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Swing Mortale

Summary:

Una serie di delitti e aggressioni contro la comunità LGBTQ+ culmina in un omicidio... ma la crimini maggiori potrebbe scoprire che non tutto è come sembra. e che forse qualcuno non ha fatto il suo lavoro.

Work Text:

Swing Mortale - A Major Crimes fanfiction 

 

Persiane chiuse, finestre aperte, tende di lino mosse da una leggera brezza. Nell’oscurità della camera da letto padronale di casa Sanchez-Carter, regnava il silenzio assoluto - l’unico suono che si poteva udire erano i respiri quieti dei due padroni di casa, che dormivano abbracciati a cucchiaio. 

E poi, nel buio, risuonò uno squillo. 

Chris si svegliò di soprassalto, il volto grigiastro, segnato da profonde occhiaie violacee, i capelli arruffati che sembravano un nido di avvoltoi.

Afferrò il cellulare sul comodino, sibilando un dannazzione in russo a denti stretti, e pregò di essere arrivata in tempo. 

Dalla stanza accanto proruppe il pianto disperato di un neonato: non era stata abbastanza rapida, e la suoneria aveva svegliato Oscar. 

“Ci penso io a Oscar,” Julio le sussurrò, mentre le lasciava un veloce bacio sulla spalla, lasciata scoperta da uno scollo troppo morbido e abbondante. 

“Tenente Carter, cosa c’é?” sentenziò, con voce scocciata: non aveva nemmeno controllato chi l’avesse chiamata a quell’ora. 

Non era nemmeno sicura di che ora fosse, a dirla tutta: a tre mesi, Oscar aveva ancora le coliche, e lei e Julio riuscivano, forse , a dormire due ore a notte - e non certo consecutive.

“Ti ho presa in un brutto momento, Carter?” Dall’altra parte della linea, Andy Flynn - tenente, nonché suo partner - sembrava onestamente preoccupato, e Chris si sentì immediatamente in colpa per il tono brusco usato.

“No, scusa, Flynn. Ho solo dormito poco, e male.” Sbuffò, e si tolse una ciocca di capelli castani chiari dagli occhi. “Qualcosa non va?”

“Sono davanti al Blue Moon, il locale sulla quarantasettesima. Presente quella serie di aggressioni contro gay e lesbiche degli ultimi mesi? Bene. Stavolta ci è scappato il morto. Il capo Pope ha dato il caso alla Crimini Maggiori, e vuole che rientri dato che Provenza è ancora a casa con il bacino rotto. So che tecnicamente la maternità finisce la prossima settimana, ma…”

“Andy, dopo sette mesi a letto, tra riposo forzato e maternità, tre giorni più, tre giorni meno, a me non cambiano niente. Anzi.” Col telefono tra orecchio e spalla, Chris si alzò dal letto, aprì l’armadio e fece passare alla ricerca di qualcosa da mettersi. “Rimani col corpo fino a che non arrivo, e dì a Tao di procurarsi un mandato per le telecamere del locale, soprattutto quelle esterne.”

“Okay, ti aspetto qui.”

Chris gettò il telefono sul letto, e borbottando camminò veloce verso il bagno. Si diede una sciacquata al viso, e mentre si legava i capelli in una coda alta e disordinata, si guardò allo specchio, spazzolino in bocca. 

“Ti hanno richiamata in servizio?” Julio si appoggiò allo stipite della porta del bagno. Aveva in braccio Oscar, che stava succhiando avido un biberon di camomilla. Guardò il riflesso di Chris nello specchio con aria corrucciata. “Pensavo rientrassi la prossima settimana.”

“Hanno ucciso un tizio davanti a un locale gay. Pope crede che sia legato alle aggressioni omofobe degli ultimi mesi.” Si sciacquò la bocca, sputò nel lavandino e mise una nocciola di crema tra le mani. “Un gay viene ucciso e chi mandano a indagare? La bisessuale sposata con un latino. E quanto ci scommetti che l’autopsia la affidano a Morales dato che è omosessuale??”

Chris passò oltre Julio, borbottando, lamentandosi. Gettò il pigiama sul letto, e si mise una maglietta morbida e un paio di jeans, e il suo trench Burberry. Ai piedi, scarpe da ginnastica: forse non era una classica tenuta da detective, ma aveva partorito da poco- poteva permetterselo. 

Gettò il telefono nella borsa di pelle rossa, se la mise in spalla e uscì di casa. 

Fuori dalla porta, si bloccò e tornò indietro. 

“Togliti quel sorrisetto dalla faccia, Sanchez.” intimò al marito. Gli lasciò un veloce bacio sulle labbra, un po’ seccata, un po’ colpevole. “Ci vediamo, Lyubov .”

“Porto i ragazzi a scuola, Oscar da tua madre con un paio di biberon pronti, e poi vado al lavoro anch’io.” Le sorrise, la baciò di nuovo, un bacio più lungo, struggente, col sorriso sulle labbra. “Ci vediamo dopo. E mi raccomando: fai attenzione, querida.”

*** 

 

Anche se era New York la città che non dormiva mai, anche Los Angeles possedeva un peculiare ritmo sonno-veglia. 

In un quartiere prettamente commerciale, però, l’alba era ancora un momento di transizione e di relativa quiete: le macchine erano poche, c'era giusto qualche gabbiano che cercava cibo tra i rifiuti e i camion della nettezza urbana al lavoro. 

Chris parcheggiò la sua auto accanto al nastro giallo che delimitava la scena del crimine, e fece un rapido saluto agli agenti con un sorriso tirato e un movimento del capo. Gli agenti in divisa ricambiarono, e le sollevarono il nastro per farla passare. 

Nel vicolo accanto al locale, Chris scorse Flynn di schiena. Accelerò il passo, e lo raggiunse. 

“Allora, cosa abbiamo?” Gli domandò, mentre gli stringeva una manica della giacca grigio chiaro. Flynn ebbe un sussulto, ma sul suo volto apparve l’ombra di un sorriso quando vide che era il solo il suo superiore. 

“Kendall sta finendo i preliminari.” Flynn indicò il coroner, inginocchiato a terra accanto al corpo di un maschio adulto, riverso sul marciapiede in mezzo a bidoni della spazzatura rovesciati. 

“La vittima è Fred Goodman, anni trentacinque, residente al ventisette di Hellmark Lane.”

Andy le passò il portafoglio della vittima: era ancora pieno, con tanto di contanti e documenti, inclusa una tessera della National LGBTQ Task Force e un badge aziendale con tanto di foto tessera: Sato Internet Security, settore economato.

Chris guardò il cadavere con attenzione, i segni dei colpi inflitti al cranio, profondi - in alcuni punti, sembrava vedersi materia cerebrale. Stavolta, l’aggressore si era accanito particolarmente sulla sua vittima.

Increspò la fronte: qualcosa non la convinceva. 

“Il medico legale saprà essere più preciso, ma fisserei  l’ora del decesso  intorno alla mezzanotte di ieri, e la morte è stata causata da un corpo contundente - un ferro otto per mancini.”

“Ti vedo terribilmente preciso, Kendall.” Chris sollevò un sopracciglio, leggermente scettica, ma piacevolmente stupita. 

“Gerard Ramsey, l’uomo della nettezza urbana.” Andy le indicò un uomo, robusto, forse quaranta, cinquant’anni al massimo, di colore, col capo rasato, che stava parlando con la detective Sykes: stava piangendo. “Stamattina stava svuotando nel furgone il cassonetto, quando vede cadere qualcosa che non dovrebbe esserci nei rifiuti - il corpo, e indovina un po’? Stavolta c’era anche l’arma del reato. Un ferro otto da golf per mancini.”

“Nelle altre aggressioni non mi risulta che avessimo trovato l’arma…” Chris sospirò, pensierosa, guardandosi intorno. “Cosa c’è di diverso stavolta?”

“Beh, ci è scappato il morto. Come si era ampiamente previsto.”  Flynn scrollò le spalle. “Forse l’assassino si è spaventato e ha pensato di gettare anche l’arma.”

“Insieme al cadavere? Di solito chi si sbarazza di un’arma lo fa nel fiume, in mare, tombini, non insieme al corpo, in bella vista. No, qualcosa non mi convince.” Chris sollevò lo sguardo, e notò una telecamera che puntava sul vicolo. “Tao ha già avuto i nastri?”

“Stranamente, il direttore del locale non vuole collaborare.” Andy sorrise, cinico, sarcastico. “Stiamo aspettando che un giudice ci dia un mandato.” 

“Okay.” Chris sbuffò, e si grattò il collo, pensierosa. “Accompagna il corpo all’obitorio e aspetta i preliminari dal medico legale. Dì a Tao di aspettare i nastri, e di stare col fiato sul collo alla scientifica per la mazza da golf. Mettete un po' di agenti a fare domande in giro, vedere se qualcuno ha visto o sentito qualcosa nei palazzi qui intorno.  Wes e Camila, subito alla Sato tech a parlare coi colleghi, ma mi raccomando, per quel che li riguarda Goodman è stato aggredito ed è ricoverato in ospedale. Amy e io ci attacchiamo al telefono, cerchiamo di capire a chi fare la notifica e convochiamo le vittime delle altre aggressioni e i detective che hanno indagato sul caso. Voglio parlare personalmente con tutti loro.”

Flynn le fece un cenno di consenso, e Chris si incamminò verso la sua vettura. 

Aperto lo sportello, si fermò, e si voltò a guardare la scena del crimine, il cadavere per terra, in mezzo ai rifiuti. 

Le si spezzò il cuore e provò pena per quell’uomo, e rabbia per chi aveva commesso quel reato atroce, infierendo su Goodman.

Niente incredulità: ormai, nulla la stupiva più.

Salì in macchina e chiuse lo sportello, senza scrollarsi di dosso la sensazione che ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato in quello che aveva appena visto. 

*** 

Archibald Panjabi uscì dall’ufficio di Provenza, preso in prestito da Chris, che era quasi mezzogiorno: era una delle otto vittime ufficiali dell’aggressore seriale che da mesi stava perseguitando e terrorizzando la comunità LGBTQ di Los Angeles, colpendo a caso, senza uno schema preciso. 

Sul corpo, portava ancora i segni del pestaggio subito.

Giovane, poco più di ventenne, proveniva da una famiglia Indiana fortemente conservatrice, e si trovava a Los Angeles per studiare al CalTech astrofisica. Pochissimi, quasi nessuno, sapeva della sua omosessualità, tenuta segreta per non incorrere nelle ire della famiglia d’origine e di quelle della sua futura sposa.

Senza alzarsi dalla sedia, Chris guardò fuori dalla finestra al diciassettesimo piano del Parker Center e sospirò. Socchiuse gli occhi, si massaggiò le spalle rigide. 

Ogni muscolo  era un nodo teso, il seno le faceva male, e a casa, a quell’ora, avrebbe dovuto allattare Oscar: il suo corpo sembrava saperlo, ricordarlo, e glielo ricordava con una sensazione di doloroso fastidio al seno. 

Bussarono alla porta. 

“Avanti.” Chris sbuffò, cercando di ricomporsi. Flynn e Tao entrarono, chiudendosi la porta alle spalle. “Signori. Mi portate buone notizie?”

“Niente  di buono. La telecamera non ha registrato nulla di interessante, se non un tipo alto, vestito di nero, con guanti e viso coperto che metteva il cadavere nel cassonetto dei rifiuti, e nessuno ha visto nulla, nessuno ha sentito nulla.” Flynn le posò un rapporto sulla scrivania. 

“Non me ne stupisco, quello è un quartiere commerciale. In giro ci potevano giusto essere sonnambuli o gente che portava a spasso il cane.” Chris sbuffò. “Tao?”

“Camila e Nolan non hanno saputo niente di interessante dai colleghi: gran lavoratore, simpatico, salutava sempre. Quando c’era da preparare eventi aziendali, lui era il primo a interessarsi. Inoltre…” fece una pausa, quasi teatrale. “Kendall aveva ragione sull’arma. Un ferro da golf numero otto, per la precisione un Callaway per mancini in lega di titanio e acciaio.”

“Per mancini!?” Chris domandò, stupita. “Da nessuna parte veniva fatto riferimento al fatto che l'aggressore fosse mancino, o che le mazze fossero in titanio.”

“Effettivamente, non è mai venuto fuori prima di questo momento, anzi, i rapporti parlavano di un destrorso che usava una mazza in acciaio.” Flynn scrollò le spalle. Si schiarì la gola, e abbassò lo sguardo, quasi fosse imbarazzato. “Inoltre, tenente, siamo stati convocati. Mason ci attende nel suo ufficio - e c’è anche la sua santità in persona.”

“Meraviglioso. Ci hanno assegnato il caso nemmeno sei ore fa e siamo già stati convocati nell’ufficio del preside.” Chris sbuffò. Si mise il telefono in tasca, il distintivo al collo, e si alzò con uno scatto nervoso dalla poltrona. “Flynn, con me. Non mi va di affrontare Pope da sola.”

“Ehm, capo…” Flynn si schiarì la gola e fece un sorrisetto,. Tao, al suo fianco, si mise a guardare fuori dalla finestra e arrossì: poco mancava che si mettesse a fischiettare. “Forse sarebbe meglio fare un salto in bagno prima.”

Chris seguì lo sguardo di Flynn e abbassò gli occhi sulla sua maglietta.

“Dannazione!”  

Due macchie avevano reso il tessuto trasparente - due macchie di latte

Iniziava a capire come mai fosse stata così a disagio, prima. 

“Tao, vai pure. Flynn, arrivo subito.” Col viso rosso come un peperone, Chris, una volta sola, gettò la maglietta in un cassetto, e ne prese una di ricambio. Riempì la coppa del reggiseno di fazzolettini, e sbuffò, con la voglia di piangere, o urlare. 

C’erano cose che adorava dell’essere madre, e altre, come quella, meno.

“Scoperto qualcosa di interessante?” Flynn le domandò mentre, una volta raggiuntolo, salivano le scale per andare al piano superiore.

“Forse. Intanto, ho fatto avvisare la famiglia di Goodman, o quello che ne resta.” Chris sospirò. “Il compagno è morto di tumore due anni fa, e da allora non aveva più avuto relazioni serie. Figlio unico, orfano, il suo contatto di emergenza sai chi è? Una cugina che vive in Alaska. L’ho fatta avvertire dalla polizia locale.”

Arrivati intanto davanti all’ufficio del loro superiore, Chris fece un cenno alla segretaria di Mason, che avvertì l’Assistente Capo del loro arrivo. 

Entrarono, senza bussare. 

Seduti alla scrivania, c’erano Mason, e il capo della Polizia Will Pope. 

In piedi, al centro dell’ufficio, due agenti in borghese- probabilmente, due detective, quelli incaricati di indagare sulle aggressioni.

“tenente Carter, Tenente Flynn, vi presento i detective Rivera e Castellano, della divisione Hollywood.” Mason indicò i due uomini, trentenni con l’aria da macho - i classici sbirri da film. “Sono loro che si sono occupati delle aggressioni fino ad ora.”

“Poco, e male, visti i risultati.” Chris sentenziò, secca, voltandosi verso i due uomini. “Ho appena finito di parlare con le vittime dell’aggressore seriale. Perché nei vostri rapporti non c’è alcun riferimento al fatto che tutte le vittime, che nascondevano le proprie tendenze omosessuali, avessero un appuntamento con qualcuno conosciuto su Tinder?”

“Non lo ritenevano necessario.” Castellano scrollò le spalle. “Sono gay, la gente la incontrano così, no?”

Flynn alzò gli occhi al cielo, mentre Carter strinse i denti e si morse la lingua, nel tentativo di controllarsi - la Crimini maggiori non era esattamente ben vista da tutti, e se lei avesse detto cosa davvero pensava, lo sarebbe stata ancora meno.

“Con tutto il dovuto rispetto, signori, non sta a voi decidere cosa sia importante e cosa non lo sia.” Chris si massaggiò la fronte, e si voltò verso i suoi superiori. “Vorrei un’ingiunzione del tribunale verso Tinder per controllare i profili riconducibili alle aggressioni. Direi a questo punto che è palese che è così che l’aggressore attirava le sue vittime.”

“Ehy, non siamo nemmeno certi che sia davvero un aggressore seriale! Insomma, signora, guardi le vittime!” Rivera sbottò. 

“Le vittime? Intende dire i soggetti di età compresa tra i venti e i trentacinque anni, in relazioni eterosessuali stabili, ma che nascondono preferenze omo o bisessuali e che cercano partner su Tinder per stare il più lontano possibile dalla cerchia delle loro conoscenze.” Chris sbottò, e fissò Rivera dritto negli occhi. “O forse si riferisce ai colpi inferti da un destrorso, da sinistra verso destra, dall’alto verso il basso, con una mazza di golf in acciaio, in tutti i casi?”

Chris sbuffò, emise un rumore gutturale basso, simile a un grugnito di frustrazione. Si voltò verso Mason e Pope, indicando i due detective. 

“Con tutto il dovuto rispetto, non ho mai visto un simile esempio di noncuranza. La divisione Hollywood ha volutamente s ottostimato un chiaro pattern di crimine d’odio verso la comunità omosessuale.” Sbuffò, occhi sgranati, insanguinati. “La Crimini Maggiori ha il caso da meno di sei ore e abbiamo fatto più passi avanti noi rispetto a quanto abbiano fatto loro in mesi di indagini. Mesi!”

“Il taglio degli straordinari… delle risorse…" Rivera borbottò. Aveva però la voce bassa: sapeva di essere nel torto.

“Detective, poche scuse: io sono tornata stamattina dalla maternità, e ho ascoltato le vostre vittime. Tutto qui. Voi non vi siete nemmeno presi questo disturbo, perché a due omaccioni adulti, grandi e grossi, cosa interessa di ragazzini gay che vengono malmenati, giusto?”

I due agenti non risposero; Rivera abbassò il capo, e distolse lo sguardo, mentre invece Castellano digrignò i denti, feroce e furioso. 

“Degna allieva della Johnson che sa come farsi amare dalle altre unità.” Pope borbottò, ridacchiando a bassa voce. “tenente, cercherò di farle avere i dati di Tinder relativi alle vittime. E intanto… ben tornata al lavoro.”

Pope uscì dall’ufficio, seguito dai due detective: fissavano Flynn e Carter storto, con odio e rancore. 

Mason le sorrise, sornione, divertito. 

“Ben tornata al lavoro, tenente, e buon lavoro.”

*** 

“Tinder ci ha rilasciato i dati delle app delle vittime delle aggressioni.” La mattina dopo, fu questo il buongiorno che Chris ricevette da Tao non appena uscì dall’ascensore. Aveva abbandonato jeans e maglietta per passare a un morbido vestito dalla discreta fantasia “savana”, e aveva osato addirittura un tacco - cinque, ma pur sempre tacco - in tono con la borsetta di pelle rossa. 

Chris notò Nolan, seduto alla sua scrivania, con un occhio nero, senza cravatta - un’eresia, per lui - e il taschino della camicia strappato. 

“Detective Nolan, tutto a posto?” Si irrigidì, preoccupata, e raggiunse il sottoposto alla scrivania.

“tenente, pretendo qualcuno come Sanchez in squadra.” Wes borbottò. “Ho passato anni sotto copertura in una banda di neonazisti, ma non le prendevo così spesso.”

“Ti avevo detto di aspettarmi, tu non mi hai ascoltato…” Camila sorrise, dietro lo schermo del suo pc, senza mai smettere di battere sulla tastiera, le dita veloce.

Wes Nolan alzò gli occhi al cielo, mentre invece le labbra di Chris, laccate di rossetto Chanel rosso scuro, si aprirono in un sorriso. 

“Lo avete trovato? Com’è che la divisione Hollywood ha avuto il caso per mesi e navigava nel buio, e noi lo abbiamo risolto in un giorno? Manica di idioti, incompetenti e omofobi!”

Sbuffò e sbattè la borsa su una scrivania, con rabbia. “Avreste dovuto dirmelo… e comunque, dov’è?”

“Sala interrogatori due, con Flynn.” Camila rispose prima di chiunque altro.

“Doveva comunque venire in ufficio.” Tao scrollò le spalle. “Le otto vittime hanno chattato tutte con profili differenti, ma riconducibili allo stesso indirizzo IP, appartenente a Derek Mitchell, trentotto anni, ex membro della fratellanza Zyklon.” 

“La banda ariana? Credevo fosse stata smantellata e che fossero tutti dentro.” Chris si voltò verso Nolan. “Detective, non è la banda in cui lei era sotto copertura?”

“Perché crede che Mitchell mi abbia ridotto così?” Wes sbuffò, e Chris strinse i denti, mortificata. 

Quello, era uno sviluppo che non aveva previsto. 

“Ariano, eh? Bene. Sykes, con me. Sono certa che Mitchell farà i salti di gioia ad essere interrogato da due donne, di cui una di colore e l’altra sposata con un messicano .”

Chris lasciò il trench Burberry sulla sedia di Flynn, e si incamminò verso la sala interrogatori due, ma aveva la sensazione, il pensiero fisso che qualcosa non quadrasse. Afferrò la maniglia della porta, chiuse gli occhi e prese un profondo respiro, preparandosi. 

Aprì, decisa, la porta, e fece un cenno a Flynn, appoggiato a braccia conserte contro il muro, di andare. 

Derek Mitchell era seduto, ammanettato al tavolo di acciaio, con accanto il suo legale - d’ufficio, Chris ci avrebbe scommesso. 

“Signor Mitchell, tenente Carter-Sanchez, crimini maggiori. La mia collega, la detective Amy Sykes. le vorremmo fare alcune domande, sempre se il suo avvocato ce lo vorrà permettere.”

Mitchell, alla vista delle due donne, si irrigidì. Guardava le due poliziotte con un misto di astio e di paura. Era, Chris si rese conto, lo stereotipo del neonazista: capelli biondicci di una lunghezza indefinibile, arruffati, scarsa igiene personale, tatuaggi - e una ferita sulla fronte che Chris pregò non fosse stato Wes a procurargli.

“Il mio cliente è stato informato dei suoi diritti, e non vuole rispondere.” L’avvocato sussurrò. Era giovane, inesperto e timido - non certo il meglio del meglio come avvocato. 

“ZITTO!” Mitchell sibilò, allungandosi verso l’avvocato. “Non riconosco le forze di polizia di questo paese, e quindi non riconosco l’avvocato che mi vorreste imporre!”

“Benissimo, in questo caso parlerò subito con lei, informandola che collaborare alleggerirebbe la sua posizione, e in caso di condanna andrebbe a suo vantaggio. Soprattutto in un caso di omicidio come questo…”

“OMICIDIO?! Improvvisamente, Mitchell sembrava essere nuovamente molto interessato alla discussione. “Io non ho ucciso nessuno!”

“Fred Goodman, l’uomo che lei ha preso a colpi di mazza da golf due notti fa, di fianco al Blue Moon Cafè, è morto.” Sykes gli sbattè davanti le foto fatte sul posto, il cadavere sporco di sangue, il volto irriconoscibile per i colpi subiti. “E non faccia finta di non saperlo.”

“Due… non scherziamo! io ho un alibi per l’altro ieri, e quella non è nemmeno la mia mazza, quella che uso è nel bagagliaio della mia macchina!”

Sykes sorrise, compiaciuta, mentre sia Chris che l’avvocato di Mitchell alzarono gli occhi al cielo: o era così spaventato dalla possibilità di essere incriminato per omicidio che era disposto ad ammettere i suoi reati, o non era esattamente una cima. 

“E sentiamo, quale sarebbe il suo alibi, signor Mitchell? Guardava la tv con sua madre?” Chris gli domandò, mentre tamburellava con le dita sul tavolo di acciaio. Le luci al neon si riflettevano sulla superficie lucida delle sue unghie, smaltate di un colore neutro, quasi nude. 

Mitchell prese a guardare il suo avvocato prima, le poliziotte poi. Cercava di tenere le mani le più vicino possibile al corpo, gli occhi saettavano, lesti, dilatati, da una parte all’altra della stanza. 

Si sentiva braccato. 

Si sentiva in trappola. 

Abbassò il capo, lo scosse. 

Emise un profondo sospiro. 

“Stavo rimettendo un frocio al suo posto,” sibilò. Nella sua voce, non c’era traccia di senso di colpa, o di vergogna. “Vicino a Sunset Boulevard, fuori da un locale che si chiama Rainbow Bar. Una tizia, la titolare credo, è uscita dal retro e mi ha strappato la mazza di mano, me l’ha data sul ginocchio e pure in testa. Per quello il vostro amichetto mi ha preso. Perchè non posso correre.”

“Controlleremo.” Sykes si alzò, e Chris, intanto, ritirò in una cartellina gialla le immagini del corpo di Goodman. “Intanto, signor Mitchell, sarà ancora nostro ospite per un po’.” 

Uscirono dalla sala interrogatori, e Chris si morse le labbra.

Rifletté.

“Flynn e io facciamo un salto al Rainbow Cafè alla ricerca della fantomatica barista. Amy, tu e Tao fate un salto a casa di Mitchell, voglio una perquisizione completa. Prendete qualsiasi cosa si possa collegare in rete e fatelo analizzare all’intelligence, voglio avere i dati di tutti i suoi profili e scoprire con chi ha chattato e quando, potrebbero saltare fuori altre vittime. Dì a Wes e Camila di fare un giro di telefonate agli ospedali, e cerchiamo di trovare la persona che ha attaccato.”

Con aria determinata, Sykes le fece un cenno e tornò verso i colleghi. 

*** 

Mentre scendevano gli scalini che dalla strada portavano all’ingresso del Rainbow Cafè, Chris avvertì una fitta al ventre. Si fermò, una mano alla balaustra, l’altra al ventre, e premette attraverso la stoffa del vestito sulla cicatrice del parto cesareo. 

Prese uno, due, tre profondi respiri: tre mesi, e ancora a volte le faceva male come il primo giorno. 

“Tutto bene, tenente?”  Flynn le domandò, stringendole la spalla con fare quasi paterno. Chris si morse le labbra, e fece cenno di sì. 

“Sì.” Espirò, e guardò Flynn, che la fissava con un’espressione che lasciava intendere che non le credesse. “Solo una fitta. Adesso è passata, davvero.”

Flynn scosse il capo, e accelerò il passo verso l’ingresso: la porta era aperta, nonostante il locale fosse ancora chiuso, le luci accese. 

Qualcuno stava facendo le pulizie. 

“POLIZIA DI LOS ANGELES, CRIMINI MAGGIORI, DOBBIAMO FARLE ALCUNE DOMANDE!” Flynn urlò. Scostò la giacca abbastanza da far vedere il distintivo allacciato alla cintura, e la persona dietro al bancone si palesò, mani ai fianchi, scontrosa. 

“Va bene, ma fate veloce che ho ancora da fare prima…” Gli occhi scuri, a mandorla, si fissarono su Chris. Per un attimo, rimase immobile, incapace anche solo di finire la frase. Distolse lo sguardo, le labbra in una linea diritta, dura, quasi crudele. “Devo finire di sistemare per l’apertura serale.”

Chris guardò la donna che aveva davanti sgomenta, le labbra dischiuse in un’espressione di sorpresa. Erano almeno sei anni che non la vedeva, che non la sfiorava più, eppure Mai Nguyen era rimasta identica ad allora, non sembrava essere invecchiata di un solo giorno - algida e bellissima con quei lineamenti esotici, unici, dati da avi hawaiani e vietnamiti, ma con un lampo di fuoco, di passione, negli occhi scuri.

La genetica, ed il tempo, erano stati ben più che clementi con lei.

 

Cos’è, non vuoi farmi conoscere ai tuoi colleghi perché sono una donna e ti vergogni, oppure te la fai con qualcuno dell’ufficio e hai paura che lo scopra?

Sei anni prima, quella era stata la loro ultima discussione: Chris era tornata a casa alla sera e aveva trovato davanti alla porta uno scatolone con le cose che aveva lasciato da Mai nei mesi in cui erano state insieme.

“Mai.” Chris si schiarì la gola, mise le mani in tasca del trench beige e fece cenno a Flynn di uscire e lasciarla sola. Flynn la guardò sorpresa, ma poi scrollò le spalle, fidandosi di lei e del suo giudizio, ed eseguì quella silenziosa richiesta. “Ti… Ti trovo bene.”

Le mancavano le parole, non sapeva cosa dire, e sperò con tutta se stessa di essere in grado di poter tornare su quel campo a lei familiare - il lavoro. 

“Tanti anni e sei ancora alla crimini maggiori…” Mai rise, una risata cinica e bassa, e si mise a sistemare delle casse dietro al bancone, quasi avesse scordato che Chris era lì. “Mi stupisco che il maritino ti lasci lavorare.”

Nella tasca della giacca, Chris toccò col pollice l’anello di fidanzamento e la fede nuziale all’anulare sinistro, chiedendosi perché e come Mai l’avesse seguita negli anni. 

Quell’ultima conversazione le ripassava in loop davanti agli occhi, nelle mente. 

 

“E Julio - Sanchez, il tuo partner, lo sa? Era con lui che te la facevi prima di metterti con me, no? Credi che questa cosuccia non sarebbe scappata a Morales?”

“Julio è il mio partner, ed è mio amico. Sì, lo ammetto, siamo stati un paio di volte a letto insieme quando eravamo un po’ sbronzi o particolarmente giù per un caso, ma la cosa è finita lì. Io sto con te, Mai.”

“Sei innamorata di lui?” 

“Mi stai davvero facendo una scenata di gelosia alle undici di sera, dopo che non sono tornata a casa per quattro giorni?”

“Non hai risposto alla mia domanda. Lo ami?”

 

“Non sono qui per ricordare il passato. Due notti fa un uomo sarebbe stato aggredito fuori dal locale. L’assalitore dice che la titolare lo aveva fermato e picchiato. Ne sai nulla?” Chris le domandò, secca - e forse anche leggermente irritata. 

Detestava essere a disagio. 

“Forse.” Mai si appoggiò alla colonna dietro di lei, braccia incrociate. “Ma perchè dovrei aiutare uno stronzo omofobo, o te?”

“Perchè per quanto quell’uomo sia odioso e viscido, non ho intenzione di mandarlo in prigione per omicidio se non l’ha commesso.” Chris prese un profondo respiro, e abbassò lo sguardo, evitando gli occhi di Mai. “E dovresti essere superiore a… a questo.”

“Tredici mesi della mia vita non sono solo questo, Christine.” Mai sibilò. “Avevi detto che non volevi una relazione seria, che eri contraria al matrimonio, e poi leggo sul Los Angeles Times l’annuncio del tuo matrimonio. Dottor Henry qualcosa e Christine Carter. Il problema ero io e tu non l’hai mai voluto ammettere.”

Chris sgranò gli occhi, aprì leggermente le labbra. 

Mai non parlava di Julio - Mai non sapeva di lui. 

Parlava di Henry - l’uomo che aveva lasciato a poche settimane dal matrimonio senza eccessivi sensi di colpa.

“La vita è un compromesso, e per il mio compagno era importante.” Chris ammise, a disagio, con tono secco e tagliente. Si chiese se nascondere la verità, ma sapeva già la risposta: se Mai avesse saputo che era con Julio Sanchez che si era sposata, alla fine, non avrebbe collaborato. 

Rimasero in silenzio, a guardarsi, le colpe del passato che si riversavano su di loro come un oceano tempestoso. 

“Mai, per favore.” La voce di Chris era poco più di un sussurro.

Mai sbuffò. Afferrò una bottiglia da dietro il bancone, e tracannò dal collo un lungo sorso di liquore prima di gettarla nei rifiuti.

“Due notti fa sono uscita per gettare delle bottiglie nel vetro, e ho visto un tizio vestito di nero, con passamontagna addosso, picchiare un poveraccio con una mazza da golf. Mi sono messa in mezzo e gli ho fatto assaggiare un po’ della sua medicina. Fine della storia. Ti basta?”

“Lo hai visto in faccia?” Le domandò. Mai alzò gli occhi al cielo, iniziava a non poterne più.

“Sì, sono riuscita a strappargli il passamontagna prima di colpirlo, e l’ho visto in faccia. Cos’è, ti serve che faccia un identikit?”

“No, lo abbiamo già in custodia, in realtà tu sei il suo alibi.” Chris sorrise, amaramente. Poi, si morse il labbro, indugiò - con gli occhi e con la memoria “Avremo bisogno di te per un riconoscimento formale. Ci faremo sentire.”

“Ormai sai dove trovarmi.” Mai scrollò le spalle

Chris uscì dal locale con passo pesante, e un peso sulle spalle che non si era mai sentita prima. 

Sporca, bugiarda e colpevole. 

*** 

La notte era scesa su Los Angeles, un manto nero trapuntato di milioni di luci al neon multicolore. 

Dalla poltrona del “suo” ufficio, Chris guardava quello spettacolo. 

In silenzio. Pensierosa. 

Se era ormai assodato che Mitchell fosse l’uomo che da mesi perseguitava la comunità LGBTQ, la morte di Goodman rimaneva avvolta dal mistero. 

Non sembrava avere nemici - e chiunque lo avesse ucciso, aveva un motivo chiaramente personale. 

Un assassino casuale non avrebbe usato tanta violenza - tanta forza, tanta rabbia. 

Socchiuse gli occhi, cercò di controllare il suo respiro, di rilassarsi senza addormentarsi, e quando la porta si aprì e sentì passi delicati e silenziosi avvicinarsi alla sua scrivania, sorrise, senza aprire gli occhi. 

Old Spice e un leggero sentore di polvere da sparo - Julio.

“Ti ricordi che ogni tanto devi venire a casa, vero?” Julio scherzò, lasciandole un bacio bagnato sul collo. 

“Volevo solo fare mente locale.” Chris sospirò, e scrollò le spalle. “Il procuratore e Pope vorrebbero incriminare Mitchell per l’omicidio di Goodman, ma non ha senso. Diversa la mazza usata, diversa la vittimologia… Goodman era apertamente gay, aveva persino la tessera di un’associazione per i diritti delle minoranze LGBTQ, ed è più vecchio delle altre vittime.”

“E Tao ha trovato la mazza da golf usata da Mitchell nella sua auto. Ci sono campioni di sangue di soggetti multipli.” Julio si sedette sulla scrivania, accanto alla moglie, e la studiò. “Adesso vuoi dirmi cosa ti passa per la testa?”

“Niente,” Chris minimizzò. “Solo il caso, davvero.”

“A volte mi chiedo se te lo dimentichi che ti conosco da quasi vent’anni.” Julio le sorrise, comprensivo, e accarezzò la guancia con le nocche. Chris sorrise, incapace di resistere. “Allora, querida, me lo dici cosa c’è che non va?”

“Ti ricordi…” Chris coprì la mano di Julio con la sua, le dita danzavano sulla pelle ruvida e olivastra, ruvida, indugiando sulla fede nuziale. “Ti ricordi quando avevi preso in affido quel ragazzino, Ruben? E quando Howard trovò sua madre, iniziaste a uscire insieme.”

“Sì.” Julio annuì, con un sorriso amaro. “Marisol. Mi mollò dopo sei mesi, perché aveva capito che ero più interessato a fare il padre che il marito. Come mai hai pensato a lei?”

“Non ho pensato a lei, ma a quando stavate insieme.” Chris ammise. 

Aprì una vecchia agenda di pelle nera, logora, che teneva appoggiata sul tavolo. Fece scorrere le pagine, fino a che non trovò quello che cercava- una fotografia, ormai sbiadita. Una festa, Julio notò - Morales, Chris, e un uomo e una donna che Julio non aveva mai visto.

“Mi avevi detto che avresti sempre amato tua moglie, e quando tu e Marisol iniziaste a uscire insieme, io… mi feci da parte. Perché credevo che tu facessi sul serio con lei. Che fosse me che non volevi. Iniziai ad uscire con una ragazza. Che mi lasciò perché pensava che fossi innamorata di te.” Chris sfiorò il volto della donna. “Mai Nguyen. La donna più bella che mi avesse mai voluta. E tutte le volte che mi chiedeva se ti avessi mai amato… io negavo. A oltranza.” 

Julio afferrò la mano libera di Chris. La strinse. Se la portò alle labbra, e la baciò. 

“Oggi l’ho incontrata per caso, mentre indagavo sul caso e… e le ho mentito. Di nuovo.” Ammise. “Le ho mentito su di te allora, e l’ho fatto oggi, e non credo che mi piaccia.”

“Ma stavolta l’hai fatto per lavoro. E ti ricordi cosa diceva la Johnson: se non mentissimo, non otterremo mai collaborazione, o confessioni.” Julio cercò di consolarla. “E all’epoca… all’epoca non eravamo pronti ad ammettere che fossimo qualcosa di più di due colleghi che si cercavano nei momenti difficili.”

“Dio santo, ma quando sei diventato tu quello adulto e maturo?” Chris scoppiò a ridere, e si lasciò andare sulla sua poltrona, stravaccata. “Non hai niente di bello da dirmi? La CIA della polizia non ha scoperto nulla di interessante che potrebbe aiutarmi a risolvere il caso? Ti prego, mettimi di buon umore.”

“Qualcosa l’ho scoperto. La società per cui Goodman lavorava come analista finanziario, la Sato Internet Security, sta per essere venduta. L’FBI teneva sotto controllo la cosa e aveva anche fatto una capatina nella sede a Palo Alto, ma non era uscito nulla. Però, noi abbiamo trovato una telefonata dall’ufficio di Goodman all’unità frodi finanziarie. Pochi secondi, muta, verso mezzanotte, poi ha riattaccato. Fatta meno di ventiquattro ore prima che venisse ucciso.”

“Come se avesse avuto un ripensamento, o forse paura.” Chris rifletté. “O magari è stato scoperto.”

“I miei uomini stanno controllando i suoi computer, lo smartphone, tablet, per capire se avesse raccolto dei dati specifici su qualcosa…o avesse scoperto qualcosa per caso.”

“Quindi, l’assassino avrebbe colpito con rabbia per questo, perché lo conosceva e si sentiva tradito.” Si voltò verso la metropoli, pensierosa. “E l’ha ucciso con una mazza da golf perché di quello parlavano i giornali. Di omosessuali picchiati con una mazza da golf. Nessuno aveva specificato che fossero persone che tenevano nascosta la loro omosessualità, che fossero tutti giovani, o che usassero Tinder.”

Chris arricciò il naso. Gli appuntamenti al buio non l’avevano mai davvero convinta, tanto meno quelli tramite app, i pochi che aveva avuto erano stati un vero disastro e conosceva fin troppe storie di predatori che avevano adescato così le loro vittime. 

“Non so come faccia la gente a fidarsi di sconosciuti agganciati in rete.” Chris scosse il capo. “A volte sono davvero, davvero felice di non dovermi preoccupare più di primi appuntamenti.”

“A me davano tutte buca.” Julio fece schioccare la lingua contro il palato.“Probabilmente ero più bravo ad abbordare le ragazze nei locali. O al lavoro. Soprattutto al lavoro.” 

Chris scoppiò a ridere e gli diede una spinta sulla spalla. 

Per un attimo, rimasero entrambi in silenzio, a riflettere. 

“Quindi, il killer avrebbe lavorato con le informazioni che aveva, pensando o sperando che fossero abbastanza.” Julio sospirò, tornato serio e concentrato sul lavoro. “Furbo, ma peccato non abbia fatto abbastanza ricerca.”

Chris lanciò un’ultima occhiata alla città, e sospirò, mentre Julio le stringeva la mano.

“Per stasera abbiamo fatto abbastanza, non c’è nulla che non possa aspettare domani. Torniamo a casa?”

“Tu inizia ad andare dai ragazzi,” Chris si allungò sulla scrivania, e gli lasciò un bacio sulla guancia. “Io torno più tardi.”

*** 

Il sole era così forte che sembrava quasi riflettersi sull’erba perfetta del green del Los Angeles Hills Country Club, e nonostante fossero solo al principio della primavera, il ronzio degli insetti sembrava sormontare qualsiasi altro rumore. 

Sotto al vestito leggero che le arrivava alle ginocchia, Chris indossava scarpe da ginnastica bianche, che si erano già macchiate di verde, ma questo non bastava a farle avvertire meno il calore. Flynn aveva tolto giacca e cravatta, Camila indossava una semplice camicetta bianca, come faceva spesso. 

L’unico che non aveva rinunciato alla divisa da detective era Nolan, che non aveva ancora smesso di torturarsi il colletto della camicia. 

Chris sorrise: a volte, Wes le ricordava Julio da giovane. 

“Detective Nolan, guardi che non sono un tipo fiscale. Non le farei certo un richiamo se per una volta lasciasse perdere giacca e cravatta o si sbottonasse un bottone della camicia.” Chris sorrise. Si alzò sulle punte e guardò oltre una cunetta di sabbia, alla ricerca della persona che stava cercando. 

Wes arrossì leggermente. 

“Non è questo, tenente.” Il giovane detective ammise, a bassa voce. “A me piace vestirmi così. E mi è mancato. Quando sono stato sotto copertura con gli Zyklon, mi vestivo come un barbone ubriaco, e mi sono ripromesso che sarei sempre stato impeccabile.”

“Fortunata la tua ragazza, allora.” Chris sorrise. Con la coda dell’occhio, vide Camila arrossire. 

Si domandò se tra i due giovani ci fosse già qualcosa- o se entrambi nutrissero segretamente qualcosa per l’altra, e non avessero ancora avuto il coraggio di fare un passo avanti.

Anche  Flynn dovette aver notato la reazione della detective, perché alzò gli occhi al cielo. 

Chris non si scompose più di tanto: nel loro campo, mischiare lavoro e amore non era così strano, si passava tanto tempo insieme, si instauravano legami forti - lei, Flynn e Sykes ne erano l’esempio lampante, tutti e tre sposati con colleghi. Perfino Provenza aveva conosciuto sua moglie durante un’indagine. 

Una pallina da golf le passò accanto con un fruscio, e quasi la colpì.

“STATE DISTURBANDO LA MIA PARTITA!”

Chris alzò il distintivo in aria, e si avvicinò all’uomo: da  varie foto d’archivio, lo aveva riconosciuto come Robert Chen, uno dei soci della Sato Internet Security. 

“Signor Chen? Sono il tenente Carter. I miei uomini, i detective Flynn, Nolan e Page. Vorremmo farle alcune domande sulla morte di un suo dipendente, Fred Goodman.”

Chen, un sino-americano che non poteva avere più di trentacinque anni. 

“tenente, la mia compagnia ha quasi duecento addetti sparsi nel paese. Non pretenderà che li conosca tutti di persona, spero.” Sia Chen che i suoi compagni di partita scoppiarono a ridere. Guardavano Chris come se fosse stata una povera sciocchina che non capiva nulla della vita. “E adesso, se non vi spiace, vorrei tornare alla mia partita. Anche perché il signor Reynold ed io stavamo parlando di affari.”

“Reynold, come ReynoldTech, la compagnia della Silicon Valley interessata ad acquistare la sua società. Quella a cui lei non voleva far sapere dei libri contabili truccati per far credere che la Sata avesse un prezzo di mercato fortemente superiore a quello effettivo. Una cosa che sarebbe stata a dir poco palese per un esperto contabile come il signor Goodman.” 

Reynold guardò, perplesso, Carter e Chen, mentre invece Chen stesso si irrigidì. 

“Io non…” Chen ingoiò a vuoto. “Io non capisco cosa vogliate dire.”

“Sa, anche mio padre giocava a golf. Lui si definiva un affarista, ma… ma era solo un truffatore, a dirla tutta. Però un paio di cose me le ha insegnate.” Chris afferrò dalla sacca di golf una delle mazze, e iniziò a muoverla nell’aria, come se avesse dovuto colpire una pallina immaginaria. “Molto belle queste mazze. Questo è un set Callaway per mancini in lega di titanio e acciaio, vero? Parecchio costoso. Oserei dire che però manca qualcosa. Un ferro otto, come quello usato per uccidere un contabile che sapeva troppo e non voleva aiutare il suo capo a commettere un reato.”

Chen lasciò cadere la mazza che aveva in mano. 

“Robert Chen, la dichiaro in arresto per lOmicidio di Fred Goodman. Ha il diritto di non parlare, se parlerà tutto quello che dirà potrà essere usato contro di lei in tribunale. Ha diritto a un avvocato, se può permetterselo lo Stato gliene assegnerà uno di ufficio…”

Prima ancora che Chris avesse finito di elencare a Chen i suoi diritti, lui aveva già fatto uno scatto rapido, e aveva iniziato a correre attraverso il green, verso la macchina del cuddy di un altro gruppo di giocatori. 

Nolan, incurante del caldo, gli corse dietro, pronto a placcarlo.

***

“Signor Mitchell, sono il vice procuratore Andrea Hobbs, e sono lieta di annunciarle che la polizia ha appena arrestato l’assassino di Fred Goodman, perciò la sua incriminazione per omicidio cade.” Andrea Hobbs e Chris si sedettero in sala interrogatori, davanti a Mitchell, che apprese la notizia con profonda gioia. 

Nonostante le manette che lo legavano al tavolo, cercò di alzarsi per festeggiare. 

“Tuttavia,” Chris iniziò. “Rimane la questione delle aggressioni a carattere omofobo, e come ben sa quello è un tipo di reato che lo stato della California non vede per nulla bene… e per la legge, in caso di aggressioni multiple, le condanne vanno scontate consecutivamente, e non contemporaneamente. Immagino che il suo avvocato saprà spiegare cosa vuole dire.”

Mitchell impallidì, e ricadde sulla sua sedia. 

Poi, però, sembrò avere un’illuminazione, e si voltò verso il suo avvocato - non vi aveva ancora rinunciato, ma non si era nemmeno fatto ancora aiutare da lui. 

“Però so delle cose! Possiamo fare un accordo, ho già qui il mio avvocato!” Scoppiò a ridere, isterico. “Posso aiutarvi! Ho… ho nomi, contatti, e so di altri che hanno fatto quello che ho fatto io e…”

“E a noi non serve a nulla.” Chris ghignò, compiaciuta. 

La porta della sala interrogatori si aprì, ed entrò Julio; aveva sotto braccio una grossa busta di carta arancione. 

“Signori, sono il tenente Julio Sanchez,” Si presentò, mentre si sedeva davanti a Mitchell. “Sono a capo dell’Intelligence della polizia di Los Angeles, la CIA del dipartimento, diciamo.”

Con un gesto teatrale, Julio svuotò la busta sul tavolo: dei telefoni usa e getta, uno smartphone, un tablet e un piccolo portatile. 

“Lei non deve dirci nulla, Mitchell.” Julio sorrise, tronfio, allungandosi verso Mitchell. “Perchè io ho già scoperto tutto.”

“Io…” Mitchell impallidì. “Io credo che mi serva il mio avvocato.”

“Nessun problema,” Chris scrollò le spalle, guardando Julio complice. “Come le ho detto, dopotutto, lei ne ha il pieno diritto.”

 

***

Chris uscì con Andrea dalla sala interrogatori, con espressione soddisfatta, leggera - Mitchell avrebbe scontato una serie di condanne consecutive, non contemporanee - ne sarebbe passato di tempo prima che potesse tornare in libertà. 

Sentì la voce di Flynn, la sua risata che, nonostante gli anni senza fumo, era rimasta un po’ rauca, e si voltò a cercare il suo partner. 

Stava uscendo dalla sala conferenze - e al suo fianco, c’era Mai, vestita con un tailleur di lino beige che sembrava esserle stato cucito addosso. Aveva legato i lunghi capelli neri in una treccia dura, e alle orecchie portava i suoi gioielli preferiti: semplici cerchi d'argento.  

“Ho un paio di cose da sistemare,” Chris posò una mano sulla spalla di Andrea. “Ci sentiamo più tardi, allora.”

Mentre Hobbs si allontanava, Chris finse di pensare a cosa avrebbero dovuto fare per chiudere effettivamente i casi, ma in realtà la sua mente era focalizzata solo su quella donna. 

Su Mai - che aveva salutato Andy e stava camminando su tacchi alti con la facilità e la grazia  con cui Chris usava le scarpe da ginnastica. 

“Mai? Mai!” La chiamò, prima incerta, poi più sicura. Le porte dell’ascensore si aprirono, lente, con un rumore meccanico, ma Mai non salì. 

Si voltò verso Chris, e la attese. 

“Grazie per l’aiuto.” Chris sussurrò, con voce quasi balbettante. Il silenzio cadde tra di loro, Chris fissava la punta delle scarpe, mentre invece Mai sbuffò, e le diede le spalle, pronta ad andarsene. 

“Io… volevo chiederti scusa, per tutto. Per come ti ho trattata durante il caso e anche… anche per come sono andate le cose tra di noi.” Chris fece un passo avanti, la afferrò per un polso, obbligandola a voltarsi. 

“Non devi.” Mai sospirò.

“Non mi sono mai vergognata di te, e non ti ho mai tradita, ma avevi ragione. Avevo troppe cose in ballo, e non ero… forse non ci credevo nemmeno io nel nostro rapporto. Non davvero.”

Mai si voltò e le sorrise, malinconica però. 

Stringeva i manici della borsetta Chanel con forza, fino a farsi venire le nocche bianche.

“Sei felice col tuo bel dottore?” le chiese, onestamente interessata, e Chris prese un profondo sospiro. 

“Ho lasciato Henry prima del matrimonio. Mio padre è morto poco dopo la nostra rottura , e io ho ereditato sua figlia Lily. Per lei avevo lasciato la crimini maggiori, avevo traslocato, avevo rivoluzionato la mia vita e non me ne importava. Henry però voleva che mollassi tutto - il mio lavoro, la mia famiglia, Lily - per seguirlo a Londra, e io… io non potevo  e non volevo farlo. Le voglio troppo bene.” 

Chris prese a far scorrere intorno al dito la fede e l’anello di Tiffany che Julio le aveva dato quando l’aveva chiesta in moglie, non riusciva a togliere gli occhi da quel diamante. 

Anche Mai lo fissava. 

“Un paio d’anni fa mi sono scontrata con Julio ad una recita della scuola di Lily, ed era come se il tempo non fosse passato, per nessuno dei due. Tra poco sarà il nostro primo anniversario, quindi, su questo avevi ragione. Lo amavo ancora. Forse non avevo mai smesso.”

“Già.” Mai annuì, mentre dalle labbra le uscì una rapida risata amara, e gli occhi presero a lacrimare. “E… e siete felici?”

“Sì,” Chris ammise. Sembrava trasfigurata, Mai si rese conto: felice- realizzata, completa. Molto di più di quanto non fosse mai stata con lei. “Abbiamo… abbiamo una bella famiglia. Lily, Mark, il figlio di Julio, e Oscar. Il nostro bambino. Ha tre mesi.”

“Bene.” Mai si avvicinò a Chris, che trattenne il fiato. Le due donne si guardarono negli occhi, poi Mai si abbassò su Chris, e le lasciò un bacio sulla fronte. 

Senza dire altro, Mai si voltò e salì in ascensore, lasciando Chris immobile, a ricordare il passato. 

“Carter, questa la devi vedere…” Flynn fece capolino dalla sala operativa - scuro in volto, aveva messo in bocca uno stuzzicadenti, come faceva tutte le volte che per il nervoso avrebbe voluto fumarsi una sigaretta. 

Chris si diede un contegno, e lo raggiunse. 

Con un movimento del capo, Flynn le indicò lo schermo acceso: sintonizzato su un canale locale di news, c’era Pope, in alta uniforme, sorridente, davanti al Palazzo della polizia. 

Sua santità sta facendo una conferenza stampa sull'arresto di Mitchell.” Flynn grugnì. “E indovina di chi è il merito del successo dell’operazione?”

 

“...Aggressioni a cittadini innocenti, scelti come bersaglio per il loro orientamento sessuale, non rappresentano solo una violazione della legge, ma un’offesa ai valori stessi su cui si fonda questa comunità. Quando ho preso visione diretta di questi atti, ho ritenuto inaccettabile ogni ulteriore esitazione. E ho personalmente chiesto che venisse dato massimo rilievo e priorità assoluta a questo caso. Oggi posso dirvi che i responsabili sono stati assicurati alla giustizia, e che questo risultato non è casuale. È frutto di una linea chiara: tolleranza zero verso l’odio, in qualunque forma esso si presenti. 

So quanto questi eventi abbiano colpito profondamente la nostra comunità, e voglio che sappiate che, sotto la mia guida, il Dipartimento continuerà a garantire protezione, ascolto e intervento - a tutti. Non ci sarà posto per l’odio a Los Angeles. Non finché sarò io a vegliare su questa città.”

 

“A noi non vengono pagati gli straordinari, e lui si pavoneggia nemmeno avesse risolto il caso da solo. Lui si becca il bonus, e noi dobbiamo pagarci le fotocopie con i nostri soldi.”

Flynn scosse il capo, mentre invece le labbra di Chris si piegarono in un broncio seccato. 

Sentì qualcuno schiarirsi la gola, e si voltò verso il suo ufficio: Julio la stava aspettando, appoggiato allo stipite, con in mano il trench e la borsetta - e la guardava. 

La guardava come se fosse stata la cosa più bella e preziosa del mondo. 

Chris arrossì, e sentì qualcosa sciogliersi dentro, mentre il cuore prese a batterle all’impazzata - tanti anni, e Julio le faceva ancora, sempre lo stesso effetto. Non vedeva l’ora di essere sola, con lui, a casa, chiudere gli occhi e lasciarsi andare ai suoi baci, alle sue carezze.

Quasi scoppiò a ridere. 

“Beh, signori, avete sentito Pope, no? Caso chiuso, e risolto.” Chris guardò la sua squadra, fiera, orgogliosa, col sorriso sulle labbra. Su di loro aleggiava l’amarezza per aver fatto tutto il lavoro sporco - e aver avuto altri a prendersi il merito. “Per oggi avete fatto il vostro lavoro. Tornate a casa. Finiremo domani. E buona serata.”

Julio la raggiunse, e insieme si incamminarono verso l’ascensore.

“Tutto bene?” Le domandò, mentre le metteva un braccio intorno alle spalle e le lasciava un bacio sui capelli. 

Chris sospirò leggermente, contenta e soddisfatta. Appoggiò la guancia sulla spalla del marito, camminando passo a passo al suo stesso ritmo, e sorrise lieve.

“Sai, Julio Sanchez,” gli disse, sempre sorridente. “Tu sei decisamente l’amore della mia vita.”

Julio scoppiò a ridere, e scosse il capo. 

“Sicura di stare bene?” Le domandò, sempre in tono scherzoso, ma piacevolmente sorpreso da quell’ammissione. “Di solito quello sdolcinato sono io.”

“Insomma, preferirei essere a ballare al Floridita, a sorseggiare Margarita con un vestitino civettuolo e tacchi alti mentre mi godo la vista del mio maritino in completo grigio con camicia e cravatta tono su tono, ma non mi lamento.” Chris sorrise.

Le scappò una lieve risata, e diede un bacio sulla guancia a Julio.

“Starò meglio quando saremo a casa. Tutti assieme.”