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L'incubo peggiore

Summary:

Una coppia di killer professionisti giungono a Shinjuku per uccidere Ryo. La solita vecchia storia? Assolutamente no. Qui c'è una variabile inattesa: sono i genitori di Ryo. Non sono morti come lui ha detto a Kaori in un incidente aereo. Così Kaori si ritrova questi suoceri eccentrici per casa in modo inaspettato e che la disprezzano perchè lei, non solo non sa sparare ma non è una killer professionista come tutta la famiglia. Ma poi, conoscendola, cambieranno opinione? E come cambierà il rapporto fra Ryo e Kaori, ora che stanno insieme?

Chapter 1: Qualcosa da proteggere

Chapter Text

- 1 - QUALCOSA DA PROTEGGERE

La pioggia su Shinjuku batteva contro i vetri dell'appartamento, un sottofondo ritmico interrotto solo dal ticchettio dei secondi. 

Poi, il mondo esplose. 

Non ci fu un avvertimento. Non un rumore di serratura forzata. Il vetro della finestra andò in frantumi sotto l'impatto di un corpo che si muoveva a una velocità disumana.

Ryo scattò prima ancora che i frammenti toccassero il pavimento. La sua fedele Colt Python era già impugnata, ma prima che potesse premere il grilletto, un proiettile calibro 9 perforò il muro a pochi millimetri dalla sua tempia.

Un millimetro più a destra, e sarebbe stato la fine.

Dall'oscurità del balcone emerse un uomo sulla sessantina. Capelli brizzolati tagliati corti, un fisico asciutto e compatto che sfidava l'età, e un sorriso d'acciaio. Non si muoveva come un uomo della sua età, si muoveva con la fluidità letale di un predatore all'apice della catena alimentare.

- Troppo lento sulla risposta riflessa, ragazzo! A Los Angeles saresti già cibo per i vermi! - Tuonò l'uomo, aprendo il fuoco a ripetizione, costringendo Ryo a una capriola dietro il divano.

Contemporaneamente, la porta d'ingresso cedette con un colpo secco. Una donna, anch'essa sulla sessantina, avvolta in un impermeabile scuro che non nascondeva la grazia felina dei suoi movimenti, entrò nella stanza sparando con due pistole silenziate. Ogni colpo era una traiettoria geometrica perfetta, studiata per tagliare a Ryo ogni via di fuga.

- Sei speculativo, Arthur. Guarda come si muove: ha ancora il vizio di appoggiare troppo il peso sul tallone sinistro. - Commentò la donna con voce glaciale, mentre ricaricava le armi con un unico, fluido movimento della mano, senza mai distogliere gli occhi dal bersaglio.

Ryo rispose al fuoco. Tre colpi. Rapidi, precisi, micidiali. Ma i due intrusi si divisero con una sincronia spaventosa, anticipando le sue mosse come se conoscessero a memoria il suo stile di combattimento. 

Non era un semplice scontro: era una macabra competizione. I due sessantenni si muovevano nell'appartamento comunicando con cenni impercettibili, schivando e attaccando con una precisione chirurgica che superava persino i reparti speciali.

Facevano a gara a chi metteva Ryo più in difficoltà.

Kaori, rimasta intrappolata nell'angolo della cucina, cercò disperatamente di estrarre la sua arma. La situazione era fuori controllo. 

Chi erano quei due? E perché Ryo, di solito sarcastico e imbattibile, aveva lo sguardo di chi sta combattendo contro i propri demoni? Sul suo volto non c'era traccia della solita spavalderia. 

C'era solo una concentrazione feroce e disperata.

- Kaori, resta giù! - Ringhiò Ryo, mentre un proiettile della donna gli lacerava la manica della giacca, lasciando una scia di sangue sul braccio.

La spietata routine d'attacco dei due vecchi killer strinse il cerchio. L'uomo creò un fuoco di sbarramento che costrinse Ryo a proteggersi dietro il pilastro di cemento della cucina, privandolo della visuale per soli due secondi.

Due secondi furono sufficienti.

La donna scivolò dietro il bancone, intercettando Kaori prima che potesse sollevare la pistola. Con un colpo secco al polso, le fece volare l'arma, bloccandola. Un istante dopo, l'uomo fu sopra di loro.

Prima che Ryo potesse sporgersi per mirare, si ritrovò sotto scacco.

L'uomo aveva afferrato Kaori da dietro, bloccandole le braccia in una morsa d'acciaio che smentiva i suoi sessant'anni. La canna fumante della sua pistola era premuta con forza millimetrica contro la tempia della ragazza. 

Kaori sentiva il calore del metallo sulla pelle e l'odore acre della polvere da sparo.

A pochi passi da loro, la donna teneva le sue due pistole puntate dritte al petto di Ryo.

Il silenzio piombò nella stanza, rotto solo dal respiro affannoso di Kaori e dallo scrosciare della pioggia all'esterno. 

Ryo si immobilizzò, la Colt Python abbassata lungo il fianco. I suoi occhi, solitamente impenetrabili, erano sbarrati in un'espressione di pura impotenza. 

Erano all'angolo. Non c'era via d'uscita, non c'era trucco che potesse salvarli.

L'uomo con la pistola alla tempia di Kaori guardò Ryo, poi abbassò lo sguardo sulla ragazza con un disprezzo così profondo da far gelare il sangue. Non una parola venne detta sulla loro identità. 

Nessuna spiegazione. Solo la fredda sentenza di due professionisti che avevano vinto la partita.

- È finita, Sweeper. - Disse l'uomo con un tono privo di qualsiasi emozione, mentre il suo dito iniziava a esercitare pressione sul grilletto. - Il tuo errore più grande è stato credere di poter avere qualcosa da proteggere. -

- Arthur, metti giù la pistola! - Ringhiò Ryo, la voce ridotta a un filo di lama. - Lascia stare Kaori! - 

L'uomo sulla sessantina non tese un solo muscolo. La canna della calibro 9 rimase immobile, premuta contro la tempia della ragazza. Il suo sguardo passò da Ryo a Kaori, gelido.

- Perché ti sei preso una che non sa neanche sparare? - Sputò Arthur, con una nota di autentico disgusto nella voce. - Sei la vergogna della famiglia! -

Kaori, nonostante il terrore e la pressione del metallo sulla pelle, spalancò gli occhi. Una smorfia incredula le dipinse il volto:

- Quale famiglia? - Urlò, la voce che tremava di rabbia più che di paura. - Siete solo dei spietati assassini! Lasciate stare Ryo! -

A quel punto, con un movimento lento e deliberato, Ryo abbassò la Colt Python e la infilò nella fondina sotto la giacca. Kaori lo fissò, completamente incredula. 

Ryo Saeba che si arrendeva senza combattere? Che metteva via l'arma davanti a due che volevano ucciderli? Non aveva senso.

La donna fece un passo in avanti, aggiungendo il proprio carico di disprezzo alle parole del compagno:

- Sì, infatti. Questa cosa è improponibile! - Esclamò, squadrando Kaori come se fosse spazzatura. - Come è potuto accadere?! Se fossi rimasto a Los Angeles e ti fossi sposato con Rose Mary, tutto questo non sarebbe accaduto! -

- Me ne sono andato perché non vi volevo fra i piedi! - Protestò Ryo, facendo un passo avanti a sua volta, i pugni stretti lungo i fianchi. 

Il tono non era più quello del letale Sweeper di Shinjuku, ma quello frustrato e furioso di un figlio davanti alle persone che odiava di più al mondo: 

- Mi avete fatto fare una vita da incubo! -

La madre si avvicinò a lui a passo lento, fermandosi a pochissimi centimetri dal suo petto, sostenendo il suo sguardo fiammeggiante con assoluta superiorità. 

- Davvero, City Hunter di Shinjuku? Non mi sembra che tu abbia abbandonato l'ambiente. -

- Scusate!? - Interruppe Kaori, stringendo i denti mentre cercava di liberarsi dalla morsa dell'uomo. - Io ho ancora la canna di una pistola puntata sulla tempia! -

Ryo sospirò, distogliendo lo sguardo dalla donna per fissarlo sull'uomo che teneva in ostaggio la sua partner:

- Padre, finiscila con questa sceneggiata! -

Kaori si immobilizzò. Voltò faticosamente la testa verso Ryo, guardandolo con gli occhi sgranati, completamente sotto shock:

- Ma... -

Ryo chiuse gli occhi per un secondo, come se stesse racimolando le forze per affrontare il suo peggior fallimento. Poi guardò Kaori, colpevole.

- Sì, Kaori, scusami... ti presento i miei genitori! - 

Il silenzio che seguì fu quasi irreale, rotto solo dal ticchettio dei vetri infranti mossi dal vento. Kaori rimase senza parole, il fiato sospeso in gola. La sua mente cercava disperatamente di far incastrare i pezzi, ma non ci riusciva.

- Ma... non mi avevi detto che erano morti in un incidente aereo?! - Sbottò infine, la voce che saliva di un'ottava per l'assurdità della situazione.

A quel punto, la madre voltò lentamente la testa verso Ryo. Lo fissò con uno sguardo intriso di puro, gelido disprezzo.

- Davvero... Ryo?! -

L'inconfondibile "clic" della sicura della pistola di Arthur risuonò nella stanza, mentre la pioggia continuava a cadere su una Shinjuku che, improvvisamente, sembrava molto meno pericolosa dell'appartamento dei Saeba.