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Perché diciassette anni io non li ho avuti mai

Summary:

C’ho diciassette anni, ma ne ho anche venti, trenta, quaranta. Non li ho vissuti, quelli prima, e allo stesso momento li ho vissuti tanto, troppo.
[Raccolta di oneshot pre-slash Simuel ~ POV Manuel.]

Notes:

Questa storia partecipa al Writober di Fanwriter.it, Prompt: 04. Madre, e si colloca tra l’episodio 1x03 e 1x04. Ho deciso che terrò questa storia aperta come raccolta di oneshot su Manuel, perché l’alternativa è sommergere il fandom di storie in gran parte gen dal suo pov e farmi odiare da tutti temo.

Chapter 1: Perché diciassette anni io non li ho avuti mai

Chapter Text

Perché diciassette anni io non li ho avuti mai

 

 

Il tuo sguardo arrabbiato, la tua voce spezzata che mi sommerge di parole, quando mi chiedi dove sono stato. Non avrei dovuto dormire da Simone senza dirti niente, lo so, ma è così facile essere irriverente e ribelle; più facile che dire quello che sento dentro. Stare con lui mi fa sentire finalmente un adolescente qualunque, libero di copiare una versione di latino, libero di scherzare con un amico e di scordarmi di tutto ciò che non sia lui, ma mi sembra un pensiero stupido e non so come spiegartelo.

Vorrei urlare tante cose, ma non ho le forze di discutere anche con te, soprattutto con te. Così ti abbraccio per fare pace, perché una parte di me vorrebbe ancora essere quel bambino che fa i capricci e viene perdonato, quella stessa parte sepolta da un uomo adulto dentro il corpo di un adolescente.

«Facciamo che torni e basta, perché anche se c’hai 43 de piede c’hai 17 anni, quindi non puoi fa’ quello che te pare, va bene?» mi dici.

Ed io annuisco, ti prometto di non mettermi nei casini, ma lo sappiamo entrambi che sono menzogne e che non posso mantenere nulla di tutto questo. C’ho diciassette anni, ma ne ho anche venti, trenta, quaranta. Non li ho vissuti, quelli prima, e allo stesso momento li ho vissuti tanto, troppo.

Vorrei averli, diciassette anni. Ma non posso. Non posso essere debole perché finirei per crollare. Non posso per me e non posso per te.

Me lo ricordo la sera, quando parlo con Sbarra e fingo di sentirmi sicuro.

Me lo ricordo la mattina dopo, quando prima di uscire ti trovo addormentata sul divano, come se i ruoli fossero invertiti e fossi tu la mia bambina.

E chissà quante altre volte ancora dovrò posarti una coperta addosso per non farti raffreddare, quante altre volte sorriderò scuotendo la testa mentre mi prendo cura di te. Lo farò ogni volta che serve, senza mai lasciarti andare. Perché oramai lo so, che anche se fingi di essere forte, sei fragile quanto me.

E non crollerò mai davanti a te, non ti dirò quanto ho paura per il presente, per il futuro.

Perciò ti chiedo scusa se a volte faccio un po’ lo stronzo e un po’ il cazzone. Se a volte mi scordo di essere adulto e voglio essere solo ancora un po’ un adolescente. Se mi scordo un po’ di te, un po’ di noi, se con Simone ci troviamo e lasciamo tutto il mondo fuori.

Siamo cresciuti troppo in fretta io e te, e i giorni spensierati che abbiamo perso non ci verranno restituiti; solo a volte vorrei indugiare un po’ in quelli presenti - in quelli futuri.

E se mi perderò lungo la strada (se ti perderai lungo la strada) ci sarà sempre un posto fermo tra le tue braccia (tra le mie braccia).