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Bucky lo aveva capito. La postura, il tono--- gli occhi.
Gli occhi di Steve non sono mai cambiati, nemmeno quando è venuto fuori dalla capsula completamente trasformato, eppure, allo stesso tempo, perfettamente uguale a se stesso. I suoi occhi erano ancora limpidi, animati dallo sguardo di chi nutre una speranza innata, granitica, feroce, pronta a cogliere il buono dietro a ogni male. Bucky non ha mai dovuto faticare per riconoscerli, per trovare al loro interno tutte le certezze di cui aveva bisogno per non perdersi. Per ritrovarsi.
Poi Steve era tornato e, per la prima volta in tutte le vite che Bucky ha vissuto, gli erano sembrati diversi.
Non poteva non notarlo. Non poteva essere in errore.
“Ordine, sacrificio, obbedienza: una volta credevi in questi ideali. Eri il nostro miglior soldato.”
(“Mi conosci da una vita. Il tuo nome è James Buchanan Barnes.”)
“L’Hydra ti ha dato un’occasione; uno scopo.”
(“Sei mio amico. Non ho intenzione di combatterti.”)
“Chi ti ha recuperato, rimesso in piedi, salvato?”
La risposta lascia le labbra di Bucky con la naturalezza di un respiro; è il suo cuore, però, quello che non è riuscito a trattenerla, a soffocarla sotto il peso di una consapevolezza lacerante: non si tratta di Steve.
“Tu.” Bucky abbassa il capo con qualcosa di simile al pentimento. Nonostante ciò, non riesce a ritrattare. Per lui, è sempre stato Steve. “Non l’Hydra.”
Capitan Hydra scorge l’esitazione che si fa spazio dentro Bucky e ne approfitta, senza remore e senza misericordia – con la stessa spietatezza che il Soldato d’Inverno ha sfoderato contro le sue vittime. È qualcosa che Bucky conosce fin troppo bene, ma associarla a Steve è assolutamente impossibile, una forma di violenza a cui non riesce a sottoporsi.
Ma quello non è Steve.
“Già.” La tristezza nella voce di Capitan Hydra è una maschera dietro cui Bucky vede nitidamente, ma in qualche modo, riesce comunque a fargli male. “Una volta ti fidavi di me.”
L’espressione, il tono, gli occhi, non sono quelli di Steve, ma gli somigliano così tanto---
“Sono sempre stato dalla tua parte, Buck. Quando il mondo ti dava la caccia; quando gli Avengers ti combattevano; quando tutti ti odiavano. È così che ricambi?”
È il colpo che Bucky non è capace di parare. Quello successivo, che gli viene sferrato da una mano chiusa a pugno, è niente, a confronto. Ne segue un altro, poi un altro e un altro ancora, una sequenza che è una pellicola di cui Bucky è spettatore inerme.
Capitan Hydra ha trovato il suo punto debole o, forse, lo ha sempre conosciuto e aspettava solo di portarlo allo scoperto. Ora che lo ha fatto, Bucky non può nulla per fermalo.
“Mi volti le spalle, dopo tutto quello che ho fatto per te?”
Il tonfo sordo di un pugno nella carne, il rumore secco di un calcio sulle costole, il clangore familiare del vibranio. Bucky non sente niente; nemmeno il dolore.
“Rispondi!”
Incassa i colpi con rassegnazione. Lo scudo – quello stesso scudo che lo ha ispirato, accudito, protetto – diventa un’arma contro cui non è capace di difendersi. Non vuole.
Bucky cade come cade un peso morto. Stremato e sopraffatto, chiude gli occhi. Vede il volto tumefatto e insanguinato di Steve, ma è solo un attimo prima che li riapra e quello di Capitan Hydra prenda il suo posto.
Bucky cerca di concentrarsi, di essere presente a se stesso. Passa in rassegna i motivi per cui dovrebbe reagire: la lotta al Dottor Destino, la salvezza della Terra, la vita delle persone, gli infiniti universi in gioco, la coscienza che gli impone di resistere, di lottare, di attaccare.
Niente di tutto questo riesce a distoglierlo dal pensiero di Steve. Niente è più importante di lui.
“Mi abbandoni così?”
Quasi non sa se sia la voce di Steve ad emergere dai recessi della sua memoria o la sua che si fa faticosamente strada tra l’asfissia, la paura, la mancanza e tutto ciò che gli opprime il petto e gli trancia il fiato.
("Tu sei la mia missione!"
"E allora finiscila, perché---")
Quello non è Steve e la sua è soltanto una promessa sprecata, un atto di fede rivolto al dio sbagliato, ma anche una verità a cui Bucky non può rinunciare. Né ora, né mai.
“No” dice Bucky in un sussurro e, nonostante tutto, si sente a posto con se stesso. Si sente in pace. “Io sarò con te fino alla fine.”
