la torta nel piatto, incrociando le braccia al petto con lo sguardo aggrottato. «Ma dai, Hermione... stai dicendo sul serio?» sbottò. «È Malfoy. Non è mai stato uno di noi, e non lo sarà mai. Ricordi come ci ha trattati? Anni e anni a farci la guerra, a insultarti, a voler diventare un Mangiamorte come il padre. Non è un povero emarginato.»

Neville, che era seduto più in là con una tazza di tè tra le mani, annuì lentamente. «Non voglio sembrare cattivo, ma Ron ha ragione su una cosa. Malfoy non è mai stato... gentile. Nemmeno lontanamente. E non è che si sia fatto in quattro per cambiare dopo la guerra. Sta sempre per conto suo.»

«Forse perché nessuno gli dà modo di dimostrare il contrario.» replicò Hermione con voce calma, ma ferma.

«O forse perché non vuole.» ribatté Ron, infastidito.

Ginny sospirò, poi si voltò verso Hermione. «Non ha torto, Hermione. Abbiamo lottato per cambiare tutto questo... eppure alcune cose sembrano congelate

Harry guardava il piatto davanti a sé senza toccarlo, poi sollevò lo sguardo. «So cosa vuoi dire, Hermione. Lo capisco. Ma... lui ci ha traditi. Più di una volta. Se non fosse stato per sua madre, Voldemort ci avrebbe uccisi tutti nel bosco. E non dimentico quello che ha fatto a Silente, o a Hagrid, o persino a me. Non posso ignorare tutto solo perché ora è solo.»

Hermione lo guardò con una tristezza profonda negli occhi. «Non ti sto chiedendo di dimenticare, Harry. Ti sto chiedendo di scegliere di essere migliore. Perché se nemmeno noi lo siamo, allora tutto quello per cui abbiamo combattuto non è servito a niente.»

Ginny si strinse nel mantello e tornò a guardare Hermione. «Se vuoi fare qualcosa... io ti appoggio.»

Ron sbuffò, riprendendo la torta. «Beh, cosa vorresti fare? Invitarlo al nostro tavolo? A lui e tutto il suo gruppo di... Serpi?»

Hermione deglutì, pensandoci. Guardò Ginny, poi tornò a guardare il tavolo dei Serpeverde. Non ci pensò due volte ed era conosciuta per i suoi comportamenti affrettati e istintivi, si alzò dal suo posto lasciando tutte le sue cose sulla panca ed iniziò a camminare verso la porta d'uscita della sala, poi superato tutto il suo tavolo, si voltò e andò verso il tavolo dei Serpeverde con passo svelto e spedito. 

Davanti al gruppo composto da Draco Malfoy, Blaise Zabini, Theodore Nott, Pansy Parkinson e Daphne Greengrass c'era un solo posto vuoto.

E lì si sedette Hermione.

«Ciao.»

Malfoy alzò lo sguardo dalla tazza di tè bollente, fumava tanto da appannargli il viso. «Granger?»

Qualcuno dalla sala grande urlava qualcosa di vagamente a doppio senso e dei fischi. «Come vanno le lezioni?»

Blaise, alla sinistra di Malfoy, alzò un sopracciglio. «Ti senti bene?» le domandò serio.

Lei si morse l'interno della guancia e guardò tutto il gruppo dritto in faccia, Pansy aveva il suo solito sorriso menefreghista mentre Daphne non aveva nemmeno alzato il capo verso di lei, si limava le unghie in silenzio.

«Ho sentito che erbologia non va bene.» continuò Hermione, guardando solo Malfoy.

«Vuoi vantarti?» chiese... confuso, posando la tazza di tè sul tavolo dopo averne preso un sorso.

«Oh, io non l'ho scelta proprio per quello, non mi va di sentire Mandragole urlare o altre cose...» rise leggermente, rendendosi poi conto con chi stava avendo quella conversazione. Si schiarì la voce, per tornare seria, ma fu interrotta.

«Già, quelle bastarde mi hanno morso come se fossi un primino. Ho cambiato corso alla prima lezione, preferisco Divinazione.» commentò Theodore Nott, sorridendo appena.

Hermione deglutì, spostando lo sguardo. «Odio divinazione, ho scelto Pozioni, Trasfigurazione, Incantesimi, Difesa Contro le Arti Oscure, Rune Antiche e Aritmanzia. Voi?»

«Stai davvero parlando di lezioni?» la tazza di Malfoy fece leggermente più rumore del solito quando toccò il tavolo, il volto era annoiato e stanco. I suoi occhi erano gelidamente assenti, non riconobbe affatto i sentimenti che negli anni precedenti li aveva incendiati. 

«Vuoi parlare di altro?» domandò di getto. Si rese conto dopo di quanto detto, così provò a spostare l'attenzione velocemente. «Sembra un buon tè, che gusto hai scelto?»

Hermione sentì le ossa gelarsi quando lui la guardò con i suoi occhi grigi, strinse le sue mani sul grembo e sperò che lui non la maledicesse oppure lo avrebbe avadato. Poi, Malfoy le spinse la tazza verso di lei. «Assaggia pure.»

Rimase immobile. La stava avvelenando? No, non poteva, lo stava bevendo lui poco fa, non poteva... poteva? Con qualche magia sotto il tavolo? Ma non stringeva la bacchetta e le sue mani erano state sempre visibili. Era un tipo di offerta di pace?

Deglutì, poi afferrò la tazza e assaggiò di scatto, senza pensarci. Strinse gli occhi e mandò giù un gran sorso, quasi scottandosi. Portò di nuovo la tazza sul tavolo, la tazza con stemma serpeverde, e abbassò lo sguardo mentre la assaggiava. Si leccò le labbra, era davvero buono.

«È davvero... è buono.» disse mentre Malfoy recuperava la sua tazza.

Lui la stava ancora guardando, studiandola in tutti i movimenti. «È tè Darjeeling.»

Tipico.

«Buono, veramente.» annuì Hermione, guardando gli altri Serpeverde. Quella volta, anche Daphne aveva alzato lo sguardo su di lei. «Bel colore di smalto.» disse, guardando il rosso scuro sulle unghie della ragazza. Poi, tornò a guardare Malfoy, tamburellando le dita sul legno del tavolo. «Allora? Le lezioni?» domandò avvertendo un leggero senso d'ansia.

«Ho scelto Pozioni avanzate, trasfigurazione, divinazione, incantesimi, astronomia, rune antiche, erbologia e volo.»

Hermione ripetette la frase nella sua mente, poi corrugò la fronte. «Ma sono otto.»

«Brava, sai contare.» rispose Malfoy.

Hermione si trattenne dall'alzare gli occhi al cielo. «Dovrebbero essere sei.»

«No, se hai il marchio nero al braccio.» rispose lui, leggermente sorridendo. Bastardo.

Hermione ripensò a qualche altra domanda, così si voltò verso Blaise. «Ho sentito che sei capitano.»

«Solo fino alla prossima selezione.» rispose il ragazzo. «Malfoy tornerà.»

«Lo spero.» rispose Hermione. «Dicono sei bravo, no?»

«Dicono?» domandò vagamente Pansy.

Hermione si strinse le spalle. «Non guardo il Quidditch.» poi tornò a guardare Malfoy. «Strano, niente difesa contro le arti oscure? Mi aspettavo..-»

«Non posso.» rispose semplicemente.

Hermione deglutì ancora, sentendo il peso allo stomaco stringersi maggiormente. «Beh... allora...» guardò Blaise, poi Nott e fu proprio lui ad intervenire.

«Però avete rune antiche, insieme. Domani pomeriggio, giusto?» dandole il giusto spunto per interrompere la conversazione senza risultare imbarazzata.

«Sì.» rispose Hermione sorridendo, pronta ad alzarsi dal tavolo. «Allora a domani, Malfoy.»

Disse e con quello tornò al suo tavolo, sotto i fischi di incitamento di tutta la sala.

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