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Language:
Italiano
Series:
Part 5 of Dimmi qualcosa che non so
Stats:
Published:
2026-08-17
Words:
1,262
Chapters:
1/1
Kudos:
9
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1
Hits:
101

La coppia al tavolo accanto

Summary:

Uno sguardo esterno. Un'opinione che cambia.
Un piccolo richiamo al Capitolo 11 di "Dimmi qualcosa che non so - Parte II".

Work Text:

La vista era talmente bella che, dopo tanti anni e le tante vacanze trascorse lì insieme, lei continuava a chiedersi come fosse possibile che quel mare riuscisse ancora a emozionarla.
Dalla terrazza del ristorante, aggrappato alla montagna di Corniglia, sembrava di guardare il mondo dall’alto. Il paese alle loro spalle, la costa che scendeva a picco, il mare molto più in basso, immenso e quasi immobile nella luce della sera.

“Non ti sei ancora stancato di venire qui?”, gli chiese.
“No”. Suo marito replicava con il tono che conosceva fin troppo bene, in bilico perenne tra assoluta certezza e sorniona leggerezza.
“Neanche dopo tutte queste volte?”. Lo guardava, intanto, con finta meraviglia.
“No”. Risposta secca, certa, leggera…
Lei sorrise. Conosceva già le sue risposte. Forse, in fondo, era proprio per questo che gli faceva spesso le stesse domande in un gioco che si riproponeva costante nel tempo.

D’un tratto, venne distolta da altro. Vide arrivare una coppia.
La donna attirò subito la sua attenzione, a prima vista per come era vestita. Capelli ricci e rossi, aveva scelto accostamenti che lei non avrebbe mai osato: colori vivaci e fantasie appariscenti, un paio di scarpe vistose e dal tacco alto, qualcosa di elegante e qualcosa di evidentemente fuori posto… e, proprio per questo, tutto l’insieme non risultava affatto incoerente. Anzi, le donava carattere e un’eleganza singolare e disinvolta, come se quelle combinazioni impossibili per chiunque, addosso a lei, fossero la cosa più naturale del mondo. 
L’uomo che era con lei era giovane. Molto più giovane. Aveva un’aria sobria e un’eleganza che avrebbe definito, senza alcun indugio, innata, nonostante quella camicia. Fu quella, infatti, ad attirare in seconda battuta il suo sguardo: aveva una fantasia insolita e un taglio che metteva – forse pure troppo – in bella mostra il fisico atletico del giovane uomo.

“Deve avergliela scelta lei”, mormorò a mezza voce, senza staccare gli occhi dalla coppia.
“Che cosa?”. Il marito entrò subito in modalità radar, con l’intento alquanto velleitario di prevenire la strabordante curiosità della moglie.
Lei indicò appena con il mento, quasi non volesse farsi scoprire a osservarli. “Guarda”.
Lui seguì il suo sguardo. “Quella coppia?”.
E fece cenno di Sì con un movimento deciso del capo. Si mosse sulla sedia per sistemarsi meglio, osservandoli ancora con la sua tipica curiosità che ormai rischiava di essere inopportuna. “Lei è parecchio più grande”.
“Così pare…”. Solo due parole, seguite da un rassegnato sospiro. 
“Mah, questa moda ormai delle donne di una certa età che stanno con uomini più giovani…” e la sentenza popolare era pronta per essere servita.
Il marito abbassò gli occhi sul proprio bicchiere per poi tornare su di lei. “Non mi pare ci sia nulla di strano…”.
Lei non rispose subito, continuava a osservarli mentre prendevano posto.
Non c’era nulla di strano, era vero. Eppure la prima impressione le aveva fatto pensare a una relazione forse asimmetrica e… sì, forse un po’ strana. Una donna più grande, in apparenza sicura di sé, evidentemente abituata a stare al centro della propria vita; un uomo molto più giovane, che avrebbe potuto essere il suo compagno oppure, a uno sguardo superficiale e un po’ malizioso, qualcuno che la accompagnava in quella serata.
Poi li vide iniziare a chiacchierare e la sua prima impressione cominciò a incrinarsi.
Nessuno dei due occupava lo spazio dell’altro. La donna diceva qualcosa e lui rideva. Lui rispondeva e lei rideva a sua volta. Lei lo guardava e negli occhi aveva una luce, una morbidezza che…

Solo allora si accorse che li stava fissando davvero con troppa insistenza e tornò a rivolgere l’attenzione al proprio tavolo.
“Che c’è?”, le chiese il marito.
“Niente”, liquidò la domanda con una certa noncuranza.
Il marito, però, la conosceva abbastanza da non lasciarsi convincere. “Stai pensando a qualcosa”.
Lei prima esitò, poi gli rispose: “Penso che sono una bella coppia”.
“Loro?”. Le sorrise, spiazzato dal suo repentino cambio di prospettiva.
Lei fece un timido cenno di assenso.
“Avevi detto che sembravano strani…”. Le rivolse ancora un sorriso, quasi indulgente, più divertito che accusatorio.
Lei li guardò ancora. “Invece no… Comunque, sembrare strani non è un difetto”.
Non sapeva spiegare con esattezza perché. Forse era il modo in cui lui ascoltava lei o il modo in cui lei lo cercava con gli occhi mentre lui parlava. Non sembravano due persone che si erano incontrate da poco e nemmeno due persone che stavano insieme da tanto. E forse questa apparente incongruenza era ciò che la incuriosiva di più. La verità era che le sembravano soltanto due persone che avevano trovato il proprio modo di stare insieme.

Il resto della cena procedeva tranquillo, finché dalla porta della sala entrò un venditore di rose. Lei lo conosceva. O, meglio, conosceva quel piccolo rituale d’ingresso.
Il venditore fece prima un giro tra i tavoli e, dopo poco, arrivò da loro. “Una rosa per la signora?”.
Il marito prese il portafoglio con la naturalezza di un gesto ripetuto chissà quante volte. “Una, rossa”.
Lei scosse la testa, divertita. “Ancora?”.
“Sempre”. E il suo sguardo era proprio quello… Quello di un eterno innamorato.
Il venditore ringraziò entrambi, le porse la rosa e lei la prese.
“Dopo quarant’anni non ti sei ancora stancato?”, era la domanda che faceva ripartire il loro gioco.
“No” e stavolta nel suo tono non restava altro che un’assoluta certezza.
Il venditore, intanto, proseguiva il suo giro. Quando arrivò al tavolo accanto, lei si ritrovò a guardare di nuovo e lo sentì dire: “Una rosa per la bella signora, signore? Per vostra fidanzata… o forse la moglie?”.
Il giovane uomo al tavolo sorrideva e lei si sorprese a pensare che non aveva mai visto un sorriso più bello, così pieno di felicità. Di vera felicità. Non era imbarazzato e si chiese perché avesse mai immaginato che dovesse esserlo. Invece, il giovane guardava la donna che aveva di fronte come se la domanda del venditore avesse un’importanza molto relativa rispetto a ciò che stava vedendo davvero. “Sì, ne prendo una”.
La donna gli sorrideva di rimando, mentre lui pagava e non smetteva di guardarla.

Poi successe qualcosa che la colpì…
La donna aprì la borsa, cercò delle monete e le posò sul tavolo. “Ne prendo una anch’io”.
Due rose, due rose rosse. Una rosa da lui a lei. Una da lei a lui.
Nessuno dei due sembrava voler dimostrare qualcosa all’altro. Era semplicemente un gesto naturale. Anzi, un gesto abituale.

Quante volte suo marito le aveva regalato una rosa?
E quante volte quei due si erano regalati, a vicenda, una rosa?
L’abitudine era la stessa.

D’istinto si rivolse al marito. “Hai visto?”.
“Sì”, le rispose con un certo compiacimento.
“Avevo pensato che fosse una coppia un po’… sbilanciata”, ammise con un piccolo groppo in gola.
Lui nel frattempo guardava i due che stavano sistemando le rose accanto ai rispettivi bicchieri. “E adesso?”.
Lei fece una smorfia con le labbra e disse: “Adesso mi sembrano molto più simili di quanto lo fossimo noi quarant’anni fa”.
Il marito scoppiò a ridere. “Dopo quarant’anni, questa me la devi spiegare”.
E lei tornò a guardarli. Per qualche secondo cercò una definizione che non trovava. “È come se… come se avessero già trovato il loro equilibrio”. Poi aggiunse, quasi tra sé: “E non credo che c’entri niente l’età”.
Il marito annuì. La osservò mentre continuava a guardare quella coppia. “Secondo te stanno insieme da tanto?”.
Lei ci pensò un attimo. “Non lo so… ma credo che dureranno a lungo. Almeno, lo spero”. E tornò alla propria rosa.
Perché, dopo quarant’anni, certe cose non avevano più bisogno di essere spiegate, bastava riconoscerle. Anche negli altri.

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