Chapter Text
“No!” Il mio urlo si spezzò nel buio, rimbalzando contro le pareti silenziose della camera. Ero seduta sul letto, madida di sudore, con il cuore che martellava nel petto. Erano mesi che non dormivo davvero. Da quando ero rimasta sola, da quando mio fratello se n’era andato… gli incubi non sembravano voler più lasciarmi in pace.
Mi alzai lentamente, afferrai la vestaglia. Il tappeto sotto i piedi sembrava gelido, più del solito. In cucina, l’unica compagnia era il suono del bollitore che lentamente si riscaldava. Preparai una camomilla; le mani tremavano appena mentre versavo l’acqua.
Erano le quattro. Di nuovo. Sempre le quattro.
Sbuffai, cercando di scrollarmi di dosso l’eco del sogno. Quella biblioteca… non l’avevo mai vista prima. Era enorme, costruita in legno antico. Il tetto era in vetro e sopra, sospesi, c’erano pianeti, stelle, galassie. Un cielo impossibile. Poi la sabbia nera aveva invaso tutto, come se fossi stata dentro una clessidra impazzita.
Portai una mano alla gola, come se ancora non riuscissi a respirare. E poi… quegli occhi. Blu, freddi, infiniti. E quel volto: porcellana e ombra. Era qualcosa di ultraterreno. O qualcuno. Mi presero i brividi.
Mi strinsi nella vestaglia, cercando sicurezza nel tessuto, e finii la camomilla in silenzio. Tornando a letto, chiusi gli occhi con la paura di ritornarci… e invece non successe nulla. Nessun sogno. Solo buio e silenzio fino alla sveglia.
La voce di Claire mi salvò dalla mia testa. “Ehi Amy, come va?”
“Buongiorno…” risposi, cercando di mettere insieme un sorriso credibile. “Non vedo l’ora di andare in ferie. E tu?”
“Le occhiaie parlano per te, in effetti. Non riesci a dormire?”
“Si nota così tanto?” chiesi, toccandomi sotto gli occhi. Claire annuì, come se fosse la prima volta che me lo diceva.
Prendemmo insieme l’ascensore verso il ventisettesimo piano. Quell’ufficio era diventato casa mia da otto anni ormai, ma quel giorno tutto sembrava distante. Ogni passo era ovattato. Ogni parola detta, uno sforzo. Il sogno mi aveva seguita anche lì.
“Amy, noi andiamo a pranzo.”
La voce di Charles mi riportò al presente. Guardai l’orologio: 13:30. Come avevo fatto a perdere la cognizione del tempo? “Sì! Arrivo subito… datemi due minuti,” dissi, chiudendo il programma sul pc. Ma, prima di alzarmi, notai qualcosa.
Dei granelli. Scuri. Sul bordo della tastiera.
Sabbia.
