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Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento

Summary:

Con questa storia partecipo alla Pride Month Challenge del gruppo Non solo Sherlock su Facebook

Sviluppi del finale, ERGO NON LEGGERE SE ANCORA NON LO SI È VISTO!)

Prompt: 84, I muri ascoltavano in silenzio

Fa un caldo porco qui e ho desiderato scrivere questa storia tipicamente invernale 🤣
Prima o poi lo cambio il fandom, believe in me
Prima o poi.
Forse🤣
Non capiterà 🤣

PS: il sonetto 116 di Shakespeare è perfetto per loro ❤️

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Notes:

(See the end of the work for notes.)

Work Text:



Crowley ricordava molto bene quando aveva visto la prima volta la neve.

Era il 537 d C, e lui, ricoperto della sua lucente armatura nera, stava camminando in quel bosco nei pressi del regno di Wessex diventato improvvisamente silenzioso, talmente silenzioso che si udivano solo i passi suoi e dei suoi compagni, intenti a cercare di non scivolare in quella coltre bianchissima.

Gli avevano appunto detto come si chiamava, ovvero neve, un suono dolce per qualcosa che non riusciva assolutamente a percepire come tale.

L aria gelida gli entrava persino dentro la sua spessa coltre di metallo e quell atmosfera ovattata gli pesava dentro come un macigno.

Ricordava molto bene cosa era successo quel giorno di veramente molti secoli prima.

Era il giorno in cui la sua esistenza in Paradiso era finita per sempre, il giorno in cui lui, Hastur, Belzebù e chissà chi altri vennero condannati per sempre, dopo quella battaglia sanguinosa.

Crowley ispirò ed espirò, tutto quel biancore gli dava la nausea, era tutto troppo candido, troppo luccicante, c erano solo alberi spogli attorno a lui e quel candore terribile.

E c era silenzio.

Tanto, troppo silenzio.

In quel silenzio, i suoi pensieri rimbombavano come campane dentro la sua testa.

Era tutto candido e silenzioso come quel Paradiso che gli aveva dato un regale calcio nel culo per un dubbio, una proposta, una domanda, niente altro che quello.

Ricordava ogni singolo frammento del.momento in cui aveva capito che per tutti loro non c era più nessuna possibilità di perdono, nessuna possibilità di tornare indietro.

Nessuna possibilità di essere di nuovo quello che era stato.

Non era più un angelo ormai. Non lo sarebbe mai più stato.

Era un demone, ormai.

Quella parola gli si era conficcata addosso come una lama nel petto dal primo istante che l aveva udita.

Un tempo avrebbe alzato il volto verso il cielo senza paura, anzi con stupore e meraviglia.

Adesso quel cielo lattiginoso e grigio non riusciva nemmeno a guardarlo.

Perché, davanti ai suoi occhi il giorno della sua condanna le stelle, le sue stelle, si erano spente per sempre e quel cielo era diventato buio pesto, come il suo cuore.

Sapeva cosa lo attendeva.

Secoli di solitudine, rabbia, secoli dove sarebbe stato disprezzato da chiunque, perché ora era un tentatore, ora il suo compito era indurre la gente a compiere il male.

E la cosa peggiore non era nemmeno quello.

Era la certezza che non ci sarebbe stato nulla dopo.

Nessuna casa.

Nessuna mano da stringere.

Nessun amico, nessun conforto, nessuna parola buona.

Nessun luogo al quale tornare alla fine della giornata.

Solo un inferno caotico, fatto di luci al neon e di persone dalle quali tenersi alla larga

E tempo, tanto troppo tempo

Un'eternità di tempo inutile.

Un eternità di morte.

"Crowley?"

A quel richiamo, detto dall unica voce che gli scaldava il cuore sempre, Crowley si voltò.

Alla finestra di un piccolo maniero, il suo angelo, Aziraphale, avvolto in una veste da cavaliere chiara e da un lungo mantello di pelliccia, lo chiamò:

"Crowley, che diavolo...ehm scusa...che fai in giro sotto la neve?"

Alla( finta ?)ingenuità di Aziraphale, Crowley roteò gli occhi al cielo e rispose sarcasticamente:

"Una passeggiata, angelo, a me e ai miei uomini piace sgranchire le gambe...Secondo te? Stiamo raggiungendo il reame vicino, sono giorni che camminiamo e di sicuro la neve non potevamo prevederla..."

Aziraphale rimase un attimo in silenzio, sospirando, sapeva bene che quel cinismo del suo demone derivava dal suo cuore spezzato, non era cattiveria, lui non era così.

Così, semplicemente gli rispose:

"Capisco. Bene, credo sia più agevole che lasciate passare la nevicata prima di continuare a camminare o vi prenderete tutti un raffreddore. Entrate, il signore del castello è ospitale, vi darà alloggio e una zuppa calda..."

Crowley, notando il desiderio dei suoi uomini di riposare, acconsenti e si recò dentro il portone del castello, sentendosi come sempre una merda davanti alla bontà di Aziraphale.


**************************


"Perché sei sempre gentile con me?"

Aziraphale non rispose subito alla domanda di Crowley, li seduto vicino al focolare con un boccale di birra in mano, i lunghi capelli rossi che scivolano a boccoli sopra la sua veste nera di cavaliere.

Non rispose perché tutto ciò che stava provando in quel momento era la cosa più bella e più terribile che potesse provare.

Perché, al chiarore del fuoco, il viso di Crowley risplendeva di luce viva, i suoi occhi di serpente erano oro puro e le sue labbra una tentazione troppo vivida.

Non rispose perché avrebbe voluto rispondere che solo con lui si sentiva migliore, sincero, coraggioso, che lui tirava fuori il buono che aveva nel cuore, solo lui lo spronava a respirare.

Si limitò a ingoiare un cucchiaio di zuppa dalla ciotola che teneva tra le mani e a sussurrare:

"Siamo amici, in qualche maniera. Gli amici si aiutano..."

"Non siamo amici. E tu dovresti girare alla larga da me. Rischi dei guai grossi, angelo..." Borbottò Crowley, bevendo dal boccale con Aziraphale che si limito a guardarlo languido:

"Proprio per questo vorrei farti una proposta..."

Crowley drizzò le orecchie a quelle parole, i muri dietro di loro parvero ascoltare in silenzio, i tavoli davanti a loro nel salone con i cavalieri li seduti erano intenti a ridere, bere e raccontarsi storielle sconce decisamente piene di seni e culi.

Nessuno li stava calcolando minimamente.

"Che proposta?"

"Un accordo. Di protezione reciproca. Un accordo in cui, quando serve, uno dei due compie tentazioni o benedizioni anche a favore dell altro. Facendo così saremmo sempre coperti, non attireremo le attenzioni di...beh...loro...e potremmo stare al sicuro..."

Davanti al suo angelo che indicò rapidamente con il dito prima sopra poi sotto di lui, Crowley si ritrovò a sorridere, amaro:

"Tentazioni? Tu? Sei più diabolico di quel che sembra..."

"Non credo sia una cosa difficile da eseguire. E soprattutto ti voglio al sicuro. Non voglio la tua vita in pericolo, Crowley..."

Crowley si girò rapidissimo verso di lui e, per un istante, il rumore della sala scomparve.

Le risate dei cavalieri, il crepitio del fuoco, il tintinnio dei boccali, tutto sembrò ovattato.

"Perché vuoi proteggermi" domandò piano Crowley, mentre Aziraphale aprì la bocca per rispondere ma non trovò le parole.

Perché avrebbe dovuto dirgli che, da quando si erano detti addio al cospetto della Fiamma Eterna, non aveva più smesso di cercarlo.

Che ogni incontro tra loro gli sembrava sempre troppo breve.

Che ogni addio che dovevano dirsi gli lasciava addosso una tristezza che non riusciva a spiegare.

Che l'idea di un'eternità senza di lui gli era improvvisamente diventata insopportabile.

Ma era troppo, era tanto, non riusciva a reggere tutto quello che stava provando.

Così si limitò a dirgli:

"Perché voglio farlo"

Solo quello. E bastò tra di loro, non servirono altre parole.

Crowley semplicemente, nella penombra di quel angolo dove si trovarono, posò le labbra su quelle di Aziraphale per un momento, cercando di non indugiare troppo in quel momento di Paradiso che poteva concedersi solo raramente, sempre di nascosto, sempre sperando di non essere visto.

E Aziraphale non lo allontanò, lasciò che quelle labbra si posassero sulle sue in quel momento fugace, in cui chiuse gli occhi e loro due erano di nuovo in cielo, insieme, a guardare le nebulose e Crowley era il più bel angelo del mondo, le sue ali erano ancora bianche, il suo sorriso era tutta la sua luce.

"Anche io voglio proteggerti. Va bene. E accordo sia..." Mormorò Crowley subito dopo, staccandosi e stringendo la mano di Aziraphale nelle sue.

Aziraphale non rispose subito, ma strinse la mano di Crowley nella sua e dopo poco tempo mormorò commosso un:"Grazie..."

Crowley annuì appena, la mano rimase in quella di Aziraphale a lungo.

Nessuno dei due parlò più.


******************


Come era tutto diverso quel giorno.

Moltissimi millenni erano succeduti davanti ai suoi occhi immortali, più di seimila, e ora Crowley si trovava in un comodo e caldo cottage nella contea di South Downs, a un ora e mezza da Londra, anche meno, la sua Bentley non era una macchina come le altre e teneva le strade come una spia.

Non era come la sua prima Bentley, chiusa in una palla da neve con la libreria di Soho che custodiva le loro memorie, ma ne era una degna sostituta e non avrebbe mai scelto un altra auto.

Crowley, proprio lui, che ora non era più un demone ne un angelo, perché Paradiso e Inferno non esistevano più da un po', ma era uno stimato professore di fisica all università di Sussex chiamato Anthony.

Del resto, come il serpente che fu un tempo, aveva cambiato pelle moltissime volte, quella era solo una delle tante che aveva indossato.

Ed era una pelle che gli piaceva, doveva ammetterlo.

Finalmente aveva un lavoro che gli permetteva di essere a contatto con le stelle, aveva una famiglia, degli amici, dei colleghi che apprezzavano il suo operato.

E soprattutto aveva finalmente Aziraphale con sé, che ora anche lui aveva cambiato pelle ed era diventato per quel nuovo mondo Asa, un piccolo libraio in una libreria nel paesino doveva vivevano ora.

Un atto di coraggio.

Era bastato solo quello.

Chiedere a Dio un mondo completamente nuovo, un mondo senza sovrastrutture religiose, un mondo senza niente altro che non fosse l umanità e le sue bizzarre contraddizioni.

Proprio in quel momento, lui e il suo dolce angelo erano sdraiati sotto una soffice coperta sul divano in sala, mentre fuori dalla finestra appannata, proprio la neve scendere leggera a ricoprire il giardino col suo manto morbido.

Nel salotto davanti a lui, la luce soffusa del camino acceso e quelle colorate e intermittenti dell albero di Natale al centro illuminavano in maniera calda quell ambiente confortevole, il divano, le due poltrone, una grande libreria in una parete e le sue piante sparse in giro per la casa.

Per fortuna, aveva iniziato a nevicare quando era già quasi a casa da lavoro nel primo pomeriggio, sapeva bene che il suo angelo era sempre preoccupato quando lo sapeva alla guida col maltempo.

Fu quasi felice quando, entrando a casa, lo vide sdraiato sul divano intento a godersi un sonnellino ristoratore, uno dei suoi libri stretto al petto, il respiro leggero di chi dorme tranquillo, la loro gatta, Emma, dormiva acciambellata nella poltrona fusando come un trattore tutto il tempo e la mano sinistra con la fede che brillava pure con quelle poche luci li sul petto sopra il libro.

La stessa fede che aveva anche lui all anulare sinistro, la guardava e riguardava ancora adesso che erano passati quasi due anni dal loro matrimonio e ancora non gli sembrava vero.

Aziraphale era diventato suo marito in quel mondo.

Aziraphale o Asa che dir si voglia, quel suo angelo piccolo e biondo che amava così tanto, da così tanto tempo che non sapeva più immaginare un giorno in cui non lo avesse amato.

Quel suo angelo che, finalmente in quel nuovo mondo, riusciva a dormire.

Crowley se ne era accorto che non dormiva quasi mai, a differenza sua che aveva acquisto da qualche millennio quella competenza, se ne era accorto in tutte le varie notti in cui era capitato di dormire da lui nel suo appartamento sopra la libreria o ovunque avesse mai avuto una casa nel mondo

Ogni tanto si svegliava di notte per i più disparati motivi e lo vedeva regolarmente sveglio, col naso dentro un libro sempre diverso, li faceva fuori letteralmente uno dietro l altro, come le caramelle in mano a un bambino e ogni volta sospirava e gli sussurrava:

"Angelo... davvero, prova a chiudere gli occhi, ti farebbe bene dormire un po'..."

Ma il suo angelo meravigliosamente cocciuto si aggiustava gli occhiali sul naso e scuoteva regolarmente la testa:

"Oh mio caro, sai che non ci riesco come te. Ma sto bene, mi riposo anche solo pregando, leggendo e vegliando su di te. Sono già cosi profondamente in pace a saperti qui..."

Crowley ogni volta regolarmente sospirava di nuovo, gli sfiorava appena una mano che Aziraphale puntualmente gli stringeva tra le sue si rimetteva a dormire così, senza pretendere niente di più di quel poco che potevano avere e sperando che prima o poi la mente sempre attiva del suo angelo si riposasse un po'.

Gli aveva chiesto più volte se era felice in quella veste con lui e ogni volta Asa gli rispondeva che non poteva essere più felice di così, che avevano solo perso uno status, niente altro, ma avevano guadagnato l immortalità del loro amore e la possibilità di restare insieme per sempre.

Per quel motivo, quando, dopo aver posato le chiavi di casa nella ciotola svuotatutto sul mobile all ingresso, aver posato il cappotto, fatto una grattatina a Emma ed essersi avvicinato ad Asa, Anthony si accorse che dormiva placido, quasi non volle svegliarlo, fu lui che aprì appena gli occhi e gli sorrise:

"Amore mio, bentornato, non ti ho sentito arrivare, scusa, le fusa di Emma sono veramente una ninna nanna. Hai mangiato?"<


Anthony sorrise dolcemente, chinandosi a togliergli gli occhiali da lettura dal viso, posargli il libro sopra il tavolino li accanto e a baciargli le labbra:

"Si, angelo, tranquillo, sono a casa da poco, per fortuna perché ha appena iniziato a nevicare. Ma come puoi vedere, sto bene..."

"Per fortuna, caro. Vieni qui, al caldo, vicino a me a riposare un po. Ti va? Ora sei al sicuro..."

"Certo che mi va..."

E dicendo così, Anthony si sfilò anche lui gli occhiali e si accoccolò dolcemente, stretto al suo dolce marito in una casa calda e splendida, solo loro.

Al sicuro.

Era così bella quella sensazione, quel pensiero di aver finalmente deposto le armi, di non doversi più nascondere.

Era sempre vissuto nell oscurità, nella solitudine, nella notte, in quel caos assordante dell' inferno, Crowley, ci aveva fatto l abitudine, quasi.

Solo in quel momento, in un altra veste , abbracciato al suo angelo dolce, li.nella loro casa, vedendolo riaddormentarsi sereno mentre lui, baciandolo ancora piano sulle labbra e tenendogli la mano, gli sussurrava piano il suo sonetto preferito di Shakespeare, come faceva ogni volta che dormivano insieme e sentendo che anche un dolce sonno gli appesantiva le palpebre, Crowley/Anthony capi che l.incubo più grande della sua vita era finito per sempre.

Era in un posto sicuro con l uomo che amava più di tutto,da sempre, stretto a sé, fuori la neve stava spandendo la sua magia e c era finalmente luce e pace tutto attorno a sé.

La neve era la stessa di quel giorno lontano del 500 d.C ma lui era cambiato, completamente.

Non era più angosciato, solo, disperato, ne voleva più scappare, via, lontano da tutto.

Era felice. Felice e basta, come mai avrebbe pensato di esserlo ancora.

La notte non gli faceva più paura.

Perché adesso, ovunque guardasse, c'era una luce ad aspettarlo, c era una stella a guidarlo e quella stella era suo marito, lo era sempre stato.

Il buio.non esisteva più.

E lui e Aziraphale/Asa erano finalmente a casa.


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Notes:

"Non sia mai ch'io ponga impedimenti
all'unione di anime fedeli; Amore non è amore
se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l'altro s'allontana.

Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.

Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio.

Se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato."
(Sonetto 116, William Shakespeare)